Umanità Nova, n.18 del 27 maggio 2007, anno 87

Amato alla Festa della polizia-2
Emergenza terrorismo o emergenza buon senso?


L'annuale festa della polizia quest'anno non si era preannunciata sotto i migliori auspici: prima la notizia di una sentenza di condanna nei confronti del ministero dell'interno per le violenze poliziesche subite, tra i tanti, da un'inerme pacifista a Genova nel luglio 2001; quindi gli arresti in Molise di ben otto appartenenti alla polizia di stato, a quella municipale e ai carabinieri (tra cui un colonnello della Benemerita) con le imputazioni di associazione per delinquere, truffa continuata, falsi in atto pubblico, peculato, rivelazione di segreti d'ufficio. Per cui, era urgente quanto necessario ridare un minimo di credibilità alle forze dell'ordine, in tempi peraltro che le vedono protagoniste della repressione nei confronti di lotte popolari, come a Serre.
Il 19 maggio, il ministro degli interni in persona, Giuliano Amato, ha quindi colto l'occasione della cerimonia d'inaugurazione della nuova questura di Grosseto, per presentare alla stampa (che vi ha dato un rilievo davvero sopra le righe) un "dossier" che documenta attraverso un elenco di 215 scritte murali, messaggi internet e lettere anonime, una presunta minacciosa campagna terroristica di odio nei confronti delle istituzioni che vigilano sull'ordine pubblico e il rispetto della legalità.
Tale elenco, con tutta evidenza compilato frettolosamente e anche scarsa attenzione ("Giuliani vive con noi", ad esempio, non appare a tutti gli effetti una scritta così terribile…), mette assieme episodi molto diversi e comunque del tutto abituali, e comunque tali da non giustificare un "allarme terrorismo"; ma il buon senso ormai sembra bandito da questa ricorrente logica di criminalizzazione nei confronti di tutto quello che nella società non si muove entro l'alveo dell'opposizione consentita.
Da rilevare come, se sotto il fascismo la polizia politica annotava persino gli scarabocchi nei cessi pubblici che offendevano il duce (innumerevoli furono le condanne del Tribunale speciale per simili fatti), adesso persino i messaggi pescati nel web diventano oggetto di attenzione per gli organi di polizia.
D'altra parte, se durante il regime berlusconiano, nessuno a sinistra mostrava di scandalizzarsi per le tante scritte contro il Cavaliere che coloravano i grigi muri delle città, adesso sono gli stessi partiti e gli stessi sindacati che si riconoscono nel governo di centro-sinistra, a considerare come "terrorismo" ogni espressione conflittuale. Emblematico il caso, di pochi mesi fa, quando le segreterie Cgil-Cisl-Uil di Mestre si sono sentite in dovere di riunirsi ed emettere un comunicato di condanna per uno striscione, appeso su un edificio in stato di abbandono, in cui si reclamava solo "libertà per i prigionieri rivoluzionari".
In fondo, in tempi di ricorrenze, pure questo è un modo per rinnovare la memoria di cosa fu il '77, quando gli apparati dell'allora Pci e della Cgil di Luciano Lama collaboravano strettamente con quelli statali per stroncare l'opposizione sociale, mandando in galera migliaia di sovversivi.

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