Dei veri professionisti, alla faccia di chi pensava che la loro
stolida espressione fosse proprio tale e non la maschera di una
raffinata intelligenza. Insomma, abbiamo sempre creduto che non
fossero altro che due poveri ebeti, padre e figlio, per i quali provare
- siamo buoni, lo sappiamo - un po' di compatimento, e invece... e
invece, altro che pugnette, questi sono proprio dei geni. Dei geni a
modo loro, d'accordo, ma pur sempre dei geni.
Di chi stiamo parlando? Ma dei due Savoia, naturalmente, padre e
figlio, di quella simpatica coppia di imbroglioni e puttanieri,
finalmente rientrata in Patria dopo il crudele e ingiusto esilio
trascorso tra inenarrabili privazioni e sofferenze nei sobborghi
più malfamati della banlieu ginevrina. I quali due Savoia, padre
e figlio, determinati, una volta rientrati in Patria, a rientrare anche
dei danni morali e delle spese sostenute per sbarcare il lunario nelle
bidonvilles svizzere, hanno chiesto allo Stato italiano, responsabile
delle loro indicibili traversie, un piccolo risarcimento - poco
più che simbolico, si intende, solo duecentosessanta milioni di
euro, poco più di cinquecento miliardi di lire - tale da
chiudere definitivamente una querelle storica che si trascina
irragionevolmente da oltre mezzo secolo.
Irragionevolmente, certo! Perché anche se la dinastia ha
collaborato ad alcune inezie quali l'ascesa del fascismo, le imprese
coloniali, l'entrata in guerra a fianco dei nazisti, la promulgazione
delle leggi razziali (tanto per citarne alcune) o si è resa
protagonista di eroici altruismi come la precipitosa "trasferta" a
Pescara all'indomani dell'armistizio, ma suvvia..., lo fu solo per il
bene e la grandezza dell'Italia. E se nonno e bisnonno hanno trescato
con Hitler e Mussolini, che colpa ne hanno questi due cretini, padre e
figlio, visto che uno se la faceva nei regali calzoni e l'altro doveva
ancora riempire le pagine dei rotocalchi con la sua venuta? Ma se lo
dice anche la Bibbia, o almeno credo che stia scritto lì, che le
colpe dei padri non devono ricadere sui figli e che la miglior vendetta
è il perdono, perché mai il popolo italiano scelse la
Repubblica e poi pretese, con gratuita cattiveria, che si levassero
tutti dai co..., pardon, che prendessero la dignitosa via dell'esilio?
Insomma, se c'è una giustizia al mondo, si faccia avanti e ponga
riparo ai torti. Si promuova una colletta popolare quale collettivo
atto di riparazione e pentimento e si diano questi benedetti
duecentosessanta milioni di euro ai due mentecatti, padre e figlio.
Tanto più che, a detta del loro avvocato "i proventi andrebbero
alla neonata Fondazione Emanuele Filiberto di Savoia, da devolvere in
beneficenza e a sostegno delle fasce sociali disagiate". Quelle stesse,
c'è da scommetterci, conosciute e frequentate, come dicevamo,
nelle malfamate bidonvilles ginevrine: trafficanti di armi, eredi dello
scià di Persia, faccendieri, pusher, biscazzieri, magnaccia,
lelemore, corone, veline e prostitute d'alto bordo. Tutta gente - lo
so, sembra impossibile, ma è proprio così! - più
meritevole e bisognosa di loro due, di padre e di figlio.
Massimo Ortalli