"Noi siamo gelosi della nostra autonomia - ha detto - il nostro
obiettivo sono gli accordi, non l'antagonismo fine a se stesso". Da
questo criterio procedono delle conseguenze comportamentali, per cui
"ci sono diritti e doveri da cui non si può fuggire - ha detto
il leader sindacale - e un delegato non può essere iscritto alla
Cgil e fare sciopero con i Cobas". Il riferimento è all'episodio
del 4 novembre scorso, che ha generato una dura polemica all'interno
del sindacato: si era tenuta una manifestazione contro la
precarietà, a Roma, alla quale - in un primo tempo - alcune
federazioni della Cgil avevano aderito insieme ai Cobas. Alla
conferenza di presentazione, infatti, insieme alla Fiom (i
metalmeccanici) c'era anche la Flc (i lavoratori della scuola e
dell'Università) e la Fp (i dipendenti pubblici). Poi
però, tre giorni prima della manifestazione, alcuni esponenti
dei Cobas avevano pubblicamente insultato la Cgil, e sia Enrico Panini
(segretario della Flc) che Carlo Podda (della Funzione pubblica)
avevano disdetto la partecipazione. La Fiom invece aveva deciso di
andare in piazza lo stesso e con esponenti di primo piano." Così
Raffaello Mesci riporta su "La Stampa"della scorsa settimana alcune
battute del segretario della CGIL, Guglielmo Epifani, fatte in un
convegno tenutosi a Mestre che aveva come oggetto il terrorismo
brigatista e le infiltrazioni all'interno del sindacato confederale.
Epifani, da buon dada-cubo-stalinista, utilizza alcuni strumenti
classici, già in passato ampiamente adoperati dal PCI, sulla
demonizzazione, in senso politico-criminale, di tutto ciò che si
muove alla propria sinistra.
I passaggi logico-mentali sono i seguenti:
- "Noi sappiamo chi siamo e cosa facciamo, mentre gli altri fanno cose
fine a se stesse." In questo caso il primo modello di applicazione del
teorema stalino-modernista passa attraverso lo svuotamento totale dei
contenuti su cui gli altri si muovono, sovrapponendo e scambiando forma
e sostanza: del titolo "non ci interessa se possano avere ragione o
meno, poiché è l'organizzazione che riconduce in
sé la ragione"
- Il secondo passaggio conseguente è quello del divieto.
"Chiunque faccia cose con soggetti contrari alla nostra visione del
mondo, oppure metta in crisi la stessa visione attraverso la
partecipazione ad eventi che contrastano con essa, ha l'espresso
obbligo di rientrare ordinatamente nei ranghi pena..."
- "Pena l'espulsione dall'organizzazione...": e qui il cerchio si chiude.
Da qui all'accorpamento dell'antagonismo sociale ad un para-terrorismo il passo è breve, ma la tecnica consolidata.
Svelati gli arcani processuali dello stalino post modernismo, ed
entrando prepotentemente nei contenuti di Epifani, cioè facendo
esattamente il contrario di ciò che egli stesso e la sua
organizzazione fa con il dissenso interno, mi verrebbe da dire che su
alcune cose potrebbe pure avere ragione:
- Se la CGIL, come credo che sia, è un'organizzazione statale a
difesa di tutto tranne che delle condizioni di vita dei lavoratori e
delle lavoratrici (basta dare un'occhiata a tutti gli accordi firmati
negli ultimi venti anni, sia contrattuali che di riforma complessiva
del sistema, anche quelli sottoscritti dagli "antagonisti interni")
perché starci dentro? La schizofrenia è una brutta
malattia.
- Se è vera la prima considerazione, e sono vere pure le altre,
perché alcuni pezzi del sindacalismo di base continuano
ostinatamente (vedi Confederazione Cobas, ma non solo) ad inseguire su
terreni mirabolanti la grande mamma?
Pietro Stara