Una bella scritta murale sotto i portici della Mascarella ha
salutato l'inaugurazione della mostra in ricordo di Elio Xerri e dalla
storia del centro di documentazione anarchico "il Picchio".
Dal 4 al 22 marzo è allestita una mostra di fotografie,
manifesti e documenti negli spazi di via Mascarella 24 e 26, dove la
storia del Picchio, ma anche quella della Monolito e quella del bar di
Maurizio e quella del tabaccaio e quella dello studio fotografico
Parise e tante altre hanno caratterizzato la bella stagione degli anni
'70 e quella, certo meno radiosa ma altrettanto dignitosa, degli anni
successivi.
In tanti sono passati all'inaugurazione avviata con l'overture di Atom
Heart Mother dei Pink Floyd e proseguita sull'onda dei canti dell'Hard
Coro De Marchi della scuola di musica popolare Ivan Illich di Bologna.
Assieme ai più giovani assetati di memorialistica abbiamo
rivisto le facce segnate e le teste incanutite di tante compagne e
compagni degli anni '70.
Le attività del Modo Infoshop (libreria e bar) che sono
subentrate al Picchio danno continuità e dignità ad una
delle zone storiche dell'altra Bologna attivando una reale lotta contro
il degrado urbano, restituendo spazio alla comunicazione diretta, alla
socializzazione, alla possibilità di immaginare e sperare.
Daremo, nelle prossime settimane, resoconto delle altre iniziative che
accompagneranno queste tre settimane di messa in mostra della nostra
storia; una storia, come abbiamo voluto sottolineare nelle locandine di
annuncio, che non può essere piegata a nessuna logica
opportunistica.
Redb
Diamo resoconto della bella manifestazione che si é svolta sabato 3 marzo a Bologna.
La manifestazione si caratterizzava per una decisa posizione contro i
CPT e la legislazione razzista e segregazionista che caratterizza le
politiche sull'immigrazione dello stato italiano.
Oltre 10.000 persone sono partite da piazza Maggiore verso il CPT di via Mattei; circa 7 km di percorso.
Quando siamo arrivati in via Mattei, la stanchezza ed una certa
tensione che si cominciava a respirare, hanno assottigliato le file
della manifestazione ma circa 3.000 compagne e compagni hanno mantenuto
il blocco della strada mentre le prime file del corteo affrontavano la
polizia intenta a delimitare la "zona rossa".
La questura di Bologna aveva infatti dato la disposizione agli
organizzatori di non avvicinarsi oltre i 100 metri dal cancello del
lager di via Mattei. Quando la testa del corteo era a circa 400 metri,
già la polizia aveva iniziato un blocco; ne era seguita una
trattativa che aveva permesso ad una "delegazione" del corteo di
portare alcuni striscioni da appendere alle mura del carcere etnico
(cosa che avviene regolarmente tutti i sabati pomeriggio da almeno 4
anni). Passata e rientrata la delegazione, il corteo è avanzato
fino al limitare della zona interdetta alla libertà di
manifestazione. Siccome la polizia faceva blocco, alcuni manifestanti
hanno iniziato a piantare cartelli di protesta contro i CPT
sull'asfalto, ne sono seguite alcune cariche di "alleggerimento" che
hanno provocato il (provvisorio) fermo di 6 fra compagne e compagni ed
il ferimento di due manifestanti. Dopo un po' di scompiglio il corteo
è arretrato ordinatamente lasciando intervenire l'ambulanza (per
i nostri feriti) non prima di aver ottenuto il rilascio dei fermati.
La canea reazionaria si è subito scatenata già dalle ore
successive mettendo in evidenza gli scontri (con filmati di
manifestanti travisati) dimenticando colpevolmente di sottolineare i
motivi della manifestazione e l'aberrazione delle leggi
sull'immigrazione.
