Umanità Nova, n.16 del 13 maggio 2007, anno 87

L'informazione tra business e controllo
Il mito della libertà di stampa


Il sistema dell'informazione tradizionale è vittima ma anche complice del potere. Questo suo duplice ruolo appare più evidente oggi, in un momento nel quale il sistema sembra stia attraversando una fase critica. Incalzati dall'emergere di flussi di comunicazione che passano attraverso nuovi canali, i mass media sono alla ricerca di una ridefinizione dei loro compiti.
Parallelamente, anche il potere politico è danneggiato dalla realtà di un sistema dell'informazione che non riesce più a manipolare completamente come in passato e che, nonostante i ripetuti tentativi, sfugge sempre più spesso alle sue direttive. Il continuo progresso tecnologico ha reso obsoleti alcuni dei vecchi sistemi di controllo e di repressione e le norme legislative faticano a stare dietro ad una realtà collettiva sempre più lontana dai vecchi ambiti di comunicazione.
Ma, dal nostro punto di vista, la situazione è tutt'altro che rosea. Viviamo in un sistema mediatico ancora in mano ai soliti noti, un sistema formalmente libero, ma altrettanto sicuramente influenzato dai suoi padroni. Un sistema nel quale è diffusa l'autocensura e la cialtroneria dei giornalisti, sempre pronti a nascondere o stravolgere una informazione scomoda per le verità ufficiali. Gli esempi che si potrebbero fare sono davvero tanti ed interessano tutti i media, compresi quelli che si proclamano di "sinistra", e a rimetterci sono sempre gli stessi, i senza potere, quelli che si oppongono allo stato di cose presenti. Coloro che non hanno accesso diretto ai mezzi di comunicazione di massa.
L'Italia, ma il discorso vale in generale, è un paese nel quale l'intenzione di creare e gestire un giornale, una radio, una tv, incontra il suo primo, e spesso insormontabile ostacolo nelle leggi, fatte apposta per favorire i gruppi che hanno un forte potere politico-economico. Dall'obbligo di un direttore responsabile iscritto all'albo dei giornalisti, al sistema della distribuzione della stampa su carta, dalla legge Mammì che impedisce l'apertura di radio e tv "povere", all'obbligo di presentazione della carta di identità per chi vuole collegarsi ad Internet da un posto pubblico. È tutto un insieme di norme volte ad ostacolare se non impedire del tutto la libertà di espressione. E l'ennesima conferma a questo stato di cose ci sarà nel prossimo mese di giugno quando verranno messe all'asta le frequenze Wi-Max [1], che dovrebbero diventare un nuovo affare per le imprese private a danno di qualsiasi loro utilizzo sociale.
All'interno di una cornice del genere fa davvero sorridere il modo con il quale la stampa italiana ha accolto l'annuale rapporto sullo stato della libertà di stampa nel mondo [2]. I commentatori hanno sottolineato con appropriata enfasi che l'Italia è stata eliminata dall'elenco dei paesi nei quali la stampa è "parzialmente libera" ed è finalmente rientrata tra quelli "liberi". La ragione di questa promozione sarebbe dovuta alla caduta del precedente governo, guidato da uno dei padroni dei media. Resta il fatto che il bel paese occupa ancora una posizione (la 61ma) solo di poco superiore a quella dello scorso anno, ed è sempre la nazione della vecchia Europa con il peggiore risultato.
A leggere i criteri con i quali vengono assegnati i punteggi e quindi il posto in classifica, sorge il sospetto che i giudici siano stati piuttosto di manica larga in quanto, proprio nell'ultimo anno, la libertà di informazione in Italia ha subito dei colpi discretamente pesanti. Nel 2006 abbiamo scoperto (senza eccessiva meraviglia) che ci sono giornalisti che collaborano con i servizi segreti o con bande dedite alla continua violazione della vita privata dei cittadini, ma anche che essi stessi sono sottoposti a controlli nel caso si impegnino in inchieste scomode (vedi caso Telecom). Abbiamo assistito a lunghi e noiosi dibattiti sulla libertà di informazione e sul diritto alla riservatezza, risoltisi in un provvedimento legislativo che promette sanzioni pesanti nei confronti dei giornalisti che osino fare il loro mestiere.
Questo per quanto riguarda i colpi inferti al sistema mediatico da parte del potere politico.
Dall'altra parte, la miriade di mezzi di comunicazione non tradizionali nati negli ultimi anni su Internet, sono continuamente oggetto di attacchi, portati proprio attraverso i media tradizionali, e vittime delle più fantasiose accuse. Salvo poi essere "clonati" dai medesimi media per essere utilizzati in modo centralizzato e controllato piuttosto che diffuso e libero. Si vedano, ad esempio, tutti gli articoli scritti contro i siti web che permettono di condividere filmati video e l'introduzione degli stessi strumenti in molti dei portali tradizionali.
L'ipocrisia di chi si lamenta una volta all'anno per la mancanza di libertà di espressione viaggia insieme ad una concezione dell'informazione ancora legata agli schemi funzionali al potere, un sistema accentratore e controllato, che possa essere manipolato a piacimento a seconda delle necessità contingenti. Un sistema che, classifiche a parte, pone ancora fortissime limitazioni alla libertà di tutti.
Nell'elenco degli Stati presi in esame dal rapporto citato sopra, non compare la Città del Vaticano e forse non è un caso che proprio nel giorno in cui veniva celebrata la libertà di stampa [3], il giornale unico di quello Stato attaccava ferocemente un comico che aveva pronunciato un paio di banali verità sul palco del concerto sindacale del primo maggio. Nell'occasione i mezzi di comunicazione "liberi" piuttosto che difendere il diritto di espressione si sono, anche se con diverse sfumature, immediatamente accodati al linciaggio o al distinguo.

Pepsy


Riferimenti

[1] Si tratta di una tecnologia che sfrutta le onde radio per trasmettere e ricevere dati. Attraverso questa è possibile, per esempio, un collegamento ad Internet anche in aree dove non arrivano i cavi della Telecom.

[2] Il Rapporto è disponibile qui http://freedomhouse.org/template.cfm?page=362

[2] Il 3 maggio si celebra la "Giornata Mondiale per la libertà di stampa".
Vedi http://www.un.org/events/pressday/2007/

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