Sono preoccupati, eccome se sono preoccupati. Qui non siamo di
fronte alle spallate tutte mediatiche di Berlusconi e ai suoi setto,
otto, dieci… milioni di firme per far cadere il governo. Qui il
problema è reale: si tratta di mantenere il potere in una
Regione chiave come la Campania governata da più di dieci anni
dal centro-sinistra che rischia di franare miseramente di fronte
all'emergenza rifiuti. È preoccupato Prodi, non delle
conseguenze sanitarie sulla popolazione campana, ma perché
"tutto il mondo ci guarda e non voglio che l'Italia dia questa immagine
negativa". È quindi una questione di immagine. È
preoccupato anche Napolitano, che questa faccenda la conosce bene, non
perché è nato a Napoli ma perché come ministro
dell'Interno firmò l'ordinanza del 31 marzo 1998 che
segnò l'inizio della soluzione dell'emergenza rifiuti che ha
spianato la strada al disastro di questi giorni. Sulla base di
quell'ordinanza la soluzione, escogitata dall'allora ministro
dell'ambiente Ronchi, un verde ex demoproletario successivamente
transitato fra i DS e ora fra i PD, in collaborazione con il potere
locale rappresentato dall'ex-missino Rastrelli, allora presidente della
Regione, prevedeva il lancio della raccolta differenziata, la
produzione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) e la costruzione
di inceneritori dove bruciare quelle che furono definite "ecoballe".
Ronchi cercò di applicare quello che stabiliva il suo "Decreto"
sui rifiuti, cioè il ciclo integrato che iniziava con la
raccolta differenziata e finiva con l'incenerimento. Il piano dei
rifiuti campano venne messo in pratica dall'amministrazione di sinistra
e in particolar modo dal governatore Bassolino. Forse non casualmente
la società vincitrice dell'appalto fu la Impregilo, allora
controllata dai fratelli Romiti, che coltivava ottimi rapporti con la
sinistra ulivista. La Impregilo, utilizzando tecnologia tedesca e
grazie ad una offerta al ribasso, si assicurò la costruzione
degli impianti per il CDR e dei due inceneritori previsti. Nel giro di
pochi anni furono costruiti ben sette impianti per la produzione delle
ecoballe-CDR. La soluzione impiantistica non andava però di pari
passo con lo sviluppo delle raccolte differenziate, che a Napoli come
in gran parte della Campania rimanevano su percentuali prossime allo
zero. D'altra parte a chi gestisce l'affare rifiuti in Campania (una
commistione fra potere politico bipartisan, come usa dire oggi, potere
industriale di provenienza "nordista" e potere mafioso, l'unico ben
radicato sul territorio) la raccolta differenziata interessava ben
poco.
Oggi sappiamo, sulla base della ricostruzione fatta dai giudici
napoletani che hanno rinviato a giudizio 28 fra politici, come
l'attuale presidente della Regione, il PD Bassolino, imprenditori, come
Cesare Romiti, e tecnici, le ecoballe prodotte in quantità
enorme (si parla di 5 milioni di ecoballe per un peso complessivo di
circa 6,5 milioni di tonnellate) non sono in grado di essere incenerite
poiché la loro composizione è fuori legge. Come è
possibile che nessuno si sia accorto che le ecoballe erano fuori norma?
Semplicemente perché nessuno controllava e lo stoccaggio delle
ecoballe è un enorme affare per chi gestisce la filiera del
trasporto e della messa in discarica "temporanea" di questa spazzatura,
appena un poco alleggerita della parte umida negli stabilimenti che la
Impregilo gestiva in giro per la regione. Oggi costa più
conferire le ecoballe in discarica che inviarle all'incenerimento in
Germania. Naturalmente è facile intuire perché nessuno, a
cominciare da Bassolino, controllava la qualità delle ecoballe:
chi è quel politicante che ha interesse a mettersi contro la
mafia? Sembra che di fronte ai giudici, Bassolino si sia giustificato
dicendo che non aveva letto con attenzione i contratti che aveva
firmato con Cesare Romiti…
Con il tempo si sono così esaurite tutte le discariche, anche
quelle riaperte in via eccezionale dai vari commissari che dopo i
quattro anni di commissariato Bassolino si sono alternati a far finta
di risolvere il problema. Le discariche sono esaurite ma lo Stato
continua a pagare ai proprietari delle discariche per lo "stoccaggio
provvisorio" fior di quattrini: 150 euro per tonnellata che bisogna
aggiungersi ai 120 euro a tonnellata pagati a Impregilo. Aggiungete a
queste cifre almeno 20 euro a tonnellata per il trasporto, considerate
che queste cifre sono spesso inferiori di tre volte a quelle pagate
realmente, e moltiplicate per i 6,5 milioni di tonnellate di ecoballe
che attualmente si trovano in giro per la Campania e le regioni
limitrofe e vi renderete conto dell'enormità dell'affare rifiuti
e perché in 14 anni nessuno abbia avuto l'interesse a risolverlo.
