Umanità Nova, n.20 del 10 giugno 2007, anno 87

Cannabis: blitz di sbirri nelle scuole e kit antidroga
Caccia alle streghe


"Tutte le leggi che possono venire violate senza che qualcuno ne abbia danno sono oggetto di derisione. Non riescono in alcun modo a controllare i desideri e le passioni degli uomini, ma al contrario esse dirigono e incitano i pensieri degli uomini proprio verso quelle cose proibite; perché noi tendiamo sempre verso ciò che è proibito, e desideriamo le cose che non ci è consentito possedere...
E agli uomini dotati di mezzi non manca mai l'ingegnosità di evadere quelle leggi che dovrebbero regolare cose che non possono essere completamente proibite... Colui che cerca di regolare tutto mediante la legge riuscirà solamente a istigare il crimine invece di diminuirlo."
(Baruch Spinoza)

È stata "una retata da Porta Palazzo, scene che mi hanno riportato ai tempi della Repubblica di Salò, quando c'erano i rastrellamenti dei renitenti alla leva". "L'irruzione dei militari metà in borghese e metà in divisa come per arrestare una banda di mafiosi, i ragazzi con le mani sopra la testa nel cortile, il prodigarsi della vice preside per convincere i militari ad accompagnarli in palestra, la perlustrazione delle aule per prendere altri studenti, i professori tenuti lontani dalla scena delle operazioni, impediti di informare le famiglie. Addirittura, non ci sono stati forniti i nomi dei minori prelevati come delinquenti e portati in caserma". "Una ragazza che non ha mai fumato e che è stata portata in caserma mi ha detto che non si sente più la stessa..." le drammatiche parole con cui il preside e gli insegnanti hanno raccontato ai giornali locali l'irruzione dei carabinieri nell'Istituto Professionale Boselli di Torino avvenuta martedì 29 maggio (e conclusasi con l'arresto di 2 studenti di 16 e 17 anni, la denuncia a piede libero di 5, e la segnalandone di 15 al Prefetto affinché vengano invitati a sottoporsi a terapie disintossicanti, in tutto 22 persone rovinate per il sequestro di 30 – trenta - grammi di fumo, cioè meno di un grammo e mezzo a testa) è la miglior testimonianza delle conseguenze dell'isterica campagna anticannabis portata avanti all'unisono da tutti i media di regime. Solo poche settimane prima si era conclusa un'altra indagine sullo spaccio di hashish all'interno delle scuole delle valli dell'Alto Friuli (una zona dove da secoli, peraltro, la principale causa di morte è alcol) che ha portato prima in aprile all'arresto di 6 minorenni e alla denuncia di altri 17 (fra cui 9 minori) per cessione di cannabis (mentre altri 45 sono stati segnalati alla Prefettura) ed ha poi coinvolto la zona di Udine con altri 14 arresti (di cui 6 minori), 6 denunce a piede libero e 36 segnalazioni. I ragazzi sono stati arrestati all'alba dai carabinieri e dai finanzieri, molti sono stati inviati in comunità senza neppure avvertire i genitori...
Intanto, l'idea del comune di Milano (governato dalle bande criminali fasciste e leghiste) che promuove una campagna per distribuire gratuitamente, ai genitori di ragazzi compresi tra i 13 e i 16 anni, un kit per verificare, mediante test delle urine, se propri i figli assumono sostanze psicotrope ha trovato un pronto imitatore nella Bologna governata dallo stalinista Kofferati. Giovedì scorso, infatti, il Comune di Bologna ha annunciato che vuole distribuire test antidroga alle famiglie che ne fanno richiesta. Erano stati i fascisti di Alleanza nazionale a chiedere di copiare l'esperienza della Giunta Moratti, in un primo momento era stato detto loro di no, ma poi l'orientamento della Giunta Cofferati era cambiato, all'indomani dei controlli di agenti della Questura che hanno trovato all'Istituto comunale Aldini-Valeriani mezzo grammo di hashish e mezzo grammo di marijuana (un quantitativo per cui sarebbe probabilmente eccessiva anche la definizione di "esiguo", ma che è bastato per scatenare il panico tra gli stalinisti bolognesi). Per le famiglie ansiose che vivono in città, invece, dove non vengono ancora distribuiti i barbari kit c'è il decalogo, pubblicato sul sito testantidroga.it (sponsorizzato da alcune associazioni di genitori legate all'ultradestra e da alcune case farmaceutiche) che consiglia di osservare i comportamenti dei giovani e poi, eventualmente, di passare ai veri e propri test antidroga. Secondo testantidroga.it si può capire se una persona fa uso di droghe qualora abbia repentini cambi di umore o difficoltà scolastiche o nel lavoro. E poi: se il sospettato fa ripetute e frequenti assenze o se si isola dall'ambiente in cui vive. Al quinto punto si dice: attenti se il giovane ha frequentazioni e amicizie diverse. E il sesto mette sull'avviso: preoccupatevi se si cominciano a verificare cambiamenti di orario. Meritano attenzione il settimo e l'ottavo punto: i genitori non devono sottovalutare le improvvise richieste di danaro o la scomparsa di oggetti da casa.
Infine, le due ultime voci del decalogo: possono costituire una spia di disagio l'insofferenza e una progettualità ridotta. Insomma, se vostro figlio è un adolescente normale (e quindi ribelle) e non un cretino compiacente, vuol dire che si droga, fategli un piccolo test e poi mandatelo in comunità dove lo riprogrammano e poi ve lo restituiscono come nuovo (se nel frattempo naturalmente non lo hanno massacrato di botte e sepolto in una porcilaia, come avveniva a San Patrignano ai bei tempi in cui il torturatore Vincenzo Muccioli non era ancora morto di Aids).
L'idea piace anche al Ministro Turco che senza nessuna ironia riesce a scrivere sul quotidiano liberalstalinista "Il Riformista" che "il proibizionismo ha fallito" e quindi "ora sperimentiamo con Nas nelle scuole e kit antidroga". Test per tutti, comunque, è sopratutto il motto dei fascisti su e giù per la Penisola, che tuttavia non mancano di fare alcuni clamorosi autogol, com'è successo a Milano dove la criminale fascista Silvia Ferretto (consigliere regionale lombardo di AN) era arrivata al Pirellone portando in Consiglio test antidroga salivari perché i suoi colleghi volontariamente li facessero. Il primo a rifiutarsi è stato il suo camerata e assessore ai giovani Pier Gianni Prosperini (An) che ha definito il test "inattendibile", ma i maligni insinuano che è perché s'era dimenticato dell'appuntamento e s'era scordato di non pippare cocaina per un paio di giorni (infatti, come ormai i lettori di UN sanno bene, le tracce di coca scompaiono dopo 24/48 ore, mentre tracce di marijuana possono essere rinvenute anche a 40 giorni dal momento dell'assunzione).
Ci sarebbe da ridere se a fare le spese di questa crociata non fossero delle giovani vite. Per giustificare tanto accanimento e tanta crudeltà, non passa giorno che sui media di regime non compaia della disinformazione ben pilotata. L'ultimo della serie è stato il Corriere della Sera che sabato 3 giugno ha pubblicato in prima pagina l'ennesimo articolo allarmistico sui legami tra cannabis e psicosi. Secondo il Corrierone, "i giovani consumatori sono dieci volte più esposti ad attacchi di panico, difficoltà di concentrazione e psicosi". Al di là del fatto che per ora i giovani consumatori sono esposti più che altro agli attacchi della polizia, l'articolo è un concentrato di sciocchezze preceduto dall'inquietante notizia che la Società Italiana di Psichiatria (la più conservatrice tra le associazioni italiane di psichiatri) avrebbe organizzato nientemeno che un tour in 16 città dedicato alla formazione dei medici sui pericoli dell'hashish. Sicuramente in questo tour gli uomini della SIP si sono dimenticati di citare gli articoli comparsi recentemente sulle principali riviste internazionali del settore. La cannabis, infatti, non è associabile all'acuirsi dei sintomi della schizofrenia, secondo una ricerca che sarà pubblicata sulla rivista scientifica Schizophhrenia Research. I ricercatori dell'Institute of Psychiatry di Londra avevano ipotizzato che il consumo di cannabis nel passato, in pazienti affetti da schizofrenia, era associato con cambiamenti apprezzabili dei sintomi schizofrenici rispetto ai pazienti che non avevano mai fatto uso di marijuana. I ricercatori hanno fatto un'analisi di regressione logica su 757 volontari con casi di schizofrenia ai primi stadi. Di questi, 182 (24%) aveva consumato cannabis durante l'anno precedente alla diagnosi, mentre 552 (73%) non ne avevano mai fatto uso.
I ricercatori non hanno riscontrato differenze statisticamente significative "nella sintomatologia fra pazienti schizofrenici che avevano fatto uso di cannabis e quelli che non ne avevano mai fatto uso". Questi risultati "dimostrano che non esiste una particolare psicosi schizofrenica causata dalla cannabis", concludono gli autori dello studio, il più ampio mai svolto su pazienti schizofrenici con un passato di consumo di cannabis.
Anche altri studi in passato avevano messo in dubbio l'associazione fra cannabis e schizofrenia. Recentemente, l'Advisory Council on the Misuse of Drugs (ACMD) della Gran Bretagna aveva raggiunto la conclusione che "per gli individui, secondo ciò che ci dicono gli studi, nella peggiore delle ipotesi il consumo di cannabis aumenta il rischio di sviluppare la schizofrenia dell'uno per cento". Un altro rapporto del 2006 della Beckley Foundation aveva ammesso che "all'aumento del consumo di cannabis negli ultimi trent'anni non è corrisposto un aumento dei casi di psicosi nella popolazione".
Infine, uno studio di Mitch Earleywine pubblicato sulla rivista Psychiatry Research nel 2005, dimostra che il consumo di cannabis normalmente segue e non precede comportamenti legati alla schizofrenia. "Questi dati non dimostrano un legame di causa ed effetto fra il consumo di cannabis e la schizofrenia", si legge nelle conclusioni dello studio.
La disinformazione di regime, però, non può essere messa in discussione. Un insegnante di Sondrio è stato condannato poche settimane fa a otto mesi di reclusione e a 800 euro di multa, per aver sostenuto dinanzi ai suoi studenti, che l'hascisc e la marijuana non provocano dipendenza. Per fare la caccia alle streghe, non si può ammettere che continuino ad esserci i dubbiosi...

robertino

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