Umanità Nova, n.31 del 7 ottobre 2007, anno 87

I rom e il ministro di polizia. Razzismo di Stato



Come molti sapranno, i Rom di origine rumena sono cittadini europei a tutti gli effetti da quando la Romania è entrata a pieno titolo nella Ue.
Questa conquista giuridica, assolutamente casuale, mette i Rom nelle condizioni di avanzare legittimamente delle richieste e dei diritti, e potrebbe addirittura costituire un'occasione storica per uscire dal ghetto di marginalità sociale nel quale questo popolo è stato relegato in secoli di discriminazioni e pregiudizi razzisti. È una situazione nuova, che sta producendo uno di quei cortocircuiti politici e culturali che servono a svelare la natura intimamente reazionaria di ogni istituzione ancorché democratica. Le recenti dichiarazioni di Giuliano Amato sull'opportunità di espellere i Rom per semplici motivi di ordine pubblico sanciscono un principio che è alla base della fine dello stato di diritto. Perché quando un ministro della repubblica afferma la necessità di sbarazzarsi di una categoria di persone sgradite nonostante la loro piena legittimità a permanere nel nostro paese per l'acquisizione della cittadinanza comunitaria, quel ministro parla e si comporta da razzista, avendone piena cognizione. Allo stesso modo, la sollecitudine con la quale il ministro Ferrero ha annunciato l'inizio di una collaborazione tra i governi italiano e rumeno affinché sia bloccato all'origine il flusso migratorio dei Rom nel nostro paese, è la dimostrazione tangibile di come le stesse frontiere, la stessa Unione europea siano un paravento che consente di andare bel al di là della discriminazione già a suo tempo sancita per legge dalla Turco-Napolitano e dalla Bossi-Fini.
Dal governo italiano di centrosinistra, popolato di democristiani e comunisti della peggiore stirpe, arriva un nuovo, agghiacciante messaggio: l'immigrato non è sgradito perché irregolare, clandestino, illegale; l'immigrato è sgradito in quanto tale perché – nel caso in ispecie – è Rom, asociale, incompatibile. Non importa che abbia la carta d'identità rumena e che il suo paese sia oggi giuridicamente "europeo". Il Rom è extracomunitario perché è il governo italiano che lo colloca al di fuori della comunità. Il nazismo è tornato.
Non stupiamoci, quindi, che i fascisti si siano scatenati nelle ultime settimane con azioni infami e assassine, incendiando i campi Rom o organizzando presidi allucinanti in cui odio e razzismo vengono vomitati contro donne e bambini.
Non sorprendiamoci, allora, se l'opinione pubblica non trova di meglio che addossare agli zingari le colpe per tutto ciò che l'Italia non è e non riesce a essere, ovvero un paese civile e solidale in cui ci si preoccupi un po' di più della giustizia sociale e un po' meno delle idiozie che ci propinano l'industria del gossip e dello spettacolo.
Il degrado culturale, il razzismo diffuso e il fantomatico senso di insicurezza sono tutti sintomi di un approccio che si è sedimentato nel tempo, e che l'attuale classe dirigente ha deliberatamente foraggiato attraverso un uso scientifico della propaganda televisiva e non, come nella peggiore tradizione dei regimi autoritari.
E quando due esponenti del governo si affrettano a dire che gli zingari, no, in Italia proprio non ci devono venire, significa che la guerra all'umanità ha raggiunto un punto di non ritorno.
Agli antirazzisti e a tutti quelli che ancora si ostinano a ragionare con la propria testa e a sentire con il proprio cuore, spetta il dovere morale di impedire a tutti i costi questa deriva.

TAZ laboratorio di comunicazione libertaria

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