Questo silenzio non promette niente di buono: a Vicenza, i tempi si
vanno stringendo attorno al Dal Molin e sono in molti a temere una
prova di forza da parte del governo nel mese di agosto, approfittando
delle vacanze della politica e degli attivisti, al fine di dare inizio
ai lavori per la costruzione della Ederle 2. Secondo il calendario dei
comandi Usa, questi dovevano essere avviati già nel mese di
giugno e, d'altra parte, il governo italiano ha ormai firmato e
controfirmato l'accordo per la nuova base.
Evidentemente, la forza dell'opposizione popolare al progetto e la
debolezza del governo Prodi stanno causando dei ritardi imprevisti; ma
i margini si stanno restringendo per tutte le parti in causa, a Vicenza
ma non solo.
Lo scorso 4 luglio, il giorno della festa dell'indipendenza americana,
è stato occasione di nuove iniziative, tra cui quella promossa
dal Comitato Vicenza Est davanti alla Caserma Ederle, con la diffusione
di una lettera ai militari Usa firmata dal reduce Chris Capps che, dopo
l'esperienza della guerra in Iraq, ha scelto la diserzione per evitare
di essere inviato in Afganistan.
Intanto il governo ha nominato un commissario straordinario per la
realizzazione della base, la cui identità è tutto un
programma: si tratta infatti di Paolo Costa, parlamentare europeo della
Margherita, già sindaco di Venezia, attualmente consigliere del
premier per le Grandi Opere dato che è stato uno dei principali
padrini del devastante progetto Mose nella laguna veneziana. Certa
stampa lo ha presentato paradossalmente come un "mediatore", ma in
realtà lui stesso ha escluso ogni possibile ripensamento sulla
decisione da tempo presa.
Per resistere alla fase esecutiva della costruzione della contestata
base militare Usa, il Presidio permanente ha stretto rapporti di attiva
solidarietà col Patto di Mutuo Soccorso e con altre analoghe
esperienze contro le servitù militari. Al fine quindi di fare
collettivamente e pubblicamente il punto della situazione, sabato 14
luglio si è svolto a Vicenza un incontro nazionale "di
movimento" a cui hanno partecipato alcune centinaia di persone
provenienti anche da altre parti d'Italia, ma anche dall'estero, ed
appartenenti ad esperienze assai diverse (comitati popolari, notav,
pacifismo cattolico, sinistra politica, sindacalismo di base, centri
sociali, area non-violenta, donne in nero, etc).
In tutti gli interventi è stato ribadito che la questione di
Vicenza è una questione che riguarda tutti e che l'inizio dei
lavori dovrà vedere una risposta immediata e radicale non solo a
Vicenza ma in tutta Italia. La parola d'ordine è bloccare tutto.
Si è respirata una buona aria all'assemblea e di sicuro il
tratto unificante è stata la volontà di
solidarietà concreta, di mutuo appoggio fra tutte le
realtà che si oppongono alle basi di morte e alle grandi opere.
La partita che si pone davanti ai movimenti nei prossimi mesi a Vicenza
e non solo è dura e difficile ma l'assemblea di sabato ha
ribadito la consapevolezza che opporsi è possibile. Come prima
scadenza di lotta è stato proposto dal presidio permanente e
fatto proprio da tutta l'assemblea un campeggio di lotta per bloccare
l'eventuale inizio dei lavori, che si terrà a Vicenza tra l '8 e
il 15 settembre; fermo restando che, se in agosto, ci sarà
qualche colpo di mano da parte del governo, ovunque si promettono,
riprendendo le parole della rappresentante valsusina dei comitati No
Tav,"disordini".
M e F