Umanità Nova, n.34 del 28 ottobre 2007, anno 87

Il caso Watson. Il razzismo dei "geni"


Come sappiamo il sistema "stato" non si regge solo sul monopolio della forza o sul sistema capitalista ma anche, specialmente ai giorni nostri, sulla propaganda della sua ideologia. Il razzismo, nemmeno tanto strisciante, che in questi ultimi mesi sta appestando l'aria è diffuso a piene mani dai mezzi di comunicazione di massa, quelli che spiegano alle persone che un italiano alla guida che uccide un pedone ha un alto tasso alcolico nel sangue mentre se lo fa un extracomunitario allora è semplicemente ubriaco.
In un servizio pubblicato dal "Times on line" il 14 ottobre scorso [1], uno degli scopritori del DNA, il premio Nobel James Watson, si è lasciato andare ad uno dei suoi (non rari) ragionamenti scandalosi. L'ultima volta era successo una decina di anni orsono, quando i media avevano titolato "Abortite i nascituri che hanno i geni dell'omosessualità, afferma un premio Nobel" e all'epoca si era difeso dicendo che avevano travisato il suo pensiero, in quanto la sua intenzione era solo quella di riconoscere alla donna il diritto di abortire nel caso non desiderasse un figlio gay e non di indicare cosa sia giusto o sbagliato. Anche questa volta il quasi ottantenne scienziato ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno fatto immediatamente il giro del mondo e suscitato diverse polemiche.
In poche parole Watson ha affermato, a proposito della popolazione africana, che "tutte le nostre politiche sociali si basano sul fatto che la loro intelligenza è uguale alla nostra, nonostante tutte le ricerche dimostrino che ciò non è vero". Questa affermazione è stata immediatamente interpretata come una dichiarazione della inferiorità intellettuale delle persone di colore ed ha subito provocato reazioni [2].
In realtà, leggendo il testo originale l'affermazione fatta è oltremodo ambigua in quanto non c'è scritto come qualcuno potrebbe pensare leggendo i resoconti che "i bianchi sono più intelligenti dei neri", ma piuttosto che "l'intelligenza dei bianchi non è uguale a quella dei neri". La cosa più grave è che a dimostrazione (sic!) di tale bizzarra idea viene testualmente affermato che "le persone che hanno a che fare con dipendenti neri sanno che questo è vero". Al che qualcuno si potrebbe legittimamente chiedere che razza di scienziato sia uno che porta come prova di una sua affermazione una chiacchiera da treno piuttosto che uno studio ricco di dati.
Solo di passaggio, vale la pena di ricordare che, ancora oggi, "l'intelligenza" è qualcosa di difficilmente definibile in modo scientificamente oggettivo e, ancor più, difficilmente misurabile in modo monodimensionale. I cosiddetti "test" di intelligenza, misurano (ammesso che funzionino) solo qualche particolare aspetto di essa ed è da sempre risaputo che essendo stati progettati e testati su una parte della popolazione funzionano (quando funzionano) solo sui suoi membri e che i risultati ottenuti da due popolazioni diverse non sono scientificamente comparabili.
Se le affermazioni di Watson si possono forse considerare solo come una trovata pubblicitaria [3] che serve ad avere un po' di spazio sui media, meno simpatiche sono tutte le discussioni di contorno che alimentano, in un certo modo, il dibattito sulla superiorità - inferiorità razziale, terreno fertile per tutti i razzisti.
Altro aspetto preoccupante è che si va propagando la certezza che tutto sia spiegabile attraverso lo studio del DNA. Sicuramente le ricerche sulla "catena della vita" sono importanti ma, altrettanto sicuramente non sono definitivi, soprattutto quando si ha a che fare con il campo della coscienza. Per esempio, sono anni che si continua ad affermare che la schizofrenia avrebbe una base genetica e lo stesso Watson ne fa cenno, ma - almeno per il momento - queste sono ancora solo delle affermazioni senza alcun serio riscontro scientifico. Se da una parte è comprensibile la speranza di trovare nel DNA la spiegazione e quindi la cura di alcune malattie, non si può dimenticare che dietro questo genere di ricerche ci sono enormi interessi finanziari, che con la salute hanno di solito poco a che vedere.
La polemica su queste dichiarazioni non durerà a lungo, visto anche che Watson ha già affermato che le frasi che gli sono state attribuite sono frutto di un fraintendimento, ma episodi del genere forniscono comunque un contributo alla costruzione dell'ideologia razzista e, per questa ragione, vanno contestate in modo determinato e radicale.

Pepsy


Note

[1] Tutte le citazioni sono riprese dal testo integrale in inglese che si può leggere su questa pagina web
http://entertainment.timesonline.co.uk/tol/arts_and_entertainment/books/article2630748.ece
[2] Dopo l'uscita dell'articolo sono state annullate le previste tappe inglesi delle conferenze dello studioso.
[3] L'articolo "incriminato" serviva esplicitamente a promuovere il suo ultimo libro, in uscita a fine ottobre.

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