L'estate dell'immigrazione 2007 è stata pesantissima in termini
di sofferenze e lutti. Difficile dare contezza di tutto ciò che
è accaduto. Si proverà a riassumere alcuni episodi
salienti occorsi tra luglio e agosto che rendono almeno in parte l'idea
di quanto accade quotidianamente alla frontiera sud dell'Europa.
Una giornata tipo potrebbe essere rappresentata dal 22 luglio, quando
nell'isola di Lampedusa sono giunti complessivamente oltre 250
immigrati in sette sbarchi successivi e, in particolare, 44 migranti
(tra loro 14 donne) intercettati su un gommone dalla Guardia costiera a
poche miglia dall'isola siciliana, altri 48 bloccati a terra dalla
Guardia di finanza, altri 23 soccorsi da una motovedetta della Guardia
costiera a 15 miglia dalla costa, infine un quarto sbarco con 135
immigrati (tra i quali donne e bambini) stipati su un unico barcone
intercettato a 500 metri da Punta Sottile. Ma per chi ce l'ha fatta, il
bollettino della guerra delle frontiere contro i dannati della Terra ha
riservato più di un'occasione per rimanere sconcertati di fronte
a questa tragedia permanente. Alla vigilia di Ferragosto sono stati
avvistati quattordici cadaveri a circa 55 miglia a sud-ovest di
Lampedusa, in acque territoriali maltesi, mentre il 21 agosto un
veicolo da pattugliamento marittimo della Marina militare avvistava
altri sei cadaveri a 60 miglia a sud di Lampedusa. Ma molti altri
immigrati morti, in diverse occasioni, sono stati trovati mentre
galleggiavano nel canale di Sicilia in seguito a naufragi di cui non
è quasi mai dato sapere il momento né la dinamica.
Secondo i dati delle Capitanerie di porto, resi noti a metà
agosto, sono stati settemila i migranti soccorsi in mare dall'inizio
dell'anno, di cui 2.500 solo nel mese di luglio. Ma è bene
ricordare che il soccorso in mare di natanti in difficoltà,
laddove operato in maniera del tutto spontanea e indipendente dalle
indicazioni delle autorità secondo quel codice condiviso di
solidarietà tra gli utenti del mare, viene sottoposto a una
repressione durissima. Emblematico, in tal senso, il caso
dell'equipaggio di due pescherecci tunisini che lo scorso 8 agosto
aveva tratto in salvo 43 immigrati – fra i quali c'erano due
bambini e undici donne, di cui una incinta – che si trovavano su
un'imbarcazione alla deriva. I pescatori tunisini non hanno esitato a
caricare a bordo i naufraghi per soccorrerli ma, intercettati dalle
motovedette italiane, hanno fatto rotta verso Lampedusa. Una volta a
terra, i pescherecci sono stati sequestrati e i sette componenti
dell'equipaggio sono stati arrestati con l'accusa di favoreggiamento
dell'immigrazione clandestina, e tradotti in carcere dove si trovano al
momento in cui scriviamo (24 agosto). Durante l'udienza del 23 agosto,
uno dei migranti salvati dal naufragio si è prodotto in una
difesa appassionata dei tunisini arrestati negando categoricamente che
si trattasse di scafisti così come insinuato dall'accusa.
Ma mentre dal mare sono arrivate notizie così drammatiche,
l'estate dell'immigrazione ha regalato anche confortanti ventate di
rivolta e di libertà. A luglio, una fuga rocambolesca dal Centro
di permanenza temporanea di Trapani portava alla liberazione di una
decina di immigrati, mentre a Bari una vera e propria ribellione
scatenatasi la notte del 30 luglio ha fatto sì che 36 immigrati
scappassero dal CPT di San Paolo. Una settimana prima erano già
fuggiti dal CPT barese sette immigrati e un'altra grossa rivolta aveva
coinvolto almeno un'ottantina di persone detenute.
In tutto questo, il governo in carica non ha perso tempo rispondendo
con vergognosa puntualità poliziesca e varando una nuova
direttiva sulle espulsioni: per accelerare le procedure di rimpatrio,
il ministro dell'Interno Amato e quello della Giustizia Mastella, hanno
firmato il provvedimento con il quale le identificazioni necessarie
all'espulsione degli immigrati potranno essere fatte già in
carcere nel caso in cui il soggetto da espellere è, per
l'appunto, detenuto. Lo straniero sarà trasferito in un
penitenziario quanto più possibile vicino al luogo di partenza,
per essere rimpatriato al momento della scarcerazione, che verrà
comunicata con anticipo dalle autorità carcerarie alla questura.
Ogni bimestre, gli istituti carcerari dovranno comunicare l'elenco dei
detenuti i cui termini di scarcerazione sono in scadenza entro il
semestre successivo. E simile, tempestiva comunicazione verrà
fatta nel caso in cui il magistrato di sorveglianza dovesse disporre in
anticipo la scarcerazione. Attraverso il coordinamento tra orario di
scarcerazione e partenza, l'espulsione potrà avvenire
immediatamente. Tanto per gradire, la direttiva rende anche
obbligatorio – nel più puro stile sbirresco e vessatorio
– anche il rilevamento delle impronte delle dieci dita e la
fotografia di fronte e di profilo degli immigrati appena arrestati. Una
copia del cartellino fotodattiloscopico sarà inviata alla
polizia penitenziaria del carcere di competenza, e un'altra all'Ufficio
immigrazione della questura della provincia in cui si trova il carcere.
Questa direttiva è stata presentata dai suoi stessi estensori
come un provvedimento "in linea con le indicazioni fornite dal rapporto
De Mistura". Non avevamo dubbi.
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