Le dichiarazioni rese in tribunale da Marcello Fournier, vicequestore
aggiunto del primo reparto mobile di Roma ai tempi del G8 nel luglio
2001, non aggiungono nulla di nuovo alla sostanza di ciò che
avvenne in quei giorni nella città di Genova.
La notte tra il 21 e il 22 luglio, nei locali della scuola Diaz la
polizia di stato si rese protagonista di un massacro ordito in maniera
scientifica per stroncare fisicamente e psicologicamente i
manifestanti, già pesantemente attaccati in piazza in due giorni
di guerra voluta e predeterminata dallo stato e dai suoi apparati
repressivi (polizia, carabinieri e guardia di finanza).
Questa strategia di attacco al movimento contro la globalizzazione fu
eseguita organicamente con i pestaggi della Diaz, con le torture dei
carabinieri, della polizia e dei famigerati Gom della polizia
penitenziaria nella caserma di Bolzaneto, con le cariche indiscriminate
e ingiustificate per terrorizzare i cortei, con i lacrimogeni sparati
ad altezza d'uomo, con i colpi di arma da fuoco sparati in più
occasioni nelle strade di Genova, con l'assassinio di Carlo Giuliani, e
con i tentativi di intorbidire ulteriormente il clima creando false
prove da agitare contro i manifestanti.
Tutto quello che accadde a Genova non fu il frutto dell'improvvisazione
o della mancanza di nervi saldi. Le reticenze dei più alti
vertici dello stato e le omissioni degli stessi responsabili
dell'ordine pubblico dimostrano che ancora oggi, dopo sei anni, i
protagonisti della mattanza di Genova avrebbero molto da dire su
ciò che accadde in quei giorni convulsi. Marcello Fournier ha
giustificato il suo lungo silenzio evocando il suo "senso di
appartenenza... che può essere confuso anche con omertà".
Ha ragione Fournier. Il senso di appartenenza alla polizia e allo stato
si nutre proprio dell'omertà e della menzogna. La polizia
italiana è particolarmente avvezza alle mistificazione e alle
tardive scoperte di verità inconfessabili: pensiamo al caso di
Federico Aldrovandi a Ferrara, pestato a morte dalla polizia che ha
sempre negato e che oggi, dopo due anni, sembra ammettere ciò
che la famiglia e gli amici avevano denunciato da subito; e pensiamo
anche alla morte del commissario Raciti a Catania, per la quale fu
trovato in fretta e furia un responsabile (oggi scagionato per mancanza
di prove), e sulla quale si allunga un'ombra di mistero assai sospetta
e imbarazzante per la stessa polizia catanese.
Le tardive ammissioni, laddove si verifichino, servono a restituire
un'improbabile verginità a uomini e strutture intrinsecamente
colpevoli, e nulla tolgono alla gravità di ciò che viene
commesso da chi avoca a sé il monopolio legittimo della violenza.
Le giornate di Genova del luglio 2001 restano impresse nella memoria
perché fu definitivamente svelata la natura del potere e della
stessa democrazia. Non avvenne alcun cortocircuito tra i principi dello
stato di diritto e la loro applicazione, bensì la piena
realizzazione dell'autorità dello stato che, all'occorrenza, sa
come scatenare la repressione per mettere a tacere il dissenso e
l'opposizione sociale. Perché sul senso di appartenenza dei suoi
servi, il potere può sempre contare.
Commissione di corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana - FAI
17/06/2007
cdc@federazioneanarchica.org
www.federazioneanarchica.org