Erano gli anni '70, camminando tra l'Arena e il castello Sforzesco di
Milano anche un occhio non troppo attento poteva notare delle frasi
scritte, con caratteri stampatello, tracciate con la vernice bianca
sull'asfalto nero dei marciapiedi, a firma C.T.
C.T. era un singolare personaggio che soggiornava in quella zona
spingendo un carrello a triciclo su cui trasportava alcuni cani, latta
e pennello. Ogni tanto teneva dei brevi comizi, in questo modo
diffondeva la sua "filosofia".
Ricordo in particolare una di quelle frasi : "La chiesa ti uccide con
l'onda". Pur incuriosita e sostenuta dallo spirito anticlericale, che
già allora si faceva largo nei miei pensieri, non mi ero mai
data spiegazione plausibile sul significato di quell'affermazione.
Inutile dire che, quando nel 2001 si aprì l'inchiesta
sull'inquinamento elettromagnetico causato dalle antenne della Radio
Vaticana, un pensiero era ritornato a quella frase, nel nuovo contesto
ciò che in passato risultava incomprensibile appariva come una
sorta di profezia.
Questa introduzione "storica" ci ricollega, dopo un salto temporale,
all'attualità. Infatti, la prima Sezione Penale della Corte
d'Appello di Roma ha emesso, il 4 giugno, la sentenza di secondo grado
del processo intentato contro la Radio Vaticana per l'inquinamento
elettromagnetico prodotto dal Centro Trasmittente di Santa Maria di
Galeria.
La sentenza, accogliendo le richieste della difesa della Radio
Vaticana, ha assolto il Cardinale Roberto Tucci, già Presidente
del Comitato di Gestione dell'Emittente, ed il Padre Pasquale Borgomeo,
ex Direttore Generale, dal reato loro ascritto di "getto pericoloso di
cose".
Ricostruiamo i passaggi principali di questa emblematica storia.
I citofoni recitano il rosario
La vicenda è iniziata sette anni fa quando i cittadini di
Cesano, paese a nord di Roma, depositano alcune denunce lamentando
molestie legate a citofoni, lampadari e altri elettrodomestici che si
trasformavano in duplicatori del segnale di Radio Vaticana
nonché di conversazioni telefoniche scandite dalle recite del
rosario ed altre amenità del genere.
Un primo procedimento scatta con l'accusa di aver diffuso "radiazioni
elettromagnetiche atte ad offendere o molestare persone residenti nelle
aree circostanti, arrecando alle stesse disagio, disturbo, fastidio e
turbamento".
Subito dopo arrivano altri esposti da parte di chi segnalava malattie
provocate dal superamento dei limiti di emissione delle onde
elettromagnetiche.
Veniamo alla prima contestazione di reato, si parla di "getto
pericoloso di cose", in violazione all'art. 674 del Codice Penale.
Questa strana imputazione pare sia l'unica che, nella legislazione
italiana, possa comprendere eventuali danni causati dall'emissione di
onde elettromagnetiche.
In quel periodo viene pubblicato un rapporto, dalla direzione generale
degli studi del Parlamento Europeo, che, pur con la premessa "gli studi
finora condotti sono troppo recenti per poter definire gli effetti a
lungo termine dell'esposizione alle radiazioni", faceva capire come
anche senza poter definire un limite preciso al di sopra del quale le
onde elettromagnetiche possono essere causa certa di un danno, era
comunque sostenibile un effetto quantitativo. Effetto in base al quale,
sommandosi esposizioni a campi più forti e meno forti, si
possono generare problemi alla salute umana.
Le sorgenti nocive andrebbero ad aggiungersi, infatti, con il carico di
inquinamento elettromagnetico quotidiano e destabilizzerebbero
l'organismo: "Le radiazioni provenienti da frequenze non esistenti in
natura - afferma lo studio - possono modificare la posizione delle
molecole e danneggiarle, alterando il metabolismo e dando vita a un
processo a catena risultante in uno squilibrio che potrebbe modificare
l'attività ormonale, pregiudicare i processi di sintesi del
materiale genetico, interferire con il flusso di sostanze che
attraversano le membrane cellulari in entrata e in uscita e modificare
il comportamento delle cellule tumorali".
