Bologna, ottobre 2005, Cofferati fa sgomberare le baracche sulle
rive del fiume Reno, dove si rifugiano prevalentemente romeni
clandestini.
Opera, provincia di Milano, dicembre 2006, 400 cittadini danno fuoco ad
un campo rom regolarmente costruito, senza alcuna reazione da parte
delle istituzioni.
Milano, febbraio-marzo 2007, numerose manifestazioni organizzate dai
comitati di quartiere o direttamente dal sindaco, chiedono a gran voce
più polizia e sostengono l'equazione immigrati = criminali.
Pavia, settembre 2007, vengono cacciati dei rom rumeni da una folla inferocita che urla "alle camere a gas".
Firenze, ottobre 2007, il sindaco Dominici fa un'ordinanza in cui si prevede l'arresto per chi sta ai semafori a lavare i vetri.
Torino, ottobre 2007, viene bruciato un campo rom.
Per ultimo gli eventi romani, con le reazioni del governo di
centro-sinistra che, al completo, vota un decreto sicurezza
terrificante, già analizzato nello scorso numero di UN ed anche
nel presente.
Che cosa sta accadendo in Italia? Che cosa c'è dietro questo
allarmismo sempre più crescente, questo odio razzista montante
nella società che inneggia alle deportazioni di massa, alla
vendetta, che cosa c'è dietro questo delirio fomentato da
giornalisti criminali e cavalcato da politicanti (compreso Beppe
Grillo) e politici di "razza" (come Veltroni)?
Sicuramente non è facile per gente come noi riprendersi da
queste ondate, alcune volte si ha la netta sensazione che se provi a
contrapporti pubblicamente, potresti rischiar grosso.
Qualcuno ci prova, si organizzano qua e là nella penisola
qualche presidio contro il razzismo dilagante, contro il decreto
sicurezza e in solidarietà con i rom. Ma a dir il vero, sono
molto poco frequentati.
Ma uno sforzo è necessario farlo, proprio in questa direzione.
Così ben vengano questi presidi o anche iniziative come questa
di UN, per cercar di reagire e riflettere insieme.
Guardando l'elenco all'inizio dell'articolo, a cui mancano sicuramente
molte altre notizie, viene in mente che ci troviamo di fronte ad un
concatenarsi di eventi non casuale. Sono troppi e sempre di più
coinvolgono larghi strati di popolazione, appartenenti alle classi
subalterne.
Non è un caso che l'estrema destra sta crescendo sull'onda di
questi rigurgiti razzisti dal basso. Intervengono e sono tra i
promotori di fiaccolate e manifestazioni. Sono in prima fila
nell'organizzare ronde e azioni punitive. Ed il tutto con il plauso
sempre più esplicito di settori di popolazione. Ormai possiamo
vedere i loro manifesti anche in quartieri che prima erano off-limits
per loro.
Non penso che ci sia il fascismo alle porte, non ritengo che nessuna
delle attuali organizzazioni di estrema destra abbia la
possibilità concreta di crescer a tal punto da ripercorrere la
strada che fu intrapresa dal vecchio partito di Mussolini. In Italia ed
in Europa, ancora non c'è una tale situazione di crisi e di
contraddizioni, da spingere nuovamente ampli settori sociali verso il
fascismo.
Ma ciò non vuol dire che la situazione sia meno grave. Se sempre
più giovani dei quartieri periferici entreranno in contatto con
i fascisti e si nutriranno di sentimenti xenofobi ed antisociali, se si
moltiplicheranno i focolai razzisti e forcaioli, questo significa che
si diffonderà sempre di più una mentalità ed una
"cultura" fascistoide nella società.
Tutto questo è voluto dal potere che ne profitterà
ampliamente, con il centro-destra o il centro-sinistra. Non c'è
bisogno di immaginare, è già davanti ai nostri occhi. Il
disegno di uno stato "democratico" sempre più autoritario,
sempre più onnipotente, in cui il potere esecutivo,
prevarrà sempre di più sugli altri poteri, è
presente. L'ipotesi di uno stato che restringerà sempre di
più gli spazi di libertà per le classi subalterne, per
gli individui e per il dissenso, è in atto. La realtà di
uno stato che, per tenere il consenso, demolisce e distrugge le
baracche dove si annida la miseria e la disperazione, esiste
già. E questo lo fa e lo farà con il plauso della folla,
che grida ed esige le espulsioni di massa e la caccia allo straniero,
che vuole ed esige più polizia e più carcere.
E dato che questa operazione non deve esser lasciata alla destra, la
sinistra la sta facendo propria. Così abbiamo un Veltroni che un
anno va nelle baraccopoli africane ad abbracciare i bambini, l'anno
dopo fa sgomberare quelle della città di cui è sindaco,
con i bambini dentro.
Così abbiamo Rifondazione Comunista, che pur di non lasciar
cadere il governo, ci sta e vota, anzi grida vittoria per il solo fatto
che il decreto rispetterà le normative europee e che saranno i
giudici monocratici a ratificare le espulsioni.
In poche parole, meglio che sia "la sinistra" a costruire lo stato
autoritario piuttosto che lo faccia la destra. Ma per chi sta in basso,
cosa cambia?
Per noi anarchici e libertari è un'ennesima dimostrazione della
natura del potere, ma anche una nuova battaglia da combattere, se
possibile non in solitudine ma cercando il più gran numero di
alleanze necessarie.
Riccardo Bonelli