Umanità Nova, n.10 del 18 marzo 2007, anno 87

Senza Frontiere - Brevi dal mondo


Danimarca: l'Ungdomshuset resiste!

Diecimila persone hanno sfilato sabato 10 marzo a Copenaghen in una manifestazione internazionale organizzata in due giorni per far sapere alla città che "l'Ungdomshuset resiste!" e che non bastano le cariche della polizia, gli arresti e gli sgomberi ad uccidere le idee di cambiamento sociale.
L'Ungdomshuset ("Casa della gioventù") è stato sgomberato il primo marzo scorso: era l'unico centro sociale di Copenaghen, ed era uno dei nuclei della vita sociale e politica della capitale danese: centinaia di attivisti vi realizzavano iniziative, incontri, spettacoli. Il centro sociale era di proprietà del comune, ma era stato occupato nel 1982 e poi concesso dal comune al movimento. Nel 2000 il comune aveva venduto lo stabile ad una setta ultra-cristiana di estrema destra e il primo marzo era stato definitivamente sgomberato, con l'utilizzo di elicotteri e squadre d'assalto.
Da una settimana le manifestazioni, i blocchi del traffico e i presidii spontanei a Copenaghen si susseguono, così come le cariche della polizia e gli arresti (più di 700 persone sono state arrestate tra il primo e l'8 marzo).
L'Ungdomshuset è stato demolito mercoledì 7 marzo: le macerie dell'edificio sono state ribattezzate "Ground 69" (69 era il numero civico del palazzo), come simbolico punto di ripartenza del movimento. In quel punto è stato fondato un presidio permanente, che sta ricevendo solidarietà da tutto il quartiere e da molti abitanti di Copenaghen.
La manifestazione del 10 marzo sì è svolta in maniera pacifica, nonostante la presenza di migliaia di poliziotti in assetto antisommossa, e ha visto la partecipazione di numerosi/e anarchici/e.
Cortei di solidarietà si sono svolti in tutta Europa, soprattutto in Germania (a Berlino un corteo è stato caricato dalla polizia tedesca, che ha arrestato 30 persone) e Gran Bretagna, ma anche in Irlanda, Polonia e altri paesi. In Italia in alcune città si sono svolti presidii di fronte ai consolati danesi.

Grecia: continuano le proteste contro la riforma universitaria

Lo scorso 8 marzo è iniziato l'iter parlamentare della riforma universitaria voluta dal governo greco, di centro destra. La riforma prevede, tra le altre questioni, l'introduzione di università private nel sistema universitario greco e la possibilità per la polizia di entrare negli edifici universitari (quest'ultima proposta è stata fatta in seguito alle cariche poliziesche nell'ultimo Forum sociale europeo ad Atene: allora molti anarchici, inseguiti dalla polizia, avevano trovato rifugio all'interno dell'università). Contro la riforma sono scesi in piazza studenti, ricercatori ed insegnanti: un grande manifestazione di più di 35.000 persone ha circondato il parlamento. La polizia ha caricato il corteo, colpendo tutti coloro che vi si trovavano con manganelli, gas lacrimogeni e anche pallottole di gomma, continuando le cariche per ben tre ore. Lo spezzone anarchico, che era quello più numeroso, è stato anche quello più duramente colpito. Venti persone sono rimaste ferite negli scontri e quaranta sono state arrestate.
Nonostante la proposta di legge sia passata, anche se con i voti della sola maggioranza, le proteste continuano: sono ancora quasi trecento le facoltà occupate in tutta la Grecia e diverse scuole superiori sono state occupate dagli studenti in solidarietà con gli universitari.

America del Sud: Bush raccoglie solo tempesta

Il presidente degli Stati Uniti sta facendo un tour propagandistico nel "giardino di casa", come viene considerata dall'amministrazione statunitense l'America nel Sud. Ma l'accoglienza che la popolazione sta dimostrando verso Bush non è proprio festosa: in tutti i paesi toccati dal tour si sono svolte dimostrazioni e proteste contro l'imperialismo degli USA e contro la politica di Bush. In Brasile, Uruguay, Colombia, Guatemala ed El Salvador migliaia di persone hanno manifestato e sono state attaccate dalla polizia. Più di seimila manifestanti in Brasile e 18 feriti provocati dalle cariche della polizia. Oltre ventimila i partecipanti al corteo a Montevideo, in Uruguay, che hanno marciato pacificamente, nonostante le provocazioni poliziesche. In Colombia la polizia invece ha mostrato il suo volto più brutale, facendo numerosi feriti e cento arresti.
Folta la presenza anarchica in tutte le manifestazioni.

Iran: botte alle donne per l'8 marzo

L'8 marzo scorso, in occasione della giornata per i diritti delle donne, diverse donne, giovani e non, insieme ad alcuni uomini e ragazzi, si sono radunate di fronte al parlamento a Teheran per reclamare maggiori diritti e per protestare contro il recente arresto di trenta attiviste per i diritti delle donne.
La manifestazione è stata respinta dalla polizia con manganelli e bastoni; 8 manifestanti sono state arrestate e di loro non si sa ancora nulla.
In seguito quasi tutte le femministe arrestate prima della manifestazione sono state rilasciate, ma in prigione restano ancora tre attiviste, le giornaliste Jila Baniyaqub e Mahbubeh Abbas Golizadeh e l'avvocatessa Shadi Sadr, oltre alle centinaia di persone rinchiuse nelle carceri iraniane solo perché avevano osato alzare la voce contro il regime teocratico.

A cura di Raffaele

Fonti: <www.ainfos.ca>; <www.indymedia.org>; <www.infoshop.org>; <www.globalproject.info>;
<www.emoware.org/ungdomshuset.asp>

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