Poi dice che uno si butta a sinistra...!
Totò
All’inizio di agosto, sulle pagine di “Liberazione” e
di “Il Manifesto”, appare un appello, firmato da una
quindicina di esponenti della sinistra e intitolato “Il governo
così non va, uniamoci e diamogli una scossa” che propone,
per il 20 ottobre, una manifestazione unitaria della sinistra su di una
piattaforma articolata in sette punti.
Manifestazioni di sinistra volte a fare pressioni sul governo di sinistra non sono, per la verità, un fatto nuovo.
Basta, a questo proposito, pensare alla manifestazione sulla questione
del precariato del novembre 2006 gestita dalla sinistra CGIL e da una
serie di organizzazioni di minor consistenza, accompagnata da robuste
polemiche fra settori della CGIL e confederazione cobas e sviluppatasi,
nel periodo seguente, nel nulla assoluto.
In questo caso, però, nonostante i promotori siano formalmente
degli esponenti della società civile, la sinistra parlamentare
entra immediatamente in campo con l’adesione del PRC, del PdCI e,
con qualche esitazione in più dei Verdi e della Sinistra
Democratica recentemente fuoriuscita dai DS. Tutti i cespugli che
adornano il parco delle rimembranze della sinistra decidono che
è necessario mostrare determinazione nel “dare una
scossa” al governo.
La piattaforma della manifestazione è decisamente cospicua. Può valere la pena di ricordarla:
- lavoro, sua dignità e sicurezza, salari e pensioni più
giusti, cancellazione dello scalone di Maroni e dello sfruttamento
delle forme “atipiche” e la salvaguardia del contratto
nazionale sociale, il riequilibrio della ricchezza e la conquista del
diritto al reddito e all’abitare.
- diritti civili e della laicità dello Stato: fine delle
discriminazioni contro gay, lesbiche e trans, leggi sulle unioni
civili, misure che intacchino il potere del patriarcato, cancellazione
delle leggi contro la libertà, come quella sul carcere per gli
spinelli.
- cittadinanza: pienezza di diritti per i migranti, rapida approvazione
della legge di superamento della Bossi-Fini, chiusura dei Cpt.
- pace, taglio delle spese militari, no alla base a Vicenza, una via
d’uscita dall’Afganistan, che l’Italia si opponga
allo scudo stellare.
- ambiente, dalla pubblicizzazione dell’acqua alla definizione di
nuove basi dello sviluppo, fondate sulla tutela e il rispetto per
l’habitat, il territorio e le comunità locali.
- legalità, lotta alla mafia e alle sue connessioni con la politica e l’economia.
Si tratta, a ben vedere, di un coerente piattaforma
socialdemocratica con alcune rilevanti sfumature liberali che i
promotori si affrettano a presentare come una coerente applicazione del
programma della maggioranza di governo, programma effettivamente
misterioso visto che tutte le componenti della maggioranza riescono ad
interpretarlo come ritengono.
D’altro canto, gli stessi partiti che hanno accolto con tanta
spontanea disponibilità la piattaforma proposta loro dai
quindici promotori della manifestazione hanno votato leggi, firmato
accordi, accettato compromessi che vanno in tutt’altra direzione.
Saremmo insomma, almeno così sembrerebbe, di fronte ad un caso
di palese schizofrenia.
Può forse valere la pena di evitare una spiegazione psichiatrica e di formularne una politica.
È evidente che, dopo le deliberazioni governative su welfare e
pensioni della passata estate, solo la destra italiana può
sostenere che la maggioranza è sottoposta ad una ricatto della
sinistra radicale ed, a rigore, che esiste una sinistra radicale.
I quattro cespugli della sinistra sono stati costretti, non per la
prima volta, a tenere le orecchie basse ed a rimandare a tempi migliori
il “risarcimento sociale” del quale amano parlare.
È altrettante evidente che rischiano di vedersi ridotti ad un
ruolo di ascari del Partito Democratico e che, nello stesso tempo, non
possono forzare la situazione oltre ad un certo punto pena una crisi
politica pericolosa per tutta l’allegra compagnia.
Può valere la pena, a questo proposito, di leggere quanto
afferma il 21 agosto in un comunicato all’Ansa il buon ministro
Damiano:
“Se si tira troppo la corda, alla fine si spezza. Se la corda si
spezza il governo cade. Se cade questo governo non ce ne sarà un
altro del centro sinistra.” E sulla manifestazione del 20
ottobre, Damiano ha osservato: “Quando si è in maggioranza
non si può essere “di lotta e di governo: è un
controsenso manifestare contro se stessi.”.
Dunque, i cespugli di quella che Prodi definisce la sinistra popolare
devono tener conto del fatto che l’opposizione sociale al governo
ha ampi margini di crescita, che vi è scontento e che questo
scontento rischia di ridurne il peso sociale ed il ruolo politico, che
se vogliono giocare un ruolo devono avere un’interlocuzione con
l’opposizione sociale e la capacità di essere credibili.
Nello stesso tempo, non possono “tirare la corda” fino al
punto da favorire sul serio una crisi di governo che li travolgerebbe.
Da ciò l’utilità per loro di iniziative come quella
del 20 ottobre ma anche i suoi evidenti limiti visto che né il
partito democratico né altri hanno fatto mostra di credere la
cha la manifestazione è stata promossa da soggetti sociali
indipendenti e che, comunque, i nodi ai quali la piattaforma fa
riferimento sono tali da rendere impensabile una loro soluzione per via
legislativa.
In concreto, infatti, una buona riuscita della manifestazione del 20
ottobre non sposterebbe, con ogni probabilità, di una virgola la
politica del governo ma servirebbe a favorire la nascita di
un’alleanza dei partiti della sinistra, un’alleanza volta a
limitare l’egemonia del Partito Democratico sull’Unione e
ad offrire un interlocutore politico a settori del sindacalismo
concertativo in crisi di relazioni con la sinistra parlamentare. Per
ora, infatti, la temuta o auspicata “cosa rossa” non sembra
in procinto di apparire sulla scena.
Dal punto di vista dell’opposizione sociale, è probabile
che la proposta del 20 ottobre determinerà lacerazioni visto che
vi saranno, come è sempre successo sinora, individui e gruppi
che sentiranno la necessità di stare dentro un percorso
“unitario” ma è anche evidente che la stessa
piattaforma della manifestazione renderà possibile la
definizione di posizioni chiare.
La manifestazione si propone, infatti, di assumere il governo come
interlocutore credibile, magari un po’ tardo e torpido ma
comunque credibile. Una scelta assolutamente legittima e,
legittimamente, da liquidare.
Non ha, infatti, alcun senso, se si lavora allo sviluppo di un
movimento indipendente, il riaprire la logora dialettica “fottuti
fottenti” che tanto danno ha fatto all’opposizione sociale.
Se crediamo, come crediamo, che il governo non ha dimenticato il
doveroso risarcimento sociale ma ha fatto il suo mestiere, ne dobbiamo
e possiamo trarre le dovute conseguenze in termini di proposte di lotta
e di iniziative politiche.
Cosimo Scarinzi