Umanità Nova, n.38 del 25 novembre 2007, anno 87

Milano processo per l'11 marzo. Rappresaglia di Stato


Si è concluso lunedì 12 novembre il processo contro 18 antifascisti per i fatti avvenuti l'11 marzo 2006 in corso Buenos Aires, quando una manifestazione indetta per contrastare un raduno di Fiamma tricolore sfociò in scontri con le forze dell'Ordine schierate a difesa dei fascisti. La Corte d'appello ha confermato 15 condanne a 4 anni di carcere per "concorso morale in devastazione e saccheggio", due assoluzioni per non aver commesso il fatto, una condanna ridotta a 4 mesi per possesso di "arma impropria", e centinaia di migliaia di euro di risarcimento alle parti civili, concludendo così un processo contrassegnato dalla mancanza di prove dirette, di identificate e riconosciute responsabilità personali, animato da una volontà tutta politica di colpire nel mucchio, con pene esemplari dando vita tra l'altro ad un grave precedente giuridico, soprattutto perché il reato di devastazione e saccheggio, che riemerge dai codici del ventennio fascista, non è mai stato applicato per manifestazioni politiche. Guarda caso è lo stesso reato contestato ai manifestanti sotto processo a Torino e a quelli accusati per il G8 di Genova; in questa ottica la gravità di tale sentenza è manifesta perché si propone come apripista per altre sentenze altrettanto devastanti.
La stessa elaborazione del "concorso morale" è in chiaro dispregio delle stesse leggi fondamentali della Repubblica "antifascista" che proclamano la responsabilità personale nell'atto compiuto e si rivolge come un'arma puntata contro coloro che sono partecipi di qualunque manifestazione che sfoci, indipendentemente dalla loro volontà. in incidenti e scontri: un chiaro messaggio che intendere dissuadere e sostanzialmente annichilire ogni forma di opposizione di piazza.
Ricordiamo che l'11 marzo, per 40 minuti la polizia sbarrò la strada a cento/duecento antifascisti che intendevano raggiungere la piazza ove si sarebbe dovuto tenere, dopo poche ore, il concentramento fascista. Il fronteggiamento seguito, durato per 40 minuti, fu caratterizzato da una piccola barricata, alcune vetrine andate in pezzi, un paio di automobili e il negozio di Alleanza Nazionale incendiate ed altri danneggiamenti di minor rilievo. Sostanzialmente un evento che fu, per le sue caratteristiche spettacolari (fiamme, fumo, ecc.) utilizzato a piene mani nella campagna elettorale in corso, ma non paragonabile ad altri eventi che nei decenni scorsi hanno contrassegnato la mobilitazione antifascista di questa città, se non per la durezza con la quale polizia e magistratura hanno poi operato con 44 persone arrestate a caso, 25 tra ragazzi e ragazze dai venti e trent'anni rinchiusi in carcere per ben 4 mesi e mezzo prima di essere processati, sostenuta da un quadro politico convergente: da destra e da sinistra tutti chiedevano di punire duramente i "teppisti", mentre quel che rimaneva del movimento antagonista milanese entrava in una fase di profonda crisi. Successivamente 29 degli arrestati sono stati liberati o prosciolti con formula piena, alcuni di essi hanno anche ottenuto un risarcimento monetario per il tempo trascorso in carcere. Gli altri sono stati condannati nel luglio 2006 al processo di primo grado in base alle stesse prove, inconsistenti, presentate al processo d'appello: foto generiche di persone che stavano manifestando. E se i condannati, beneficiando di uno sconto di tre anni per l'indulto ai quali vanno aggiunti i mesi già passati in cella o ai domiciliari, hanno di fatto già scontato la loro pena, la condanna a loro inflitta viene ora utilizzata come minaccia concreta a quanti intendono opporsi alla deriva autoritaria in atto che negli avvenimenti di queste ultime settimane trova ulteriore e preoccupante conferma.

max



home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti