Umanità Nova, n.23 del 1 luglio 2007, anno 87

Antenne vaticane. La chiesa uccide con l'onda


Erano gli anni '70, camminando tra l'Arena e il castello Sforzesco di Milano anche un occhio non troppo attento poteva notare delle frasi scritte, con caratteri stampatello, tracciate con la vernice bianca sull'asfalto nero dei marciapiedi, a firma C.T.
C.T. era un singolare personaggio che soggiornava in quella zona spingendo un carrello a triciclo su cui trasportava alcuni cani, latta e pennello. Ogni tanto teneva dei brevi comizi, in questo modo diffondeva la sua "filosofia".
Ricordo in particolare una di quelle frasi : "La chiesa ti uccide con l'onda". Pur incuriosita e sostenuta dallo spirito anticlericale, che già allora si faceva largo nei miei pensieri, non mi ero mai data spiegazione plausibile sul significato di quell'affermazione. Inutile dire che, quando nel 2001 si aprì l'inchiesta sull'inquinamento elettromagnetico causato dalle antenne della Radio Vaticana, un pensiero era ritornato a quella frase, nel nuovo contesto ciò che in passato risultava incomprensibile appariva come una sorta di profezia.
Questa introduzione "storica" ci ricollega, dopo un salto temporale, all'attualità. Infatti, la prima Sezione Penale della Corte d'Appello di Roma ha emesso, il 4 giugno, la sentenza di secondo grado del processo intentato contro la Radio Vaticana per l'inquinamento elettromagnetico prodotto dal Centro Trasmittente di Santa Maria di Galeria.
La sentenza, accogliendo le richieste della difesa della Radio Vaticana, ha assolto il Cardinale Roberto Tucci, già Presidente del Comitato di Gestione dell'Emittente, ed il Padre Pasquale Borgomeo, ex Direttore Generale, dal reato loro ascritto di "getto pericoloso di cose".
Ricostruiamo i passaggi principali di questa emblematica storia.

I citofoni recitano il rosario
La vicenda è iniziata sette anni fa quando i cittadini di Cesano, paese a nord di Roma, depositano alcune denunce lamentando molestie legate a citofoni, lampadari e altri elettrodomestici che si trasformavano in duplicatori del segnale di Radio Vaticana nonché di conversazioni telefoniche scandite dalle recite del rosario ed altre amenità del genere.
Un primo procedimento scatta con l'accusa di aver diffuso "radiazioni elettromagnetiche atte ad offendere o molestare persone residenti nelle aree circostanti, arrecando alle stesse disagio, disturbo, fastidio e turbamento".
Subito dopo arrivano altri esposti da parte di chi segnalava malattie provocate dal superamento dei limiti di emissione delle onde elettromagnetiche.
Veniamo alla prima contestazione di reato, si parla di "getto pericoloso di cose", in violazione all'art. 674 del Codice Penale. Questa strana imputazione pare sia l'unica che, nella legislazione italiana, possa comprendere eventuali danni causati dall'emissione di onde elettromagnetiche.
In quel periodo viene pubblicato un rapporto, dalla direzione generale degli studi del Parlamento Europeo, che, pur con la premessa "gli studi finora condotti sono troppo recenti per poter definire gli effetti a lungo termine dell'esposizione alle radiazioni", faceva capire come anche senza poter definire un limite preciso al di sopra del quale le onde elettromagnetiche possono essere causa certa di un danno, era comunque sostenibile un effetto quantitativo. Effetto in base al quale, sommandosi esposizioni a campi più forti e meno forti, si possono generare problemi alla salute umana.
Le sorgenti nocive andrebbero ad aggiungersi, infatti, con il carico di inquinamento elettromagnetico quotidiano e destabilizzerebbero l'organismo: "Le radiazioni provenienti da frequenze non esistenti in natura - afferma lo studio - possono modificare la posizione delle molecole e danneggiarle, alterando il metabolismo e dando vita a un processo a catena risultante in uno squilibrio che potrebbe modificare l'attività ormonale, pregiudicare i processi di sintesi del materiale genetico, interferire con il flusso di sostanze che attraversano le membrane cellulari in entrata e in uscita e modificare il comportamento delle cellule tumorali".
Siamo alla metà di marzo del 2001, l'allora ministro dell'Ambiente Willer Bordon, alla luce di queste informazioni, concede 15 giorni a Radio Vaticana per mettersi in regola altrimenti "staccherà la corrente" oscurando la Radio che si ostina, nonostante una legge quadro approvata in Parlamento, a violare i limiti fissati per contenere l'inquinamento elettromagnetico.
Le emissioni avrebbero superato del 100 per cento le soglie stabilite dalla legge.

Cesano: uno studio rivela un forte rischio di leucemie nei bambini
Si scatena il putiferio mediatico, i giorni passano, ad un certo punto il ministro degli Esteri Lamberto Dini, quello della Sanità Umberto Veronesi e quello dell'Ambiente Willer Bordon vengono convocati d'urgenza dal presidente del Consiglio Giuliano Amato per cercare di disinnescare all'ultimo minuto la mina Radio Vaticana. Il compito è arduo e quando c'è di mezzo il Vaticano le gambe tremano, si tratta di mettere d'accordo Bordon, che chiede il rispetto della legge italiana, Veronesi, che nega il nesso tra elettromagnetismo e tumori, e Dini, che vuole a tutti i costi l'accordo con la Santa Sede. I dati dei rilevamenti, effettuati nei giorni precedenti la riunione, hanno dimostrato che per inviare nel mondo la parola del papa i residenti vengono investiti da una doccia elettromagnetica che supera abbondantemente i limiti fissati dal Parlamento italiano. Inoltre un rapporto dei Nas cita 18 casi di tumore e 2 di leucemia nella sola zona di Cesano.
Quel rapporto è legato ad una seconda indagine, aperta contro ignoti, che deve invece accertare se c'è una relazione di causa ed effetto tra l'incidenza delle leucemie e le morti per cancro avvenute nella zona e la potenza degli impianti di Radio Vaticana. Lo studio è basato su dati clinici che mettono a confronto la casistica relativa alla popolazione della capitale con quella di Cesano in un arco di tempo di 12 anni, dal 1987 al 1998. Tale ricerca conclude che per i bambini residenti vicino Radio Vaticana il rischio di ammalarsi di leucemia è fino a sei volte più alto rispetto ai loro coetanei della capitale.

L'accordo tra governo e Vaticano scongiura la chiusura dell'emittente
Siamo al 10 aprile 2001, è sera quando il portavoce della Santa Sede Joaquin Navarro Valls annuncia: "Radio Vaticana si impegna da lunedì a ridurre le proprie emissioni entro le soglie fissate dal decreto ministeriale". Il black – out è scongiurato!
Parte un tavolo di confronto, a maggio 2001, si legge nel comunicato congiunto, "l'intesa è stata raggiunta al ministero degli Esteri nel corso della riunione della commissione bilaterale tra l'Italia e la Santa Sede per la soluzione dei problemi legati all'intensità delle emissioni elettromagnetiche della stazione Radio Vaticana di Santa Maria di Galeria.
La commissione - presieduta dall'ambasciatore Umberto Vattani, segretario generale della Farnesina, e da monsignor Celestino Migliore, sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati - ha esaminato i risultati delle misurazioni congiunte e discusso le prospettive di intervento suggerite dai tecnici, raggiungendo così subito l'accordo per le onde corte, che da subito si adegueranno alla normativa italiana. Per quanto riguarda le onde medie, invece, "il piano di adeguamento scatta anch'esso ma sarà portato a termine entro la fine di agosto. Questo perché, recita il comunicato, "le soluzioni che si delineano appaiono più impegnative di quelle concernenti le onde corte (...diamogli tempo poveretti... in fondo agivano in buona "fede").
La radio continua a trasmettere ma il processo deve iniziare.

