Umanità Nova, n.29 del 23 settembre 2007, anno 87

Padova. Fine delle utopie sul buon governo


"La settimana scorsa abbiamo chiuso via Anelli, oggi il Gramigna. Oramai ci abbiamo preso gusto" (Il prefetto Padoin, Il Mattino, 25 luglio 2007)

Se a Verona, il sindaco leghista Tosi mostra il volto peggiore del centrodestra, a Padova il sindaco Zanonato anticipa la politica sicuritaria del nascente Partito Democratico.
Tale realtà risulta evidente persino dalla sempre più frequente militarizzazione del municipio, come accaduto la mattina del 28 luglio, quando a Palazzo Moroni un reparto di poliziotti in assetto antisommossa faceva da sfondo ad un matrimonio civile. Infatti, nella sede comunale si temeva una qualche protesta dopo il 14° sgombero del centro popolare Gramigna attuato tre giorni prima dalle forze dell'ordine, su mandato del sindaco Zanonato che ha deciso di assegnare l'ex-spazio occupato dai filo-maoisti alla scuola privata steineriana Waldorf.
Scontato il plauso delle destre, con il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, convinto che "se un centro sociale ha dipinta la stella a cinque punte deve essere chiuso" (...cioè tutti).
Vale la pena ricordare che Flavio Zanonato, ex-dirigente del Pci e candidato dei Democratici di sinistra, venne eletto sindaco nel giugno 2004, dopo una consultazione della cosiddetta società civile, democraticamente invitata ad indicare programmi, priorità e candidati per la nuova amministrazione della città, dopo un quinquennio di governo delle destre.
Da tale mobilitazione scaturì un programma, sotto lo slogan "Padova riparte. Con te", in cui si prometteva una diversa visione dei problemi cittadini, fermo restando l'immancabile richiamo al rispetto della legalità.
Degno di essere riletto, ad esempio, resta il passaggio in cui la prospettata "Città dei diritti e della pace" avrebbe dovuto significare "pari opportunità in una società aperta, combattere la discriminazione non solo sul piano politico ma anche sul piano culturale"; così come la promessa della "apertura nei quartieri di nuovi spazi di aggregazione".
Tale programma venne quindi sottoscritto da tutte le forze del centrosinistra, comprese Rifondazione Comunista e i Verdi che, notoriamente, in città rappresentano anche l'area politica degli ex-Disobbedienti.
Alla prova dei fatti, però, la musica è stata ben diversa: a partire dalla questione di quello che la stampa ha definito il ghetto di Via Anelli, un luogo certo non privo di problemi, ma lontano dall'immagine di girone infernale veicolata dai giornalisti. Nel menzionato programma elettorale era stata sottolineata l'esigenza di "operare perché calino di numero gli immigrati che vivono in Via Anelli e affinché gli alloggi dati in locazione non siano microalloggi di pochi metri quadrati"; ma in realtà il superamento del ghetto ha comportato molto più semplicemente lo sgombero e il totale trasferimento dei residenti "regolari" in soluzioni abitative comunque precarie, mentre centinaia di cosiddetti irregolari sono stati lasciati senza tetto. Adesso è prevista la "bonifica urbana" dell'ex-complesso Serenissima, ma lo smantellamento di quello che era stato definito il Bronx di Padova ha avuto un'evidente connotazione propagandistica, coronata da una festa surreale con la partecipazione di Moni Ovadia; d'altra parte non va dimenticata l'inutile quanto orrenda barriera che il Comune la scorsa estate aveva fatto erigere attorno alla zona, sull'ipotetico confine tra la città normale e quella deviante.
Poi era seguita la campagna anti-prostituzione, con la tragicomica ordinanza comunale che incaricava la polizia municipale di mobilitarsi per multare i "clienti" automuniti (forse per incrementare l'uso delle biciclette…).
Il tutto mentre, a difensori della sicurezza dei cittadini padani-italiani, oltre che gli esagitati di Alleanza Nazionale, si erigevano i leghisti di Borghezio, nonché i fascisti di Forza Nuova e Fiamma Tricolore che, tutelati dalle forze dell'ordine, hanno ripetutamente manifestato tutto il loro odio razziale per le strade della città del santo, con annesse aggressioni.
Mai, negli ultimi decenni, si era assistito ad una simile agibilità politica in piazza dell'estrema destra, neppure sotto la precedente amministrazione, eletta grazie anche ai voti dei camerati di Forza Nuova; ma il culmine di tale abbraccio è stato raggiunto lo scorso giugno quando il sindaco Zanonato ha ufficialmente commemorato l'uccisione di due militanti neofascisti, avvenuta ad opera delle Brigate Rosse nel 1974 durante un'incursione nella sede del MSI; una ricorrenza da sempre ed esclusivamente dell'estrema destra.  Per l'occasione, il quotidiano L'Unità del 18 giugno ha enfatizzato l'evento giungendo ad affermare che si trattò dell'eccidio (definizione testuale) di due "ragazzi missini", a dispetto persino della loro effettiva età (30 anni Giralucci e 60 Mazzola).
Pochi giorni dopo, il 21 giugno, il solito Zanonato definiva invece "inaccettabile" l'annunciata manifestazione indetta dal centro popolare Gramigna contro l'imminente sgombero e in solidarietà con i propri militanti in carcere da febbraio con l'imputazione di "banda armata". Sabato 23 giugno, il previsto corteo veniva vietato dalla Questura, con il consenso pressoché unanime della giunta comunale e di tutti i partiti democratici, e il concentramento presso la stazione di alcune centinaia di dimostranti, tra i quali anche alcuni parenti dei detenuti, per ore veniva letteralmente circondato e bloccato da uniformi di ogni tipo, in un pesantissimo clima da stato d'assedio. Presenti anche alcuni anarchici di varia tendenza consapevoli che, nonostante la distanza ideologica che storicamente separa antiautoritari e marxisti-leninisti, ormai a Padova è sotto attacco la libertà di tutti, a partire da quella dei migranti e di quanti si oppongono fuori dalle istituzioni.
La "città dei diritti" promessa dalla giunta Zanonato, infatti, non contempla più neanche quello di manifestare.

F.A.I. Venezia - Padova



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