Umanità Nova, n.9 dell'11 marzo 2007, anno 87

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Bologna: Ciao Elio, viva l'anarchia

Una bella scritta murale sotto i portici della Mascarella ha salutato l'inaugurazione della mostra in ricordo di Elio Xerri e dalla storia del centro di documentazione anarchico "il Picchio".
Dal 4 al 22 marzo è allestita una mostra di fotografie, manifesti e documenti negli spazi di via Mascarella 24 e 26, dove la storia del Picchio, ma anche quella della Monolito e quella del bar di Maurizio e quella del tabaccaio e quella dello studio fotografico Parise e tante altre hanno caratterizzato la bella stagione degli anni '70 e quella, certo meno radiosa ma altrettanto dignitosa, degli anni successivi.
In tanti sono passati all'inaugurazione avviata con l'overture di Atom Heart Mother dei Pink Floyd e proseguita sull'onda dei canti dell'Hard Coro De Marchi della scuola di musica popolare Ivan Illich di Bologna. Assieme ai più giovani assetati di memorialistica abbiamo rivisto le facce segnate e le teste incanutite di tante compagne e compagni degli anni '70.
Le attività del Modo Infoshop (libreria e bar) che sono subentrate al Picchio danno continuità e dignità ad una delle zone storiche dell'altra Bologna attivando una reale lotta contro il degrado urbano, restituendo spazio alla comunicazione diretta, alla socializzazione, alla possibilità di immaginare e sperare.
Daremo, nelle prossime settimane, resoconto delle altre iniziative che accompagneranno queste tre settimane di messa in mostra della nostra storia; una storia, come abbiamo voluto sottolineare nelle locandine di annuncio, che non può essere piegata a nessuna logica opportunistica.
Redb

Bologna: chiudere i cpt subito!

Diamo resoconto della bella manifestazione che si é svolta sabato 3 marzo a Bologna.
La manifestazione si caratterizzava per una decisa posizione contro i CPT e la legislazione razzista e segregazionista che caratterizza le politiche sull'immigrazione dello stato italiano.
Oltre 10.000 persone sono partite da piazza Maggiore verso il CPT di via Mattei; circa 7 km di percorso.
Quando siamo arrivati in via Mattei, la stanchezza ed una certa tensione che si cominciava a respirare, hanno assottigliato le file della manifestazione ma circa 3.000 compagne e compagni hanno mantenuto il blocco della strada mentre le prime file del corteo affrontavano la polizia intenta a delimitare la "zona rossa".
La questura di Bologna aveva infatti dato la disposizione agli organizzatori di non avvicinarsi oltre i 100 metri dal cancello del lager di via Mattei. Quando la testa del corteo era a circa 400 metri, già la polizia aveva iniziato un blocco; ne era seguita una trattativa che aveva permesso ad una "delegazione" del corteo di portare alcuni striscioni da appendere alle mura del carcere etnico (cosa che avviene regolarmente tutti i sabati pomeriggio da almeno 4 anni). Passata e rientrata la delegazione, il corteo è avanzato fino al limitare della zona interdetta alla libertà di manifestazione. Siccome la polizia faceva blocco, alcuni manifestanti hanno iniziato a piantare cartelli di protesta contro i CPT sull'asfalto, ne sono seguite alcune cariche di "alleggerimento" che hanno provocato il (provvisorio) fermo di 6 fra compagne e compagni ed il ferimento di due manifestanti. Dopo un po' di scompiglio il corteo è arretrato ordinatamente lasciando intervenire l'ambulanza (per i nostri feriti) non prima di aver ottenuto il rilascio dei fermati.
La canea reazionaria si è subito scatenata già dalle ore successive mettendo in evidenza gli scontri (con filmati di manifestanti travisati) dimenticando colpevolmente di sottolineare i motivi della manifestazione e l'aberrazione delle leggi sull'immigrazione.
È evidente come la legittimità di una manifestazione "militante" stia tutta nella protervia del governo (questo, quello precedente, e tutti gli altri) a tutti i livelli (già il 7 ottobre 2007 si era svolta un'altra grossa manifestazione cittadina contro i CPT e la politica del comune sulla questione). Nonostante la politica "umanitaria" del centro-sinistra (vedi relazione Demistura) i luoghi di detenzione non sono stati né smantellati, né "superati" e nemmeno "svuotati": questa infamia dell'umanità continua a funzionare regolarmente con tutte le relative conseguenze fatte di torture (fisiche, farmacologiche e psichiche) e di speculazioni sulla pelle degli immigrati (dalle vicende del Maria Pacis di Lecce, per il quale delle compagne e dei compagni pugliesi sono sotto processo dopo aver scontato un anno di carcere preventivo, alle vicende bolognesi della croce rossa e di Giovanardi e della sua "misericordia").
La composizione di questa manifestazione era assai significativa: si può ben dire che era la manifestazione dei "centri sociali" e dei collettivi studenteschi medi e universitari. Questa affermazione non tende a sminuirne, anzi, il significato e la portata. Migliaia di giovani e giovanissimi che si affacciano alla lotta sociale e politica, portando un vento fresco nelle stantie pieghe delle "cerniere" della politica. Le componenti "organizzate" erano quelle delle aree autonome dei centri e degli spazi sociali (le aree che si autodefiniscono disobbedienti e antagoniste) ma vi erano un'infinità di aggregazioni spontanee non riconducibili agli schematismi di componente. Diffusa la presenza anarchica e libertaria (in particolare, oltre ai locali, marchigiani e lombardi); significativa la presenza di attivisti dei movimenti degli immigrati (sia il coordinamento dei migranti di Bologna e provincia, sia di altre città, in particolare Padova). Assenti i partiti (se non una pattuglia di verdi e del PCL).
Ottima la comunicatività con la città di questo lungo serpentone che dal centro cittadino ha attraversato una delle zone popolari più degradate dell'area nord-est di Bologna.
La giornata del 3 marzo è stata una tappa importante della lotta contro le politiche governative sull'immigrazione che ha dato nuovo slancio affinché si possa affermare in modo non retorico che i Centri di Permanenza Temporanea debbono essere smantellati, senza se e senza ma.
Redb

Palermo: bomba fascista in un centro sociale

Un grave attentato si è consumato a Palermo la notte tra l'1 e il 2 marzo. Un ordigno rudimentale composto da una pentola e da elementi detonanti (grossi petardi o qualcosa di simile) è esploso all'interno del centro sociale occupato ASK191 di Palermo. L'esplosione ha provocato il cedimento di tutto l'intonaco del soffitto e l'incendio di alcune sedie e altre suppellettili che, per fortuna, non si è propagato ulteriormente. Chi ha compiuto il gesto ha pensato bene di aprire una bombola del gas che si trovava in cucina prima di dar luogo alla detonazione e di saccheggiare il centro di documentazione gestito dagli occupanti dell'ASK191. Gli attentatori hanno vergato su un muro la scritta "10, 100, 1000 centri sociali eliminati" corredata da croci celtiche e da una sigla, A.G. Al momento dello scoppio nessuno degli occupanti si trovava dentro l'edificio.
Nel pomeriggio di sabato 3, un corteo indetto dall'ASK191 e dagli altri spazi occupati della città ha attraversato il centro di Palermo per denunciare l'intimidazione squadrista e rivendicare il diritto a continuare le iniziative politiche e sociali fatte negli ultimi anni. Il centro sociale attaccato si trova in un edificio confiscato alla mafia, mai assegnato, in un quartiere particolarmente borghese della città e a forte controllo mafioso. Anche in altre occasioni gli occupanti dell'ASK191 avevano dovuto fare i conti con intimidazioni di vario genere e con costanti pressioni da parte delle forze dell'ordine. Quanto accaduto, nella sua criminalità, costituisce un concreto tentativo di innalzare la tensione a Palermo contro il quale è necessario vigilare per difendere e mantenere tutti gli spazi di agibilità politica dell'antifascismo palermitano.
Nucleo "Giustizia e Libertà" della Federazione Anarchica Siciliana

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