Umanità Nova, n.11 del 25 marzo 2007, anno 87

La "nuova" legge sull'immigrazione secondo Ferrero
Il ministro equilibrista


Sembra che sia in dirittura d'arrivo la nuova legge sull'immigrazione concordata dal ministro dell'interno Amato e da quello per la solidarietà sociale Ferrero. A darne notizia, con alcune anticipazioni, lo stesso Ferrero dalle pagine di Liberazione con un editoriale pubblicato giovedì 15 marzo.
Nelle ultime settimane diverse indiscrezioni avevano lasciato trapelare diverse e contraddittorie anticipazioni sul contenuto della nuova legge, così Ferrero ha pensato bene di produrre un agile strumento di propaganda attraverso il giornale del suo partito per fornire alcune informazioni attendibili sul nuovo quadro normativo in materia di immigrazione. Il tono dell'articolo si presterebbe meglio al testo di un volantino piuttosto che a una riflessione di un membro del governo, tanto che Ferrero si spinge a dichiarare che con la nuova legge «si pongono le basi per la costruzione di un movimento dei lavoratori effettivamente multietnico, il che equivale anche a un deciso rafforzamento dello stesso» e che «la possibilità di riunificare il movimento dei lavoratori (...) è la condizione per costruire la società multietnica». In attesa che il compagno Ferrero definisca al meglio il suo ruolo di avanguardia rivoluzionaria del proletariato migrante, ci soffermiamo su alcuni dei punti con i quali il ministro ha spiegato la bontà della nuova legge.
Salta agli occhi un passaggio in cui si afferma che il nuovo testo «Abolisce il contratto di soggiorno». Eccezionale: sembra che la libertà di restare in Italia esuli dalla stipula di un contratto di lavoro! Ma è sufficiente proseguire nella lettura per comprendere che la legge «rende meno stringente il legame tra rapporto di lavoro e regolarità della presenza del migrante in Italia».  Al proclama iniziale fa dunque sèguito un chiarimento necessario. Il legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno rimane ma sarà meno "stringente". Come a dire che il cappio resta ma sarà meno stretto. C'è da chiedersi quanto sarà stretto e se piacerà all'impiccato. Noi un'idea in proposito l'abbiamo già.
Andando avanti nella lettura ci si imbatte sulla questione Cpt. Niente di nuovo: la legge «supera il sistema dei Cpt per come l'abbiamo conosciuto, riducendo drasticamente il loro impatto sui migranti, sia per il numero di persone potenzialmente coinvolte, sia per il numero di strutture interessate, sia per le condizioni di trasparenza delle strutture stesse (apertura ai giornalisti, ai rappresentanti degli enti locali, ecc.)». Insomma, la tanto invocata umanizzazione dei campi di internamento per migranti sembra dietro l'angolo: quello che non si comprende è il perché alcuni immigrati meriteranno comunque la reclusione visto che l'esistenza dei Cpt non è messa in discussione. Si fa forse riferimento a quegli "irriducibili" che non vorranno farsi identificare e che sono stati delineati dal rapporto conclusivo della Commissione De Mistura che prefigura l'infame divisione tra immigrati buoni (colf e badanti) e immigrati cattivi? Per finire, il ministro chiarisce che la nuova norma «permette la regolarizzazione dei migranti che, dopo essere stati regolarmente presenti sul territorio italiano per almeno 18 mesi e aver perso la condizione di regolarità, abbiano trovato un lavoro al nero».
Ci si chiede: come si perderà la condizione di regolarità? Perdendo il lavoro, evidentemente. E ancora: come si farà a dichiarare di aver trovato un lavoro al nero quando sappiamo tutti che un lavoro al nero semplicemente non esiste al cospetto del fisco e della legge? Che garanzie vengono offerte a chi si autodenuncerà? Tutte domande che troveranno adeguate risposte quando il disegno di legge sarà varato dal Consiglio dei ministri. Al momento non resta che tenere alta la guardia di fronte a un'operazione di marketing politico che trova la sua giustificazione nel costante lavoro di cooptazione che questo governo ha effettuato per corresponsabilizzare parte del movimento antirazzista nella produzione dei futuri scenari di repressione dell'immigrazione. Lo stesso Ferrero sancisce l'operazione affermando che il movimento antirazzista ha avuto la capacità «di sedimentare la propria presenza attraverso l'enorme lavoro sul territorio svolto dalle associazioni, che ha permeato larga parte delle amministrazioni locali» nonché la capacità «di costruire i canali e i percorsi perché questa elaborazione e questa pratica politica diffusa entrassero nel processo di produzione della legge». E ancora: « (...) il percorso di ascolto fatto con i numerosi incontri nazionali con il mondo associativo è stato elemento decisivo e costitutivo del processo». Il ministro Ferrero ha quindi raggiunto il suo personale equilibrio tra lotta e governo e cerca anche il modo di giustificarsi di fronte al movimento («io mi sono battuto affinché i Cpt fossero chiusi e basta») ammettendo una sua impotenza politica di fondo. Davvero irritante se si pensa che a fare i conti con i Cpt e con le ambiguità di questa legge e di questo governo saranno, sempre e comunque, gli immigrati.

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