Se pensavate di averle sentite tutte in tema di provvedimenti
repressivi o razzisti ai danni degli immigrati, forse tra poco vi
ricrederete.
Che le democrazie europee attuassero vere e proprie deportazioni di
massa per rimpatriare gli immigrati indesiderati era cosa nota. Ma
dalla Spagna di Zapatero arriva una nuova, agghiacciante novità:
caschi e camicie di forza potrebbero essere la dotazione ufficiale per
ogni migrante rimpatriato su uno dei tanti voli charter con i quali il
governo socialista si sbarazza periodicamente degli irregolari.
Il provvedimento, contenuto in una bozza di protocollo del ministero
dell'interno, ha ovviamente suscitato un'ondata di sdegno. Amnesty
International, per bocca di Eva Suarez Llano, ha fermamente condannato
questo progetto del governo spagnolo ricordando che, se venisse
attuato, si porrebbe in netto contrasto con le raccomandazioni del 2001
del commissario europeo per i diritti umani. Ma perché
immobilizzare e brutalizzare un immigrato con una camicia di forza? La
risposta va cercata in un episodio gravissimo avvenuto alcuni mesi fa:
durante un'operazione di rimpatrio, il nigeriano Osamuya Aikpitanhi
morì su un aereo in seguito a una colluttazione con i tre agenti
che lo scortavano e, da quanto fu appreso dalle solite fonti
poliziesche, dopo aver dato in escandescenze sbattendosi ripetutamente
e volontariamente la testa da qualche parte. Un altro suicidio di
stato, verrebbe da dire.
La vicenda, che a suo tempo destò non pochi imbarazzi presso il
governo Zapatero, è stata quindi presa a pretesto per concepire
un'ulteriore stretta repressiva con la solita scusa di voler tutelare
l'incolumità e l'integrità fisica degli immigrati.
D'altra parte, il testo del provvedimento sembra essere volutamente
ambiguo poiché da quanto riferisce Amnesty International
«non chiarisce sufficientemente le circostanze in cui l'uso della
forza sarebbe adottato». In base alle nuove direttive del
ministero dell'interno spagnolo, prima di salire a bordo di un aereo i
clandestini dovranno essere accompagnati da un certificato medico per
attestare le loro condizioni di salute che, nei casi limite, potranno
indurre la polizia a sospendere il rimpatrio.
Gli immigrati, imbarcati con le mani legate, dovranno rimanere seduti
con la cintura di sicurezza per tutto il viaggio, salvo per recarsi al
bagno, scortati. Ma il vero esercizio di ambiguità del testo
governativo si condensa nella previsione di un tentativo di resistenza
o ribellione da parte degli immigrati: essi, infatti, «potranno
essere immobilizzati con mezzi che non pongano in pericolo la loro
integrità fisica né compromettano le loro funzioni
vitali» utilizzando una forza «proporzionata» e
rispettando «l'onore e la dignità» del soggetto. Una
dignità tutelata con camicia di forza e casco in testa. Se poi
la persona in questione sarà stata rispedita in un paese terzo
dove gli immigrati vengono normalmente sbattuti a marcire in galera o
abbandonati al loro destino nel deserto, questo è un altro
discorso. Ma forse il governo spagnolo obietterebbe che, dopotutto, non
è una questione di sua competenza. Viva Zapatero, no?
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