"Tutte le leggi che possono venire
violate senza che qualcuno ne abbia danno sono oggetto di derisione.
Non riescono in alcun modo a controllare i desideri e le passioni degli
uomini, ma al contrario esse dirigono e incitano i pensieri degli
uomini proprio verso quelle cose proibite; perché noi tendiamo
sempre verso ciò che è proibito, e desideriamo le cose
che non ci è consentito possedere...
E agli uomini dotati di mezzi non
manca mai l'ingegnosità di evadere quelle leggi che dovrebbero
regolare cose che non possono essere completamente proibite... Colui
che cerca di regolare tutto mediante la legge riuscirà solamente
a istigare il crimine invece di diminuirlo."
(Baruch Spinoza)
È stata "una retata da Porta Palazzo, scene che mi hanno
riportato ai tempi della Repubblica di Salò, quando c'erano i
rastrellamenti dei renitenti alla leva". "L'irruzione dei militari
metà in borghese e metà in divisa come per arrestare una
banda di mafiosi, i ragazzi con le mani sopra la testa nel cortile, il
prodigarsi della vice preside per convincere i militari ad
accompagnarli in palestra, la perlustrazione delle aule per prendere
altri studenti, i professori tenuti lontani dalla scena delle
operazioni, impediti di informare le famiglie. Addirittura, non ci sono
stati forniti i nomi dei minori prelevati come delinquenti e portati in
caserma". "Una ragazza che non ha mai fumato e che è stata
portata in caserma mi ha detto che non si sente più la
stessa..." le drammatiche parole con cui il preside e gli insegnanti
hanno raccontato ai giornali locali l'irruzione dei carabinieri
nell'Istituto Professionale Boselli di Torino avvenuta martedì
29 maggio (e conclusasi con l'arresto di 2 studenti di 16 e 17 anni, la
denuncia a piede libero di 5, e la segnalandone di 15 al Prefetto
affinché vengano invitati a sottoporsi a terapie
disintossicanti, in tutto 22 persone rovinate per il sequestro di 30
– trenta - grammi di fumo, cioè meno di un grammo e mezzo
a testa) è la miglior testimonianza delle conseguenze
dell'isterica campagna anticannabis portata avanti all'unisono da tutti
i media di regime. Solo poche settimane prima si era conclusa un'altra
indagine sullo spaccio di hashish all'interno delle scuole delle valli
dell'Alto Friuli (una zona dove da secoli, peraltro, la principale
causa di morte è alcol) che ha portato prima in aprile
all'arresto di 6 minorenni e alla denuncia di altri 17 (fra cui 9
minori) per cessione di cannabis (mentre altri 45 sono stati segnalati
alla Prefettura) ed ha poi coinvolto la zona di Udine con altri 14
arresti (di cui 6 minori), 6 denunce a piede libero e 36 segnalazioni.
I ragazzi sono stati arrestati all'alba dai carabinieri e dai
finanzieri, molti sono stati inviati in comunità senza neppure
avvertire i genitori...
Intanto, l'idea del comune di Milano (governato dalle bande criminali
fasciste e leghiste) che promuove una campagna per distribuire
gratuitamente, ai genitori di ragazzi compresi tra i 13 e i 16 anni, un
kit per verificare, mediante test delle urine, se propri i figli
assumono sostanze psicotrope ha trovato un pronto imitatore nella
Bologna governata dallo stalinista Kofferati. Giovedì scorso,
infatti, il Comune di Bologna ha annunciato che vuole distribuire test
antidroga alle famiglie che ne fanno richiesta. Erano stati i fascisti
di Alleanza nazionale a chiedere di copiare l'esperienza della Giunta
Moratti, in un primo momento era stato detto loro di no, ma poi
l'orientamento della Giunta Cofferati era cambiato, all'indomani dei
controlli di agenti della Questura che hanno trovato all'Istituto
comunale Aldini-Valeriani mezzo grammo di hashish e mezzo grammo di
marijuana (un quantitativo per cui sarebbe probabilmente eccessiva
anche la definizione di "esiguo", ma che è bastato per scatenare
il panico tra gli stalinisti bolognesi). Per le famiglie ansiose che
vivono in città, invece, dove non vengono ancora distribuiti i
barbari kit c'è il decalogo, pubblicato sul sito
testantidroga.it (sponsorizzato da alcune associazioni di genitori
legate all'ultradestra e da alcune case farmaceutiche) che consiglia di
osservare i comportamenti dei giovani e poi, eventualmente, di passare
ai veri e propri test antidroga. Secondo testantidroga.it si può
capire se una persona fa uso di droghe qualora abbia repentini cambi di
umore o difficoltà scolastiche o nel lavoro. E poi: se il
sospettato fa ripetute e frequenti assenze o se si isola dall'ambiente
in cui vive. Al quinto punto si dice: attenti se il giovane ha
frequentazioni e amicizie diverse. E il sesto mette sull'avviso:
preoccupatevi se si cominciano a verificare cambiamenti di orario.
Meritano attenzione il settimo e l'ottavo punto: i genitori non devono
sottovalutare le improvvise richieste di danaro o la scomparsa di
oggetti da casa.
Infine, le due ultime voci del decalogo: possono costituire una spia di
disagio l'insofferenza e una progettualità ridotta. Insomma, se
vostro figlio è un adolescente normale (e quindi ribelle) e non
un cretino compiacente, vuol dire che si droga, fategli un piccolo test
e poi mandatelo in comunità dove lo riprogrammano e poi ve lo
restituiscono come nuovo (se nel frattempo naturalmente non lo hanno
massacrato di botte e sepolto in una porcilaia, come avveniva a San
Patrignano ai bei tempi in cui il torturatore Vincenzo Muccioli non era
ancora morto di Aids).
L'idea piace anche al Ministro Turco che senza nessuna ironia riesce a
scrivere sul quotidiano liberalstalinista "Il Riformista" che "il
proibizionismo ha fallito" e quindi "ora sperimentiamo con Nas nelle
scuole e kit antidroga". Test per tutti, comunque, è sopratutto
il motto dei fascisti su e giù per la Penisola, che tuttavia non
mancano di fare alcuni clamorosi autogol, com'è successo a
Milano dove la criminale fascista Silvia Ferretto (consigliere
regionale lombardo di AN) era arrivata al Pirellone portando in
Consiglio test antidroga salivari perché i suoi colleghi
volontariamente li facessero. Il primo a rifiutarsi è stato il
suo camerata e assessore ai giovani Pier Gianni Prosperini (An) che ha
definito il test "inattendibile", ma i maligni insinuano che è
perché s'era dimenticato dell'appuntamento e s'era scordato di
non pippare cocaina per un paio di giorni (infatti, come ormai i
lettori di UN sanno bene, le tracce di coca scompaiono dopo 24/48 ore,
mentre tracce di marijuana possono essere rinvenute anche a 40 giorni
dal momento dell'assunzione).
Ci sarebbe da ridere se a fare le spese di questa crociata non fossero
delle giovani vite. Per giustificare tanto accanimento e tanta
crudeltà, non passa giorno che sui media di regime non compaia
della disinformazione ben pilotata. L'ultimo della serie è stato
il Corriere della Sera che sabato 3 giugno ha pubblicato in prima
pagina l'ennesimo articolo allarmistico sui legami tra cannabis e
psicosi. Secondo il Corrierone, "i giovani consumatori sono dieci volte
più esposti ad attacchi di panico, difficoltà di
concentrazione e psicosi". Al di là del fatto che per ora i
giovani consumatori sono esposti più che altro agli attacchi
della polizia, l'articolo è un concentrato di sciocchezze
preceduto dall'inquietante notizia che la Società Italiana di
Psichiatria (la più conservatrice tra le associazioni italiane
di psichiatri) avrebbe organizzato nientemeno che un tour in 16
città dedicato alla formazione dei medici sui pericoli
dell'hashish. Sicuramente in questo tour gli uomini della SIP si sono
dimenticati di citare gli articoli comparsi recentemente sulle
principali riviste internazionali del settore. La cannabis, infatti,
non è associabile all'acuirsi dei sintomi della schizofrenia,
secondo una ricerca che sarà pubblicata sulla rivista
scientifica Schizophhrenia Research. I ricercatori dell'Institute of
Psychiatry di Londra avevano ipotizzato che il consumo di cannabis nel
passato, in pazienti affetti da schizofrenia, era associato con
cambiamenti apprezzabili dei sintomi schizofrenici rispetto ai pazienti
che non avevano mai fatto uso di marijuana. I ricercatori hanno fatto
un'analisi di regressione logica su 757 volontari con casi di
schizofrenia ai primi stadi. Di questi, 182 (24%) aveva consumato
cannabis durante l'anno precedente alla diagnosi, mentre 552 (73%) non
ne avevano mai fatto uso.
I ricercatori non hanno riscontrato differenze statisticamente
significative "nella sintomatologia fra pazienti schizofrenici che
avevano fatto uso di cannabis e quelli che non ne avevano mai fatto
uso". Questi risultati "dimostrano che non esiste una particolare
psicosi schizofrenica causata dalla cannabis", concludono gli autori
dello studio, il più ampio mai svolto su pazienti schizofrenici
con un passato di consumo di cannabis.
Anche altri studi in passato avevano messo in dubbio l'associazione fra
cannabis e schizofrenia. Recentemente, l'Advisory Council on the Misuse
of Drugs (ACMD) della Gran Bretagna aveva raggiunto la conclusione che
"per gli individui, secondo ciò che ci dicono gli studi, nella
peggiore delle ipotesi il consumo di cannabis aumenta il rischio di
sviluppare la schizofrenia dell'uno per cento". Un altro rapporto del
2006 della Beckley Foundation aveva ammesso che "all'aumento del
consumo di cannabis negli ultimi trent'anni non è corrisposto un
aumento dei casi di psicosi nella popolazione".
Infine, uno studio di Mitch Earleywine pubblicato sulla rivista
Psychiatry Research nel 2005, dimostra che il consumo di cannabis
normalmente segue e non precede comportamenti legati alla schizofrenia.
"Questi dati non dimostrano un legame di causa ed effetto fra il
consumo di cannabis e la schizofrenia", si legge nelle conclusioni
dello studio.
La disinformazione di regime, però, non può essere messa
in discussione. Un insegnante di Sondrio è stato condannato
poche settimane fa a otto mesi di reclusione e a 800 euro di multa, per
aver sostenuto dinanzi ai suoi studenti, che l'hascisc e la marijuana
non provocano dipendenza. Per fare la caccia alle streghe, non si
può ammettere che continuino ad esserci i dubbiosi...
robertino