Umanità Nova, n.32 del 14 ottobre 2007, anno 87

Sardegna. Orizzonte buio



Con la partenza della nave appoggio per i sommergibili nucleari americani dalla base dell'isola di Santo Stefano inizia il riassetto delle strutture militari della Sardegna, operazione sulla quale il governatore Soru ha investito gran parte della sua credibilità, e dalla quale molto si attende, vista la sua attuale candidatura alla guida del partito Democratico sardo.
Cosa prevedesse l'accordo segreto del '72 in base al quale Andreotti regalò agli Stati Uniti lo spazio nell'arcipelago della Maddalena nessuno lo sa, e nessuno, ormai, lo saprà più. Sicuramente non prevedeva che i militari si facessero carico della bonifica di quanto hanno depositato in questi decenni sui fondali della Riserva Marina Protetta. D'altro canto, ora che si ipotizza che, sfruttando il volano del G8 previsto nel 2009, l'economia dell'arcipelago sarà del tutto riconvertita al turismo, parlare di inquinamento delle acque non torna comodo a nessuno, come già è capitato in occasione della vertenza dei pescatori contro la base militare di Teulada. Eppure proprio dal problema del verificarsi di incidenti, e del conseguente inquinamento, ha preso le mosse la fase finale della lotta contro la struttura di Santo Stefano: fu una Commissione Scientifica indipendente, incaricata dai comitati locali, a rivelare tracce di isotopi radioattivi nel mare e dare così un contributo determinante alle ragioni di chiedeva la fine di questa occupazione.
Recentemente lo stesso schema è stato proposto anche al poligono di Quirra, dove una Commissione Scientifica ha svolto una ricerca indipendente sulla presenza e sulla intensità di campi elettromagnetici indotti dalla rete di radar che copre l'area del poligono. L'ipotesi di lavoro è che l'incredibile quantità di leucemie e malformazioni che si riscontra nelle comunità direttamente interessate dalle attività militari sia correlata ad una molteplicità di fattori: la presenza di nano particelle create dai cascami delle esplosioni, l'effetto dei campi elettromagnetici, la diffusione di inquinanti chimici contenuti nei propellenti dei razzi ed il probabile uso di uranio impoverito. In tal senso la ricerca indipendente pubblicata ai primi di agosto completa e conferma le ipotesi fatte dalla Dott.ssa Gatti, responsabile del Laboratorio dei Biomateriali dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che ha svolto nell'area ricerche sostanzialmente boicottate dalle autorità militari. Confermando ancor più quanto il militare sia sempre e comunque carne da macello per interessi miliardari, dato che poi ad ammalarsi più di chiunque sono proprio gli operatori di queste strutture. E gli interessi sono davvero enormi. La Regione Sardegna vorrebbe contrattare la chiusura delle servitù militari isolane con la concentrazione di tutte le attività nel poligono di Quirra, ed il suo potenziamento con la creazione di un centro di ricerca missilistica. Ipocritamente si mette l'accento sul carattere "civile" di tale ricerca, come se i missili servissero per scopi civili... A parte che tale proposta non trova affatto l'approvazione dei vertici della Difesa (né del ministro Parisi, né del sottosegretario Casula, entrambi, non a caso, sardi), bisogna rimarcare che se avesse un seguito si andrebbe a creare nella zona di Quirra un tale concentrato di interessi industriali e militari che di fatto diventerebbe difficilissimo costruire una efficace opposizione. Già oggi, di fatto, si punta all'espansione di questa area non solo perché è la più grande delle servitù isolane, ma anche perché si estende su un territorio impoverito e spopolato, dove il dissenso verso la base è ridotto e circoscritto all'azione di pochi militanti nei locali comitati, e dove intere comunità hanno convertito la loro economia in funzione della presenza militare. È inoltre prevedibile che le ricadute di tipo repressivo indotte dalla presenza di un centro di progetto e sperimentazione di nuovi armamenti saranno significative, anche più di quanto già oggi possiamo sperimentare sulla nostra pelle (vedi operazioni "Fraria", "Arcadia", ed il processo in corso a Nuoro contro Antonella, Paolo ed Ivano). Dunque il futuro si presenta grigio, con all'orizzonte il G8 del 2009, ed un presente che contempla nuove esercitazioni militari (fatte ancora una volta contro il parere della Commissione Paritetica Regionale), l'apertura del primo Centro di Accoglienza per immigrati realizzato all'interno di una base militare (la sezione militare dell'aeroporto di Elmas) e la continua pressione di denunce e processi verso i militanti di base.

Guido Coraddu

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