Umanità Nova, n.28 del 16 settembre 2007, anno 87

Spagna: immigrati deportati in camicia di forza. Viva Zapatero!


Se pensavate di averle sentite tutte in tema di provvedimenti repressivi o razzisti ai danni degli immigrati, forse tra poco vi ricrederete.
Che le democrazie europee attuassero vere e proprie deportazioni di massa per rimpatriare gli immigrati indesiderati era cosa nota. Ma dalla Spagna di Zapatero arriva una nuova, agghiacciante novità: caschi e camicie di forza potrebbero essere la dotazione ufficiale per ogni migrante rimpatriato su uno dei tanti voli charter con i quali il governo socialista si sbarazza periodicamente degli irregolari.
Il provvedimento, contenuto in una bozza di protocollo del ministero dell'interno, ha ovviamente suscitato un'ondata di sdegno. Amnesty International, per bocca di Eva Suarez Llano, ha fermamente condannato questo progetto del governo spagnolo ricordando che, se venisse attuato, si porrebbe in netto contrasto con le raccomandazioni del 2001 del commissario europeo per i diritti umani. Ma perché immobilizzare e brutalizzare un immigrato con una camicia di forza? La risposta va cercata in un episodio gravissimo avvenuto alcuni mesi fa: durante un'operazione di rimpatrio, il nigeriano Osamuya Aikpitanhi morì su un aereo in seguito a una colluttazione con i tre agenti che lo scortavano e, da quanto fu appreso dalle solite fonti poliziesche, dopo aver dato in escandescenze sbattendosi ripetutamente e volontariamente la testa da qualche parte. Un altro suicidio di stato, verrebbe da dire.
La vicenda, che a suo tempo destò non pochi imbarazzi presso il governo Zapatero, è stata quindi presa a pretesto per concepire un'ulteriore stretta repressiva con la solita scusa di voler tutelare l'incolumità e l'integrità fisica degli immigrati.
D'altra parte, il testo del provvedimento sembra essere volutamente ambiguo poiché da quanto riferisce Amnesty International «non chiarisce sufficientemente le circostanze in cui l'uso della forza sarebbe adottato». In base alle nuove direttive del ministero dell'interno spagnolo, prima di salire a bordo di un aereo i clandestini dovranno essere accompagnati da un certificato medico per attestare le loro condizioni di salute che, nei casi limite, potranno indurre la polizia a sospendere il rimpatrio.
Gli immigrati, imbarcati con le mani legate, dovranno rimanere seduti con la cintura di sicurezza per tutto il viaggio, salvo per recarsi al bagno, scortati. Ma il vero esercizio di ambiguità del testo governativo si condensa nella previsione di un tentativo di resistenza o ribellione da parte degli immigrati: essi, infatti, «potranno essere immobilizzati con mezzi che non pongano in pericolo la loro integrità fisica né compromettano le loro funzioni vitali» utilizzando una forza «proporzionata» e rispettando «l'onore e la dignità» del soggetto. Una dignità tutelata con camicia di forza e casco in testa. Se poi la persona in questione sarà stata rispedita in un paese terzo dove gli immigrati vengono normalmente sbattuti a marcire in galera o abbandonati al loro destino nel deserto, questo è un altro discorso. Ma forse il governo spagnolo obietterebbe che, dopotutto, non è una questione di sua competenza. Viva Zapatero, no?

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