Umanità Nova, n.24 dell'8 luglio 2007, anno 87

Sardegna: immigrazione e razzismo delle istituzioni. Cpt in una base militare


La Sardegna è rimasta a lungo al di fuori dei flussi migratori provenienti dal Sud del mondo. Le rotte che dalle coste del nordafrica portano all'isola sono più lunghe e rischiose rispetto a quelle che portano a Lampedusa o in Sicilia, inoltre la Sardegna offre ben poche occasioni di lavoro e, per chi non ha i documenti in regola, può essere complicato lasciarla per raggiungere il continente.
A partire dallo scorso inverno la situazione è parzialmente mutata e un flusso di giovani migranti provenienti soprattutto dall'Algeria (ma anche dal Marocco) ha cominciato a raggiungere le coste sarde a bordo di piccole imbarcazioni (6 mt circa) dotate di motori fuoribordo. Affrontare il mare in queste condizioni è estremamente rischioso, tant'è che a fronte di appena 450 immigrati fermati in Sardegna tra gennaio e giugno (Giornale di Sardegna 19 e 23/6/07) la guardia costiera algerina (G.di S. 7/4/07) denuncia di aver ripescato tra novembre e marzo ben 210 morti affogati nel braccio di mare che separa la Sardegna dall'Algeria.
Si tratta di un esiguo numero di migranti, ma autorità e stampa hanno preso la palla al balzo per montare una campagna strumentale strillando di "emergenza sbarchi", "probabile esodo", possibili "infiltrazioni di terroristi" e altre assurdità dello stesso tenore.
Il fatto è che in Sardegna dall'inizio dell'anno dobbiamo affrontare una vera e propria emergenza-razzismo delle istituzioni: in modo simile a quanto accade in altre parti dello stato italiano, anche qui si susseguono le campagne di stampa contro i"clandestini", i "nomadi", i "romeni", etc., che preparano puntualmente rastrellamenti e cacce all'uomo contro i migranti e sgomberi, distruzioni di case e aggressioni razziste contro gli stranieri poveri residenti.
Tutte politiche repressive fortemente volute dal governo centrale, tant'è che l'undici di giugno il viceministro dell'interno Minniti è giunto a Cagliari per firmare uno di quei famigerati "patti per la sicurezza" che sono stati presentati nelle città di mezza Italia, a cominciare da Milano. Quello firmato a Cagliari prevede (Unione Sarda del 12/6/2007) la creazione di una "Task-Force che si occupi degli sbarchi di immigrati clandestini", la lotta contro l'occupazione abusiva di aree ed edifici dismessi, il rafforzamento delle operazioni di sgombero.
Niente di nuovo sotto il sole, la produzione di allarmi, emergenze e paure è oggi il principale strumento per il mantenimento del potere. La guerra contro i poveri di ogni nazionalità è ora più che mai la costante su cui tutte le amministrazioni pubbliche organizzano le loro politiche.
É per questo che l'appello stilato alla fine di maggio da un gruppo di anarchici e anarchiche sardi/e si rivolgeva a tutte/i coloro che vogliano in qualunque modo opporsi:
- alla costruzione di un lager destinato agli immigrati nel sud della Sardegna.
- al razzismo delle istituzioni e alle campagne di allarme e paura condotte dalla stampa.
- alle politiche di guerra ai poveri e di feroce repressione sociale condotte dalle amministrazioni pubbliche.
L'appello è risultato quanto mai tempestivo ed opportuno. Infatti, mentre a Cagliari si preparava il "patto per la sicurezza", il Questore (G.di S. 13/5/07) reclamava la creazione di un "centro di accoglienza" (un Cpa, che in Sardegna fortunatamente ancora non esiste), ed emissari della prefettura (U. S. del 23/5/2007) si aggiravano per i comuni della costa interessati dagli sbarchi in cerca di una scuola, un centro per anziani, una palestra da requisire per realizzare, in perfetto stile cileno, il lager in questione. É a questo punto (U. S. del 25/5/2007) che Emidio Casula, sottosegretario sardo alla difesa e fiero difensore delle servitù militari, propone di realizzare il kampo di prigionia per immigrati all'interno della base militare di capo Teulada.
L'idea di realizzare una piccola Guantanamo sarda appare talmente infame da lasciare increduli, anche perché la creazione spudorata di un lager all'interno di una base militare è fatto assolutamente inedito in Italia e credo in Europa (se si escludono le carceri segrete della CIA in Polonia e Romania). Invece al termine dell'ennesimo "summit" nella prefettura di Cagliari, il 5 giugno viene annunciata la decisione di realizzare il primo Cpa sardo proprio all'interno della base di Capo Teulada (G.di S. 6/6/07). La realizzazione è data per imminente: entro l'estate.
La reazione del nascente movimento antirazzista sardo è stata immediata: accompagnata da azioni di controinformazione (volantinaggi e proiezione di filmati), il 15 giugno si è svolta una vivace manifestazione di fronte alla Prefettura di Cagliari. Al presidio sono intervenute un centinaio di persone che, fronteggiando gli uomini in divisa, hanno esposto striscioni, bloccato il traffico e scandito slogan contro le basi militari, i lager e i Cpt-Cpa. Oltre agli anarchici hanno partecipato militanti di gruppi antimilitaristi, indipendentisti, antifascisti e antirazzisti sardi e anche il Cobas scuola e singoli militanti del PRC.
L'ipotizzata realizzazione di un lager per immigrati all'interno di un campo militare appare di una gravità inaudita, non solo perché richiama alla memoria tristi avvenimenti storici (1) e di cronaca recente (2) ma anche perché propone un nuovo osceno "modello di sviluppo" in cui si fanno convivere in un unico luogo turismo, lager e attività militari. In questi giorni, infatti, mentre si prepara ad accogliere il campo di prigionia per immigrati, la base di Teulada si fa vanto di restituire, per lo sfruttamento turistico estivo, alcune delle spiagge utilizzate nelle altre stagioni per i bombardamenti e le guerre simulate. Naturalmente le spiagge non sono state bonificate e dunque i fondali sono cosparsi di bombe inesplose e la balneazione, in alcuni casi, vietata.
Queste prime azioni contro la realizzazione di un Cpa sembrano avere avuto una qualche efficacia: nelle ultime settimane di giugno infatti i giornali dell'isola hanno assunto un tono più prudente, sono passati dall' "immediata realizzazione" al "non vi sono certezze sull'apertura" (Giornale di Sardegna del 23/6/07). Non sappiamo se si tratti di semplice tattica o se realmente ci sia stato un rinvio, certo non ci facciamo illusioni. Infatti i rastrellamenti e le cacce all'uomo ai danni dei migranti non si sono interrotte e gli immigrati fermati dalla polizia vengono deportati nei Cpt del continente (Crotone e Bari), dopo essere stati brevemente trattenuti in alberghi locali.
Le anarchiche e gli anarchici sardi sono stati i primi e i più determinati nell'affrontare questa situazione nuova, che pone a tutti gli antirazzisti sardi problemi mai affrontati prima. Nell'immediato, è urgente svolgere un'azione di controinformazione tra la popolazione delle zone costiere interessate dagli sbarchi ma è altrettanto urgente la necessità di allargare la nostra rete di relazioni e contatti fuori dall'isola. L'infamia di un lager all'interno di una base militare infatti è troppo grave perché possa essere affrontata solo a livello locale. Per opporci con efficacia è necessaria l'esperienza e l'impegno di chi conosce e affronta il problema già da molti anni.
Per info-contatti istrangi@libero.it

lo pseudo-chierico


(1) Si ricordi ad esempio che il colpo di stato organizzato dal generale De Lorenzo, il cosiddetto "Piano Solo", prevedeva che i principali esponenti dell'opposizione politica fossero deportati in Sardegna e rinchiusi in un campo di concentramento all'interno della base di Capo Marrargiu.
(2) A capo Teulada si trova un poligono per esercitazioni a fuoco di artiglierie navali, di aerei e di blindati, tutti gli eserciti della NATO lo utilizzano per addestrarsi. Numerosi militari hanno denunciato di essersi ammalati a causa dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito, molti di loro sono deceduti. Dal 2003 al 2005 i pescatori della zona hanno condotto una durissima lotta contro la base, occupando numerose volte il poligono di tiro ed impedendo lo svolgimento delle esercitazioni. Durante le occupazioni del poligono, avvenute nel corso di queste lotte, i militari hanno "erroneamente" sparato proiettili di artiglieria che sono caduti a poche centinaia di metri dalle barche dei pescatori e dai lavoratori che sistemavano gli ombrelloni nelle spiagge circostanti.




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