Come era già accaduto in occasione degli altri sequestri di
italiani, anche nel caso del giornalista di "la Repubblica" la tragedia
si è mischiata con la farsa e la coda di polemiche interne hanno
fatto passare in secondo piano gli orrori quotidiani prodotti dal
militarismo e dalle guerre.
In questo, come negli altri casi, la propaganda diffusa tramite i media
ufficiali ha svolto un ruolo essenziale nel presentare una versione
attendibile degli avvenimenti anche se, alcune delle storie raccontate,
sono al limite del credibile.
La prima cosa difficilmente credibile è che scambiare il
giornalista con cinque Taliban sia stata una decisione autonoma del
Governo afgano o il risultato delle pressioni di quello italiano.
L'atto ha provocato problemi politici e polemiche sia in Italia che in
Afganistan e l'unico a venirne fuori bene è stato il governo
statunitense che, pur essendo quello che realmente comanda nel paese,
ha potuto far finta di sostenere una linea della fermezza.
In realtà basta anche solo un piccolo esempio per avere un'idea
del funzionamento della giustizia afgana: la settimana scorsa è
stato ordinata la scarcerazione di un cittadino statunitense, arrestato
(insieme ad altri due) nel 2004 ed accusato di aver aperto e gestito
una "prigione privata" nella quale rinchiudeva i "terroristi" catturati
dal suo gruppo. Gli avvocati difensori hanno raccontato che l'arresto,
la carcerazione e la tortura del loro assistito sono state ordinate da
ufficiali statunitensi. Da parte sua l'arrestato ha sostenuto di
lavorare per l'antiterrorismo USA [1].
In secondo luogo, durante tutto il periodo del sequestro è stato
fatto credere che la mediazione e la trattativa siano state portate
avanti esclusivamente da "Emergency". Si è arrivati,
addirittura, a diffondere notizie sul malumore espresso dal Ministro
della Difesa e dai servizi che si sentivano esclusi dalla ribalta [2].
Una versione dei fatti che poi è stata decisamente rovesciata
dal Governo che, attraverso la relazione del Ministro degli Esteri alla
Camera, ha fornito una versione ufficiale alquanto diversa [3].
Anche questa è una costante della disinformazione di guerra che
presenta gli avvenimenti sempre in modo che risultino
propagandisticamente efficaci, salvo poi riscrivere le storie a seconda
della convenienza. In questi giorni il Congresso degli USA ha nominato
una commissione di inchiesta [4] su due vicende, avvenute in Iraq, che
hanno trovato ampio spazio anche nelle cronache italiane. La morte di
un militare ex giocatore di football a causa del "fuoco amico" e la
falsa liberazione di una soldatessa prigioniera. Nel primo caso la
propaganda aveva sempre parlato di una morte causata dal fuoco nemico e
nel secondo caso tutte le tv avevano mostrato le immagini della
liberazione della donna ottenuta con un eroico intervento delle forze
speciali.
A pagare lo scotto più alto in questa vicenda sono stati, ancora
una volta, i più deboli: due sono stati uccisi ed il terzo
è ancora in mano ai servizi segreti del suo governo. Lo stesso
che ha diffuso una dichiarazione, tramite il capo del controspionaggio,
nella quale viene mossa ad "Emergency" l'accusa di essere collusa con i
Taliban. Una accusa utilizzata anche in Italia, soprattutto dalle forze
di centro e di destra, a chiari fini di propaganda interna.
Ed è stata proprio "Emergency" a pagare il prezzo politico
più alto: nei giorni scorsi ha deciso di allontanare
dall'Afganistan i componenti stranieri del suo staff, mentre continua
(inutilmente) a chiedere la liberazione del suo dirigente coinvolto
nelle trattative.
La pesante manipolazione statale delle informazioni di guerra
impedirà, in questo come in altri casi, di conoscere cosa sia
realmente accaduto. Come anarchici sappiamo bene che non saranno le
Commissioni di inchiesta a raccontarci la verità [5], ma
sappiamo anche bene che la nostra lotta deve passare anche attraverso
un lavoro di delegittimazione dei mezzi di comunicazione complici delle
bugie di Stato.
Pepsy
Riferimenti
[1] Vedi http://www.foxnews.com/wires/2007Apr10/0,4670,AfghanUSPrisoner,00.html
[2] "la difesa è stata tagliata fuori dal negoziato" ("Corriere
della Sera" del 20/3/07). "Il gelo di Parisi sulla gestione delle
trattative" ("il Giornale" del 20/3/07.
[3] Si veda il resoconto dell'Informativa urgente del Ministro degli
Esteri tenuta alla Camera il 12/4/07: "contatti si sono svolti
attraverso una pluralità di canali, (...). Questi canali sono
stati usati in modo costantemente complementare."
[4] Vedi http://www.macon.com/mld/macon/news/nation/17057084.htm
[5] Si veda il resoconto citato più sopra: "Questa vicenda
appare, quindi, per il modo in cui si è svolta, abbastanza
confusa e misteriosa, né noi abbiamo elementi per chiarirne
l'effettiva dinamica, ..."