Due suicidi sono avvenuti nel Cpt di Modena, a distanza di due
giorni uno dall'altro. I due ragazzi si sarebbero impiccati alla
brandina della propria stanza, nel tetro squallore dei moderni campi di
concentramento costruiti per i moderni paria: i clandestini. Ambedue
erano stati trasferiti a Modena da un'altra città il 10 ottobre
e non erano ancora stati identificati ai fini dell'espulsione.
Il primo suicidio, come il secondo, ha suscitato un moto di rivolta e
di protesta tra i reclusi del Cpt, i quali hanno dato fuoco ai
materassi, alle lenzuola e ad altro, dando inizio anche ad uno sciopero
della fame. C'è voluto l'intervento dei Vigili del fuoco e di
tutte le Forze dell'ordine (Guardia di finanza, Polizia e Carabinieri),
compreso il reparto mobile di Bologna, per sedare e reprimere la
rivolta spontanea. Ma quello che è accaduto realmente non ci
è dato sapere, poiché coloro che hanno fornito le notizie
alla stampa, sono gli stessi responsabili del Centro.
D'altra parte non è la prima volta che nei Cpt accadono cose
simili, così come non è la prima volta che esplodono
rivolte improvvise che rompono il muro del silenzio, imposto dallo
stato e rafforzato dall'indifferenza generale, che in questo caso
è stato rotto unicamente da un presidio organizzato dai compagni
anarchici di Libera. È accaduto a Torino, in Puglia e a Milano.
Suicidi e rivolte, così come gli atti di autolesionismo, non
sono altro che espressioni, differenti tra loro, di uno stesso moto
spontaneo di rifiuto e di rigetto totale ad una condizione di prigionia
che degrada e umilia l'individuo. La libertà si conferma
così come parte integrante della nostra natura e ogni rivolta o
atto di ribellione, anche se incontrollata e violenta, contro i propri
carcerieri è la volontà di riaffermare la propria
umanità.
Questa, per noi anarchici e libertari, non è una riflessione
finale, ma un punto di partenza attraverso cui guardare le numerose
morti e rivolte che avvengono nei Cpt. Un punto di vista diametralmente
opposto e contrapposto a quello dominante che vede questa gente come
esseri informi, senza un volto, senza una propria dignità e una
propria umanità, quasi bestie.
Questo punto di vista lo possiamo riconoscere nelle parole dei
carcerieri e dei dirigenti di queste strutture. I maldestri tentativi
fatti da Daniele Giovanardi, responsabile della Misericordia, che
gestisce il Cpt di Modena, di nascondere e giustificare l'operato dei
propri uomini e delle forze dell'ordine, sostenendo che non si
aspettavano minimamente né il primo, né tanto meno il
secondo suicidio, nascondono il cinismo di questi personaggi e svela
invece tutta la loro disumanità. Ma la situazione è grave
e rischia di sfuggir di mano, così il Giovanardi, insieme al
sindaco Giorgio Pighi e al presidente della Provincia Emilio Sabattini
decidono di far pressioni sul governo affinché i Ministri Amato
e Ferrero procedano nella direzione già intrapresa. I Cpt non
vanno chiusi, ma vanno "umanizzati". E quale è la ricetta che
propongono i lor signori? Più agenti, presenza di Polizia
municipale e una profonda riforma dei centri, che dovrebbero diventare
strutture a due livelli, una per i "buoni" e una per gli
"incontrollati", luoghi capaci addirittura di prevedere "interventi a
volte anche personalizzati per gli ospiti".
La direttrice del Cpt, Anna Maria Lombardo, ha avuto addirittura il
fegato di sostenere che il Centro è accogliente: "Chi è
rinchiuso qui ha tutto quello di cui ha bisogno: cibo, vestiti, generi
di prima necessità". E anche qualcosa di più, come un
pacchetto da dieci sigarette al giorno, il giornale ogni mattina, e una
scheda telefonica da 5 € ogni dieci giorni. "Chi ha qualche soldo
può comprare quello che vuole, chi non li ha si accontenta di
quello che forniamo noi — conclude la Lombardo — Ora
speriamo solo di tornare presto alla normalità".
Nel frattempo il Cpt è stato sgomberato dai ribelli e la sua
popolazione è dimezzata. I "volontari" della Misericordia
raccontano che nelle stanze vuote è rimasto il silenzio e ancora
si sente il puzzo residuo dell'incendio appiccato dai rivoltosi. Ma la
vita del Centro deve andare avanti, così arriva già un
nuovo clandestino che occuperà quelle stanze, dove affianco alle
sbarre si trovano muri colorati con scritte che inneggiano alla
libertà.
Riccardo Bonelli