Il processo
Una prima fase si conclude con il colpo di scena del 19 febbraio 2002 in seguito alla dichiarazione, da parte del giudice, di non doversi procedere per difetto di giurisdizione, in forza del Trattato Lateranense, riconoscendo la Radio Vaticana come Ente Centrale della Chiesa Cattolica.
Grazie all'articolo 11, dei Patti Lateranensi, infatti, al Vaticano e alle sue sedi è assicurata l'extraterritorialità. "Difetto di giurisdizione", ha detto il giudice, ovvero non compete alla giustizia italiana un eventuale reato commesso non sul suolo nazionale.
Un capolavoro giuridico che si basa sul fatto che il luogo fisico da cui vengono emesse le onde elettromagnetiche non è parte del territorio italiano pur insistendo sul territorio del comune di Cesano.
Le sorprese non sono finite, una successiva sentenza della Corte di Cassazione, del 9 aprile 2003, non accoglie la precedente interpretazione, e rinvia quindi la causa al Tribunale.
Il 23 ottobre dello stesso anno inizia quindi una nuova fase del processo, durata un anno e mezzo, che dopo numerose udienze, si conclude, solamente il 9 maggio 2005, con la condanna del P. Borgomeo e del Card. Tucci a 10 giorni di arresto, con sospensione della pena (il pubblico ministero aveva chiesto, esagerando, 15 giorni!).
Questa sentenza è stata impugnata dalla Radio Vaticana avanti la Corte di Appello di Roma, che ha tenuto la prima udienza, nell'ambito del procedimento di secondo grado, il 12 dicembre 2006. Tale procedimento si è concluso, appunto, con l'ultima sentenza dei primi di giugno.
Nell'assolvere gli imputati, la prima corte di appello ha accolto le argomentazioni dei difensori, i quali avevano sostenuto che il reato di "getto pericoloso di cose" non configura il cosiddetto inquinamento elettromagnetico. Il rappresentante dell'accusa, il sostituto procuratore generale Vittorio Lombardi, aveva invece sollecitato la dichiarazione di non luogo a procedere per i due imputati per intervenuta prescrizione. Per il pg, in sostanza, era da riconoscere la sussistenza del reato di getto pericoloso di cose, ma allo stesso tempo andava dichiarata l'improcedibilità a causa della prescrizione (non vi preoccupate se non ci fosse stata la legge Previti sarebbe durato di più il processo).
Per evitare "inutili strascichi" il pg, al termine dell'udienza, ha fatto sapere che non ricorrerà in Cassazione.
Ricorso annunciato, invece, dal Coordinamento dei comitati di Roma Nord che da anni si batte sulla questione dell'elettrosmog.
Un altro fascicolo rimane comunque aperto sull'emittente che diffonde in tutto il mondo la voce del sommo pontefice ed il messaggio evangelico attraverso le sue onde di frequenza. È quello sulle conseguenze del presunto inquinamento elettromagnetico nel quale si ipotizza il reato di omicidio colposo. Gli stessi Borgomeo e Tucci compaiono tra gli imputati, chiave di volta della vicenda saranno i risultati di una perizia epidemiologica, disposta dal gip Zaira Secchi, per verificare se sussista un nesso di causalità tra le morti sospette a Cesano e dintorni e le onde elettromagnetiche.
Per la verità l'indagine non riguarda solo l'emittente vaticana ma anche il centro radar della Marina italiana a La Storta, ritenuta dai residenti della zona un'altra possibile fonte d'inquinamento elettromagnetico.
Insomma ci sono di mezzo tutti, dai salvatori di anime ai paladini della libertà.
Come...? Sapete già quale sarà la conclusione? Ah sì: "La giustizia è uguale per tutti!"

MarTa



home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti