Umanità Nova, n.34 del 28 ottobre 2007, anno 87

Cpt. Suicidi di stato


Due suicidi sono avvenuti nel Cpt di Modena, a distanza di due giorni uno dall'altro. I due ragazzi si sarebbero impiccati alla brandina della propria stanza, nel tetro squallore dei moderni campi di concentramento costruiti per i moderni paria: i clandestini. Ambedue erano stati trasferiti a Modena da un'altra città il 10 ottobre e non erano ancora stati identificati ai fini dell'espulsione.
Il primo suicidio, come il secondo, ha suscitato un moto di rivolta e di protesta tra i reclusi del Cpt, i quali hanno dato fuoco ai materassi, alle lenzuola e ad altro, dando inizio anche ad uno sciopero della fame. C'è voluto l'intervento dei Vigili del fuoco e di tutte le Forze dell'ordine (Guardia di finanza, Polizia e Carabinieri), compreso il reparto mobile di Bologna, per sedare e reprimere la rivolta spontanea. Ma quello che è accaduto realmente non ci è dato sapere, poiché coloro che hanno fornito le notizie alla stampa, sono gli stessi responsabili del Centro.
D'altra parte non è la prima volta che nei Cpt accadono cose simili, così come non è la prima volta che esplodono rivolte improvvise che rompono il muro del silenzio, imposto dallo stato e rafforzato dall'indifferenza generale, che in questo caso è stato rotto unicamente da un presidio organizzato dai compagni anarchici di Libera. È accaduto a Torino, in Puglia e a Milano. Suicidi e rivolte, così come gli atti di autolesionismo, non sono altro che espressioni, differenti tra loro, di uno stesso moto spontaneo di rifiuto e di rigetto totale ad una condizione di prigionia che degrada e umilia l'individuo. La libertà si conferma così come parte integrante della nostra natura e ogni rivolta o atto di ribellione, anche se incontrollata e violenta, contro i propri carcerieri è la volontà di riaffermare la propria umanità.
Questa, per noi anarchici e libertari, non è una riflessione finale, ma un punto di partenza attraverso cui guardare le numerose morti e rivolte che avvengono nei Cpt. Un punto di vista diametralmente opposto e contrapposto a quello dominante che vede questa gente come esseri informi, senza un volto, senza una propria dignità e una propria umanità, quasi bestie.
Questo punto di vista lo possiamo riconoscere nelle parole dei carcerieri e dei dirigenti di queste strutture. I maldestri tentativi fatti da Daniele Giovanardi, responsabile della Misericordia, che gestisce il Cpt di Modena, di nascondere e giustificare l'operato dei propri uomini e delle forze dell'ordine, sostenendo che non si aspettavano minimamente né il primo, né tanto meno il secondo suicidio, nascondono il cinismo di questi personaggi e svela invece tutta la loro disumanità. Ma la situazione è grave e rischia di sfuggir di mano, così il Giovanardi, insieme al sindaco Giorgio Pighi e al presidente della Provincia Emilio Sabattini decidono di far pressioni sul governo affinché i Ministri Amato e Ferrero procedano nella direzione già intrapresa. I Cpt non vanno chiusi, ma vanno "umanizzati". E quale è la ricetta che propongono i lor signori? Più agenti, presenza di Polizia municipale e una profonda riforma dei centri, che dovrebbero diventare strutture a due livelli, una per i "buoni" e una per gli "incontrollati", luoghi capaci addirittura di prevedere "interventi a volte anche personalizzati per gli ospiti".
La direttrice del Cpt, Anna Maria Lombardo, ha avuto addirittura il fegato di sostenere che il Centro è accogliente: "Chi è rinchiuso qui ha tutto quello di cui ha bisogno: cibo, vestiti, generi di prima necessità". E anche qualcosa di più, come un pacchetto da dieci sigarette al giorno, il giornale ogni mattina, e una scheda telefonica da 5 € ogni dieci giorni. "Chi ha qualche soldo può comprare quello che vuole, chi non li ha si accontenta di quello che forniamo noi — conclude la Lombardo — Ora speriamo solo di tornare presto alla normalità".
Nel frattempo il Cpt è stato sgomberato dai ribelli e la sua popolazione è dimezzata. I "volontari" della Misericordia raccontano che nelle stanze vuote è rimasto il silenzio e ancora si sente il puzzo residuo dell'incendio appiccato dai rivoltosi. Ma la vita del Centro deve andare avanti, così arriva già un nuovo clandestino che occuperà quelle stanze, dove affianco alle sbarre si trovano muri colorati con scritte che inneggiano alla libertà.

Riccardo Bonelli

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