Il discorso di Walter Veltroni al Lingotto di Torino il 27 giugno non
ha sorpreso. Nell'iniziare il percorso già segnato che lo
porterà alla segreteria del neonato Partito Democratico, il
sindaco di Roma ha offerto un'efficace sintesi del progetto politico
che si è andato delineando negli ultimi anni e che si presenta
come uscita dalla transizione che ha segnato la fine della prima
repubblica. Efficacemente su La Stampa del giorno dopo Massimo
Gramellini definiva il partito descritto da Veltroni come una "Forza
Italia di sinistra".
In effetti, il cuore della visione istituzionale del Pd è
individuato nella "decisione": la società è complessa e
per garantirne l'omogeneità e il "bene comune", è
indispensabile che chi governa possa decidere. Ascoltare tutti e poi
decidere. Esattamente il contrario di quel che è non tanto
l'anarchia, quanto, più modestamente, il parlamentarismo, in cui
la decisione è frutto di mediazione e presa da una maggioranza
che dovrebbe essere rappresentativa di istanze diverse provenienti
dalla società. Non è questo il luogo dove ripercorrere la
storia politica del termine "decisione" e del "decisionismo", ma almeno
si deve ricordare che dalle nostre parti esiste un filo che lega il
decisionismo craxiano, le picconate di Cossiga quando era presidente
della repubblica, il progetto di riforma costituzionale elaborato dalla
commissione bicamerale presieduta da D'Alema, la riforma costituzionale
berlusconiana bocciata dal referendum popolare di un anno fa e tutte le
spinte per la riforma in senso maggioritario della legge elettorale.
Siamo quindi ad un epilogo, non ad un inizio. Il modello istituzionale
del Pd è identico a quello della Casa delle libertà:
rafforzamento e centralità del governo, sistema elettorale
maggioritario.
Quale società vuole il Pd? Questa esistente, con alcuni
correttivi di cui si stentano a vedere però i contorni
effettivi. Veltroni ha detto che una delle emergenze per i giovani
è la precarietà del lavoro. Bene. Chi ha introdotto nel
nostro sistema il lavoro interinale e spianato la strada alla legge
Biagi, la legge 30/03? Il pacchetto Treu contenuto nella legge 196/97,
governo di centrosinistra. E nessuno nel Pd ha intenzione di cancellare
la stessa legge 30/03. La precarietà non piove dal cielo,
è frutto del conflitto tra capitale e lavoro e suggella la
prevalenza del primo sul secondo. Dire di voler stare sia con il
capitale che con il lavoro, come dicono i moderati di tutte le epoche e
latitudini, implica di fatto ratificare la prevalenza del primo sul
secondo. Non siamo in un orizzonte almeno socialdemocratico in cui la
politica programmaticamente ritiene di poter/dover prevalere sul
mercato. I rapporti di produzione e sociali vanno bene così: si
tratta solo di dare una vernice solidarista ad un meccanismo sociale
votato al profitto. E guai a coloro che si oppongono a questa visione
narcotizzata della società, a coloro che continuano a pensare
che la società stessa sia attraversata dalla guerra permanente
del capitale contro il lavoro e hanno deciso di difendersi e di unirsi
per contrastare l'opera di devastazione delle loro vite e del
territorio che abitano. Il conflitto sociale perturba la feroce pace
veltroniana e va espulso, soffocato, negato. Gli apprezzamenti
immediati della Confindustria non sono mancati.
Veltroni ha saputo dimostrare nella sua lunga carriera politica di
saper unire le diverse anime della sinistra e su questo contano sia nel
Pd sia alla sua sinistra: giubilo infatti si è levato da
Bertinotti a Mussi alle parole pronunciate a Torino da Veltroni. Si
apre una stagione di ulteriore spostamento in senso centrista e
moderato dell'asse della politica italiana, con al traino le cosiddette
forze della "sinistra radicale", prigioniere delle loro scelte
istituzionali. Ciò che, comunque, nessuna operazione estetica
potrà mascherare è la guerra quotidiana che il capitale,
a livello nazionale e globale, porta avanti nei confronti della vita e
del lavoro e le contraddizioni e conflitti che da questa guerra
scaturiscono.
W.B.