Umanità Nova, n.13 del 22 aprile 2007, anno 87

Afganistan
Sequestri di guerra e propaganda di stato


Come era già accaduto in occasione degli altri sequestri di italiani, anche nel caso del giornalista di "la Repubblica" la tragedia si è mischiata con la farsa e la coda di polemiche interne hanno fatto passare in secondo piano gli orrori quotidiani prodotti dal militarismo e dalle guerre.
In questo, come negli altri casi, la propaganda diffusa tramite i media ufficiali ha svolto un ruolo essenziale nel presentare una versione attendibile degli avvenimenti anche se, alcune delle storie raccontate, sono al limite del credibile.
La prima cosa difficilmente credibile è che scambiare il giornalista con cinque Taliban sia stata una decisione autonoma del Governo afgano o il risultato delle pressioni di quello italiano.
L'atto ha provocato problemi politici e polemiche sia in Italia che in Afganistan e l'unico a venirne fuori bene è stato il governo statunitense che, pur essendo quello che realmente comanda nel paese, ha potuto far finta di sostenere una linea della fermezza.
In realtà basta anche solo un piccolo esempio per avere un'idea del funzionamento della giustizia afgana: la settimana scorsa è stato ordinata la scarcerazione di un cittadino statunitense, arrestato (insieme ad altri due) nel 2004 ed accusato di aver aperto e gestito una "prigione privata" nella quale rinchiudeva i "terroristi" catturati dal suo gruppo. Gli avvocati difensori hanno raccontato che l'arresto, la carcerazione e la tortura del loro assistito sono state ordinate da ufficiali statunitensi. Da parte sua l'arrestato ha sostenuto di lavorare per l'antiterrorismo USA [1].
In secondo luogo, durante tutto il periodo del sequestro è stato fatto credere che la mediazione e la trattativa siano state portate avanti esclusivamente da "Emergency". Si è arrivati, addirittura, a diffondere notizie sul malumore espresso dal Ministro della Difesa e dai servizi che si sentivano esclusi dalla ribalta [2]. Una versione dei fatti che poi è stata decisamente rovesciata dal Governo che, attraverso la relazione del Ministro degli Esteri alla Camera, ha fornito una versione ufficiale alquanto diversa [3].
Anche questa è una costante della disinformazione di guerra che presenta gli avvenimenti sempre in modo che risultino propagandisticamente efficaci, salvo poi riscrivere le storie a seconda della convenienza. In questi giorni il Congresso degli USA ha nominato una commissione di inchiesta [4] su due vicende, avvenute in Iraq, che hanno trovato ampio spazio anche nelle cronache italiane. La morte di un militare ex giocatore di football a causa del "fuoco amico" e la falsa liberazione di una soldatessa prigioniera. Nel primo caso la propaganda aveva sempre parlato di una morte causata dal fuoco nemico e nel secondo caso tutte le tv avevano mostrato le immagini della liberazione della donna ottenuta con un eroico intervento delle forze speciali.
A pagare lo scotto più alto in questa vicenda sono stati, ancora una volta, i più deboli: due sono stati uccisi ed il terzo è ancora in mano ai servizi segreti del suo governo. Lo stesso che ha diffuso una dichiarazione, tramite il capo del controspionaggio, nella quale viene mossa ad "Emergency" l'accusa di essere collusa con i Taliban. Una accusa utilizzata anche in Italia, soprattutto dalle forze di centro e di destra, a chiari fini di propaganda interna.
Ed è stata proprio "Emergency" a pagare il prezzo politico più alto: nei giorni scorsi ha deciso di allontanare dall'Afganistan i componenti stranieri del suo staff, mentre continua (inutilmente) a chiedere la liberazione del suo dirigente coinvolto nelle trattative.
La pesante manipolazione statale delle informazioni di guerra impedirà, in questo come in altri casi, di conoscere cosa sia realmente accaduto. Come anarchici sappiamo bene che non saranno le Commissioni di inchiesta a raccontarci la verità [5], ma sappiamo anche bene che la nostra lotta deve passare anche attraverso un lavoro di delegittimazione dei mezzi di comunicazione complici delle bugie di Stato.

Pepsy


Riferimenti

[1] Vedi http://www.foxnews.com/wires/2007Apr10/0,4670,AfghanUSPrisoner,00.html
[2] "la difesa è stata tagliata fuori dal negoziato" ("Corriere della Sera" del 20/3/07). "Il gelo di Parisi sulla gestione delle trattative" ("il Giornale" del 20/3/07.
[3] Si veda il resoconto dell'Informativa urgente del Ministro degli Esteri tenuta alla Camera il 12/4/07: "contatti si sono svolti attraverso una pluralità di canali, (...). Questi canali sono stati usati in modo costantemente complementare."
[4] Vedi http://www.macon.com/mld/macon/news/nation/17057084.htm
[5] Si veda il resoconto citato più sopra: "Questa vicenda appare, quindi, per il modo in cui si è svolta, abbastanza confusa e misteriosa, né noi abbiamo elementi per chiarirne l'effettiva dinamica, ..."

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