Umanità Nova, n.14 del 29 aprile 2007, anno 87

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Roma 14 aprile: antiproibizionisti on the road again

Il 15 marzo sono stati assolti in Iran, al termine di una lunga vicenda giudiziaria, sei miliziani islamici che avevano ucciso cinque persone ritenendole moralmente "corrotte". La motivazione è che gli imputati hanno ucciso convinti che le loro vittime fossero "mahduroddam", letteralmente persone il cui sangue non ha alcun valore, un termine della giurisprudenza islamica che sta ad indicare un individuo corrotto che può essere ucciso impunemente. Le vittime - tre uomini e due donne - erano state scelte perché ritenute appunto moralmente "corrotte", o per l'uso di stupefacenti o perché sospettate di relazioni sessuali "illegali", al di fuori del matrimonio. Quattro di loro erano state annegate in una buca piena d'acqua, mentre una donna era stata massacrata a colpi di pietra perché ritenuta adultera.
Dato che il traffico di droga, l'adulterio e l'apostasia in Iran sono reati per i quali é prevista la pena di morte, la Corte Suprema ha quindi giudicato i sei assassini semplicemente colpevoli di "eccessivo zelo".
In Italia non c'è la pena di morte. In compenso sulle droghe c'è la Legge Fini che per la detenzione di qualunque tipo di sostanza (per i fascisti, in barba a qualunque evidenza scientifica e all'esperienza di milioni di persone, non esistono differenze tra droghe leggere e droghe pesanti) prevede pene da sei a vent'anni, cioè pene molto più alte di quelle previste per reati come lo stupro, la rapina a mano armata, il tentato omicidio.
La Legge Fini è stata probabilmente il parto di una banda di cocainomani (tanto per non dimenticarselo mai: il coordinatore nazionale di Azione Giovani Nicola Calderoni, il ministro Micicchè e altri due sottosegretari del Governo Berlusconi ebbero denuncie per cocaina proprio mentre venivano preparate le nuove norme ultraproibizioniste) in preda ai propri deliri di onnipotenza, ma ad oltre un anno dalla caduta del Berluska e della sua gang continua ad essere spietatamente applicata ed i risultati si vedono. Grazie all'equiparazione tra droghe leggere e droghe pesanti, cocaina e anfetamine varie si stanno diffondendo a macchia d'olio, è tornata in auge persino l'eroina e tra i giovanissimi sta prendendo piede la pericolosissima abitudine di sballarsi sniffando colle e solventi, ma la prospettiva di una riforma della legge sugli stupefacenti è sempre più lontana, se non nelle balbettanti dichiarazioni del pusillanime socialdemocratico Ministro Della Confusione Mentale Paolo Ferrero.
D'altra parte, a modo suo la Legge Fini funziona. Da Reagan in poi l'obiettivo reale, dichiarato o meno, di ogni War On Drugs è stato colpire gli stili di vita non conformi ai modelli Dio/Patria/Famiglia-produci/consuma/crepa, fermare quelle maledette controculture che dagli anni sessanta corrompono la gioventù e che, più o meno a ragione, sono viste legate al consumo di sostanze illegali.
Se l'obiettivo sono le nostre vite, per difenderci non rimane che portarle in piazza le nostre vite. Le street parade antiproibizioniste che ormai da una decina d'anni percorrono le strade e le piazze delle città italiane non sono altro che un modo per portare in piazza le vite, magari con la musica a tutto volume dei camion, le danze, i giocolieri, gli equilibristi e i teatranti di strada.
Così questa primavera le strade italiane si apprestano ad essere percorse da molte street parade antiproibizioniste. La prima tappa è stata sabato scorso a Roma dove vi è stata la Street Parade Antipro organizzata dal Movimento Di Massa Antiproibizionista, che ha convocato la manifestazione su una piattaforma nettamente antigovernativa con un'impostazione che, di fatto, ha impedito l'adesione dei partiti.
Nonostante le assenze istituzionali e nonostante il boicottaggio totale dei media (anche di quelli un tempo "amici": sul manifesto di sabato non c'era una riga sulla street…), la street parade è stata un successo: sono stati decine di migliaia – 40mila secondo le stime ufficiali, probabilmente molti di più - i partecipanti che per ore hanno danzato e marciato nel centro della capitale al ritmo della techno e del reggae che uscivano dai 22 i camion e camioncini - di cui cinque Tir da 13 metri - che sfilavano nel corteo. Un variegato e variopinto popolo di persone (molti i giovanissimi, ma ce n'erano di tutte le età, con una presenza femminile molto più elevata che ai cortei tradizionali) decise a non fare schiacciare i propri desideri dalle logiche della Legge e del moralismo, che non hanno voglia di sentirsi "né malati, né criminali" che ballavano sorridenti nelle strade passandosi liberamente e gioiosamente le canne (un reato da sei a vent'anni…) e rivendicavano il diritto di scegliere cosa fare del proprio corpo e della propria mente. Arrivate magari sui treni occupati, dato che in ogni parte della Penisola non c'era stata la possibilità di fare accordi ragionevoli con le Ferrovie dello Stato.
I movimenti antiproibizionisti hanno vinto la loro prima sfida e l'assordante silenzio-stampa con cui è stata accolta la street parade (molti media di regime hanno preferito dare più spazio alla contromanifestazione organizzata da Azione giovani nel periferico largo Val d'Ala a Montesacro e a cui hanno partecipato si e no 100-150 sacchi di spazzatura fascista) non fa che confermare che la strada è quella giusta…
Come dice Brusco in una delle canzoni reggae italiane più intense degli ultimi anni: "voi siete sangue del mio sangue/ voi siete carne della mia carne/ i miei fratelli e le mie sorelle…". Erano sentimenti come questi che si respiravano sabato nelle strade di Roma, fanno sperare che la primavera dell'antiproibizionismo militante (il prossimo appuntamento è la Million Marijuana March il 5 maggio sempre a Roma, poi sarà la volta delle street di Pisa, Perugia, Parma etc) sarà calda e fruttuosa.
robertino