È evidente come la legittimità di una manifestazione
"militante" stia tutta nella protervia del governo (questo, quello
precedente, e tutti gli altri) a tutti i livelli (già il 7
ottobre 2007 si era svolta un'altra grossa manifestazione cittadina
contro i CPT e la politica del comune sulla questione). Nonostante la
politica "umanitaria" del centro-sinistra (vedi relazione Demistura) i
luoghi di detenzione non sono stati né smantellati, né
"superati" e nemmeno "svuotati": questa infamia dell'umanità
continua a funzionare regolarmente con tutte le relative conseguenze
fatte di torture (fisiche, farmacologiche e psichiche) e di
speculazioni sulla pelle degli immigrati (dalle vicende del Maria Pacis
di Lecce, per il quale delle compagne e dei compagni pugliesi sono
sotto processo dopo aver scontato un anno di carcere preventivo, alle
vicende bolognesi della croce rossa e di Giovanardi e della sua
"misericordia").
La composizione di questa manifestazione era assai significativa: si
può ben dire che era la manifestazione dei "centri sociali" e
dei collettivi studenteschi medi e universitari. Questa affermazione
non tende a sminuirne, anzi, il significato e la portata. Migliaia di
giovani e giovanissimi che si affacciano alla lotta sociale e politica,
portando un vento fresco nelle stantie pieghe delle "cerniere" della
politica. Le componenti "organizzate" erano quelle delle aree autonome
dei centri e degli spazi sociali (le aree che si autodefiniscono
disobbedienti e antagoniste) ma vi erano un'infinità di
aggregazioni spontanee non riconducibili agli schematismi di
componente. Diffusa la presenza anarchica e libertaria (in particolare,
oltre ai locali, marchigiani e lombardi); significativa la presenza di
attivisti dei movimenti degli immigrati (sia il coordinamento dei
migranti di Bologna e provincia, sia di altre città, in
particolare Padova). Assenti i partiti (se non una pattuglia di verdi e
del PCL).
Ottima la comunicatività con la città di questo lungo
serpentone che dal centro cittadino ha attraversato una delle zone
popolari più degradate dell'area nord-est di Bologna.
La giornata del 3 marzo è stata una tappa importante della lotta
contro le politiche governative sull'immigrazione che ha dato nuovo
slancio affinché si possa affermare in modo non retorico che i
Centri di Permanenza Temporanea debbono essere smantellati, senza se e
senza ma.
Redb
Un grave attentato si è consumato a Palermo la notte tra l'1
e il 2 marzo. Un ordigno rudimentale composto da una pentola e da
elementi detonanti (grossi petardi o qualcosa di simile) è
esploso all'interno del centro sociale occupato ASK191 di Palermo.
L'esplosione ha provocato il cedimento di tutto l'intonaco del soffitto
e l'incendio di alcune sedie e altre suppellettili che, per fortuna,
non si è propagato ulteriormente. Chi ha compiuto il gesto ha
pensato bene di aprire una bombola del gas che si trovava in cucina
prima di dar luogo alla detonazione e di saccheggiare il centro di
documentazione gestito dagli occupanti dell'ASK191. Gli attentatori
hanno vergato su un muro la scritta "10, 100, 1000 centri sociali
eliminati" corredata da croci celtiche e da una sigla, A.G. Al momento
dello scoppio nessuno degli occupanti si trovava dentro l'edificio.
Nel pomeriggio di sabato 3, un corteo indetto dall'ASK191 e dagli altri
spazi occupati della città ha attraversato il centro di Palermo
per denunciare l'intimidazione squadrista e rivendicare il diritto a
continuare le iniziative politiche e sociali fatte negli ultimi anni.
Il centro sociale attaccato si trova in un edificio confiscato alla
mafia, mai assegnato, in un quartiere particolarmente borghese della
città e a forte controllo mafioso. Anche in altre occasioni gli
occupanti dell'ASK191 avevano dovuto fare i conti con intimidazioni di
vario genere e con costanti pressioni da parte delle forze dell'ordine.
Quanto accaduto, nella sua criminalità, costituisce un concreto
tentativo di innalzare la tensione a Palermo contro il quale è
necessario vigilare per difendere e mantenere tutti gli spazi di
agibilità politica dell'antifascismo palermitano.
Nucleo "Giustizia e Libertà" della Federazione Anarchica Siciliana