Umanità Nova, n.26 del 2 settembre 2007, anno 87

20 ottobre. Corteo governativo contro il governo



Poi dice che uno si butta a sinistra...!
Totò

All’inizio di agosto, sulle pagine di “Liberazione” e di “Il Manifesto”, appare un appello, firmato da una quindicina di esponenti della sinistra e intitolato “Il governo così non va, uniamoci e diamogli una scossa” che propone, per il 20 ottobre, una manifestazione unitaria della sinistra su di una piattaforma articolata in sette punti.
Manifestazioni di sinistra volte a fare pressioni sul governo di sinistra non sono, per la verità, un fatto nuovo.
Basta, a questo proposito, pensare alla manifestazione sulla questione del precariato del novembre 2006 gestita dalla sinistra CGIL e da una serie di organizzazioni di minor consistenza, accompagnata da robuste polemiche fra settori della CGIL e confederazione cobas e sviluppatasi, nel periodo seguente, nel nulla assoluto.
In questo caso, però, nonostante i promotori siano formalmente degli esponenti della società civile, la sinistra parlamentare entra immediatamente in campo con l’adesione del PRC, del PdCI e, con qualche esitazione in più dei Verdi e della Sinistra Democratica recentemente fuoriuscita dai DS. Tutti i cespugli che adornano il parco delle rimembranze della sinistra decidono che è necessario mostrare determinazione nel “dare una scossa” al governo.

La piattaforma della manifestazione è decisamente cospicua. Può valere la pena di ricordarla:

- lavoro, sua dignità e sicurezza, salari e pensioni più giusti, cancellazione dello scalone di Maroni e dello sfruttamento delle forme “atipiche” e la salvaguardia del contratto nazionale sociale, il riequilibrio della ricchezza e la conquista del diritto al reddito e all’abitare.
- diritti civili e della laicità dello Stato: fine delle discriminazioni contro gay, lesbiche e trans, leggi sulle unioni civili, misure che intacchino il potere del patriarcato, cancellazione delle leggi contro la libertà, come quella sul carcere per gli spinelli.
- cittadinanza: pienezza di diritti per i migranti, rapida approvazione della legge di superamento della Bossi-Fini, chiusura dei Cpt.
- pace, taglio delle spese militari, no alla base a Vicenza, una via d’uscita dall’Afganistan, che l’Italia si opponga allo scudo stellare.
- ambiente, dalla pubblicizzazione dell’acqua alla definizione di nuove basi dello sviluppo, fondate sulla tutela e il rispetto per l’habitat, il territorio e le comunità locali.
- legalità, lotta alla mafia e alle sue connessioni con la politica e l’economia.

Si tratta, a ben vedere, di un coerente piattaforma  socialdemocratica con alcune rilevanti sfumature liberali che i promotori si affrettano a presentare come una coerente applicazione del programma della maggioranza di governo, programma effettivamente misterioso visto che tutte le componenti della maggioranza riescono ad interpretarlo come ritengono.
D’altro canto, gli stessi partiti che hanno accolto con tanta spontanea disponibilità la piattaforma proposta loro dai quindici promotori della manifestazione hanno votato leggi, firmato accordi, accettato compromessi che vanno in tutt’altra direzione. Saremmo insomma, almeno così sembrerebbe, di fronte ad un caso di palese schizofrenia.
Può forse valere la pena di evitare una spiegazione psichiatrica e di formularne una politica.
È evidente che, dopo le deliberazioni governative su welfare e pensioni della passata estate, solo la destra italiana può sostenere che la maggioranza è sottoposta ad una ricatto della sinistra radicale ed, a rigore, che esiste una sinistra radicale.
I quattro cespugli della sinistra sono stati costretti, non per la prima volta, a tenere le orecchie basse ed a rimandare a tempi migliori il “risarcimento sociale” del quale amano parlare.
È altrettante evidente che rischiano di vedersi ridotti ad un ruolo di ascari del Partito Democratico e che, nello stesso tempo, non possono forzare la situazione oltre ad un certo punto pena una crisi politica pericolosa per tutta l’allegra compagnia.
Può valere la pena, a questo proposito, di leggere quanto afferma il 21 agosto in un comunicato all’Ansa il buon ministro Damiano:
“Se si tira troppo la corda, alla fine si spezza. Se la corda si spezza il governo cade. Se cade questo governo non ce ne sarà un altro del centro sinistra.” E sulla manifestazione del 20 ottobre, Damiano ha osservato: “Quando si è in maggioranza non si può essere “di lotta e di governo: è un controsenso manifestare contro se stessi.”.
Dunque, i cespugli di quella che Prodi definisce la sinistra popolare devono tener conto del fatto che l’opposizione sociale al governo ha ampi margini di crescita, che vi è scontento e che questo scontento rischia di ridurne il peso sociale ed il ruolo politico, che se vogliono giocare un ruolo devono avere un’interlocuzione con l’opposizione sociale e la capacità di essere credibili. Nello stesso tempo, non possono “tirare la corda” fino al punto da favorire sul serio una crisi di governo che li travolgerebbe.
Da ciò l’utilità per loro di iniziative come quella del 20 ottobre ma anche i suoi evidenti limiti visto che né il partito democratico né altri hanno fatto mostra di credere la cha la manifestazione è stata promossa da soggetti sociali indipendenti e che, comunque, i nodi ai quali la piattaforma fa riferimento sono tali da rendere impensabile una loro soluzione per via legislativa.
In concreto, infatti, una buona riuscita della manifestazione del 20 ottobre non sposterebbe, con ogni probabilità, di una virgola la politica del governo ma servirebbe a favorire la nascita di un’alleanza dei partiti della sinistra, un’alleanza volta a limitare l’egemonia del Partito Democratico sull’Unione e ad offrire un interlocutore politico a settori del sindacalismo concertativo in crisi di relazioni con la sinistra parlamentare. Per ora, infatti, la temuta o auspicata “cosa rossa” non sembra in procinto di apparire sulla scena.
Dal punto di vista dell’opposizione sociale, è probabile che la proposta del 20 ottobre determinerà lacerazioni visto che vi saranno, come è sempre successo sinora, individui e gruppi che sentiranno la necessità di stare dentro un percorso “unitario” ma è anche evidente che la stessa piattaforma della manifestazione renderà possibile la definizione di posizioni chiare.
La manifestazione si propone, infatti, di assumere il governo come interlocutore credibile, magari un po’ tardo e torpido ma comunque credibile. Una scelta assolutamente legittima e, legittimamente, da liquidare.
Non ha, infatti, alcun senso, se si lavora allo sviluppo di un movimento indipendente, il riaprire la logora dialettica “fottuti fottenti” che tanto danno ha fatto all’opposizione sociale.
Se crediamo, come crediamo, che il governo non ha dimenticato il doveroso risarcimento sociale ma ha fatto il suo mestiere, ne dobbiamo e possiamo trarre le dovute conseguenze in termini di proposte di lotta e di iniziative politiche.

Cosimo Scarinzi





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