Umanità Nova, n.8 del 4 marzo 2007, anno 87

Mamma e matrigna
Epifani: guai a chi va con il sindacalismo di base



"Noi siamo gelosi della nostra autonomia - ha detto - il nostro obiettivo sono gli accordi, non l'antagonismo fine a se stesso". Da questo criterio procedono delle conseguenze comportamentali, per cui "ci sono diritti e doveri da cui non si può fuggire - ha detto il leader sindacale - e un delegato non può essere iscritto alla Cgil e fare sciopero con i Cobas". Il riferimento è all'episodio del 4 novembre scorso, che ha generato una dura polemica all'interno del sindacato: si era tenuta una manifestazione contro la precarietà, a Roma, alla quale - in un primo tempo - alcune federazioni della Cgil avevano aderito insieme ai Cobas. Alla conferenza di presentazione, infatti, insieme alla Fiom (i metalmeccanici) c'era anche la Flc (i lavoratori della scuola e dell'Università) e la Fp (i dipendenti pubblici). Poi però, tre giorni prima della manifestazione, alcuni esponenti dei Cobas avevano pubblicamente insultato la Cgil, e sia Enrico Panini (segretario della Flc) che Carlo Podda (della Funzione pubblica) avevano disdetto la partecipazione. La Fiom invece aveva deciso di andare in piazza lo stesso e con esponenti di primo piano." Così Raffaello Mesci riporta su "La Stampa"della scorsa settimana alcune battute del segretario della CGIL, Guglielmo Epifani, fatte in un convegno tenutosi a Mestre che aveva come oggetto il terrorismo brigatista e le infiltrazioni all'interno del sindacato confederale.
Epifani, da buon dada-cubo-stalinista, utilizza alcuni strumenti classici, già in passato ampiamente adoperati dal PCI, sulla demonizzazione, in senso politico-criminale, di tutto ciò che si muove alla propria sinistra.
I passaggi logico-mentali sono i seguenti:
- "Noi sappiamo chi siamo e cosa facciamo, mentre gli altri fanno cose fine a se stesse." In questo caso il primo modello di applicazione del teorema stalino-modernista passa attraverso lo svuotamento totale dei contenuti su cui gli altri si muovono, sovrapponendo e scambiando forma e sostanza: del titolo "non ci interessa se possano avere ragione o meno, poiché è l'organizzazione che riconduce in sé la ragione"
- Il secondo passaggio conseguente è quello del divieto. "Chiunque faccia cose con soggetti contrari alla nostra visione del mondo, oppure metta in crisi la stessa visione attraverso la partecipazione ad eventi che contrastano con essa, ha l'espresso obbligo di rientrare ordinatamente nei ranghi pena..."
- "Pena l'espulsione dall'organizzazione...": e qui il cerchio si chiude.
Da qui all'accorpamento dell'antagonismo sociale ad un para-terrorismo il passo è breve, ma la tecnica consolidata.
Svelati gli arcani processuali dello stalino post modernismo, ed entrando prepotentemente nei contenuti di Epifani, cioè facendo esattamente il contrario di ciò che egli stesso e la sua organizzazione fa con il dissenso interno, mi verrebbe da dire che su alcune cose potrebbe pure avere ragione:
- Se la CGIL, come credo che sia, è un'organizzazione statale a difesa di tutto tranne che delle condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici (basta dare un'occhiata a tutti gli accordi firmati negli ultimi venti anni, sia contrattuali che di riforma complessiva del sistema, anche quelli sottoscritti dagli "antagonisti interni") perché starci dentro? La schizofrenia è una brutta malattia.
- Se è vera la prima considerazione, e sono vere pure le altre, perché alcuni pezzi del sindacalismo di base continuano ostinatamente (vedi Confederazione Cobas, ma non solo) ad inseguire su terreni mirabolanti la grande mamma?

Pietro Stara

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