Il 15 marzo sono stati assolti in Iran, al termine di una lunga
vicenda giudiziaria, sei miliziani islamici che avevano ucciso cinque
persone ritenendole moralmente "corrotte". La motivazione è che
gli imputati hanno ucciso convinti che le loro vittime fossero
"mahduroddam", letteralmente persone il cui sangue non ha alcun valore,
un termine della giurisprudenza islamica che sta ad indicare un
individuo corrotto che può essere ucciso impunemente. Le vittime
- tre uomini e due donne - erano state scelte perché ritenute
appunto moralmente "corrotte", o per l'uso di stupefacenti o
perché sospettate di relazioni sessuali "illegali", al di fuori
del matrimonio. Quattro di loro erano state annegate in una buca piena
d'acqua, mentre una donna era stata massacrata a colpi di pietra
perché ritenuta adultera.
Dato che il traffico di droga, l'adulterio e l'apostasia in Iran sono
reati per i quali é prevista la pena di morte, la Corte Suprema
ha quindi giudicato i sei assassini semplicemente colpevoli di
"eccessivo zelo".
In Italia non c'è la pena di morte. In compenso sulle droghe
c'è la Legge Fini che per la detenzione di qualunque tipo di
sostanza (per i fascisti, in barba a qualunque evidenza scientifica e
all'esperienza di milioni di persone, non esistono differenze tra
droghe leggere e droghe pesanti) prevede pene da sei a vent'anni,
cioè pene molto più alte di quelle previste per reati
come lo stupro, la rapina a mano armata, il tentato omicidio.
La Legge Fini è stata probabilmente il parto di una banda di
cocainomani (tanto per non dimenticarselo mai: il coordinatore
nazionale di Azione Giovani Nicola Calderoni, il ministro
Micicchè e altri due sottosegretari del Governo Berlusconi
ebbero denuncie per cocaina proprio mentre venivano preparate le nuove
norme ultraproibizioniste) in preda ai propri deliri di onnipotenza, ma
ad oltre un anno dalla caduta del Berluska e della sua gang continua ad
essere spietatamente applicata ed i risultati si vedono. Grazie
all'equiparazione tra droghe leggere e droghe pesanti, cocaina e
anfetamine varie si stanno diffondendo a macchia d'olio, è
tornata in auge persino l'eroina e tra i giovanissimi sta prendendo
piede la pericolosissima abitudine di sballarsi sniffando colle e
solventi, ma la prospettiva di una riforma della legge sugli
stupefacenti è sempre più lontana, se non nelle
balbettanti dichiarazioni del pusillanime socialdemocratico Ministro
Della Confusione Mentale Paolo Ferrero.
D'altra parte, a modo suo la Legge Fini funziona. Da Reagan in poi
l'obiettivo reale, dichiarato o meno, di ogni War On Drugs è
stato colpire gli stili di vita non conformi ai modelli
Dio/Patria/Famiglia-produci/consuma/crepa, fermare quelle maledette
controculture che dagli anni sessanta corrompono la gioventù e
che, più o meno a ragione, sono viste legate al consumo di
sostanze illegali.
Se l'obiettivo sono le nostre vite, per difenderci non rimane che
portarle in piazza le nostre vite. Le street parade antiproibizioniste
che ormai da una decina d'anni percorrono le strade e le piazze delle
città italiane non sono altro che un modo per portare in piazza
le vite, magari con la musica a tutto volume dei camion, le danze, i
giocolieri, gli equilibristi e i teatranti di strada.
Così questa primavera le strade italiane si apprestano ad essere
percorse da molte street parade antiproibizioniste. La prima tappa
è stata sabato scorso a Roma dove vi è stata la Street
Parade Antipro organizzata dal Movimento Di Massa Antiproibizionista,
che ha convocato la manifestazione su una piattaforma nettamente
antigovernativa con un'impostazione che, di fatto, ha impedito
l'adesione dei partiti.
