Umanità Nova, n.28 del 16 settembre 2007, anno 87

Scuola. Una tecca agli insegnanti


Svariati anni addietro avvenne a chi scrive un fatto piuttosto buffo. Un mio studente, giovanotto alquanto vigoroso, nel corso di una gita scolastica mi confidò che gli era capitato di sognare di darmi un ceffoncello sulla nuca, quello che, di norma, era chiamato tecca.
Essendo io notoriamente uomo di buon carattere gli concessi di soddisfare il suo desiderio avendo avuto la preliminare garanzia che non si sarebbe lasciato andare troppo ed effettivamente, visto che non mi odiava, fui teccato in dose omeopatica.
Quando i giornali, all'inizio di settembre si sono lanciati in sperticate lodi nel confronto del Ministro Fioroni e della sua scelta di sanzionare severamente gli insegnanti mi è capitato di ripensare a questo fatterello e al fatto che, visto che ognuno di noi ha avuto un insegnante che sognava di punire, è comprensibile il consenso che il nostro eroe ha incassato.
A ben vedere gli stessi insegnanti o, almeno, molti insegnanti, sono stati studenti desiderosi di punire chi li ha educati e possono apprezzare il rigore proposto soprattutto perché pensano sempre che colpirà altri.
Fuor di celia, l'articolo 2 Norme urgenti in materia di personale scolastico delle "Disposizioni Urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2007/8" introduce sostanzialmente due novità e cioè l'accelerazione delle procedure per sanzionare gli insegnanti e, per quanto riguarda l'allontanamento immediato al singolo istituto prima della fine del procedimento disciplinare, l'abolizione dell'obbligo per il dirigente scolastico di farlo votare dal collegio docenti.
In termini giuridico formali si tratta, con ogni evidenza, di un irrigidimento che dovrebbe riguardare un numero limitato di persone e, per dirla tutta, in alcuni casi di persone accusate, in alcuni casi, di comportamenti non proprio simpatici.
D'altro canto, colpisce l'enfasi posta su queste scelte, una sorta di accanimento che potrebbe facilmente tradursi in una sorta di caccia all'untore sia da parte dei dirigenti scolastici che da parte di gruppi di genitori intenzionati a liberarsi di insegnanti "antipatici" per i più svariati motivi. Insomma, sarebbe un errore limitarsi al dato "tecnico" visto anche il più generale clima sociale. Se un lavavetri diventa un problema, figuriamoci un insegnante fuori dal coro.
Peraltro le disposizioni urgenti contengono alcune novità che non vanno sottovalutate e che non hanno nulla che vedere con i provvedimenti disciplinari in questione.
Si tratta di misure che riguardano:
- la reintroduzione del tempo pieno, l'obiettivo centrale del movimento antimorattiano degli anni passati. Parrebbe quindi una vittoria del movimento ma alcuni problemi vi sono e non si tratta di dettagli. Infatti, il tempo pieno sarà possibile nei limiti posti dall'organico di diritto, quello stesso organico pesantemente tagliato dalla passata legge finanziaria. Rischiamo, insomma, di avere un diritto non esigibile o esigibile in misura assai limitata e, con ogni evidenza, sarà necessaria una mobilitazione delle famiglie e dei lavoratori della scuola perché il tempo pieno non sia una chimera;
- si ribadisce che l'obbligo scolastico viene portato a 16 anni. Peccato che all'obbligo non corrisponda il diritto visto che, in primo luogo, potrà essere svolto nella formazione professionale regionale, una macchina gestita da ceto politico e sindacati concertativi e volto essenzialmente all'avviamento al lavoro, e che, soprattutto, non sono previsti adeguati investimenti per garantire presalari, strutture e personale.
- sempre nella logica della scuola "seria e severia" vanno i provvedimenti che tagliano parzialmente le gambe ai diplomifici. Effettivamente, infatti, in epoca morattiana si era giunti a situazioni al limite del surreale per quanto riguarda la compravendita dei diplomi e, per di più, la stessa scuola privata cattolica strutturata non aveva nulla da guadagnare dal mercato dei diplomi che si era instaurato.
Tralasciando altre misure di minor rilievo, è evidente che siamo di fronte ad un'operazione non del tutto stupida, anzi.
Per un verso si abbandona la deriva più sgangherata nella direzione della scuola azienda e si viene incontro al senso comune che prevede che a scuola si va, fra l'altro, per studiare, per l'altro si pone un limite alle continue innovazioni determinate da potere dei pedagoghi pazzi che avevano colonizzato il ministero della pubblica istruzione.
Detto ciò, tutte le questioni aperte da anni restano tali, dalle retribuzioni del personale all'organico, dal degrado degli edifici al disagio degli studenti e si questi terreni ci aspetta un periodo, a mio avviso, vivace.

Cosimo Scarinzi


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