Umanità Nova, n.15 del 6 maggio 2007, anno 87

Cervignano, Ragusa, Carrara, Milano, Jesi, Torino, Vicenza. Primo Maggio di lotta



Cervignano

Per il secondo anno consecutivo, a Cervignano del Friuli, il 1° maggio scendono in piazza i comitati, le associazioni e gruppi informali di cittadini ambientalisti ed ecologisti della regione per contestare le devastanti politiche ambientali della giunta regionale di centro-sinistra presieduta dal governatore Illy.
Un migliaio le persone, "armate" di bandiere "NoTAV", che hanno partecipato al corteo dietro gli striscioni dei numerosi comitati, nati su tutto il territorio friulano per fermare gli eco-mostri che si stanno attuando in regione, contro ogni principio di democrazia, con la complicità degli amministratori locali e delle diverse lobby industriali e finanziarie.
Progetti scellerati come la TAV o l'apertura di un nuovo cementificio nella Bassa Friulana; come le casse di espansione sul fiume Tagliamento o la realizzazione in Carnia di una nuova autostrada e di due nuovi elettrodotti, solo per citarne alcuni. Progetti sostenuti dal Re del caffè Illy che vuole trasformare la regione in un corridoio di transito, con una lenta ed intollerabile distruzione ambientale e sociale.
Molto buona anche la presenza degli anarchici provenienti da tutta la regione e anche dal vicino Veneto che si sono distribuiti nei diversi comitati di riferimento.
Al termine del corteo, dopo il comizio ufficiale, al quale è intervenuto un rappresentante del comitato No Tav della Bassa Friulana, si è svolto una assemblea pubblica molto partecipata dove hanno preso la parola tutti i rappresentanti delle associazioni ecologiste.
L'assemblea si è conclusa con un invito a rivedersi a Trieste l'11 e il 12 maggio per manifestare contro il summit internazionale sullo sviluppo sostenibile organizzato dalla Regione FVG con il sostegno dell'Unesco, dell'Università e di alcuni centri di ricerca.
L'incaricato

Ragusa

È ormai tradizione ventennale che a Ragusa gli anarchici organizzino una manifestazione il Primo Maggio. Nella centralissima Piazza Pola sono stati montati gazebo e banchetti per libri, con esposizione di pannelli di controinformazione sulla politica locale (scempi urbani, stipendi della giunta comunale, pensioni d'oro degli ex deputati della provincia) e sulle posizioni anarchiche riferite ai principali temi d'attualità.
Inoltre, a cura dei compagni di Catania, è stata esposta una interessante mostra di manifesti della rivoluzione spagnola.
Il programma delle iniziative della giornata si è snodato a partire dalle 16,30, con un dibattito sulle condizioni di lavoro, introdotto da Natale della Federazione Anarchica Siciliana, al quale sono stati invitati ad intervenire il compagno Mililli, del Partito Comunista dei Lavoratori e il compagno La Terra della CUB. Una discussione importante e coinvolgente che ha sviscerato la questione del precariato, degli infortuni e della nocività, ponendo il problema dei un maggiore coordinamento tra le forze politiche e sindacali alternative per far crescere una possibilità di rilancio del conflitto sociale, oggi messa in discussione dalla disgregazione di classe esistente.
Dopo un bellissimo spettacolo di artisti di strada, svolto dai compagni dell'Associazione Tubajana, è venuto il momento dell'atteso comizio di Pippo Gurrieri, per il quale ogni anno accorrono persone dalla città e dai comuni limitrofi.
È stato un intervento di oltre un'ora nel corso del quale sono stati scanditi i principali temi di attualità, dalla guerra alle elezioni, dalla chiesa alle devastazioni ambientali, con forti accenni alla politica locale, alle ruberie, le tasse, le truffe e gli sprechi che pesano sui cittadini. È stato ricordato il compagno Franco Leggio, morto in dicembre, nel primo Primo Maggio senza la sua presenza, ed ai numerosi giovani presenti sono state rivolte particolari argomentazioni volte a sensibilizzarli verso un impegno in prima persona perché possano decidere del loro futuro. Il comizio è stato interrotto costantemente da applausi ed ha riscosso un vivo successo.
È seguito il video sulla rivoluzione spagnola, nel corso del quale sono stati visti ancora molti manifesti della CNT-FAI, e quindi sono i cominciati i concerti, con i gruppi locali Plain-D e Diosfera corporation. Molto attesi da tantissimi ragazzi, fino alla mezzanotte hanno animato il cuore della vecchia città coinvolgendo i presenti in un clima di generale entusiasmo.
Così anche questo Primo Maggio se ne è andato; un momento riuscito di propaganda delle idee anarchiche che premia lo sforzo delle compagne e dei compagni che con generosità e abnegazione, da Ragusa e da fuori, sono accorsi a dare un mano per la sua riuscita. Un'ulteriore occasione di conferma del radicamento dell'anarchismo in quest'area del territorio siciliano.
L'incaricato