Siamo alla metà di marzo del 2001, l'allora ministro
dell'Ambiente Willer Bordon, alla luce di queste informazioni, concede
15 giorni a Radio Vaticana per mettersi in regola altrimenti
"staccherà la corrente" oscurando la Radio che si ostina,
nonostante una legge quadro approvata in Parlamento, a violare i limiti
fissati per contenere l'inquinamento elettromagnetico.
Le emissioni avrebbero superato del 100 per cento le soglie stabilite dalla legge.
Cesano: uno studio rivela un forte rischio di leucemie nei bambini
Si scatena il putiferio mediatico, i giorni passano, ad un certo punto
il ministro degli Esteri Lamberto Dini, quello della Sanità
Umberto Veronesi e quello dell'Ambiente Willer Bordon vengono convocati
d'urgenza dal presidente del Consiglio Giuliano Amato per cercare di
disinnescare all'ultimo minuto la mina Radio Vaticana. Il compito
è arduo e quando c'è di mezzo il Vaticano le gambe
tremano, si tratta di mettere d'accordo Bordon, che chiede il rispetto
della legge italiana, Veronesi, che nega il nesso tra elettromagnetismo
e tumori, e Dini, che vuole a tutti i costi l'accordo con la Santa
Sede. I dati dei rilevamenti, effettuati nei giorni precedenti la
riunione, hanno dimostrato che per inviare nel mondo la parola del papa
i residenti vengono investiti da una doccia elettromagnetica che supera
abbondantemente i limiti fissati dal Parlamento italiano. Inoltre un
rapporto dei Nas cita 18 casi di tumore e 2 di leucemia nella sola zona
di Cesano.
Quel rapporto è legato ad una seconda indagine, aperta contro
ignoti, che deve invece accertare se c'è una relazione di causa
ed effetto tra l'incidenza delle leucemie e le morti per cancro
avvenute nella zona e la potenza degli impianti di Radio Vaticana. Lo
studio è basato su dati clinici che mettono a confronto la
casistica relativa alla popolazione della capitale con quella di Cesano
in un arco di tempo di 12 anni, dal 1987 al 1998. Tale ricerca conclude
che per i bambini residenti vicino Radio Vaticana il rischio di
ammalarsi di leucemia è fino a sei volte più alto
rispetto ai loro coetanei della capitale.
L'accordo tra governo e Vaticano scongiura la chiusura dell'emittente
Siamo al 10 aprile 2001, è sera quando il portavoce della Santa
Sede Joaquin Navarro Valls annuncia: "Radio Vaticana si impegna da
lunedì a ridurre le proprie emissioni entro le soglie fissate
dal decreto ministeriale". Il black – out è scongiurato!
Parte un tavolo di confronto, a maggio 2001, si legge nel comunicato
congiunto, "l'intesa è stata raggiunta al ministero degli Esteri
nel corso della riunione della commissione bilaterale tra l'Italia e la
Santa Sede per la soluzione dei problemi legati all'intensità
delle emissioni elettromagnetiche della stazione Radio Vaticana di
Santa Maria di Galeria.
La commissione - presieduta dall'ambasciatore Umberto Vattani,
segretario generale della Farnesina, e da monsignor Celestino Migliore,
sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati - ha esaminato i
risultati delle misurazioni congiunte e discusso le prospettive di
intervento suggerite dai tecnici, raggiungendo così subito
l'accordo per le onde corte, che da subito si adegueranno alla
normativa italiana. Per quanto riguarda le onde medie, invece, "il
piano di adeguamento scatta anch'esso ma sarà portato a termine
entro la fine di agosto. Questo perché, recita il comunicato,
"le soluzioni che si delineano appaiono più impegnative di
quelle concernenti le onde corte (...diamogli tempo poveretti... in
fondo agivano in buona "fede").
La radio continua a trasmettere ma il processo deve iniziare.
Il processo
Una prima fase si conclude con il colpo di scena del 19 febbraio 2002
in seguito alla dichiarazione, da parte del giudice, di non doversi
procedere per difetto di giurisdizione, in forza del Trattato
Lateranense, riconoscendo la Radio Vaticana come Ente Centrale della
Chiesa Cattolica.
Grazie all'articolo 11, dei Patti Lateranensi, infatti, al Vaticano e
alle sue sedi è assicurata l'extraterritorialità.
"Difetto di giurisdizione", ha detto il giudice, ovvero non compete
alla giustizia italiana un eventuale reato commesso non sul suolo
nazionale.
Un capolavoro giuridico che si basa sul fatto che il luogo fisico da
cui vengono emesse le onde elettromagnetiche non è parte del
territorio italiano pur insistendo sul territorio del comune di Cesano.
Le sorprese non sono finite, una successiva sentenza della Corte di
Cassazione, del 9 aprile 2003, non accoglie la precedente
interpretazione, e rinvia quindi la causa al Tribunale.
Il 23 ottobre dello stesso anno inizia quindi una nuova fase del
processo, durata un anno e mezzo, che dopo numerose udienze, si
conclude, solamente il 9 maggio 2005, con la condanna del P. Borgomeo e
del Card. Tucci a 10 giorni di arresto, con sospensione della pena (il
pubblico ministero aveva chiesto, esagerando, 15 giorni!).
Questa sentenza è stata impugnata dalla Radio Vaticana avanti la
Corte di Appello di Roma, che ha tenuto la prima udienza, nell'ambito
del procedimento di secondo grado, il 12 dicembre 2006. Tale
procedimento si è concluso, appunto, con l'ultima sentenza dei
primi di giugno.
Nell'assolvere gli imputati, la prima corte di appello ha accolto le
argomentazioni dei difensori, i quali avevano sostenuto che il reato di
"getto pericoloso di cose" non configura il cosiddetto inquinamento
elettromagnetico. Il rappresentante dell'accusa, il sostituto
procuratore generale Vittorio Lombardi, aveva invece sollecitato la
dichiarazione di non luogo a procedere per i due imputati per
intervenuta prescrizione. Per il pg, in sostanza, era da riconoscere la
sussistenza del reato di getto pericoloso di cose, ma allo stesso tempo
andava dichiarata l'improcedibilità a causa della prescrizione
(non vi preoccupate se non ci fosse stata la legge Previti sarebbe
durato di più il processo).
Per evitare "inutili strascichi" il pg, al termine dell'udienza, ha fatto sapere che non ricorrerà in Cassazione.
Ricorso annunciato, invece, dal Coordinamento dei comitati di Roma Nord che da anni si batte sulla questione dell'elettrosmog.
Un altro fascicolo rimane comunque aperto sull'emittente che diffonde
in tutto il mondo la voce del sommo pontefice ed il messaggio
evangelico attraverso le sue onde di frequenza. È quello sulle
conseguenze del presunto inquinamento elettromagnetico nel quale si
ipotizza il reato di omicidio colposo. Gli stessi Borgomeo e Tucci
compaiono tra gli imputati, chiave di volta della vicenda saranno i
risultati di una perizia epidemiologica, disposta dal gip Zaira Secchi,
per verificare se sussista un nesso di causalità tra le morti
sospette a Cesano e dintorni e le onde elettromagnetiche.
Per la verità l'indagine non riguarda solo l'emittente vaticana
ma anche il centro radar della Marina italiana a La Storta, ritenuta
dai residenti della zona un'altra possibile fonte d'inquinamento
elettromagnetico.
Insomma ci sono di mezzo tutti, dai salvatori di anime ai paladini della libertà.
Come...? Sapete già quale sarà la conclusione? Ah sì: "La giustizia è uguale per tutti!"
MarTa