Umanità Nova, n.8 del 4 marzo 2007, anno 87

Afganistan-2. In missione per conto di dio



Chissà cosa avrebbe commentato don Milani che, pur essendo un prete, aveva in odio i cappellani militari...
Da un articolo pubblicato su il Corriere della Sera del 15 febbraio si è appreso che, tra le tante altre belle cose, i militari italiani in Afganistan stanno costruendo una chiesa cattolica, ovviamente a spese di tutti i contribuenti, compresi quelli che non appartengono alla chiesa di Ratzinger.
Dunque a Herat i militari italiani, con maestranze locali, stanno edificando una chiesa dedicata alla madonna: lo ha rivelato il tenente Nicola Piccolo, portavoce italiano del Regional Command West a Herat
Il fatto che la madonna sia venerata pure nella religione islamica non ha impedito il sorgere di polemiche, anche in sede governativa, tanto da far rischiare l'incarico all'incauto tenente che, a quanto sembra, è stato rispedito a casa per aver detto quello che non doveva. A riguardo le fonti militari hanno rapidamente precisato che "è in corso la costruzione, presso la sede del contingente italiano ad Herat, di un locale multifunzionale, la cui struttura ricalca la tipica costruzione afgana". "Detto locale", aggiungono le fonti, "si inquadra nel piano di implementazione infrastrutturale della base, e sarà adibito a sala riunione, tempo libero, sala briefing, sala cinema e, in aggiunta, anche a locale dove poter celebrare la santa messa, in sostituzione dell'attuale tenda non adatta al clima afgano".
In realtà, a parte questo evangelico progetto, i militari italiani della missione Isaf-Nato sono impegnati a tutti gli effetti in interventi che ben poco hanno di umanitario.
Ormai è noto che reparti speciali, con mortati e mezzi corazzati, partecipano direttamente ai combattimenti a sostegno dei rambo statunitensi nell'area sud-occidentale del paese; così come è risaputo che la missione italiana a Kabul, oltre a vigilare sui palazzi e sulle sedi del governo Karzai, si è fatta carico dell'addestramento delle forze nazionali di repressione e di riorganizzare il sistema giudiziario, comprese le strutture carcerarie tra cui anche un carcere speciale per donne.
Ad Herat, analogamente, tra i vari compiti assegnati al PRT a guida italiana, c'è quello di realizzare una "casa circondariale". Il tenente Piccolo, nella citata intervista, definisce la costruzione di questo luogo di detenzione "un vero atto umanitario" in quanto "i detenuti in attesa di giudizio venivano custoditi in condizioni terrificanti. Spesso li ficcavano in buche scavate nella terra".
Così, adesso sappiamo cos'è un "atto umanitario"...

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