Carrara

Sono le otto e mezzo quando Carrara inizia a risuonare dei nostri canti in una limpidissima mattina con il palco addobbato dalle bandiere rosse e nere che si stagliano davanti alla facciata in marmo bianco del Teatro Animosi.
Mentre i compagni iniziano ad arrivare si fanno gli ultimi controlli all'impianto e si allestisce il banchetto dei libri.
Alle dieci la piazza è ormai piena e iniziano gli interventi dal palco.
È Natalia Caprili a introdurre la manifestazione a nome dei gruppi locali, ricordando le ragioni della giornata del Primo Maggio e la decisione, quest'anno, di dedicare in particolare modo a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti e con loro ai milioni di lavoratori costretti ancora oggi a lasciare i propri paesi sperando di guadagnarsi un futuro migliore per trovare poi solo razzismo, violenza e miseria, la festa dei lavoratori carrarina.
È stata poi la volta di Giovanni Pedrazzi dei cobas del marmo che si sofferma sulla continua e imperante precarizzazione del mondo del lavoro e sullo scippo dei diritti consolidati dei lavoratori da parte dei sindacati confederali, in accordo coi governi, ultimo il furto legalizzato della liquidazione.
Prende dunque la parola il compagno Urbano a nome del comitato lavoratori cileni in esilio presenti anche con un loro striscione, con in intervento incentrato sulla solidarietà verso la lotta del popolo Mapuche in Cile.
A seguire, il coinvolgente intervento del giovane Federico Denitto, che dopo aver dato il benvenuto a tutti i compagni anarchici e non, è passato senza indugio a fornire una fotografia concisa e completa del panorama politico da un punto di vista libertario, sottolineando come sia illusorio per l'elettorato di sinistra continuare a dare fiducia tramite il voto ai vari schieramenti parlamentari di qualunque colore siano, e concentrando l'attenzione sul ruolo guerrafondaio interpretato dal governo nei riguardi dei paesi attualmente afflitti dall'orrore delle guerre di sterminio imperialiste, con l'ulteriore aumento delle spese militari, in perfetta continuità con i governi di destra o di sinistra che lo hanno preceduto. È passato poi a evidenziare come anche in tema di immigrazione, al di là delle enunciazioni di principio, la politica concreta del governo mantenga le stesse linee guida di chi lo ha preceduto. La differenza è nella maggior presa in giro del proprio stesso elettorato, come macroscopicamente dimostrato dalla vicenda TAV, ove le dichiarazioni concilianti servono a coprire la determinazione del governo di sinistra a portare a termine un'opera spacciata quale pubblicamente utile, mentre è solo l'ennesimo esproprio per usi privati del denaro pubblico, oltretutto proseguendo l'opera di devastazione del territorio naturale del nostro paese, in Val Susa come altrove.
Un intervento carico e spigliato interrotto più volte dagli applausi della piazza che gli è anche valso subito il soprannome "Mitraglia" per il ritmo incalzante degno dei più abili rapper.
Ha concluso gli interventi dal palco il più giovane degli oratori, il piccolo Luca con un brevissimo ma esplicito invito alla nostra classe dirigente ad andarsene a...
Finiti gli interventi il corteo, di circa mille persone, si muove quindi attraverso le strade del centro ingrossandosi man mano con gli ultimi ritardatari per portare le tradizionali corone di garofani rossi ai vari monumenti e lapidi che ricordano momenti e figure importanti nella lotta per l'emancipazione umana, con una variante di percorso rispetto agli anni precedenti per deporne una al cippo in memoria di Sacco e Vanzetti inaugurato lo scorso agosto.
Ringraziamo tutti i partecipanti e tutti coloro che hanno contribuito allo svolgersi della giornata.
Gli incaricati

