Umanità Nova, n.17 del 20 maggio 2007, anno 87

Genova 2001: condannato il Ministero dell'Interno
Fashion e manganello


È stata recentemente presentata e lanciata una nuova linea fashion della polizia, in vendita nei negozi di tutt'Italia, "per avvicinare la polizia alla gente", a prezzi certo non proletari ma comunque alla portata delle tasche giovanili (T-shirt 80 euro, polo 100, felpa 160), dato che parte del ricavato è destinato "ai familiari di poliziotti caduti nell'espletamento del dovere". Nelle diverse collezioni autunno-inverno ed estate-primavera, per uomo, donna e persino bambino, realizzate da vari stilisti, si possono scegliere capi d'abbigliamento "disinvolto" con i colori e i loghi dei vari reparti della polizia, Digos e Nocs in testa.
Un'altra recentissima notizia, quasi passata inosservata, parla invece di un altro genere di avvicinamento della polizia alla gente e si riferisce alla prima sentenza di condanna nei confronti dello Stato per le violenze poliziesche a Genova nel luglio 2001.
Il ministero dell'Interno è stato infatti condannato a risarcire Marina Spaccini della Rete Lilliput, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il cruento pestaggio che subì da parte della polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001.
Nel corso del procedimento, i poliziotti e i dirigenti di polizia hanno sostenuto che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice istruttore Angela Latella che, dal momento che gli agenti coinvolti erano ovviamente travisati e quindi non identificabili, ha deciso di condannare il Ministero dell'Interno. La cifra che verrà pagata alla pacifista non è certo rilevante (5.000 euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali), ma sul piano della ricerca della verità è già qualcosa; l'importante è che non passi il paradigma che, tra le migliaia di persone che nei giorni del G8 subirono violenze, sevizie e soprusi di ogni genere, solo una non se le meritava.

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