Un giovane appartenente al collettivo Cantiere resistente nella
notte del 24 febbraio a Lucca veniva pedinato, inseguito, costretto a
scendere dall'automobile e letteralmente massacrato di botte da un
gruppo di nazifascisti. È questo l'ultimo di una lunga serie di
agguati, aggressioni e pestaggi da parte di estremisti di destra a
Lucca, una città oltremodo infestata da organizzazioni quali
Forza nuova, Fiamma tricolore e Bulldog 1998 (gruppo che allo stadio
egemonizza la curva dei tifosi della Lucchese). Una città,
quindi, in cui il pensiero e la pratica antifascista sono di stringente
attualità e necessità, per non soccombere ad una
realtà quotidiana fatta di vetrine luccicanti, lavoro precario,
squadristi, videocamere, sbirri e indifferenza verso i più
deboli. In solidarietà con Emanuele (il ragazzo colpito dai
fascisti e che ha subito anche la perdita del posto di lavoro, non
essendogli stato rinnovato il contratto a termine con il quale era
stato assunto tre mesi prima), un corteo antifascista di alcune
migliaia di persone ha percorso le strade del centro di Lucca sabato 17
marzo. Ad aprire la manifestazione lo spezzone numeroso del Cantiere
resistente, nel cui volantino veniva evidenziato il fatto che "Lucca
non ha bisogno di interventi emergenziali repressivi... ma di un
progetto di liberazione della città fondato sulla partecipazione
attiva dal basso; liberazione da tutte le forme di fascismo,
squadrismo, razzismo e omofobia e dalle connivenze con esse, ma anche
dalla guerra e dall'economia di guerra, dal precariato in tutte le sue
declinazioni che precarizza la vita, dalle lobby
politico-affaristico-massoniche che dettano legge e speculano sul
nostro territorio...". Moltissimi sono stati i manifesti con messaggi e
contenuti antifascisti affissi sui muri durante il corteo, che ha
toccato vie e piazze di solito sporcate dalla merda nazistoide. Buona
la diffusione della stampa anarchica (Umanità nova e Senza
governo) da parte dei compagni del Gruppo anarchico versiliese.
Uno che c'era
Martedì 13 Marzo dopo un corteo interno, circa un centinaio
studenti dell'ASSO (Assemblea Studenti Statale Occupata) hanno occupato
un'aula dell'Università degli Studi di Milano per dare sfogo
alle loro esigenze autogestionarie.
Dopo l'occupazione dell'anno scorso si è rivelata sempre
più necessaria la presenza di uno spazio libero nel quale poter
uscire dalle logiche burocratiche e creditizie
dell'università-istituzione, dove poter distribuire materiale
auto prodotto, organizzare seminari di auto formazione, presentazione
di libri, workshop e far confluire tutte le novità culturali
della critica radicale.
In un ateneo dove sempre maggiore e arrogante è la presenza
della cultura clericale legata alle componenti di Comunione e
Liberazione, più o meno nascoste sotto false sigle, dove l'aula
magna viene concessa a multinazionali, banchieri, petrolieri (Eni,
Monsanto...) che allestiscono i loro convegni con sicurezza privata
grazie alla millantata pretesa di diffondere cultura scientifica, e
dove gli spazi vengono concessi tramite le rappresentanze studentesche
o imbarazzanti procedure burocratiche che impongono limiti e chiusure,
alcuni studenti non hanno esitato nel praticare l'azione diretta per
impossessarsi di un luogo in cui l'orizzontalità dei rapporti
sociali è la base per la produzione di concreti progetti che si
scontrino con la miseria e l'appiattimento di un luogo per eccellenza
dedicato al dibattito, alla critica e alla produzione di idee nuove.
Mentre alcuni gruppi concentrano le loro forze nel trovare candidati da
presentare nelle liste in vista delle elezioni di Maggio, che si
svolgono ogni tre anni ad intervallare periodi di assoluto silenzio
politico, e al quale partecipano da sempre meno del 10% degli studenti,
è nato uno spazio autogestito, sperimentale per ribadire
l'importanza di uscire dai meccanismi istituzionali e autoritari, e nel
quale, dopo chissà quanti anni, hanno già trovato ampio
spazio anche le riviste, l'editoria e la pubblicistica di tutto il
movimento anarchico.
Studenti anarchici
Circa un migliaio di partecipanti hanno dato vita alla prima vera
manifestazione contro le trivellazioni in Sicilia, ed in modo
particolare nella Val di Noto, ovvero la zona sud-orientale dell'Isola.
Pochi i presenti della zona, per il resto presenze da tutta la regione,
con qualche rappresentanza da fuori, come il camper No Tav.
La manifestazione, indetta dal Comitato contro le trivellazioni di
Noto, si è spinta dalla periferia a circa 5 km dalla
città, in aperta campagna, in uno dei primi terreni acquisiti
dalla Panther Oil per effettuare le ricerche.
