Umanità Nova, n.17 del 20 maggio 2007, anno 87

Family Day. L'assalto dei Ratzy boys


Sabato 12 maggio è andato in scena a Roma un evento dal grande impatto mediatico voluto fortemente dalle gerarchie vaticane, il Family Day. Questa "giornata della famiglia" è stata organizzata e promossa dal Forum delle associazioni familiari, un soggetto che raggruppa un vasto elenco di associazioni cattoliche, dall'Agesci all'Azione cattolica, da Comunione e Liberazione al Movimento per la Vita.
All'appello di questa compagine ad alto contenuto reazionario hanno risposto in molti: innanzitutto moltissime parrocchie, consulte diocesane e, immancabilmente, anche loschi soggetti che si commentano da soli: Coordinamento Monarchico Italiano, Movimento Politico Cattolico "Militia Christi" e i Cavalieri Templari del Soet. In questa macedonia erano presenti, fra gli altri, anche i fascisti di Forza Nuova e del Foro 753. Cosa ci facesse, a questo punto, l'Associazione nazionale dei Partigiani Cristiani non è dato sapere.
La manifestazione, alla quale hanno partecipato verosimilmente più di cinquecentomila persone, è stata concepita per affossare il disegno di legge sui diritti dei conviventi e per rilanciare i valori della famiglia tradizionale che si condensano in poche e semplici parole: la famiglia è composta da padre e madre sposati e, possibilmente, un sacco di figli concepiti senza trucchi, provette o altre diavolerie. Tutto il resto è peccato e, dunque, non può essere riconosciuto dalla legge. In questa visione teocratica della società si sono riconosciuti diversi esponenti del mondo politico in maniera del tutto trasversale: l'ineffabile ministro della giustizia Mastella, il ministro della pubblica istruzione Fioroni, Pierferdinando Casini, l'ineffabile Berlusconi e l'immancabile Fini. Una presenza trasversale che ha evidenziato la frattura politica all'interno dell'imbarazzata maggioranza di centrosinistra, formalmente divisa tra laici e cattolici. A Piazza Navona, contemporaneamente al Family Day, si è svolta la ben più modesta iniziativa del "Coraggio laico", organizzata da Socialisti democratici italiani e Rosa nel pugno per ricordare l'anniversario della vittoria referendaria della legge sul divorzio in Italia e in aperta antitesi alla manifestazione cattolica. Al di là del velleitarismo con cui si esprime l'anticlericalismo di gente che, come i radicali, fino all'altro ieri era alleata della Casa delle libertà, ci fa specie lo sconcerto con cui il socialista Boselli ha commentato la defezione dei Democratici di sinistra alla loro iniziativa. Non ci vuole molto, infatti, per capire che Ds e Margherita non vogliono pestarsi troppo i piedi alla vigilia della loro fusione nel Partito Democratico né bisogna essere degli scienziati della politica per comprendere che il maggiore partito del centrosinistra non intende inimicarsi le gerarchie ecclesiastiche in un momento in cui lo scontro politico-mediatico sull'ingerenza vaticana nella vita pubblica è particolarmente acceso.
Pur essendosi più volte affrettati a specificare che né il Family Day né Coraggio laico andavano intese come manifestazioni contro qualche cosa, i partecipanti delle rispettive iniziative non si sono risparmiati nel collocarsi in una lineare contrapposizione fra chi è per i Dico e chi è contro. Da questa contrapposizione, in un gioco di scatole cinesi, sono emerse visioni di principio che vanno prese molto seriamente: il Family Day ha sprizzato parecchia omofobia, un bel po' di intolleranza e una buona dose di ipocrisia incarnata al meglio soprattutto dai politici presenti che, per la maggior parte, hanno un curriculum famigliare segnato da separazioni, divorzi e secondi matrimoni. Dall'altra parte - fatta salva la buona fede di militanti e cittadini che, a modo loro, hanno voluto esprimere pubblicamente i valori della laicità non tanto del corpo sociale quanto dello stato (sic!) – va registrata l'inconsistenza di una classe dirigente sempre più incapace di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità politiche. Tutte e due le manifestazioni sono da considerare come due operazioni politiche calate dall'alto, ma il Family Day si impone alla nostra attenzione per la capacità che la Chiesa ha di mobilitare le sue truppe la cui presenza capillare nella società italiana non va sottovalutata e che è, per molti versi, assai preoccupante. È per questo che una vera battaglia anticlericale non può condursi, a nostro avviso, sul mero terreno giuridico risolvendosi nell'ambito dell'approvazione di questa o quella legge. Per essere efficace, l'impegno anticlericale deve porsi obiettivi concreti di carattere culturale perché le vecchie ipocrisie e i pregiudizi reazionari che sono così duri a morire nel ventre profondo di questa Italietta possono essere spazzati via solo se la società nel suo insieme riesce a maturare degli anticorpi di libertà e consapevolezza che nessuno stato e nessuna legge potrà mai fornirgli.

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