Umanità Nova, n.8 del 4 marzo 2007, anno 87

Crisi di governo. Un osceno spettacolo



La crisi del governo Prodi per modalità e apparenti e occulte cause sta tutta dentro la logica autoreferenziale della politica istituzionale e, ci pare, segna il fallimento della strategia di "condizionamento da sinistra e dall'interno" del governo stesso. Le formazioni politiche a sinistra dei DS escono con le ossa rotte da questo passaggio politico, messe sotto scacco ed accusate di voler "riconsegnare il paese a Berlusconi". Non è chi non veda che invece i giochi sono ben diversi. Più soggetti, per motivi diversi, hanno operato verso uno scopo comune, pronti domani a dimenticare la del tutto occasionale e strumentale alleanza. Di fatto, lo spostamento verso il centro del baricentro del governo che si presenta come l'esito della crisi è la fotografia dei rapporti numerici già esistenti tra DS, Margherita, ecc. da una parte e la cosiddetta sinistra radicale. Vero è che questa sinistra radicale non aveva ottenuto alcuno dei provvedimenti richiesti (modifica della legge 30, ad esempio) ed aveva piuttosto supportato il governo in tutte le sue scelte, compresa quella di una finanziaria decisamente liberista con un sostanzioso aumento delle spese militari a fronte di tagli pressoché generalizzati. Gli appuntamenti all'orizzonte sono però ardui e comprendono l'escalation della guerra in Afganistan, l'avvio di grandi opere osteggiate dalla popolazione, ulteriori tagli al sistema pensionistico, privatizzazioni dei servizi pubblici esenziali, in primo luogo acqua e gas. Questi, tra gli altri, i punti nell'agenda di governo. La fase due del governo Prodi comporterà una politica moderata fatta per spostare ancor più al centro l'asse del governo stesso, in una logica dell'alternanza tra lobby politiche e non tra politiche tout court. Non solo. Il richiamo del presidente della repubblica, dopo la grande manifestazione di Vicenza, al primato politico delle istituzioni sulle "manifestazioni di piazza", è l'ulteriore conferma dell'illusorietà di ogni politica che cerchi di condizionare "da dentro" l'istituzione stessa. L'autonomia della politica istituzionale rispetto alla società e la sua radicale indifferenza alla seconda sono oggi davanti agli occhi di tutti. Il meccanismo della delega e della rappresentanza offre tutto il suo spettacolo osceno: la lobby politico-sindacale dell'Unione serra i ranghi in vista di un deciso attacco ai beni comuni, alle pensioni, ad un crescente impegno bellico accodata ai deliri di un'America sempre più preda delle sue paranoie. Risibile il richiamo che in questi giorni si è fatto alla triade America, Confindustria, Vaticano come mandanti di questa crisi che avrebbe visto come esecutori i senatori a vita Andreotti e Pininfarina. Non è sui Dico che il governo è caduto, né sul decreto Gentiloni sul sistema radiotelevisivo e sull'ampliamento della base di Vicenza. Il governo è caduto per una "crisi preventiva", per una sorta di "notte dei lunghi coltelli" tutta interna alle formazioni politiche che compongono il governo stesso. Del resto, a suonare la carica prima del voto sulla politica estera ("Se il governo va sotto, tutti a casa") era stato proprio il ministro D'Alema: forse per autolesionismo? Il governo era già stato battuto in precedenza e nessuno aveva sentito il bisogno di esternare nello stesso senso. Né proprio di dimettersi come ha fatto tempestivamente Prodi. Evidente la strategia, lucida l'esecuzione, utilizzando comprimari interessati e comparse cui assegnare il momentaneo e mistificatorio ruolo di protagonisti (come i due senatori "dissidenti"). Come dicevamo, l'osceno spettacolo della politica rappresentativa, delle sue istituzioni, dei suoi attori.

W.B.

home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti