Umanità Nova, n.25 del 22 luglio 2007, anno 87

Vicenza. Stato di allerta



Questo silenzio non promette niente di buono: a Vicenza, i tempi si vanno stringendo attorno al Dal Molin e sono in molti a temere una prova di forza da parte del governo nel mese di agosto, approfittando delle vacanze della politica e degli attivisti, al fine di dare inizio ai lavori per la costruzione della Ederle 2. Secondo il calendario dei comandi Usa, questi dovevano essere avviati già nel mese di giugno e, d'altra parte, il governo italiano ha ormai firmato e controfirmato l'accordo per la nuova base.
Evidentemente, la forza dell'opposizione popolare al progetto e la debolezza del governo Prodi stanno causando dei ritardi imprevisti; ma i margini si stanno restringendo per tutte le parti in causa, a Vicenza ma non solo.
Lo scorso 4 luglio, il giorno della festa dell'indipendenza americana, è stato occasione di nuove iniziative, tra cui quella promossa dal Comitato Vicenza Est davanti alla Caserma Ederle, con la diffusione di una lettera ai militari Usa firmata dal reduce Chris Capps che, dopo l'esperienza della guerra in Iraq, ha scelto la diserzione per evitare di essere inviato in Afganistan.
Intanto il governo ha nominato un commissario straordinario per la realizzazione della base, la cui identità è tutto un programma: si tratta infatti di Paolo Costa, parlamentare europeo della Margherita, già sindaco di Venezia, attualmente consigliere del premier per le Grandi Opere dato che è stato uno dei principali padrini del devastante progetto Mose nella laguna veneziana. Certa stampa lo ha presentato paradossalmente come un "mediatore", ma in realtà lui stesso ha escluso ogni possibile ripensamento sulla decisione da tempo presa.
Per resistere alla fase esecutiva della costruzione della contestata base militare Usa, il Presidio permanente ha stretto rapporti di attiva solidarietà col Patto di Mutuo Soccorso e con altre analoghe esperienze contro le servitù militari. Al fine quindi di fare collettivamente e pubblicamente il punto della situazione, sabato 14 luglio si è svolto a Vicenza un incontro nazionale "di movimento" a cui hanno partecipato alcune centinaia di persone provenienti anche da altre parti d'Italia, ma anche dall'estero, ed appartenenti ad esperienze assai diverse (comitati popolari, notav, pacifismo cattolico, sinistra politica, sindacalismo di base, centri sociali, area non-violenta, donne in nero, etc).
In tutti gli interventi è stato ribadito che la questione di Vicenza è una questione che riguarda tutti e che l'inizio dei lavori dovrà vedere una risposta immediata e radicale non solo a Vicenza ma in tutta Italia. La parola d'ordine è bloccare tutto. Si è respirata una buona aria all'assemblea e di sicuro il tratto unificante è stata la volontà di solidarietà concreta, di mutuo appoggio fra tutte le realtà che si oppongono alle basi di morte e alle grandi opere. La partita che si pone davanti ai movimenti nei prossimi mesi a Vicenza e non solo è dura e difficile ma l'assemblea di sabato ha ribadito la consapevolezza che opporsi è possibile. Come prima scadenza di lotta è stato proposto dal presidio permanente e fatto proprio da tutta l'assemblea un campeggio di lotta per bloccare l'eventuale inizio dei lavori, che si terrà a Vicenza tra l '8 e il 15 settembre; fermo restando che, se in agosto, ci sarà qualche colpo di mano da parte del governo, ovunque si promettono, riprendendo le parole della rappresentante valsusina dei comitati No Tav,"disordini".

M e F





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