Carrara: inaugurato l'Archivio storico del Germinal

Gli archivi crescono.
Si è inaugurato, domenica 22 aprile, l'Archivio storico del Gruppo Germinal di Carrara. E questo grazie al forte impegno che gli anarchici carraresi hanno dedicato a questa realizzazione.
Finalmente, infatti, il ricco fondo archivistico costituitosi negli anni, derivante dalle numerose donazioni degli anarchici del luogo, e dalla raccolta dei documenti attestanti l'attività dei gruppi anarchici del paese del marmo, ha trovato un'idonea collocazione in alcuni storici locali dei Gruppi Anarchici Riuniti, felicemente ristrutturati grazie all'impegno militante e volontario dei compagni e delle compagne del luogo. A rendere finalmente compiuto questo progetto, che vede già buona parte del materiale schedato e ordinato, oltre alla tenace dedizione dei molti compagni che vi hanno contribuito, anche la realizzazione di una convenzione con una amministrazione comunale fattasi finalmente consapevole dell'importanza dell'iniziativa e, di conseguenza, coinvolta nella conservazione di una parte così centrale della memoria storica cittadina. Importante il contributo economico delle Cooperative di cavatori di Gioia, Lorano e Canalgrande.
Nel pomeriggio, come annunciato, si è tenuta la presentazione ufficiale promossa dall'Associazione Archivio Germinal. Davanti al folto pubblico intervenuto, hanno parlato Franco Bertolucci della Biblioteca Serantini di Pisa e direttore scientifico della neonata associazione, lo storico Giorgio Sacchetti di Arezzo e Massimo Ortalli dell'Archivio Storico della Fai con sede a Imola. Gli oratori, partendo da prospettive diverse, hanno tutti messo in risalto, oltre all'importanza della creazione dell'archivio in sé, la specificità di questo archivio, che nasce in una città nella quale l'anarchismo e il movimento libertario hanno sempre avuto un'influenza del tutto particolare. Evidenziando, quindi, la peculiarità del ruolo che questo nuovo strumento di conoscenza ed attività verrà ad avere nei consolidati rapporti fra la città e il nostro movimento.
Al termine degli interventi una "visita guidata" all'Archivio e la proiezione di un video che mostrava l'impegno e la bravura di quanti hanno contribuito alla ristrutturazione materiale dei locali. Dopo un buffet della cui qualità non c'è neanche bisogno di dire, la giornata si è conclusa con una applauditissima rappresentazione teatrale che ha proposto, a pochi giorni dal 25 aprile, la rivisitazione di alcuni episodi legati alla resistenza antifascista delle donne di Carrara.
L'Archivio storico del Germinal si trova in piazza Matteotti 31.
L'incaricato

