Umanità Nova, n.34 del 28 ottobre 2007, anno 87

Torino: processo agli antifascisti. Aria pesante


Dire che l'aria si fa ogni giorno sempre più irrespirabile è ormai banale. Il fatto che al peggio non vi è mai fine appare un'affermazione scontata. È sotto gli occhi di tutti il risultato di questi ultimi anni di "guerra infinita", come sono sotto gli occhi di tutti i risultati di un progressivo impoverimento materiale delle società occidentali. Il connubio tra la paura del "nemico" e il timore reale di perdere le proprie condizioni di vita provocano reazioni viscerali la prima delle quali è la pressante richiesta, del tutto indotta artificialmente, di "legge&ordine". "L'altro" è il problema, il fastidio, il nemico; "noi" siamo diversi, a prescindere dalle nostre condizioni sociali ed economiche. Un "interclassismo dell'esclusione" che storicamente è stato uno degli elementi dei regimi fascisti e del nazismo. La "nostra" comunità, la "nostra "società è un insieme organico che si identifica per certi valori e comportamenti: chi li rifiuta o semplicemente ne ha altri, è in primo luogo sospetto e comunque potenzialmente se non realmente pericoloso. Questo atteggiamento regressivo ha per sfondo la precarizzazione avvenuta negli ultimi venti anni delle condizioni materiali e giuridiche attraverso le quali in occidente "ci si procura il pane". Alla lunga, la precarietà e l'insicurezza economica scavano dentro la società solchi nei quali il potere ha gettato il sale del "terrorismo internazionale", della "guerra preventiva", dello "scontro di civiltà", del "fondamentalismo islamico". Il venir meno di ogni pensabile alternativa alla presente struttura sociale basata sul liberismo e il liberalismo ha desertificato le nostre società e le ha private di ogni anticorpo nei confronti della democrazia autoritaria ed identitaria che si va affermando. Non stupisce che su questo sfondo si sia inserito il riaffacciarsi sulla scena della politica di gruppi e gruppuscoli dichiaratamente fascisti e nazisti. Come non stupisce che questi gruppi e partitini godano della tolleranza se non della connivenza di questure e prefetti, tanto che ormai ogni settimana arriva la notizia di una manifestazione di Forza Nuova autorizzata in qualche piazza Giacomo Matteotti sparsa per l'Italia; o di ferimenti e aggressioni a centri sociali e antifascisti da parte di qualche giovane "boia chi molla". Tutto ciò non stupisce per due motivi: il fascismo è tipico movimento regressivo capace storicamente di raccogliere e catalizzare gli umori di società impoverite e minacciate o che, almeno, si sentono tali, pescando a piene mani anche nei ceti popolari; in secondo luogo, i fascisti "in libera uscita" sono complementari e molto utili alla democrazia identitaria e autoritaria di cui dicevamo, perchè possono agire attizzando il clima sociale e politico in modo da consentire una più forte stretta repressiva. Il paradigma appena descritto ha avuto una concreta realizzazione a Torino: due anni fa un gruppo di fascisti assaltò un centro sociale, ferendo in modo molto grave due occupanti; una settimana dopo, la manifestazione antifascista di protesta fu caricata dalla polizia ed un gruppo di anarchici e antagonisti finì in galera, con l'accusa di "devastazione e saccheggio", un reato punito con la reclusione da otto a quindici anni. Il 30 ottobre terminerà il processo, durante il quale le assurde accuse sono state smentite da tanti testimoni: ma ciò non tranquillizza ancora sull'esito del processo stesso. La strumentalità della vicenda appare chiara se si pone anche mente al fatto che due anni fa Torino era in clima pre-olimpico ed evidentemente qualcuno voleva "dare un esempio". Il fatto è che in una città priva di ogni opposizione sociale, chi osa disturbare il manovratore deve sapere che rischia grosso. Non è chi non veda che quel che è successo a Torino vale da modello per l'attuale situazione del nostro paese. L'odio e la paura fomentati ad arte dal potere invocano sempre più "sicurezza" e repressione verso ogni forma di diversità; le misure legislative prontamente messe in cantiere (il "pacchetto sicurezza" del ministro di polizia Amato) stringono ulteriormente la morsa di una società liberticida ed omologata. Paura e repressione si alimentano a vicenda. I fascisti a far da battistrada alla criminalizzazione dell'opposizione sociale. La sfida è davvero come un tempo tra fascismo e antifascismo, non si può eludere il nodo: assoldato il primo dalla "democrazia della rappresentazione" (e non certo della rappresentanza) per spianare la strada ad un progetto autoritario e liberticida che del fascismo stesso ha la sostanza se non la compiuta forma politica. Il 30 ottobre è una nuova tappa di questa lotta senza quartiere. Ma, va detto ancora una volta forte e chiaro, l'antifascismo non si arresta.

W.B.

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