Svariati anni addietro avvenne a chi scrive un fatto piuttosto buffo.
Un mio studente, giovanotto alquanto vigoroso, nel corso di una gita
scolastica mi confidò che gli era capitato di sognare di darmi
un ceffoncello sulla nuca, quello che, di norma, era chiamato tecca.
Essendo io notoriamente uomo di buon carattere gli concessi di
soddisfare il suo desiderio avendo avuto la preliminare garanzia che
non si sarebbe lasciato andare troppo ed effettivamente, visto che non
mi odiava, fui teccato in dose omeopatica.
Quando i giornali, all'inizio di settembre si sono lanciati in
sperticate lodi nel confronto del Ministro Fioroni e della sua scelta
di sanzionare severamente gli insegnanti mi è capitato di
ripensare a questo fatterello e al fatto che, visto che ognuno di noi
ha avuto un insegnante che sognava di punire, è comprensibile il
consenso che il nostro eroe ha incassato.
A ben vedere gli stessi insegnanti o, almeno, molti insegnanti, sono
stati studenti desiderosi di punire chi li ha educati e possono
apprezzare il rigore proposto soprattutto perché pensano sempre
che colpirà altri.
Fuor di celia, l'articolo 2 Norme urgenti in materia di personale
scolastico delle "Disposizioni Urgenti per assicurare l'ordinato avvio
dell'anno scolastico 2007/8" introduce sostanzialmente due
novità e cioè l'accelerazione delle procedure per
sanzionare gli insegnanti e, per quanto riguarda l'allontanamento
immediato al singolo istituto prima della fine del procedimento
disciplinare, l'abolizione dell'obbligo per il dirigente scolastico di
farlo votare dal collegio docenti.
In termini giuridico formali si tratta, con ogni evidenza, di un
irrigidimento che dovrebbe riguardare un numero limitato di persone e,
per dirla tutta, in alcuni casi di persone accusate, in alcuni casi, di
comportamenti non proprio simpatici.
D'altro canto, colpisce l'enfasi posta su queste scelte, una sorta di
accanimento che potrebbe facilmente tradursi in una sorta di caccia
all'untore sia da parte dei dirigenti scolastici che da parte di gruppi
di genitori intenzionati a liberarsi di insegnanti "antipatici" per i
più svariati motivi. Insomma, sarebbe un errore limitarsi al
dato "tecnico" visto anche il più generale clima sociale. Se un
lavavetri diventa un problema, figuriamoci un insegnante fuori dal coro.
Peraltro le disposizioni urgenti contengono alcune novità che
non vanno sottovalutate e che non hanno nulla che vedere con i
provvedimenti disciplinari in questione.
Si tratta di misure che riguardano:
- la reintroduzione del tempo pieno, l'obiettivo centrale del movimento
antimorattiano degli anni passati. Parrebbe quindi una vittoria del
movimento ma alcuni problemi vi sono e non si tratta di dettagli.
Infatti, il tempo pieno sarà possibile nei limiti posti
dall'organico di diritto, quello stesso organico pesantemente tagliato
dalla passata legge finanziaria. Rischiamo, insomma, di avere un
diritto non esigibile o esigibile in misura assai limitata e, con ogni
evidenza, sarà necessaria una mobilitazione delle famiglie e dei
lavoratori della scuola perché il tempo pieno non sia una
chimera;
- si ribadisce che l'obbligo scolastico viene portato a 16 anni.
Peccato che all'obbligo non corrisponda il diritto visto che, in primo
luogo, potrà essere svolto nella formazione professionale
regionale, una macchina gestita da ceto politico e sindacati
concertativi e volto essenzialmente all'avviamento al lavoro, e che,
soprattutto, non sono previsti adeguati investimenti per garantire
presalari, strutture e personale.
- sempre nella logica della scuola "seria e severia" vanno i
provvedimenti che tagliano parzialmente le gambe ai diplomifici.
Effettivamente, infatti, in epoca morattiana si era giunti a situazioni
al limite del surreale per quanto riguarda la compravendita dei diplomi
e, per di più, la stessa scuola privata cattolica strutturata
non aveva nulla da guadagnare dal mercato dei diplomi che si era
instaurato.
Tralasciando altre misure di minor rilievo, è evidente che siamo di fronte ad un'operazione non del tutto stupida, anzi.
Per un verso si abbandona la deriva più sgangherata nella
direzione della scuola azienda e si viene incontro al senso comune che
prevede che a scuola si va, fra l'altro, per studiare, per l'altro si
pone un limite alle continue innovazioni determinate da potere dei
pedagoghi pazzi che avevano colonizzato il ministero della pubblica
istruzione.
Detto ciò, tutte le questioni aperte da anni restano tali, dalle
retribuzioni del personale all'organico, dal degrado degli edifici al
disagio degli studenti e si questi terreni ci aspetta un periodo, a mio
avviso, vivace.
Cosimo Scarinzi