Umanità Nova, n.26 del 2 settembre 2007, anno 87

Migranti tra guerra delle frontiere e repressione. Tragedie d'estate



L'estate dell'immigrazione 2007 è stata pesantissima in termini di sofferenze e lutti. Difficile dare contezza di tutto ciò che è accaduto. Si proverà a riassumere alcuni episodi salienti occorsi tra luglio e agosto che rendono almeno in parte l'idea di quanto accade quotidianamente alla frontiera sud dell'Europa.
Una giornata tipo potrebbe essere rappresentata dal 22 luglio, quando nell'isola di Lampedusa sono giunti complessivamente oltre 250 immigrati in sette sbarchi successivi e, in particolare, 44 migranti (tra loro 14 donne) intercettati su un gommone dalla Guardia costiera a poche miglia dall'isola siciliana, altri 48 bloccati a terra dalla Guardia di finanza, altri 23 soccorsi da una motovedetta della Guardia costiera a 15 miglia dalla costa, infine un quarto sbarco con 135 immigrati (tra i quali donne e bambini) stipati su un unico barcone intercettato a 500 metri da Punta Sottile. Ma per chi ce l'ha fatta, il bollettino della guerra delle frontiere contro i dannati della Terra ha riservato più di un'occasione per rimanere sconcertati di fronte a questa tragedia permanente. Alla vigilia di Ferragosto sono stati avvistati quattordici cadaveri a circa 55 miglia a sud-ovest di Lampedusa, in acque territoriali maltesi, mentre il 21 agosto un veicolo da pattugliamento marittimo della Marina militare avvistava altri sei cadaveri a 60 miglia a sud di Lampedusa. Ma molti altri immigrati morti, in diverse occasioni, sono stati trovati mentre galleggiavano nel canale di Sicilia in seguito a naufragi di cui non è quasi mai dato sapere il momento né la dinamica. Secondo i dati delle Capitanerie di porto, resi noti a metà agosto, sono stati settemila i migranti soccorsi in mare dall'inizio dell'anno, di cui 2.500 solo nel mese di luglio. Ma è bene ricordare che il soccorso in mare di natanti in difficoltà, laddove operato in maniera del tutto spontanea e indipendente dalle indicazioni delle autorità secondo quel codice condiviso di solidarietà tra gli utenti del mare, viene sottoposto a una repressione durissima. Emblematico, in tal senso, il caso dell'equipaggio di due pescherecci tunisini che lo scorso 8 agosto aveva tratto in salvo 43 immigrati – fra i quali c'erano due bambini e undici donne, di cui una incinta – che si trovavano su un'imbarcazione alla deriva. I pescatori tunisini non hanno esitato a caricare a bordo i naufraghi per soccorrerli ma, intercettati dalle motovedette italiane, hanno fatto rotta verso Lampedusa. Una volta a terra, i pescherecci sono stati sequestrati e i sette componenti dell'equipaggio sono stati arrestati con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, e tradotti in carcere dove si trovano al momento in cui scriviamo (24 agosto). Durante l'udienza del 23 agosto, uno dei migranti salvati dal naufragio si è prodotto in una difesa appassionata dei tunisini arrestati negando categoricamente che si trattasse di scafisti così come insinuato dall'accusa.
Ma mentre dal mare sono arrivate notizie così drammatiche, l'estate dell'immigrazione ha regalato anche confortanti ventate di rivolta e di libertà. A luglio, una fuga rocambolesca dal Centro di permanenza temporanea di Trapani portava alla liberazione di una decina di immigrati, mentre a Bari una vera e propria ribellione scatenatasi la notte del 30 luglio ha fatto sì che 36 immigrati scappassero dal CPT di San Paolo. Una settimana prima erano già fuggiti dal CPT barese sette immigrati e un'altra grossa rivolta aveva coinvolto almeno un'ottantina di persone detenute.
In tutto questo, il governo in carica non ha perso tempo rispondendo con vergognosa puntualità poliziesca e varando una nuova direttiva sulle espulsioni: per accelerare le procedure di rimpatrio, il ministro dell'Interno Amato e quello della Giustizia Mastella, hanno firmato il provvedimento con il quale le identificazioni necessarie all'espulsione degli immigrati potranno essere fatte già in carcere nel caso in cui il soggetto da espellere è, per l'appunto, detenuto. Lo straniero sarà trasferito in un penitenziario quanto più possibile vicino al luogo di partenza, per essere rimpatriato al momento della scarcerazione, che verrà comunicata con anticipo dalle autorità carcerarie alla questura. Ogni bimestre, gli istituti carcerari dovranno comunicare l'elenco dei detenuti i cui termini di scarcerazione sono in scadenza entro il semestre successivo. E simile, tempestiva comunicazione verrà fatta nel caso in cui il magistrato di sorveglianza dovesse disporre in anticipo la scarcerazione. Attraverso il coordinamento tra orario di scarcerazione e partenza, l'espulsione potrà avvenire immediatamente. Tanto per gradire, la direttiva rende anche obbligatorio – nel più puro stile sbirresco e vessatorio – anche il rilevamento delle impronte delle dieci dita e la fotografia di fronte e di profilo degli immigrati appena arrestati. Una copia del cartellino fotodattiloscopico sarà inviata alla polizia penitenziaria del carcere di competenza, e un'altra all'Ufficio immigrazione della questura della provincia in cui si trova il carcere. Questa direttiva è stata presentata dai suoi stessi estensori come un provvedimento "in linea con le indicazioni fornite dal rapporto De Mistura". Non avevamo dubbi. 

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