Nonostante gli allarmi lanciati in questi mesi dai movimenti, dalle
associazioni più sensibili, dagli stessi Rom, la situazione in
Italia sta rapidamente degenerando con episodi sempre più aperti
di xenofobia.
L'incendio del campo di via Vistrorio a Torino, circa un mese fa, oltre
ad analoghi episodi accaduti un po' ovunque nella penisola, avevano in
qualche modo dato l'allarme sul peggioramento della situazione: gettare
delle bottiglie molotov in piena notte contro un campo, rischiando che
qualcuno ci rimetta la pelle, magari qualche bambino, che di certo non
può ritenersi responsabile di nulla, rappresenta l'avvisaglia
dello sviluppo di una violenza cieca, che indistintamente vuole colpire
le persone nemmeno più in reazione a qualche sgarbo (un furto
subito, un litigio che trascende) ma per la semplice appartenenza ad un
gruppo etnico.
Il campo bruciato era abitato perlopiù da persone che avevano un
lavoro, che mandavano i figli a scuola, che nel quartiere ci passavano
solo per andare a riempire le taniche di acqua alla fontana,
impensabile dunque che proprio su quelle persone, praticamente
inoffensive si sfogasse la rabbia. Eppure è successo. L'assalto
a suon di molotov è maturato in un clima di tensione provocato
ad arte dai media, clima che ha dato in qualche modo la stura a ronde e
giustizieri che cominciano a sentirsi legittimati a commettere
qualunque offesa, nei confronti di qualsiasi rumeno.
Eclatante l'episodio di Roma, fatto rimbalzare sulle cronache dei
giornali una volta che si è scoperto che la vittima era
italiana. Eh si, perché le prime uscite di agenzia, che davano
come ritrovato il corpo di una donna rumena non avevano la stessa
enfasi che è poi montata quando si è scoperto che la
vittima era italiana, e che un rumeno era il colpevole
dell'aggressione.
Se fosse stato episodio di cronaca con protagonisti italiani, non
avremmo potuto assistere all'orrore delle dichiarazioni che hanno
seguito l'esplosione mediatica della faccenda. Non avremmo ascoltato un
governo capace di promettere agli italiani l'espulsione di romeni per
il solo fatto di essere della stessa nazionalità dell'assassino,
non avremmo assistito alle belle immagini delle ruspe che distruggono
un intero campo, e cacciano famiglie la cui unica responsabilità
nella vicenda è quella di essere vicini di casa del colpevole.
Un infame teatrino mediatico, montato ad arte per riempire notiziari e
vendere notizie, per una classe politica che si sta avvitando in un
gioco pericoloso, che alimenta derive xenofobe e razziste per
amplificare insicurezze e paure nella gente. Finché appare
scontato e persino ovvio che si riesca ad avere un palcoscenico
mediatico persino quando si annunciano ronde e assalti. Forza Nuova non
ha avuto vergogna di dichiararlo apertamente. Dei balordi a Roma hanno
già iniziato, colpendo a bastonate e coltellate tre romeni a
caso fuori da un supermercato. A Torino il prefetto Sottile ha
già eseguito due espulsioni.
Un lavoro in parallelo, le ronde in strada e le espulsioni decise a palazzo.
Se poi si ha voglia di scorrere bene e fino in fondo gli articoli che
trionfalmente raccontano dei primi espulsi, si scopre che questi
malcapitati hanno sì precedenti penali, ma per reati tutto
sommato modesti. Non sono certo i mostri sbandierati dai giornali, ma
degli sfortunati presi in mezzo e scelti un po' a casaccio dalla
questura. Persone che sicuramente non rappresentano una minaccia per la
nazione, forte del corpo di polizia più numeroso d'Europa per
presenza pro-capite di sbirri per cittadino, né si possono
ritenere responsabili del malessere sociale e del sentimento di
insicurezza generale, piuttosto delle pedine da spostare, degli
individui offerti sull'altare del sacrificio per soddisfare le voglie
di qualche ministro assetato di "provvedimenti esemplari",
perché i giornali trionfalmente annuncino con titoli a 9 colonne
articoli entusiasti che plaudono all'efficacia delle manovre repressive.
Che il nuovo decreto legge passi o meno, che vengano esaudite o no le
richieste di Fini che sui giornali chiede 200-250 mila espulsioni (una
vera e propria deportazione di massa!), che il governo si limiti, come
è più facile pensare, a qualche espulsione per farsi
pubblicità, il risultato di un lavoro così capillare di
istigazione all'odio etnico non cambia.
C'è gente che comincia a bruciare i campi, che si organizza per
pestare a bastonate "lo straniero", gente che si sente impunita,
appoggiata e giustificata a prendere il randello in mano da un'opinione
pubblica ormai ubriacata a dovere di menzogne.
Una volta erano gli ebrei, gli omosessuali e gli zingari, ad essere
deportati ed uccisi nella Germania hitleriana e nella fascistissima
Italia, e tutto è iniziato così come accade oggi, con i
proclami del palazzo e le ronde fasciste. Poi si è visto come
è andata a finire.
Se oggi tocca ai rumeni, domani sarà la volta di qualche altro
gruppo etnico preso di mira, finché con gli stessi metodi
sarà facile poi allargare il raggio di azione e sopprimere, con
la legge e col bastone tutti coloro che, con la loro disturbante
presenza, mettono in discussione la dorata favola del benessere.
luchino