Milano

Primo Maggio dal duplice volto a Milano: da una parte la manifestazione istituzionale che si svolge nella mattinata sul percorso tradizionale tra Porta Venezia ed il Duomo e che è sempre meno partecipata, sempre più formale, sostenuta in prevalenza dai quadri politici e sindacali.
Dall'altra la manifestazione/parata quasi rave del Mayday pomeridiano, promossa dalla CUB e da vari organismi del lavoro precario e dell'antagonismo, alla quale hanno partecipato migliaia e migliaia di giovani: un corteo festoso contrassegnato da numerosi TIR carichi di casse acustiche (e di casse di birra) che ha percorso una buona parte della città per concludersi a notte inoltrata di fronte al Castello, alternando interventi orali a musica.
Ancora una volta la Mayday si configura con un tentativo di dare corpo ad un settore sociale, come quello contraddistinto da precarietà e flessibilità oltre che da scarso se non nullo utilizzo delle professionalità acquisite, ricorrendo a strumenti di comunicazione e di espressione ritenuti idonei per favorire il coinvolgimento del mondo giovanile, ormai estraneo ai riti del sindacalismo istituzionale.
Come Federazione Anarchica Milanese siamo stati presenti alla Mayday con due gazebo/punti di diffusione della nostra stampa e di presa di contatti (oltre che di ristoro), dopo che nella sede di viale Monza abbiamo organizzato l'ormai tradizionale pranzo di Primo Maggio che, anno dopo anno, continua a rappresentare un valido e simpatico momento conviviale di ritrovo del numeroso e variegato movimento milanese.
max

Jesi

Come da programma c'è stato il comizio anarchico nei giardini "Sacco e Vanzetti", adiacenti alla sede del Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri", con la partecipazione di circa una cinquantina di persone, fra cui il sindaco di centro-sinistra, l'assessore alla cultura e alcuni immigrati senegalesi. Quasi tutti i presenti poi fra pranzo e cena hanno passato la giornata in sede. La sera c'è stato l'applaudito concerto al teatro Studio Morioni dei Liberi Cantori della marca e dei Linea Maginot. Buona la presenza di pubblico e la distribuzione di materiale di propaganda fra cui il foglio di controinformazione locale Controcorrente.
L'incaricato.