Nonostante le assenze istituzionali e nonostante il boicottaggio totale
dei media (anche di quelli un tempo "amici": sul manifesto di sabato
non c'era una riga sulla street…), la street parade è
stata un successo: sono stati decine di migliaia – 40mila secondo
le stime ufficiali, probabilmente molti di più - i partecipanti
che per ore hanno danzato e marciato nel centro della capitale al ritmo
della techno e del reggae che uscivano dai 22 i camion e camioncini -
di cui cinque Tir da 13 metri - che sfilavano nel corteo. Un variegato
e variopinto popolo di persone (molti i giovanissimi, ma ce n'erano di
tutte le età, con una presenza femminile molto più
elevata che ai cortei tradizionali) decise a non fare schiacciare i
propri desideri dalle logiche della Legge e del moralismo, che non
hanno voglia di sentirsi "né malati, né criminali" che
ballavano sorridenti nelle strade passandosi liberamente e gioiosamente
le canne (un reato da sei a vent'anni…) e rivendicavano il
diritto di scegliere cosa fare del proprio corpo e della propria mente.
Arrivate magari sui treni occupati, dato che in ogni parte della
Penisola non c'era stata la possibilità di fare accordi
ragionevoli con le Ferrovie dello Stato.
I movimenti antiproibizionisti hanno vinto la loro prima sfida e
l'assordante silenzio-stampa con cui è stata accolta la street
parade (molti media di regime hanno preferito dare più spazio
alla contromanifestazione organizzata da Azione giovani nel periferico
largo Val d'Ala a Montesacro e a cui hanno partecipato si e no 100-150
sacchi di spazzatura fascista) non fa che confermare che la strada
è quella giusta…
Come dice Brusco in una delle canzoni reggae italiane più
intense degli ultimi anni: "voi siete sangue del mio sangue/ voi siete
carne della mia carne/ i miei fratelli e le mie sorelle…". Erano
sentimenti come questi che si respiravano sabato nelle strade di Roma,
fanno sperare che la primavera dell'antiproibizionismo militante (il
prossimo appuntamento è la Million Marijuana March il 5 maggio
sempre a Roma, poi sarà la volta delle street di Pisa, Perugia,
Parma etc) sarà calda e fruttuosa.
robertino
Gli archivi crescono.
Si è inaugurato, domenica 22 aprile, l'Archivio storico del
Gruppo Germinal di Carrara. E questo grazie al forte impegno che gli
anarchici carraresi hanno dedicato a questa realizzazione.
Finalmente, infatti, il ricco fondo archivistico costituitosi negli
anni, derivante dalle numerose donazioni degli anarchici del luogo, e
dalla raccolta dei documenti attestanti l'attività dei gruppi
anarchici del paese del marmo, ha trovato un'idonea collocazione in
alcuni storici locali dei Gruppi Anarchici Riuniti, felicemente
ristrutturati grazie all'impegno militante e volontario dei compagni e
delle compagne del luogo. A rendere finalmente compiuto questo
progetto, che vede già buona parte del materiale schedato e
ordinato, oltre alla tenace dedizione dei molti compagni che vi hanno
contribuito, anche la realizzazione di una convenzione con una
amministrazione comunale fattasi finalmente consapevole dell'importanza
dell'iniziativa e, di conseguenza, coinvolta nella conservazione di una
parte così centrale della memoria storica cittadina. Importante
il contributo economico delle Cooperative di cavatori di Gioia, Lorano
e Canalgrande.
Nel pomeriggio, come annunciato, si è tenuta la presentazione
ufficiale promossa dall'Associazione Archivio Germinal. Davanti al
folto pubblico intervenuto, hanno parlato Franco Bertolucci della
Biblioteca Serantini di Pisa e direttore scientifico della neonata
associazione, lo storico Giorgio Sacchetti di Arezzo e Massimo Ortalli
dell'Archivio Storico della Fai con sede a Imola. Gli oratori, partendo
da prospettive diverse, hanno tutti messo in risalto, oltre
all'importanza della creazione dell'archivio in sé, la
specificità di questo archivio, che nasce in una città
nella quale l'anarchismo e il movimento libertario hanno sempre avuto
un'influenza del tutto particolare. Evidenziando, quindi, la
peculiarità del ruolo che questo nuovo strumento di conoscenza
ed attività verrà ad avere nei consolidati rapporti fra
la città e il nostro movimento.
