Umanità Nova, n.15 del 6 maggio 2007, anno 87

La chiesa all'assalto della libertà individuale
Terrorismo in tonaca



Non si può certo dire che la Chiesa cattolica non ce la stia mettendo tutta. E che non stia cercando di forzare la mano alla classe politica italiana con un impegno che sarebbe meglio impiegare in una campagna capace di fare un po' di sacrosanta pulizia dove ce ne è più bisogno, vale a dire al proprio interno. Fortuna, verrebbe da dire, che nonostante tutto siamo in Europa, e che l'influenza dei preti romani, al di là delle Alpi, è vissuta con meno soggezione e più distacco che non da noi. Dove non c'è politico (escluso forse l'ex anarchico Boselli, al quale qualcosa deve pur essere rimasto addosso!), che non si sforzi di mostrare una devozione filiale e rispettosa non solo per le assillanti dichiarazioni papali, ma anche per l'ultima berciata dell'ultimo parroco di campagna.
E si intende che non stiamo parlando solo della lobby cattolica che si è spalmata trasversalmente in tutti (ma proprio tutti) i partiti, ma anche degli inverecondi eredi di quella tradizione laica e anticlericale che in passato riuscì ad ottenere qualche risultato nell'arginare la bigotta e spregiudicata invadenza d'Oltretevere. Fortuna che siamo in Europa, dicevo, e anche se come anarchico non posso né voglio, certo, legittimare una istituzione sovrastatale quale è il Parlamento europeo, tuttavia non nascondo un po' di soddisfazione nel vedere come a Strasburgo ogni tanto compaia qualcuno intenzionato a non cedere di fronte alla prepotente ingerenza del Vaticano.
Messa dietro le spalle, ormai, la famosa questione delle "radici cristiane", volutamente ignorate nella stesura della Costituzione europea, di recente è passata a larga maggioranza una risoluzione nella quale si stigmatizzano "i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali". E solo l'affannata mediazione della componente Popolare e dello stesso presidente dell'assemblea hanno impedito che in tale risoluzione comparisse, come richiesto da tre parlamentari italiani, il nome del presidente della Cei, cardinale Bagnasco, quale uno, se non il principale, di tali "dirigenti religiosi". Naturalmente non sono mancate le geremiadi delle gerarchie ecclesiastiche per questa risoluzione, né i te deum per lo scampato pericolo dell'indicazione, con nome e cognome, del buon Bagnasco.
È curiosa, effettivamente, la reazione del clero. Esattamente identica a quella di chi tira il sasso e nasconde la mano. Sono costantemente lì a lamentare presunte discriminazioni ma ormai non passa giorno, in una deriva parossistica e imbarazzante, che non escano dichiarazioni ecclesiastiche dure, offensive e volgari sui temi della famiglia, della sessualità, della libertà di pensiero e religiosa. È una campagna in piena regola, della quale tutti i preti devono essere, evidentemente, complici oltre che convinti, altrimenti non si spiegherebbe il sostanziale silenzio di quelli, fra loro, che in passato non mancavano, anche se saltuariamente, di far sentire un cauto e rispettoso dissenso riguardo alle posizioni più retrive e reazionarie dei vertici.
Oggi è chiaro che non è più così, e l'appiattimento sulle posizioni papali è sempre più evidente. Come è evidente la voglia di farla pagare a quegli italiani che a suo tempo votarono per il divorzio e per l'aborto, e che oggi vanno sempre meno in chiesa a far benedire la propria unione e hanno vedute un po' più larghe di quelle in uso nello stato pontificio. E quindi non c'è mattino che non si alzi un qualche prelato, più o meno paludato, determinato a passare la giornata offendendo, minacciando, ricattando a destra e a manca chiunque non si presti a fare propri i principi morali – anche se tanto morali non sembrano poi essere – della Chiesa. Con una violenza verbale sempre più accentuata, in un crescendo di acredine tanto grottesca quanto vergognosa.
E ce ne è per tutti. Per chi compie scelte sessuali diverse, per chi non si bagna le mani nelle acquasantiere, per chi decide di separarsi dal coniuge, per chi rifiuta di frequentare l'ora di religione, per chi ha deciso di interrompere una gravidanza, per chi insegue una gravidanza difficile, per chi ritiene che le proprie convinzioni morali non debbano essere condizionate da quelle del prete. Tanto per non fare esempi, è di pochi giorni la dichiarazione del teologo Angelo Amato, già sottopancia di Ratzinger alla Congregazione del Sant'Uffizio, che ha definito forme di "terrorismo dal volto umano" l'aborto, l'eutanasia, la pillola Ru 486, i laboratori dove si manipolano gli embrioni e i parlamenti che "approvano leggi contrarie all'essere umano". Se fossimo credenti, non potremmo non vergognarci di essere rappresentati da autorità del genere.
E invece no. E invece sempre più, anche fra i cattolici che una volta si definivano aperti al mondo o "di sinistra", il dettato pontificio, quanto più è duro e ultimativo, tanto più fa presa, riflettendosi nel comportamento passivo e accondiscendente di quasi tutto il ceto politico. Non a caso, dopo la risoluzione del Parlamento europeo, il cardinale Ruini ha potuto affermare, senza tema di smentite, che "in Italia possiamo essere ottimisti perché buona parte delle forze politiche e dell'opinione pubblica sono consapevoli dei valori degli italiani [evidentemente per il nostro i valori della chiesa coincidono necessariamente con quelli degli italiani in toto. NdA]. Qui, nonostante qualche pallottola di carta, andiamo abbastanza bene". E tanto perché sia chiaro che sta parlando a nuora perché suocera intenda, ecco spuntare, provvidenziale, una lettera inviata a Bagnasco con l'immancabile proiettile. Non si può escludere, certamente, il gesto del solito demenziale feticista delle armi, ma la puntualità di consegna dimostrata in questo caso dalle farraginose poste italiane non può non destare qualcosa di più che un sospetto. Tanto più è invadente e prepotente, infatti, tanto più diventa comodo, per la Chiesa, tornare a indossare l'aureola del martirio. E far così passare in secondo piano le drammatiche conseguenze che i suoi ordini ultimativi, fatti propri dai nostri legislatori, possono avere per milioni di cittadini.
Bravi, bravi davvero, questi parroci e curati!

MoM

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