Umanità Nova, n.38 del 25 novembre 2007, anno 87

Roma: congresso mondiale sull'energia. Diavolo e coperchi


"L'elefante ha partorito il topolino": come commentare altrimenti il congresso mondiale dell'energia organizzato dal W.E.C. (World Energy Congress) e conclusosi il 15 novembre a Roma? Per la verità chi poteva aspettarsi una conclusione seria di un congresso organizzato da questa "organizzazione non governativa", sostenuta però da tutti i governi e finanziata dai principali gruppi energetici mondiali? Fra i soci sostenitori della sezione italiana del W.E.C. troviamo, per esempio, ENI, ENEL, Edison, ERG e Assoelettrica mentre Confindustria, Assocostieri, Assopetroli, Unione petrolifera, Ansaldo energia, ABB, SOGIN, Capitalia sono fra i "soci ordinari". Solo qualche imbecille poteva illudersi che il carrozzone del W.E.C. arrivasse a conclusioni serie. D'altra parte la presentazione del Congresso aveva mostrato che l'evento, propagandato con grande evidenza da stampa e Tv, veniva utilizzato dalla lobby filonucleare italiana per contribuire al lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti da qualche mese finalizzato a convincere gli italiani della necessità di riprendere la via del nucleare, interrotta dopo le lotte del movimento antinucleare degli anni '80 e il disastro di Chernobyl. Il primo giorno del Congresso, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) ha presentato un rapporto sulla realtà attuale e sulle prospettive future dell'energia nucleare. Evitiamo di scendere nei particolari del rapporto, ampiamente citato dai media di domenica 11 e lunedì 12 novembre. La sua sintesi è che "esistono opportunità per un'espansione significativa dell'energia nucleare nei prossimi anni". Naturalmente grande enfasi sui media che, prostrati di fronte ai padroni dell'energia convenuti a Roma, hanno rilanciato le tesi del rapporto senza porsi neppure qualche minimo problema, e grande soddisfazione del presidente del Comitato organizzatore del Congresso, quel voltagabbana di Chicco Testa che nel giro di pochi anni è passato dai congressi degli ambientalisti istituzionali di Legambiente alle ben più lucrose poltrone di manager pubblico e privato (prima ENEL e ora ACEA e Banca Rothschild).
Siccome però "il diavolo fa le pentole e non i coperchi" l'ubriacatura nuclearista del Congresso è durata appena 24 ore: il giorno dopo, infatti, è stato presentato un secondo rapporto, "Deciding the future", realizzato dagli esperti del W.E.C., nel quale si sostiene che:
- di petrolio ce n'è in abbondanza;
- l'unico, eventuale, problema è quello di doverlo andare a trovare in posti meno facilmente accessibili degli attuali, problema facilmente risolvibile investendo sulle nuove tecnologie;
- lo scenario da perseguire è quello in cui un grande sforzo di cooperazione a livello planetario permetta di distribuire equamente l'energia disponibile salvaguardando l'ambiente.
Nei giorni successivi il Congresso è proseguito stancamente evidenziando l'incapacità del sistema economico capitalistico di risolvere la crisi energetico-ambientale. La conclusione del carrozzone romano è stata una sola: poiché il mondo ha sufficienti risorse energetiche non è prevedibile nessun "picco" del petrolio e, più in generale, delle fonti non rinnovabili (gas, carbone e uranio). Pertanto il sistema "potrà soddisfare con facilità e in forme socialmente sostenibili l'atteso raddoppio della domanda di energia prevista prima del 2050" e sarà anche possibile al contempo "rallentare l'aumento delle emissioni entro il 2020, stabilizzarle entro il 2035 e iniziare a ridurle in termini reali entro il 2050" ma solo se ci "sarà una cooperazione senza precedenti tra governi e industrie, con tempistica e obiettivi realistici" (rapporto citato del W.E.C.).
Tutto possibile quindi secondo i padroni dell'energia, l'importante è non cambiare nulla degli stili di vita e dei modelli di consumi, anzi esportandoli anche ai paesi emergenti.
Francamente potevano evitare di organizzare un Congresso mondiale, muovere 4mila delegati, sprecare una frana di energia per raccontare queste stupidaggini alle quali, probabilmente, non crede neppure chi l'ha scritte!

Indagator



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