Al termine degli interventi una "visita guidata" all'Archivio e la
proiezione di un video che mostrava l'impegno e la bravura di quanti
hanno contribuito alla ristrutturazione materiale dei locali. Dopo un
buffet della cui qualità non c'è neanche bisogno di dire,
la giornata si è conclusa con una applauditissima
rappresentazione teatrale che ha proposto, a pochi giorni dal 25
aprile, la rivisitazione di alcuni episodi legati alla resistenza
antifascista delle donne di Carrara.
L'Archivio storico del Germinal si trova in piazza Matteotti 31.
L'incaricato
Mercoledì 18 aprile verso le ore 20,30 un gruppo di cittadini
di Vicenza ha occupato simbolicamente la Basilica Palladiana, in Piazza
dei Signori, per ribadire il proprio NO al progetto della base al Dal
Molin. Sulla loggia della Basilica sono state esposte le bandiere del
NO e la bandiera della pace. La Basilica Palladiana, già Palazzo
della Ragione prima dell'intervento di Palladio, è uno dei
più famosi simboli di Vicenza, una città che preferisce
essere ricordata per le sue bellezze artistiche piuttosto che per
essere la sede di numerosi insediamenti militari. Una ventina erano i
festosi occupanti della Basilica e centinaia le persone che si sono
radunate la stessa sera e il giorno dopo in Piazza dei Signori per
dimostrare il proprio appoggio a questa iniziativa. Nella nottata in
piazza si sono succedute esibizioni di teatro, giocoleria e musica dal
vivo. In molti hanno bivaccato sulle scale che portano alla Basilica e
durante la notte sono state lasciate bandiere NO Dal Molin in punti
artisticamente strategici del centro città. Il giorno dopo i
militari della caserma Ederle hanno pensato bene di svolgere le proprie
esercitazioni mattutine proprio in Piazza dei Signori, impedendo,
peraltro, ai venditori ambulanti del mercato del giovedì di
allestire le proprie bancarelle, finché non sono state rivolte
loro grida di "Go Home" dalla Basilica. A quel punto i militari hanno
ritenuto opportuno defilarsi. Durante la mattinata sono stati
distribuiti opuscoli informativi a tutte le persone presenti al
mercato. Si pensava che al momento della chiusura delle bancarelle,
verso la pausa pranzo, la situazione si facesse critica. Invece
l'occupazione è durata fino alle 18,50, quando gli occupanti
sono usciti coperti dall'enorme vessillo con i colori dell'arcobaleno e
accompagnati da quanti, bambini, giovani, adulti, erano già
presenti in piazza per manifestare di fronte al consiglio comunale, che
ha luogo in Palazzo Trissino, l'edificio antistante la Basilica,
proprio di giovedì. Per comprendere il profondo significato
simbolico di questa azione basti pensare che le persone arrivate in
piazza guardavano tutte in direzione della Basilica, considerata la
"sede dell'altro comune", ignorando Palazzo Trissino, dove proprio in
quel momento aveva luogo la seduta del consiglio comunale.
Nel frattempo continuano le iniziative al Presidio permanente di Ponte
Marchese, sotto minaccia di sgombero. Sabato 21 è stata
inaugurata una mostra fotografica che documenta i bombardamenti a
Vicenza ad opera degli Alleati durante la seconda guerra mondiale.
Domenica 22 aprile, su iniziativa del collettivo libertario, è
stato messo in scena "La guerra spiegata i poveri" a cura
dell'associazione Fuoriposto di Mestre, da un testo di Ennio Flaiano di
sconcertante attualità, specialmente se si pensa che fu scritto
nel 1946, quindi nell'immediato dopoguerra, ma allude già in
modo grottesco alla guerra "semiperpetua" e alla ricerca di
giustificazioni ideologiche del militarismo quali "combattiamo per la
libertà dei nostri nemici".
Ulli