Sembra che sia in dirittura d'arrivo la nuova legge sull'immigrazione
concordata dal ministro dell'interno Amato e da quello per la
solidarietà sociale Ferrero. A darne notizia, con alcune
anticipazioni, lo stesso Ferrero dalle pagine di Liberazione con un
editoriale pubblicato giovedì 15 marzo.
Nelle ultime settimane diverse indiscrezioni avevano lasciato trapelare
diverse e contraddittorie anticipazioni sul contenuto della nuova
legge, così Ferrero ha pensato bene di produrre un agile
strumento di propaganda attraverso il giornale del suo partito per
fornire alcune informazioni attendibili sul nuovo quadro normativo in
materia di immigrazione. Il tono dell'articolo si presterebbe meglio al
testo di un volantino piuttosto che a una riflessione di un membro del
governo, tanto che Ferrero si spinge a dichiarare che con la nuova
legge «si pongono le basi per la costruzione di un movimento dei
lavoratori effettivamente multietnico, il che equivale anche a un
deciso rafforzamento dello stesso» e che «la
possibilità di riunificare il movimento dei lavoratori (...)
è la condizione per costruire la società
multietnica». In attesa che il compagno Ferrero definisca al
meglio il suo ruolo di avanguardia rivoluzionaria del proletariato
migrante, ci soffermiamo su alcuni dei punti con i quali il ministro ha
spiegato la bontà della nuova legge.
Salta agli occhi un passaggio in cui si afferma che il nuovo testo
«Abolisce il contratto di soggiorno». Eccezionale: sembra
che la libertà di restare in Italia esuli dalla stipula di un
contratto di lavoro! Ma è sufficiente proseguire nella lettura
per comprendere che la legge «rende meno stringente il legame tra
rapporto di lavoro e regolarità della presenza del migrante in
Italia». Al proclama iniziale fa dunque sèguito un
chiarimento necessario. Il legame tra contratto di lavoro e permesso di
soggiorno rimane ma sarà meno "stringente". Come a dire che il
cappio resta ma sarà meno stretto. C'è da chiedersi
quanto sarà stretto e se piacerà all'impiccato. Noi
un'idea in proposito l'abbiamo già.
Andando avanti nella lettura ci si imbatte sulla questione Cpt. Niente
di nuovo: la legge «supera il sistema dei Cpt per come l'abbiamo
conosciuto, riducendo drasticamente il loro impatto sui migranti, sia
per il numero di persone potenzialmente coinvolte, sia per il numero di
strutture interessate, sia per le condizioni di trasparenza delle
strutture stesse (apertura ai giornalisti, ai rappresentanti degli enti
locali, ecc.)». Insomma, la tanto invocata umanizzazione dei
campi di internamento per migranti sembra dietro l'angolo: quello che
non si comprende è il perché alcuni immigrati meriteranno
comunque la reclusione visto che l'esistenza dei Cpt non è messa
in discussione. Si fa forse riferimento a quegli "irriducibili" che non
vorranno farsi identificare e che sono stati delineati dal rapporto
conclusivo della Commissione De Mistura che prefigura l'infame
divisione tra immigrati buoni (colf e badanti) e immigrati cattivi? Per
finire, il ministro chiarisce che la nuova norma «permette la
regolarizzazione dei migranti che, dopo essere stati regolarmente
presenti sul territorio italiano per almeno 18 mesi e aver perso la
condizione di regolarità, abbiano trovato un lavoro al
nero».
Ci si chiede: come si perderà la condizione di
regolarità? Perdendo il lavoro, evidentemente. E ancora: come si
farà a dichiarare di aver trovato un lavoro al nero quando
sappiamo tutti che un lavoro al nero semplicemente non esiste al
cospetto del fisco e della legge? Che garanzie vengono offerte a chi si
autodenuncerà? Tutte domande che troveranno adeguate risposte
quando il disegno di legge sarà varato dal Consiglio dei
ministri. Al momento non resta che tenere alta la guardia di fronte a
un'operazione di marketing politico che trova la sua giustificazione
nel costante lavoro di cooptazione che questo governo ha effettuato per
corresponsabilizzare parte del movimento antirazzista nella produzione
dei futuri scenari di repressione dell'immigrazione. Lo stesso Ferrero
sancisce l'operazione affermando che il movimento antirazzista ha avuto
la capacità «di sedimentare la propria presenza attraverso
l'enorme lavoro sul territorio svolto dalle associazioni, che ha
permeato larga parte delle amministrazioni locali» nonché
la capacità «di costruire i canali e i percorsi
perché questa elaborazione e questa pratica politica diffusa
entrassero nel processo di produzione della legge». E ancora:
« (...) il percorso di ascolto fatto con i numerosi incontri
nazionali con il mondo associativo è stato elemento decisivo e
costitutivo del processo». Il ministro Ferrero ha quindi
raggiunto il suo personale equilibrio tra lotta e governo e cerca anche
il modo di giustificarsi di fronte al movimento («io mi sono
battuto affinché i Cpt fossero chiusi e basta») ammettendo
una sua impotenza politica di fondo. Davvero irritante se si pensa che
a fare i conti con i Cpt e con le ambiguità di questa legge e di
questo governo saranno, sempre e comunque, gli immigrati.
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