Con la partenza della nave appoggio per i sommergibili nucleari
americani dalla base dell'isola di Santo Stefano inizia il riassetto
delle strutture militari della Sardegna, operazione sulla quale il
governatore Soru ha investito gran parte della sua credibilità,
e dalla quale molto si attende, vista la sua attuale candidatura alla
guida del partito Democratico sardo.
Cosa prevedesse l'accordo segreto del '72 in base al quale Andreotti
regalò agli Stati Uniti lo spazio nell'arcipelago della
Maddalena nessuno lo sa, e nessuno, ormai, lo saprà più.
Sicuramente non prevedeva che i militari si facessero carico della
bonifica di quanto hanno depositato in questi decenni sui fondali della
Riserva Marina Protetta. D'altro canto, ora che si ipotizza che,
sfruttando il volano del G8 previsto nel 2009, l'economia
dell'arcipelago sarà del tutto riconvertita al turismo, parlare
di inquinamento delle acque non torna comodo a nessuno, come già
è capitato in occasione della vertenza dei pescatori contro la
base militare di Teulada. Eppure proprio dal problema del verificarsi
di incidenti, e del conseguente inquinamento, ha preso le mosse la fase
finale della lotta contro la struttura di Santo Stefano: fu una
Commissione Scientifica indipendente, incaricata dai comitati locali, a
rivelare tracce di isotopi radioattivi nel mare e dare così un
contributo determinante alle ragioni di chiedeva la fine di questa
occupazione.
Recentemente lo stesso schema è stato proposto anche al poligono
di Quirra, dove una Commissione Scientifica ha svolto una ricerca
indipendente sulla presenza e sulla intensità di campi
elettromagnetici indotti dalla rete di radar che copre l'area del
poligono. L'ipotesi di lavoro è che l'incredibile
quantità di leucemie e malformazioni che si riscontra nelle
comunità direttamente interessate dalle attività militari
sia correlata ad una molteplicità di fattori: la presenza di
nano particelle create dai cascami delle esplosioni, l'effetto dei
campi elettromagnetici, la diffusione di inquinanti chimici contenuti
nei propellenti dei razzi ed il probabile uso di uranio impoverito. In
tal senso la ricerca indipendente pubblicata ai primi di agosto
completa e conferma le ipotesi fatte dalla Dott.ssa Gatti, responsabile
del Laboratorio dei Biomateriali dell'Università degli Studi di
Modena e Reggio Emilia, che ha svolto nell'area ricerche
sostanzialmente boicottate dalle autorità militari. Confermando
ancor più quanto il militare sia sempre e comunque carne da
macello per interessi miliardari, dato che poi ad ammalarsi più
di chiunque sono proprio gli operatori di queste strutture. E gli
interessi sono davvero enormi. La Regione Sardegna vorrebbe contrattare
la chiusura delle servitù militari isolane con la concentrazione
di tutte le attività nel poligono di Quirra, ed il suo
potenziamento con la creazione di un centro di ricerca missilistica.
Ipocritamente si mette l'accento sul carattere "civile" di tale
ricerca, come se i missili servissero per scopi civili... A parte che
tale proposta non trova affatto l'approvazione dei vertici della Difesa
(né del ministro Parisi, né del sottosegretario Casula,
entrambi, non a caso, sardi), bisogna rimarcare che se avesse un
seguito si andrebbe a creare nella zona di Quirra un tale concentrato
di interessi industriali e militari che di fatto diventerebbe
difficilissimo costruire una efficace opposizione. Già oggi, di
fatto, si punta all'espansione di questa area non solo perché
è la più grande delle servitù isolane, ma anche
perché si estende su un territorio impoverito e spopolato, dove
il dissenso verso la base è ridotto e circoscritto all'azione di
pochi militanti nei locali comitati, e dove intere comunità
hanno convertito la loro economia in funzione della presenza militare.
È inoltre prevedibile che le ricadute di tipo repressivo indotte
dalla presenza di un centro di progetto e sperimentazione di nuovi
armamenti saranno significative, anche più di quanto già
oggi possiamo sperimentare sulla nostra pelle (vedi operazioni
"Fraria", "Arcadia", ed il processo in corso a Nuoro contro Antonella,
Paolo ed Ivano). Dunque il futuro si presenta grigio, con all'orizzonte
il G8 del 2009, ed un presente che contempla nuove esercitazioni
militari (fatte ancora una volta contro il parere della Commissione
Paritetica Regionale), l'apertura del primo Centro di Accoglienza per
immigrati realizzato all'interno di una base militare (la sezione
militare dell'aeroporto di Elmas) e la continua pressione di denunce e
processi verso i militanti di base.
Guido Coraddu