Sabato 12 maggio è andato in scena a Roma un evento dal grande
impatto mediatico voluto fortemente dalle gerarchie vaticane, il Family
Day. Questa "giornata della famiglia" è stata organizzata e
promossa dal Forum delle associazioni familiari, un soggetto che
raggruppa un vasto elenco di associazioni cattoliche, dall'Agesci
all'Azione cattolica, da Comunione e Liberazione al Movimento per la
Vita.
All'appello di questa compagine ad alto contenuto reazionario hanno
risposto in molti: innanzitutto moltissime parrocchie, consulte
diocesane e, immancabilmente, anche loschi soggetti che si commentano
da soli: Coordinamento Monarchico Italiano, Movimento Politico
Cattolico "Militia Christi" e i Cavalieri Templari del Soet. In questa
macedonia erano presenti, fra gli altri, anche i fascisti di Forza
Nuova e del Foro 753. Cosa ci facesse, a questo punto, l'Associazione
nazionale dei Partigiani Cristiani non è dato sapere.
La manifestazione, alla quale hanno partecipato verosimilmente
più di cinquecentomila persone, è stata concepita per
affossare il disegno di legge sui diritti dei conviventi e per
rilanciare i valori della famiglia tradizionale che si condensano in
poche e semplici parole: la famiglia è composta da padre e madre
sposati e, possibilmente, un sacco di figli concepiti senza trucchi,
provette o altre diavolerie. Tutto il resto è peccato e, dunque,
non può essere riconosciuto dalla legge. In questa visione
teocratica della società si sono riconosciuti diversi esponenti
del mondo politico in maniera del tutto trasversale: l'ineffabile
ministro della giustizia Mastella, il ministro della pubblica
istruzione Fioroni, Pierferdinando Casini, l'ineffabile Berlusconi e
l'immancabile Fini. Una presenza trasversale che ha evidenziato la
frattura politica all'interno dell'imbarazzata maggioranza di
centrosinistra, formalmente divisa tra laici e cattolici. A Piazza
Navona, contemporaneamente al Family Day, si è svolta la ben
più modesta iniziativa del "Coraggio laico", organizzata da
Socialisti democratici italiani e Rosa nel pugno per ricordare
l'anniversario della vittoria referendaria della legge sul divorzio in
Italia e in aperta antitesi alla manifestazione cattolica. Al di
là del velleitarismo con cui si esprime l'anticlericalismo di
gente che, come i radicali, fino all'altro ieri era alleata della Casa
delle libertà, ci fa specie lo sconcerto con cui il socialista
Boselli ha commentato la defezione dei Democratici di sinistra alla
loro iniziativa. Non ci vuole molto, infatti, per capire che Ds e
Margherita non vogliono pestarsi troppo i piedi alla vigilia della loro
fusione nel Partito Democratico né bisogna essere degli
scienziati della politica per comprendere che il maggiore partito del
centrosinistra non intende inimicarsi le gerarchie ecclesiastiche in un
momento in cui lo scontro politico-mediatico sull'ingerenza vaticana
nella vita pubblica è particolarmente acceso.
Pur essendosi più volte affrettati a specificare che né
il Family Day né Coraggio laico andavano intese come
manifestazioni contro qualche cosa, i partecipanti delle rispettive
iniziative non si sono risparmiati nel collocarsi in una lineare
contrapposizione fra chi è per i Dico e chi è contro. Da
questa contrapposizione, in un gioco di scatole cinesi, sono emerse
visioni di principio che vanno prese molto seriamente: il Family Day ha
sprizzato parecchia omofobia, un bel po' di intolleranza e una buona
dose di ipocrisia incarnata al meglio soprattutto dai politici presenti
che, per la maggior parte, hanno un curriculum famigliare segnato da
separazioni, divorzi e secondi matrimoni. Dall'altra parte - fatta
salva la buona fede di militanti e cittadini che, a modo loro, hanno
voluto esprimere pubblicamente i valori della laicità non tanto
del corpo sociale quanto dello stato (sic!) – va registrata
l'inconsistenza di una classe dirigente sempre più incapace di
assumersi fino in fondo le proprie responsabilità politiche.
Tutte e due le manifestazioni sono da considerare come due operazioni
politiche calate dall'alto, ma il Family Day si impone alla nostra
attenzione per la capacità che la Chiesa ha di mobilitare le sue
truppe la cui presenza capillare nella società italiana non va
sottovalutata e che è, per molti versi, assai preoccupante.
È per questo che una vera battaglia anticlericale non può
condursi, a nostro avviso, sul mero terreno giuridico risolvendosi
nell'ambito dell'approvazione di questa o quella legge. Per essere
efficace, l'impegno anticlericale deve porsi obiettivi concreti di
carattere culturale perché le vecchie ipocrisie e i pregiudizi
reazionari che sono così duri a morire nel ventre profondo di
questa Italietta possono essere spazzati via solo se la società
nel suo insieme riesce a maturare degli anticorpi di libertà e
consapevolezza che nessuno stato e nessuna legge potrà mai
fornirgli.
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