"La settimana scorsa abbiamo chiuso
via Anelli, oggi il Gramigna. Oramai ci abbiamo preso gusto" (Il
prefetto Padoin, Il Mattino, 25 luglio 2007)
Se a Verona, il sindaco leghista Tosi mostra il volto peggiore del
centrodestra, a Padova il sindaco Zanonato anticipa la politica
sicuritaria del nascente Partito Democratico.
Tale realtà risulta evidente persino dalla sempre più
frequente militarizzazione del municipio, come accaduto la mattina del
28 luglio, quando a Palazzo Moroni un reparto di poliziotti in assetto
antisommossa faceva da sfondo ad un matrimonio civile. Infatti, nella
sede comunale si temeva una qualche protesta dopo il 14° sgombero
del centro popolare Gramigna attuato tre giorni prima dalle forze
dell'ordine, su mandato del sindaco Zanonato che ha deciso di assegnare
l'ex-spazio occupato dai filo-maoisti alla scuola privata steineriana
Waldorf.
Scontato il plauso delle destre, con il portavoce di Alleanza
Nazionale, Andrea Ronchi, convinto che "se un centro sociale ha dipinta
la stella a cinque punte deve essere chiuso" (...cioè tutti).
Vale la pena ricordare che Flavio Zanonato, ex-dirigente del Pci e
candidato dei Democratici di sinistra, venne eletto sindaco nel giugno
2004, dopo una consultazione della cosiddetta società civile,
democraticamente invitata ad indicare programmi, priorità e
candidati per la nuova amministrazione della città, dopo un
quinquennio di governo delle destre.
Da tale mobilitazione scaturì un programma, sotto lo slogan
"Padova riparte. Con te", in cui si prometteva una diversa visione dei
problemi cittadini, fermo restando l'immancabile richiamo al rispetto
della legalità.
Degno di essere riletto, ad esempio, resta il passaggio in cui la
prospettata "Città dei diritti e della pace" avrebbe dovuto
significare "pari opportunità in una società aperta,
combattere la discriminazione non solo sul piano politico ma anche sul
piano culturale"; così come la promessa della "apertura nei
quartieri di nuovi spazi di aggregazione".
Tale programma venne quindi sottoscritto da tutte le forze del
centrosinistra, comprese Rifondazione Comunista e i Verdi che,
notoriamente, in città rappresentano anche l'area politica degli
ex-Disobbedienti.
Alla prova dei fatti, però, la musica è stata ben
diversa: a partire dalla questione di quello che la stampa ha definito
il ghetto di Via Anelli, un luogo certo non privo di problemi, ma
lontano dall'immagine di girone infernale veicolata dai giornalisti.
Nel menzionato programma elettorale era stata sottolineata l'esigenza
di "operare perché calino di numero gli immigrati che vivono in
Via Anelli e affinché gli alloggi dati in locazione non siano
microalloggi di pochi metri quadrati"; ma in realtà il
superamento del ghetto ha comportato molto più semplicemente lo
sgombero e il totale trasferimento dei residenti "regolari" in
soluzioni abitative comunque precarie, mentre centinaia di cosiddetti
irregolari sono stati lasciati senza tetto. Adesso è prevista la
"bonifica urbana" dell'ex-complesso Serenissima, ma lo smantellamento
di quello che era stato definito il Bronx di Padova ha avuto
un'evidente connotazione propagandistica, coronata da una festa
surreale con la partecipazione di Moni Ovadia; d'altra parte non va
dimenticata l'inutile quanto orrenda barriera che il Comune la scorsa
estate aveva fatto erigere attorno alla zona, sull'ipotetico confine
tra la città normale e quella deviante.
Poi era seguita la campagna anti-prostituzione, con la tragicomica
ordinanza comunale che incaricava la polizia municipale di mobilitarsi
per multare i "clienti" automuniti (forse per incrementare l'uso delle
biciclette…).
Il tutto mentre, a difensori della sicurezza dei cittadini
padani-italiani, oltre che gli esagitati di Alleanza Nazionale, si
erigevano i leghisti di Borghezio, nonché i fascisti di Forza
Nuova e Fiamma Tricolore che, tutelati dalle forze dell'ordine, hanno
ripetutamente manifestato tutto il loro odio razziale per le strade
della città del santo, con annesse aggressioni.
Mai, negli ultimi decenni, si era assistito ad una simile
agibilità politica in piazza dell'estrema destra, neppure sotto
la precedente amministrazione, eletta grazie anche ai voti dei camerati
di Forza Nuova; ma il culmine di tale abbraccio è stato
raggiunto lo scorso giugno quando il sindaco Zanonato ha ufficialmente
commemorato l'uccisione di due militanti neofascisti, avvenuta ad opera
delle Brigate Rosse nel 1974 durante un'incursione nella sede del MSI;
una ricorrenza da sempre ed esclusivamente dell'estrema destra.
Per l'occasione, il quotidiano L'Unità del 18 giugno ha
enfatizzato l'evento giungendo ad affermare che si trattò
dell'eccidio (definizione testuale) di due "ragazzi missini", a
dispetto persino della loro effettiva età (30 anni Giralucci e
60 Mazzola).
Pochi giorni dopo, il 21 giugno, il solito Zanonato definiva invece
"inaccettabile" l'annunciata manifestazione indetta dal centro popolare
Gramigna contro l'imminente sgombero e in solidarietà con i
propri militanti in carcere da febbraio con l'imputazione di "banda
armata". Sabato 23 giugno, il previsto corteo veniva vietato dalla
Questura, con il consenso pressoché unanime della giunta
comunale e di tutti i partiti democratici, e il concentramento presso
la stazione di alcune centinaia di dimostranti, tra i quali anche
alcuni parenti dei detenuti, per ore veniva letteralmente circondato e
bloccato da uniformi di ogni tipo, in un pesantissimo clima da stato
d'assedio. Presenti anche alcuni anarchici di varia tendenza
consapevoli che, nonostante la distanza ideologica che storicamente
separa antiautoritari e marxisti-leninisti, ormai a Padova è
sotto attacco la libertà di tutti, a partire da quella dei
migranti e di quanti si oppongono fuori dalle istituzioni.
La "città dei diritti" promessa dalla giunta Zanonato, infatti, non contempla più neanche quello di manifestare.
F.A.I. Venezia - Padova