Umanità Nova, n.24 dell'8 luglio 2007, anno 87

Walter il buonista
L'investitura di Veltroni nel regno della Fiat


Il discorso di Walter Veltroni al Lingotto di Torino il 27 giugno non ha sorpreso. Nell'iniziare il percorso già segnato che lo porterà alla segreteria del neonato Partito Democratico, il sindaco di Roma ha offerto un'efficace sintesi del progetto politico che si è andato delineando negli ultimi anni e che si presenta come uscita dalla transizione che ha segnato la fine della prima repubblica. Efficacemente su La Stampa del giorno dopo Massimo Gramellini definiva il partito descritto da Veltroni come una "Forza Italia di sinistra".
In effetti, il cuore della visione istituzionale del Pd è individuato nella "decisione": la società è complessa e per garantirne l'omogeneità e il "bene comune", è indispensabile che chi governa possa decidere. Ascoltare tutti e poi decidere. Esattamente il contrario di quel che è non tanto l'anarchia, quanto, più modestamente, il parlamentarismo, in cui la decisione è frutto di mediazione e presa da una maggioranza che dovrebbe essere rappresentativa di istanze diverse provenienti dalla società. Non è questo il luogo dove ripercorrere la storia politica del termine "decisione" e del "decisionismo", ma almeno si deve ricordare che dalle nostre parti esiste un filo che lega il decisionismo craxiano, le picconate di Cossiga quando era presidente della repubblica, il progetto di riforma costituzionale elaborato dalla commissione bicamerale presieduta da D'Alema, la riforma costituzionale berlusconiana bocciata dal referendum popolare di un anno fa e tutte le spinte per la riforma in senso maggioritario della legge elettorale. Siamo quindi ad un epilogo, non ad un inizio. Il modello istituzionale del Pd è identico a quello della Casa delle libertà: rafforzamento e centralità del governo, sistema elettorale maggioritario.
Quale società vuole il Pd? Questa esistente, con alcuni correttivi di cui si stentano a vedere però i contorni effettivi. Veltroni ha detto che una delle emergenze per i giovani è la precarietà del lavoro. Bene. Chi ha introdotto nel nostro sistema il lavoro interinale e spianato la strada alla legge Biagi, la legge 30/03? Il pacchetto Treu contenuto nella legge 196/97, governo di centrosinistra. E nessuno nel Pd ha intenzione di cancellare la stessa legge 30/03. La precarietà non piove dal cielo, è frutto del conflitto tra capitale e lavoro e suggella la prevalenza del primo sul secondo. Dire di voler stare sia con il capitale che con il lavoro, come dicono i moderati di tutte le epoche e latitudini, implica di fatto ratificare la prevalenza del primo sul secondo. Non siamo in un orizzonte almeno socialdemocratico in cui la politica programmaticamente ritiene di poter/dover prevalere sul mercato. I rapporti di produzione e sociali vanno bene così: si tratta solo di dare una vernice solidarista ad un meccanismo sociale votato al profitto. E guai a coloro che si oppongono a questa visione narcotizzata della società, a coloro che continuano a pensare che la società stessa sia attraversata dalla guerra permanente del capitale contro il lavoro e hanno deciso di difendersi e di unirsi per contrastare l'opera di devastazione delle loro vite e del territorio che abitano. Il conflitto sociale perturba la feroce pace veltroniana e va espulso, soffocato, negato. Gli apprezzamenti immediati della Confindustria non sono mancati.
Veltroni ha saputo dimostrare nella sua lunga carriera politica di saper unire le diverse anime della sinistra e su questo contano sia nel Pd sia alla sua sinistra: giubilo infatti si è levato da Bertinotti a Mussi alle parole pronunciate a Torino da Veltroni. Si apre una stagione di ulteriore spostamento in senso centrista e moderato dell'asse della politica italiana, con al traino le cosiddette forze della "sinistra radicale", prigioniere delle loro scelte istituzionali. Ciò che, comunque, nessuna operazione estetica potrà mascherare è la guerra quotidiana che il capitale, a livello nazionale e globale, porta avanti nei confronti della vita e del lavoro e le contraddizioni e conflitti che da questa guerra scaturiscono.

W.B.




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