Dal 10 al 12 maggio si è svolto a Trieste un summit-G8 sullo
sviluppo sostenibile a cui hanno partecipato, tra gli altri, il
presidente del consiglio Prodi e diversi ministri del governo, il
vicepresidente di Confindustria per l'innovazione e la ricerca Pistorio
nonché diversi esponenti di multinazionali private. Il summit
è stato però soprattutto una vetrina per Prodi e per il
presidente del Friuli-Venezia Giulia Illy per sbandierare la loro idea
di "sviluppo", fatta di TAV, rigassificatori, autostrade ed
elettrodotti. Infatti la giunta regionale – di centrosinistra ─
del FVG sta portando avanti una politica ambientale perfettamente in
linea con quella governativa, tesa alla devastazione delle poche aree
verdi rimaste e alla cementificazione del territorio. Il progetto
più eloquente è quello della tratta del Corridoio 5 tra
Trieste e Divaccia (Slovenia), che prevede lo scavo di 50 km di
gallerie attraverso una delle valli più belle e incontaminate
della provincia triestina, la Val Rosandra. Proprio in questa valle si
è tenuta lo scorso 5 maggio una "scampagnata notav" per far
conoscere alla popolazione locale la questione e affermare la difesa
della zona dalle mire degli speculatori. La scampagnata è stato
il primo tassello di una mobilitazione "contro lo sviluppo
insostenibile" che si è protratta per due settimane e ha visto
quasi tutti i comitati popolari della regione confrontarsi su un
percorso di lotta per la salvaguardia dell'ambiente e del territorio.
Collegato a doppio filo con il TAV c'è il progetto, voluto anche
in questo caso dalla giunta regionale, di costruire un cementificio a
Torviscosa (cittadina tra Monfalcone ed Udine), un'industria altamente
inquinante che dovrebbe servire a creare il cemento per la costruzione
della linea ad alta velocità. Ma la giunta sta portando avanti
diversi altri programmi "insostenibili": il raddoppio dell'autostrada
Trieste-Venezia e una nuova autostrada tra la Carnia e il Cadore (in
mezzo alle montagne), tanto per smentire la favola secondo cui con
l'alta velocità il traffico dei camion verrebbe notevolmente
diminuito; la cementificazione del fiume Tagliamento attraverso la
costruzione di tre casse di espansione, inutili per arginare il fiume
ma disastrose per l'habitat di flora e fauna; la costruzione di tre
elettrodotti in Carnia catastrofici per l'ambiente montano; la delibera
favorevole alla costruzione di due rigassificatori nel golfo di
Trieste, vere e proprie bombe ecologiche che comprometterebbero la vita
naturale nel golfo triestino e sloveno.
Contro questo scenario si è creata a Trieste la "Rete contro lo
sviluppo insostenibile", finalizzata a organizzare alcune iniziative di
lotta in contemporanea al G8.
Oltre all'appuntamento del 5 maggio, l'11 maggio si è tenuto un
convegno, in un'aula dell'Università, che ha visto la presenza
di ricercatori, professori universitari e membri di alcuni comitati
(tra cui Stefano Raspa del Comitato Unitario contro Aviano 2000) per
seguire e sbrogliare il filo tra le grandi opere progettate in questa
regione e i cambiamenti globali a livello di clima e ambiente. Circa un
centinaio di persone hanno assistito all'assemblea, che si è
protratta per tutto il pomeriggio. Il 12 maggio a Trieste un grande e
festoso corteo – più di mille i partecipanti, provenienti
da tutta la regione Friuli-Venezia Giulia − ha attraversato il
centro cittadino, partendo dalla stazione e terminando davanti al
palazzo del consiglio regionale. Qui ci sono stati gli interventi
finali e la posa di alcuni barattoli di caffè Illy pieni di
cemento, simbolo delle devastanti politiche ambientali della giunta del
presidente-padrone Riccardo Illy.
Il corteo ha visto quasi tutti i comitati regionali presenti con un
proprio striscione, mentre diversi cartelli "invitavano" la giunta a
dimettersi ed andarsene. Sullo striscione d'apertura era scritto a
lettere cubitali "Questo sviluppo non è sostenibile" mentre ai
bordi erano indicate le "insostenibilità": TAV, rigassificatori,
basi militari, autostrade, elettrodotti, cementifici.
Il gruppo anarchico Germinal è stato uno dei principali
organizzatori del percorso di mobilitazione e del corteo ed era
presente in piazza con un proprio striscione su cui era scritto
"Non ci sono stati sostenibili", le bandiere rosse e nere ed un
volantino sulla necessità di tenere lontana la politica
istituzionale dalle lotte ambientali.
Al corteo erano presenti anche alcuni membri di partito dei verdi e di
rifondazione, che sono stati però arginati alla fine del corteo
e non hanno preso la parola durante gli interventi finali.
Durante la manifestazione è stato esposto uno striscione e ci
sono stati diversi discorsi al microfono in solidarietà alla
popolazione di Serre che sta resistendo alla costruzione di una nuova
discarica e alle cariche della polizia.
Quella di sabato è stata una bella giornata, che ci auguriamo
serva da impulso per ravvivare una lotta quotidiana anche nella
città di Trieste, città che finora è stata troppo
a guardare e poco a reagire di fronte all'arroganza di certe scelte
politiche, devastanti non solo sul piano ambientale, ma anche su quello
urbano e sociale.
Come più volte è stato ripetuto durante la manifestazione, "Que se vayan todos!"
Raffaele