Prodi sta facendo delle scelte difficili sull'Afganistan e spero che la mia visita le rafforzerà.
(George W . Bush)
L'invio dei rinforzi alle truppe italiane in Afganistan (5 elicotteri
da attacco A-129 Mangusta, otto veicoli corazzati Dardo, 10 veicoli
blindati Lince e 145 militari di equipaggio e supporto tecnico e
logistico) comporterà un costo complessivo, calcolato solo fino
a fine anno, di 25,9 milioni di euro. "La relativa copertura
finanziaria - come riferito dal ministro della difesa Parisi - d'intesa
con la Presidenza del Consiglio e con il ministero dell'Economia e
delle Finanze verrà apprestata in sede di adozione del disegno
di legge di assestamento del bilancio per l'anno 2007". Strana
coincidenza: 25 milioni di euro corrispondono al taglio dei
finanziamenti destinati all'istruzione pubblica per il corrente anno
scolastico.
E quanti, all'interno della maggioranza, avevano timidamente obiettato
su tale deriva sempre più palesemente bellicista, si sono
accontentati delle rassicurazioni del ministro sull'immutata natura
difensiva dell'intervento italiano nel contesto della missione
Isaf-Nato.
In realtà, i vertici e gli osservatori militari sull'argomento
hanno le idee assai più chiare della sinistra governativa,
evidenziando che "in realtà la distinzione tra mezzi difensivi e
offensivi esiste solo nelle ambigue sfumature del linguaggio politico
italiano. Trovare e distruggere i terroristi talebani che minacciano le
truppe alleate, la popolazione e il governo legittimo afgano rientra
nei compiti delle forze della Nato - italiani inclusi - che lo si
faccia con i fucili o con i Mangusta" («Analisi Difesa»,
anno 8 numero 76, maggio 2007).
Ad Herat sono in arrivo anche 110 militari di una compagnia albanese
che opererà alle direttive del comando italiano (tornano in
mente gli Ascari… di coloniale e fascistica memoria). In merito
a questo schieramento con l'Isaf, lo scorso 17 maggio a Tirana, Parisi
aveva incontrato il presidente, il primo ministro e il ministro della
difesa della repubblica albanese.
Sarà istruttivo osservare quali compiti saranno delegati ai
soldati albanesi. Infatti fino ad oggi le perdite tra i militari
italiani sono risultate contenute in virtù di un loro limitato
impiego sul territorio; ma ormai la guerra interessa anche questa
provincia ritenuta, erroneamente, di seconda linea.
Reparti Usa e afgani stanno da tempo portando vanti azioni di
combattimento nella provincia di Herat che dovrebbe essere sotto
controllo italiano. A Shindand alla fine di aprile forze aeree
statunitensi (elicotteri e Ac-130) sono intervenute a sostegno dei
reparti impegnati a terra nell'ambito dell'Operazione Achille. Dopo una
decina di giorni di scontri, forze speciali dei Berretti Verdi
aggregate a reparti governativi afgani hanno lanciato una pesante
offensiva contro la base talebana nella Valle del Zerkoh, individuata
grazie ad informazioni dell'intelligence e sottoposta a continui
bombardamenti che hanno causato centinaia di vittime tra i civili. A
sostegno di tale operazione guidata dal comando di Bagram, quartier
generale dell'operazione Enduring Freedom, le forze italiane avevano
messo a disposizione anche alcuni elicotteri per l'evacuazione dei
feriti, per cui non è sostenibile la versione secondo cui i
"nostri" comandi non erano stati informati. L'offensiva americana si
è sviluppata in concomitanza con l'Operazione Silicon nella
provincia di Helmand, condotta nella Valle del Sangin da 3 mila soldati
anglo-americani, olandesi, danesi, canadesi, estoni e governativi
afgani.
In questo quadro, s'inserisce il ruolo svolto dalle truppe speciali
italiane (9° reggimento Col Moschin e Gruppo Operativo Incursori)
impegnate direttamente in attività di controinterdizione, ossia
di counterinsurgency, sostenendo numerosi scontri, soprattutto nella
provincia di Farah, per arginare gli spostamenti dei combattenti
filotalebani in fase di sganciamento dalla pressione offensiva Usa e
Nato nelle province meridionali.
A riguardo non mancano le conferme, seppur ufficiose, provenienti da
varie fonti militari, sia italiane che Nato; ma anche di fronte
all'impiego di questi specialisti della guerra, si continua a
diffondere e a credere alla favola della natura difensiva, e persino
pacifica, della missione italiana
U.F.