"Chiunque ha fumato hashish e
marijuana, sa che sono praticamente innocue (...) mettere sullo stesso
piano droghe leggere e droghe pesanti è la miglior
pubblicità che si possa fare alle droghe pesanti" (Giancarlo
Arnao)
Il 9 dicembre Raitre ha trasmesso il programma "Cocaina", un film "in
presa diretta" di Roberto Burchielli e Mauro Parissone. Preceduto da
una lunga campagna pubblicitaria che lo presentava come "il
documentario-choc sull'invasione della polvere bianca in Italia", il
film si è rilevato essere l'ennesimo fantapoliziesco
all'italiana. Inizia da una nottata con un poliziotto della Mobile che
documenta lo spaccio a Milano e si passa poi alle testimonianze di ex
spacciatori e di consumatori insospettabili. Lo sbirro, naturalmente,
è il classico fantapoliziotto gentile e comprensivo con i
poveracci che si vede soltanto nelle miriade di serie TV dedicate alle
apologie delle Forze dell'ordine (nella realtà invece ci sono
gli agenti di PS che massacrano di botte il diciottenne Federico
Aldrovandi, i carabinieri che portano in carcere Aldo Bianzino per due
piante di marijuana e ce lo fanno uscire due giorni dopo da morto...).
Gli spacciatori sono ovviamente tutti extracomunitari e da manuale (il
pusher africano balla il rap in strada in attesa che un'auto o un
motorino si affianchi, mentre il trans brasiliano intasca seimila euro
per organizzare un festino a base di droga e sesso). I clienti
"insospettabili" sono accuratamente selezionati per solleticare il
voyeurismo morboso del telespettatore: dal muratore bergamasco a
cottimo, 7 euro all'ora in nero, che «pippa» invece di fare
la pausa pranzo per reggere alla stanchezza al manager che tira una
striscia nel lussuoso ristorante in cui cena con il figlio di sette
anni, per finire con la commessa belloccia dell'outlet che così
può ballare fino alle sei in discoteca pur lavorando alle casse
nel weekend.
Insomma: niente di nuovo sotto il sole, soltanto l'ennesima sfilata di
luoghi comuni, mescolata con quel minimo di realtà che la
disinformazione di regime non riesce a nascondere. Adesso che
l'invasione della cocaina in Italia è una realtà che non
si può più nascondere, tanto vale trasformare la denuncia
nell'ennesimo spettacolo ad uso e consumo di chi ha voglia più
di scandalizzarsi che di capire.
La cosa buffa è che tutto questo ha fatto infuriare Gasparri. Il
semianalfabeta esponente di AN appena ha visto il primo spot
pubblicitario in TV ha chiesto di sospendere il programma ("vera e
propria pubblicità per la cocaina"). Forse è solo che non
c'aveva capito nulla e non aveva capito che si trattava dell'ennesimo
spottone pubblicitario per i poliziotti italiani (che nel film riescono
a fare i gentili anche col trentenne fighetto fermato con la bustina in
macchina che dice "Non segnalatemi al prefetto, devo fare l'esame da
procuratore»). O forse aveva paura che da qualche parte nel
documentario ci fosse spiegato come mai in Italia gira tanta cocaina...
L'Osservatorio delle Droghe di Lisbona (l'organismo più
autorevole ed ufficiale della UE sulle sostanze illegali) non
più di qualche settimana fa ha registrato che l'Italia è
stato il paese europeo dove tra la fine del 2005 e la fine del 2007
c'è stato il più alto aumento della diffusione della
cocaina ed ed in particolare ha messo in rilevo che nello stesso
periodo la cocaina ha visto dimezzare il suo prezzo, passando da
100-120 euro al grammo a 40-60. Nel gennaio 2006 era stata infatti
approvata dal Parlamento la Legge Fini, una delle poche al mondo che
mette sullo stesso piano droghe leggere e droghe pesanti. Gli effetti
della Legge Fini si sono fatti sentire rapidamente: da un lato
c'è stata una caccia al fumatore di marijuana che ha portato a
decine di migliaia di arresti e di sanzioni amministrative, dall'altro
s'è creato uno spazio di mercato per le droghe pesanti, visto
che a parità di rischio "penale" queste rendono comunque di
più dal punto di vista economico e sono molto più facili
da occultare (tra l'altro i cani-poliziotto sono addestrati solo per
scovare la cannabis, li allevano a caro prezzo per i contribuenti solo
per spaventare i ragazzini con due canne in tasca all'uscita da
scuola...).
A quasi venti mesi dall'insediamento del Governo Prodi la Legge Fini
è sempre lì, anche se il pusillanime socialdemocratico
Ministro delle Promesse Mancato Paolo Ferrero ha annunciato per 209
volte la sua abrogazione "imminente". Ed intanto la cocaina scorre a
fiumi… Per il futuro probabilmente sarà anche peggio:
secondo Riccardo Gatti, il direttore del dipartimento delle Dipendenze
dell´Asl di Milano e presidente dell´osservatorio Prevolab,
stima che «Tra tre anni i consumatori di eroina aumenteranno del
10-20 per cento a livello nazionale», mentre per la cocaina si
prevede un incremento, in tutta Italia, del 40 per cento con oltre un
milione e 100 mila consumatori.
Di tutto questo ovviamente il documentario di Raitre non ne ha parlato:
più facile raccontare ai telespettatori le favole dei poliziotti
buoni e farli sbavare con le sexycommesse cocainomani...
robertino