Vicenza: occupata la basilica

Mercoledì 18 aprile verso le ore 20,30 un gruppo di cittadini di Vicenza ha occupato simbolicamente la Basilica Palladiana, in Piazza dei Signori, per ribadire il proprio NO al progetto della base al Dal Molin. Sulla loggia della Basilica sono state esposte le bandiere del NO e la bandiera della pace. La Basilica Palladiana, già Palazzo della Ragione prima dell'intervento di Palladio, è uno dei più famosi simboli di Vicenza, una città che preferisce essere ricordata per le sue bellezze artistiche piuttosto che per essere la sede di numerosi insediamenti militari. Una ventina erano i festosi occupanti della Basilica e centinaia le persone che si sono radunate la stessa sera e il giorno dopo in Piazza dei Signori per dimostrare il proprio appoggio a questa iniziativa. Nella nottata in piazza si sono succedute esibizioni di teatro, giocoleria e musica dal vivo. In molti hanno bivaccato sulle scale che portano alla Basilica e durante la notte sono state lasciate bandiere NO Dal Molin in punti artisticamente strategici del centro città. Il giorno dopo i militari della caserma Ederle hanno pensato bene di svolgere le proprie esercitazioni mattutine proprio in Piazza dei Signori, impedendo, peraltro, ai venditori ambulanti del mercato del giovedì di allestire le proprie bancarelle, finché non sono state rivolte loro grida di "Go Home" dalla Basilica. A quel punto i militari hanno ritenuto opportuno defilarsi. Durante la mattinata sono stati distribuiti opuscoli informativi a tutte le persone presenti al mercato. Si pensava che al momento della chiusura delle bancarelle, verso la pausa pranzo, la situazione si facesse critica. Invece l'occupazione è durata fino alle 18,50, quando gli occupanti sono usciti coperti dall'enorme vessillo con i colori dell'arcobaleno e accompagnati da quanti, bambini, giovani, adulti, erano già presenti in piazza per manifestare di fronte al consiglio comunale, che ha luogo in Palazzo Trissino, l'edificio antistante la Basilica, proprio di giovedì. Per comprendere il profondo significato simbolico di questa azione basti pensare che le persone arrivate in piazza guardavano tutte in direzione della Basilica, considerata la "sede dell'altro comune", ignorando Palazzo Trissino, dove proprio in quel momento aveva luogo la seduta del consiglio comunale.
Nel frattempo continuano le iniziative al Presidio permanente di Ponte Marchese, sotto minaccia di sgombero. Sabato 21 è stata inaugurata una mostra fotografica che documenta i bombardamenti a Vicenza ad opera degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Domenica 22 aprile, su iniziativa del collettivo libertario, è stato messo in scena "La guerra spiegata i poveri" a cura dell'associazione Fuoriposto di Mestre, da un testo di Ennio Flaiano di sconcertante attualità, specialmente se si pensa che fu scritto nel 1946, quindi nell'immediato dopoguerra, ma allude già in modo grottesco alla guerra "semiperpetua" e alla ricerca di giustificazioni ideologiche del militarismo quali "combattiamo per la libertà dei nostri nemici".
Ulli

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