Dagli ultimi giorni di febbraio si susseguono in diverse zone del
Chiapas attacchi e provocazioni da parte dei paramilitari
filo-governativi messicani. La comunità autonoma Emiliano
Zapata, del municipio ribelle Ricardo Flores Magón, è
stata oggetto di un attacco armato, che ha causato numerosi feriti tra
gli abitanti. Per tutto il 2006 gli episodi di aggressioni e
provocazioni, sempre da parte di gruppi paramilitari, si sono
susseguiti in questa zona, occupata dagli zapatiste fin dal 1994.
La Red por la Paz ("Rete per la pace"), composta da 15 organismi non
governativi che si occupano di difendere i diritti umani in Chiapas,
è stata oggetto da diverse minacce di morte da parte degli
stessi paramilitari, sempre coperti e difesi dal governo centrale
messicano.
La comunità di San José las Lágrimas, che
raccoglie 126 famiglie, sta occupando dal giugno del 2006 750 ettari di
terreno situati nel dipartimento di Chiqimula, nella parte orientale
del Guatemala, vicino al confine con l'Honduras. I terreni recuperati
dai contadini della comunità facevano parte di un insediamento
militare ed anche per questo motivo i paramilitari stanno cercando di
uccidere tutti i maggiori esponenti della comunità. Uno di loro,
Vicente Ramírez López, è stato ucciso il 13
febbraio scorso, mentre Leonardo Ramírez, presidente della
comunità e membro del Comitato di Unità Contadina
(Comité de Unidad Campesina – CUC) è ricercato e
con una taglia sulla testa. I contadini sono intenzionati a resistere
alla violenza militare, anche perché la coltivazione di questi
terreni rappresenta l'unica forma di sostentamento per le famiglie
della comunità di San José las Lágrimas.
Anche in Uruguay i contadini si stanno organizzando per occupare
terreni incolti e recuperarli per la coltivazione e l'allevamento. Lo
scorso 14 gennaio il gruppo Madiyú – costituito da piccoli
allevatori di mucche da latte – ha occupato un'area di 338 ettari
della Colonia Eduardo Acevedo nella località di Bella
Unión, nel nord dell'Uruguay. È la seconda occupazione
nel paese, dopo quella dei cosiddetti "peludos" che un anno fa
occuparono 32 ettari di terra incolta da più di 10 anni. Anche
questa occupazione è sotto attacco da parte del governo
uruguayano, che ha iniziato il processo di sgombero contro i contadini.
Nel 2006 il governo cileno ha approvato un progetto (denominato
"Pascua Lama") per la costruzione di una miniera nelle montagne sopra
le valli di San Felix e di Huasco, a cavallo tra Cile e Argentina. Tale
progetto prevede la creazione di due grandi gallerie nei ghiacciai che
ricoprono le montagne per estrarre oro e argento. Le costruzione della
miniera comporterebbe la distruzione dei ghiacciai e il conseguente
stravolgimento delle falde acquifere e del corso dei due fiumi che
nascono da quei ghiacciai. Inoltri i lavori comporterebbero
l'inquinamento delle acque che si trasformerebbero in veleno per le
persone e per gli animali. I danni per l'ambiente sarebbero
incalcolabili e verrebbe seriamente messa in pericolo la vita e salute
dei circa 70.000 abitanti che vivono sul lato cileno. Le più
colpite sarebbero le comunità di indigeni Diaguita che da secoli
vivono in quelle valli.
La compagnia che ha presentato il progetto (la Barrick) è
statunitense e vede tra i suoi soci onorari anche Gorge Bush
senior, padre dell'attuale presidente degli Stati Uniti.
Il progetto fino ad ora è stato bloccato grazie alla
determinazione dei contadini e degli abitanti della zona, che si stanno
organizzando per resistere e diffondere il più possibili le
informazioni sulla questione.
A cura di Raffaele
Informazioni tratte dai siti internet:
www.ipsnet.it/chiapas/unotiz07.htm; http://italy.peacelink.org/latina;
www.indymedia.org; www.uruguay.indymedia.org; www.noapascualama.org.