La braciola sul barbacue, il rogo del
panevin, l'incendio di un bosco liberano naturalmente concentrazioni di
diossina pari se non superiori alla colonna nera che tanto ha
spaventato i trevigiani.
(Giovanni Gallo, direttore dell'Ufficio igiene e sanità pubblica Usl 9)
Nel primo pomeriggio di mercoledì 18 aprile, anche dal ponte
translagunare che unisce Mestre a Venezia, era visibile una mostruosa
colonna nera levarsi dalla terraferma. Si trattava dello stabilimento
della De Longhi in fiamme nella zona Fiera, alle porte di Treviso, dove
si producono elettrodomestici e condizionatori.
L'incendio veniva domato solo sette ore dopo, grazie al lavoro di quindici squadre dei vigili del fuoco.
Tutti, nelle province di Treviso e Venezia, hanno pensato subito al
pericolo incombente della diossina, sicuramente dispersa nell'aria. Lo
stesso comandante del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri aveva
immediatamente parlato del rischio rappresentato da "un'abbondante
quantità di diossina" derivante dalla combustione di circa l'80%
del magazzino e delle linee di produzione.
Eppure, nonostante che il semplice buonsenso abbia coinciso da subito
con la verità scientifica, l'Arpav, la Protezione civile (Nucleo
biologico chimico e radioattivo) e l'Usl escludevano rischi per la
popolazione, giungendo a negare la formazione di diossina. L'assessore
regionale all'ambiente, Giancarlo Conta, da parte sua rassicurava
affermando che "Le prime risultanze delle analisi sono al momento
abbastanza tranquillizzanti".
L'indomani, Renzo Zuin, primario di pneumologia a Padova, avvertiva che
"in realtà i composti chimici utilizzati in uno stabilimento
sono talmente tanti che la nube nera fuoriuscita dalla De Longhi
avrebbe potuto contenere qualunque cosa", pur ritenendo più
tossico il normale inquinamento per il traffico stradale.
Due giorni dopo, l'inquinamento politico prodotto dalla giunta
regionale raggiungeva livelli davvero allarmanti: il direttore generale
(su nomina politica) dell'Arpav, Andrea Drago, arrivava a negare
persino l'evidenza: "Basta con gli al lupo al lupo. È stato un
incendio esteso e rovinoso ma parlare di nube pericolosa o di allarme
diossina vuol dire lanciare messaggi allarmistici fuorvianti".
Ma la smentita, stavolta, giungeva il giorno stesso dalle prime analisi
che, nell'area intorno alla De Longhi, segnalavano quantità di
diossina sopra i limiti, fino a 2, 7 volte superiori rispetto ai limiti
consentiti. Altri dati, analoghi, venivano quindi resi noti da Paolo
Schiesaro, dell'avvocatura dello Stato, che in occasione di un vertice
in prefettura smentiva clamorosamente l'Arpav documentando una
"concentrazione tripla di diossina di quella prevista per un
inceneritore".
Tale scellerato ballo in maschera davanti a un simile disastro
ambientale, per chi vive e lavora nei territori del veneziano, non
appare certo cosa nuova. Appena una settimana prima, si era appreso che
in occasione dell'incidente avvenuto il 6 maggio dello scorso anno,
presso l'impianto Evc-Ineos di Marghera, non erano fuoriusciti soltanto
una decina di Kg. di CVM come ufficialmente comunicato, ma almeno… 6
tonnellate; senza che neppure venissero attivate le sirene d'allarme.
Tutto questo, grazie ad una complicità diffusa, comprendente in
primo luogo la dirigenza sindacale della Fulc, in quel periodo
impegnata a dimostrare ad ogni costo che gli impianti non erano
più a rischio.
Come è noto, il CVM è un micidiale agente cancerogeno,
così come sapevano i vertici aziendali della Montedison
già dalla fine degli anni '60, anche se solo nel 1974 furono
compiuti degli interventi di modifica sugli impianti, interventi,
peraltro inadatti e insufficienti a tutelare la salute dei lavoratori.
Per decenni infatti, le produzioni del Petrolchimico hanno rilasciato
sostanze inquinanti, tra le quali le diossine, nell'aria, nella terra e
nell'acqua, rovinando la salute degli operai e degli abitanti le zone
limitrofe, oltre che una contaminazione diffusa in tutti gli organismi
viventi.
Un'esperienza diretta, sovente tragica, di migliaia di persone e
lavoratori che, per apparati politici e padroni, non comporta purtroppo
alcun rischio.
RedVE