L'iniziativa ha rilevato le contraddizioni in cui, in questa fase, il
movimento contro le trivelle si dibatte; la presenza di numerosi
sindaci che si oppongono, a nome delle loro amministrazioni, a che il
loro territorio venga fatto oggetto di ricerche petrolifere e, in
seguito, di eventuale sfruttamento o trasporto del petrolio, fa si che
ancora la centralità istituzionale condizioni la crescita di una
realtà di lotta popolare. Il fatto, poi, che la maggior parte di
questi sindaci siano di destra, ed in aperto (ma quanto mai
scopertamente strumentale) scontro con il governo regionale di
Totò Cuffaro, rende ancora più problematica la situazione.
Così sabato 17 era paradossale vedere il corteo preceduto da
uomini in fascia tricolore, rappresentanti del trasversalismo
politico-istituzionale, seguiti da un corteo al 99% di sinistra ed
estrema sinistra, con prevalenza di settori ambientalisti, dei vari
partiti comunisti ex ed estraparlamentari, di associazioni di varia
natura, fino a noi anarchici, una ventina in ordine sparso, armati di
bandiere, giornali e volantini. Il restante 1 per cento era un
drappello di militanti di Alleanza nazionale, che, forte di avere un
bel po' di sindaci in testa, si sono accodati al corteo sfruttando la
situazione contraddittoria di cui ho detto.
Mentre da parte degli organizzatori si tendeva a sottolineare il
carattere non ideologico del movimento, ritenendo un fatto positivo il
trasversalismo, ed anzi rimarcando come la vera contraddizione era
della destra, che contestava Cuffaro, da parte di parecchi settori la
presenza della destra era vista con diffidenza, riprovazione,
imbarazzo.
Per uscire da questa confusione, in questa fase è importante
individuare e praticare percorsi di base, che abbiano come punto di
riferimento i cittadini e i contadini interessati, e propongano e
costruiscano momenti di lotta che automaticamente scavalcheranno il
livello istituzionale, con relative contaminazioni destrorse. Ma
è anche un fatto che tutti i movimenti che in Italia si stanno
contrapponendo a qualcosa di devastante, siano partiti portandosi
dietro contraddizioni di questo tipo.
A Noto, sul sito che la Panther Oil ha acquisito, c'erano, comunque,
tutti: dopo alcuni sindaci, ha svolto un intervento anche un compagno
della Federazione Anarchica Siciliana, che ha marcato la propria
diversità di posizione e di obiettivi raccogliendo numerosi
consensi. Nella stessa "arena", c'era anche chi sottolineava la propria
diversità di vedute con fischi e grida; ma si era tutti
lì, alla stessa manifestazione.
Riuscire a far crescere un movimento che abbia una indipendenza marcata
dalle istituzioni, che privilegi l'autorganizzazione e l'azione
diretta, è la vera scommessa delle prossime settimane.
Pippo Guerrieri
Il Circolo E. Bonometti di Brescia ha organizzato un'iniziativa
politico-culturale dal titolo 00Libano, che si inserisce nel solco
della tradizione del Circolo, che ha spesso cercato di coniugare
l'intervento sociale con quello artistico e culturale.
00Libano ha avuto origine dal reportage fotografico di una compagna
recatasi nel sud del Libano nel settembre 2006 pochi giorni dopo la
fine dell'aggressione israeliana, lo sbarco delle truppe italiane a
Tiro e il loro dispiegamento a sud del fiume Litani. Esso mostra la
devastazione dei bombardamenti e lo stato di distruzione delle
abitazioni, delle strade, delle scuole, oltre alle persone che vi
vivono, gli occhi dei bambini già adulti, ciò che i
Libanesi pensano dei responsabili USA e che è espresso in
più luoghi per mezzo di scritte e cartelloni.
Un compagno artista ha voluto rielaborare il materiale fotografico e ne
ha estrapolato una serie di tele e di interventi in forma di micro
videoclip di pochi secondi, inseriti a "commento" nella visione
cronologica proiettata a ciclo continuo.
Le tele sono il risultato di una manipolazione in digitale
dell'immagine di un oggetto simbolo scelto tra le fotografie della
compagna e modificato con colori dalle tonalità industriali. Ne
sono risultate una serie di opere multiple dal sapore Pop. Anche i
micro videoclip hanno gusto pop, ma sono contaminati dal bagaglio
culturale del compagno che spazia tra la cultura musicale contemporanea
(punk, tecno, ecc.), e il cinema horror.
Ne è risultata una mostra evento, svoltasi le sere del 9 e 10
marzo 2007, con gli autori che durante la proiezione a ciclo continuo
hanno commentato le fotografie e raccontato il viaggio.
L'affluenza di pubblico è stata di almeno cento persone tra
compagni e compagne e semplici cittadine, tutti interessati
all'argomento sia dal punto di vista artistico che da quello
dell'attualità della guerra.
l'incaricato
Per chi fosse interessato contattare antonellabonzi@libero.it o bvis@libero.it