La Chiesa deve denunciare ciò
che viola la vita, la libertà e la dignità dell'uomo.
Colui che si impegna con i poveri deve correre lo stesso destino dei
poveri: scomparire, essere torturato, catturato, ucciso. Come pastore
della Chiesa e del popolo, io sono obbligato a dare la vita per coloro
che amo
Oscar Romero
Noi dobbiamo fare maggiore attenzione
a questa chiesa dell'America Latina. Se dovesse porre in atto
ciò che ha convenuto a Medellin, nuocerebbe ai nostri interessi.
Rapporto Rockfeller, 1969
Il Vaticano, attraverso la voce sbirresca della Congregazione per la
dottrina della fede, ha condannato l'opera del teologo salvadoregno Jon
Sobrino.
Fondatore dell'Università del centro america (UCA), negli anni
'80 Sobrino è stato animatore di una resistenza politica e
culturale contro il governo del proprio paese, asservito alla politica
degli Stati Uniti e responsabile dell'eccidio di migliaia di oppositori.
In questo piccolo paese del Centro America la chiesa cattolica ha
svolto un ruolo particolarmente ambiguo. Mentre una parte
dell'episcopato e della base si è organizzata per stare dalla
parte degli ultimi, pagando con il sangue la propria scelta, d'altro
canto la curia romana ha brigato per mettere a tacere le voci
dissenzienti, arrivando a insediare un vescovo dell'Opus Dei al posto
di Romero, il vescovo ucciso da sicari governativi il 24 marzo del 1980.
Del ruolo infame svolto da Giovanni Paolo II nel perseguitare la
teologia della liberazione abbiamo già parlato, così come
dell'azione punitiva esercitata da Ratzinger, allora segretario dell'ex
Sant'Uffizio.
La strana coppia insediatasi ai vertici della gerarchia cattolica
è riuscita a isolare e criminalizzare la parte migliore della
chiesa, con una prassi che nei secoli è stata vincente: quella
di far sì che una parte dei fedeli si attestasse come detentrice
della verità, individuando nella parte avversa il male. Dal
tempo dei donatisti, massacrati con il consenso di Sant'Agostino,
passando per la vergognosa crociata contro gli Albigesi, condotta in
maniera violenta e spregiudicata da Innocenzo III, dal massacro degli
Anabattisti, operato di concerto con i luterani, fino alla persecuzione
delle comunità di base e della teologia della liberazione, la
storia cattolica è stata un susseguirsi di infamie condotte a
scapito degli stessi "fratelli in Cristo", con il chiaro intento di
procedere nella politica di gestione del potere inaugurata dal tempo
dell'editto di Costantino (313 d.C.) e proseguita, malauguratamente,
fino ai giorni nostri.
La condanna di Sobrino non è che l'ultimo atto di un'opera
certosina di smantellamento di quella parte della chiesa che, per
quanto ogni forma di religione possa non piacerci, ha rappresentato una
forza morale e sociale dignitosa e spesso visceralmente socialista, la
cui scelta preferenziale per i poveri è stata senza dubbio
coraggiosa, come i mille e più assassinati stanno a dimostrare.
In Salvador la teologia della liberazione ha scritto pagine importanti
di resistenza sociale e l'università del centro america (UCA),
di El Salvador, ha rappresentato per anni un cenacolo di resistenza e
cultura antagonista, fino al massacro di sei gesuiti che lì
insegnavano, avvenuto il 16 novembre del 1989, dopo una serie di
intimidazioni e attentati andati a vuoto. Fra di essi c'era il teologo
della liberazione Ignacio Ellacurìa, professore e rettore
dell'Università.
Quando nel 1991 a Città del Messico vengono firmati gli accordi
di pace tra governo salvadoregno e guerriglia, le vittime del conflitto
vengono calcolate in quella data in 76 mila persone, i desaparecidos in
circa 7 mila. Tra questi tanti sono cristiani del dissenso, convertiti
in agitatori culturali e politici e schieratisi dalla parte della
resistenza popolare al governo fantoccio, asservito agli interessi
statunitensi e nelle mani delle 36 famiglie che governavano il paese.
Oggi Sobrino, scampato fortuitamente all'eccidio dell'UCA e voce
critica tra le più alte in un paese che è stato devastato
dalla violenza capitalistica, vede condannati i suoi scritti
perché "le sue proposizioni non sono in conformità con la
dottrina della chiesa", e questo avviene con la solita prassi
inquisitoria che la chiesa non cessa di esercitare, nonostante tutti i
discorsi su democrazia, uguaglianza e perdono con cui le gerarchie
ecclesiastiche ci ammorbano quotidianamente attraverso compiacenti mass
media.
In realtà le idee di Sobrino non sono in conformità con
la politica della chiesa cattolica, più che con la dottrina per
vecchie beghine che questa proclama.
Questa chiesa, infatti, venera un papa come Giovanni Paolo II che, in
visita pastorale in Salvador dopo tre anni dall'assassinio di Romero,
prima stringe la mano del maggiore D'Aubuisson, mandante notorio di
quel crimine, poi proclama che "la vita non val la pena di darla per
un'ideologia, per un vangelo mutilato o strumentalizzato, per
un'opzione di parte, ma solo per la dottrina della fede della chiesa"
(discorso del 6 marzo 1983).
Da questa chiesa infame, carnefice dei suoi stessi figli e sempre dalla
parte dei più potenti, che si commuove per gli embrioni e
condivide i balconi con dittatori e sterminatori di popoli, da questa
struttura arcaica e immutabile gente come Sobrino non può aver
nulla da aspettarsi. La possibilità di una giustizia reale,
infatti, si dà solo sulla terra, non certo nei cieli, e la
partita che per questa si gioca vedrà sempre e comunque le
gerarchie clericali e le religioni ufficiali dalla parte sbagliata,
sedute allo stesso tavolo dei ricchi, dei fascisti, dei torturatori,
degli assassini.
Paolo Iervese