Torino

A Torino il Primo Maggio è ancora festa popolare, rappresentazione collettiva di un sentire che ha nelle idee di libertà, emancipazione degli oppressi, eguaglianza ed internazionalismo dei riferimenti ideali difficili da scalfire. Negli ultimi anni la piazza torinese è divenuta sempre più contenitore eterogeneo per anime diverse, anime in conflitto tra di loro in maniera secca. Quest'anno Torino è stata scelta per l'appuntamento nazionale di CGIL, CISL e UIL. Sul palco di Piazza S. Carlo sono intervenuti i tre segretari confederali e il sindaco Chiamparino. Erano presenti Bertinotti, Turco, Fassino. In piazza S. Carlo, radunatisi sin dalle 9, c'erano anche i No Tav, che hanno scelto di non fare il corteo per trovarsi sotto il palco e dire la propria ai devastatori e saccheggiatori che sarebbero intervenuti. Bordate di fischi hanno accompagnato gli interventi del sindaco Chiamparino e dei tre bonzi sindacali.
Anche gli squatter torinesi si sono ritrovati sotto il palco ed hanno aperto uno striscione con la scritta "devastatore è lo stato": immediata la reazione della Digos, guidata dal vicequestore Spartaco Mortola, oggi a Torino, nel 2001 in servizio a Genova, dove, in occasione del G8 ebbe modo di distinguersi. Oltre alla Digos interviene l'antisommossa della PS e la GdF che strattonano e calciano violentemente gli squatter sottraendo loro lo striscione. Successivamente il servizio d'ordine sindacale chiede ed ottiene dalla polizia che il gruppo venga allontanato da sotto il palco e poi circondato dai mazzieri del sindacato e da birri in tenuta d'assalto.
In piazza Vittorio è l'appuntamento tradizionale per chi partecipa al corteo. La FAI torinese, che anche quest'anno ha promosso uno spezzone rosso e nero, è presente con la distribuzione dei libri (un altro banchetto è sin dalle prime ore in piazza S. Carlo) e con il proprio camioncino addobbato con bandiere anarchiche e No Tav. Sul fianco del camion uno striscione con la scritta "Pace agli oppressi, guerra agli oppressori". In apertura lo striscione "contro lo stato e il capitale azione diretta". Vani i tentativi del servizio d'ordine sindacale di far spostare in coda il camion rosso e nero, che si inserisce nel corteo e sfila diffondendo le nostre canzoni intervallandole con brevi interventi dal microfono. In questi come nel volantino distribuito in piazza si ricorda che questo è un primo maggio di guerra, con l'Italia in prima fila con truppe e armamenti in Afganistan. Si argomenta come le politiche di questo governo ricalchino quelle del precedente nei confronti dei migranti, del militarismo, del lavoro. Si parla del sindacato di stato e del suo essere garante delle scelte governative, che in questi anni hanno eroso libertà e diritti. Lo stesso sindacato di stato che si è schierato per le grandi opere, la truffa miliardaria e legale del dopo tangentopoli. I comizi volanti sono accolti generalmente bene da gente che sente forte la difficoltà di portare una bandiera della pace di fronte ad un governo che taglia i servizi ed aumenta la spesa militare. O anche gente che vive sulla propria pelle la precarietà del lavoro, i trasporti fatiscenti, la malasanità. Significativo un gruppo di No Tav della Val Sangone con bandiera della CGIL, scontrarsi verbalmente con altri cigiellini proprio sul senso dello sviluppo, sulla necessità di scelte condivise. Il cosiddetto popolo della sinistra è lacerato in maniera sempre più visibile e netta dalle scelte di questo governo e la piazza torinese mostra quello che i media cercheranno con ogni mezzo di occultare: un disagio forte che in alcuni casi diviene aperto dissenso.
Lo spezzone rosso nero percorre via Po, attraversa piazza Castello ed imbocca via Roma dove incrocia il gruppo di squatter cui la polizia aveva rapinato lo striscione: immediatamente viene aperto lo striscione analogo "Devastatore è lo stato – libertà per gli antifascisti" sottratto con la forza dalla Digos dopo la contestazione alla fiaccolata del 25 aprile e poi riconsegnato ad una compagna che era andata in questura per farselo restituire.
Poco prima di piazza S. Carlo la polizia blocca l'ingresso alla piazza allo spezzone rosso e nero cercando di far deviare sulla sinistra il camion. Segue un fronteggiamento al termine del quale il camion si ferma lì senza deviare e lo spezzone con i due striscioni entra in piazza.
Il pranzo con festa nella sede della FAI conclude un primo maggio all'insegna della lotta.
Eufelia

Vicenza

Per il 1° maggio il collettivo A_berica di Vicenza ha organizzato la "Festa del Non Lavoro", un evento di libera espressione creativa, presso il Parco del Retrone.
La giornata è iniziata alle 10 con installazioni di vario tipo, create utilizzando materiali di recupero, e banchetti di contro-informazione politica e artistica, proseguendo con esibizioni di burattinai, giocolieri e funamboli.
L'auto-organizzazione della giornata ha seguito il motto "porta ciò che vuoi trovare", per cui ciascuno ha pensato a procurare vivande, bibite, scacchi, carte da gioco e tutto ciò che riteneva adatto all'occasione. Tutti hanno comunque trovato un valido supporto nell'angolo eno-gastronomico di A_berica.
Il momento culminante è stato lo spettacolo teatrale ispirato all'evolversi della lotta di resistenza contro la costruzione di una nuova base americana a Vicenza, con una scenografia allestita direttamente nel parco nel corso del pomeriggio.
L'affluenza all'evento è stata piuttosto consistente, anche grazie alla bella giornata, appena rinfrescata da un vento perfetto per gli aquiloni, mentre da un albero irriverente sventolava la bandiera rossa e nera.
a_berica@anche.no

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