Umanità Nova, n.17 del 20 maggio 2007, anno 87

Trieste. Stati insostenibili


Dal 10 al 12 maggio si è svolto a Trieste un summit-G8 sullo sviluppo sostenibile a cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del consiglio Prodi e diversi ministri del governo, il vicepresidente di Confindustria per l'innovazione e la ricerca Pistorio nonché diversi esponenti di multinazionali private. Il summit è stato però soprattutto una vetrina per Prodi e per il presidente del Friuli-Venezia Giulia Illy per sbandierare la loro idea di "sviluppo", fatta di TAV, rigassificatori, autostrade ed elettrodotti. Infatti la giunta regionale – di centrosinistra ─ del FVG sta portando avanti una politica ambientale perfettamente in linea con quella governativa, tesa alla devastazione delle poche aree verdi rimaste e alla cementificazione del territorio. Il progetto più eloquente è quello della tratta del Corridoio 5 tra Trieste e Divaccia (Slovenia), che prevede lo scavo di 50 km di gallerie attraverso una delle valli più belle e incontaminate della provincia triestina, la Val Rosandra. Proprio in questa valle si è tenuta lo scorso 5 maggio una "scampagnata notav" per far conoscere alla popolazione locale la questione e affermare la difesa della zona dalle mire degli speculatori. La scampagnata è stato il primo tassello di una mobilitazione "contro lo sviluppo insostenibile" che si è protratta per due settimane e ha visto quasi tutti i comitati popolari della regione confrontarsi su un percorso di lotta per la salvaguardia dell'ambiente e del territorio.
Collegato a doppio filo con il TAV c'è il progetto, voluto anche in questo caso dalla giunta regionale, di costruire un cementificio a Torviscosa (cittadina tra Monfalcone ed Udine), un'industria altamente inquinante che dovrebbe servire a creare il cemento per la costruzione della linea ad alta velocità. Ma la giunta sta portando avanti diversi altri programmi "insostenibili": il raddoppio dell'autostrada Trieste-Venezia e una nuova autostrada tra la Carnia e il Cadore (in mezzo alle montagne), tanto per smentire la favola secondo cui con l'alta velocità il traffico dei camion verrebbe notevolmente diminuito; la cementificazione del fiume Tagliamento attraverso la costruzione di tre casse di espansione, inutili per arginare il fiume ma disastrose per l'habitat di flora e fauna; la costruzione di tre elettrodotti in Carnia catastrofici per l'ambiente montano; la delibera favorevole alla costruzione di due rigassificatori nel golfo di Trieste, vere e proprie bombe ecologiche che comprometterebbero la vita naturale nel golfo triestino e sloveno.
Contro questo scenario si è creata a Trieste la "Rete contro lo sviluppo insostenibile", finalizzata a organizzare alcune iniziative di lotta in contemporanea al G8.
Oltre all'appuntamento del 5 maggio, l'11 maggio si è tenuto un convegno, in un'aula dell'Università, che ha visto la presenza di ricercatori, professori universitari e membri di alcuni comitati (tra cui Stefano Raspa del Comitato Unitario contro Aviano 2000) per seguire e sbrogliare il filo tra le grandi opere progettate in questa regione e i cambiamenti globali a livello di clima e ambiente. Circa un centinaio di persone hanno assistito all'assemblea, che si è protratta per tutto il pomeriggio. Il 12 maggio a Trieste un grande e festoso corteo – più di mille i partecipanti, provenienti da tutta la regione Friuli-Venezia Giulia − ha attraversato il centro cittadino, partendo dalla stazione e terminando davanti al palazzo del consiglio regionale. Qui ci sono stati gli interventi finali e la posa di alcuni barattoli di caffè Illy pieni di cemento, simbolo delle devastanti politiche ambientali della giunta del presidente-padrone Riccardo Illy.
Il corteo ha visto quasi tutti i comitati regionali presenti con un proprio striscione, mentre diversi cartelli "invitavano" la giunta a dimettersi ed andarsene. Sullo striscione d'apertura era scritto a lettere cubitali "Questo sviluppo non è sostenibile" mentre ai bordi erano indicate le "insostenibilità": TAV, rigassificatori, basi militari, autostrade, elettrodotti, cementifici.
Il gruppo anarchico Germinal è stato uno dei principali organizzatori del percorso di mobilitazione e del corteo ed era presente in  piazza con un proprio striscione su cui era scritto "Non ci sono stati sostenibili", le bandiere rosse e nere ed un volantino sulla necessità di tenere lontana la politica istituzionale dalle lotte ambientali.
Al corteo erano presenti anche alcuni membri di partito dei verdi e di rifondazione, che sono stati però arginati alla fine del corteo e non hanno preso la parola durante gli interventi finali.
Durante la manifestazione è stato esposto uno striscione e ci sono stati diversi discorsi al microfono in solidarietà alla popolazione di Serre che sta resistendo alla costruzione di una nuova discarica e alle cariche della polizia.
Quella di sabato è stata una bella giornata, che ci auguriamo serva da impulso per ravvivare una lotta quotidiana anche nella città di Trieste, città che finora è stata troppo a guardare e poco a reagire di fronte all'arroganza di certe scelte politiche, devastanti non solo sul piano ambientale, ma anche su quello urbano e sociale.
Come più volte è stato ripetuto durante la manifestazione, "Que se vayan todos!"

Raffaele

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