L'annuale festa della polizia quest'anno non si era preannunciata sotto
i migliori auspici: prima la notizia di una sentenza di condanna nei
confronti del ministero dell'interno per le violenze poliziesche
subite, tra i tanti, da un'inerme pacifista a Genova nel luglio 2001;
quindi gli arresti in Molise di ben otto appartenenti alla polizia di
stato, a quella municipale e ai carabinieri (tra cui un colonnello
della Benemerita) con le imputazioni di associazione per delinquere,
truffa continuata, falsi in atto pubblico, peculato, rivelazione di
segreti d'ufficio. Per cui, era urgente quanto necessario ridare un
minimo di credibilità alle forze dell'ordine, in tempi peraltro
che le vedono protagoniste della repressione nei confronti di lotte
popolari, come a Serre.
Il 19 maggio, il ministro degli interni in persona, Giuliano Amato, ha
quindi colto l'occasione della cerimonia d'inaugurazione della nuova
questura di Grosseto, per presentare alla stampa (che vi ha dato un
rilievo davvero sopra le righe) un "dossier" che documenta attraverso
un elenco di 215 scritte murali, messaggi internet e lettere anonime,
una presunta minacciosa campagna terroristica di odio nei confronti
delle istituzioni che vigilano sull'ordine pubblico e il rispetto della
legalità.
Tale elenco, con tutta evidenza compilato frettolosamente e anche
scarsa attenzione ("Giuliani vive con noi", ad esempio, non appare a
tutti gli effetti una scritta così terribile…), mette
assieme episodi molto diversi e comunque del tutto abituali, e comunque
tali da non giustificare un "allarme terrorismo"; ma il buon senso
ormai sembra bandito da questa ricorrente logica di criminalizzazione
nei confronti di tutto quello che nella società non si muove
entro l'alveo dell'opposizione consentita.
Da rilevare come, se sotto il fascismo la polizia politica annotava
persino gli scarabocchi nei cessi pubblici che offendevano il duce
(innumerevoli furono le condanne del Tribunale speciale per simili
fatti), adesso persino i messaggi pescati nel web diventano oggetto di
attenzione per gli organi di polizia.
D'altra parte, se durante il regime berlusconiano, nessuno a sinistra
mostrava di scandalizzarsi per le tante scritte contro il Cavaliere che
coloravano i grigi muri delle città, adesso sono gli stessi
partiti e gli stessi sindacati che si riconoscono nel governo di
centro-sinistra, a considerare come "terrorismo" ogni espressione
conflittuale. Emblematico il caso, di pochi mesi fa, quando le
segreterie Cgil-Cisl-Uil di Mestre si sono sentite in dovere di
riunirsi ed emettere un comunicato di condanna per uno striscione,
appeso su un edificio in stato di abbandono, in cui si reclamava solo
"libertà per i prigionieri rivoluzionari".
In fondo, in tempi di ricorrenze, pure questo è un modo per
rinnovare la memoria di cosa fu il '77, quando gli apparati dell'allora
Pci e della Cgil di Luciano Lama collaboravano strettamente con quelli
statali per stroncare l'opposizione sociale, mandando in galera
migliaia di sovversivi.
Anti