Il risultato fallimentare della politica del commissariamento, iniziata
nell'ormai lontano 1994, è stato solo quello di inasprire le
popolazioni delle città che ciclicamente vedono cumuli di
spazzatura formarsi sotto le loro case e quelle di tante
località periferiche alle quali si impone di sopportare i disagi
creati dal business dei rifiuti.
Comunque, adesso ci penserà Prodi. In un conato di orgoglio ha
comunicato che lunedì 7 gennaio il governo prenderà in
mano la questione e la risolverà, una volta per tutte. Prodi si
avvarrà, fra l'altro della preziosa collaborazione di Pecoraro
Scanio, ministro dell'ambiente, che da parte sua ha annunciato il varo
di un piano urgente per la riduzione dei rifiuti prodotti e per la
raccolta differenziata. C'è però da domandarsi dove erano
questi due statisti quando il loro collega ministro dell'interno,
Giuliano Amato, alla fine del consiglio dei ministri del 28 dicembre
aveva assicurato che l'emergenza rifiuti sarebbe stata risolta nel giro
di 11 mesi. Si erano forse distratti un attimo?
È evidente che Prodi farà nuovi danni. La soluzione non
arriverà né da palazzo Chigi né da qualche altro
palazzo della politica.
L'emergenza rifiuti in Campania viene utilizzata in tante
località quale ammonimento verso popolazioni, comitati di
cittadini e associazioni che si battono contro la proliferazione di
inceneritori e discariche. Il messaggio è: "O accettate impianti
inquinanti o finirete con i rifiuti per strada come in Campania".
Questo ricatto è inaccettabile e poggia su di una vera e propria
falsificazione della realtà, volutamente accentuata dai mezzi di
informazione. In Campania come nelle altre regioni, non è la
mancanza di costosissimi e nocivi inceneritori e di discariche ad
impedire la soluzione del problema rifiuti, ma la colpevole assenza di
qualsiasi politica di riduzione alla fonte, di riutilizzo, di
riciclaggio, di serie e diffuse raccolte differenziate. Come sosteniamo
da anni, c'è un solo modo per uscire dal problema rifiuti e
quindi anche dal "tunnel della cosiddetta emergenza Campania": -
Investire da subito in forme generalizzate di raccolte "porta a porta",
a partire dalla frazione putrescibile; - Chiudere con le fallimentari
gestioni dei commissari straordinari, costosissime e antidemocratiche;
- Restituire - dovunque sia stato calpestato - il potere di
programmazione e di gestione alle comunità e agli enti locali,
attraverso un percorso di reale partecipazione che veda nelle
popolazioni il momento centrale della decisione; - Chiudere da subito e
totalmente - senza deroghe di sorta - con la truffa dei sussidi
all'incenerimento (Cip 6 e Certificati Verdi ); - Far decollare davvero
produzioni pulite, progetti estesi di riciclaggio e di compostaggio in
grado, tra l' altro, di creare molti più posti di lavoro.
L'obiettivo, lo ripeteremo fino alla noia, è quello di "rifiuti
zero". È di questi giorni la notizia che la città di Los
Angeles, una metropoli di più di 3 milioni e mezzo di abitanti,
ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata, anzi per dirla
all'inglese ha il 62% di "diversion" dalla discarica. "Se a Los Angeles
si raggiunge il 62% di recupero di materiali – commentano gli
estensori del bollettino Ambiente e futuro - francamente non riusciamo
a capire perché non si possa guidare Napoli fuori dalla
cosiddetta (impropriamente) "emergenza campana". O meglio si capisce:
è proprio questa classe politica insieme al capitalismo
assistito dell'industria sporca italiana (FIAT, gruppo Falk, Ansaldo,
gruppo Marcegaglia, ecc.) ed espressione dell'affarismo rampante
nostrano legato alle "multiutilities" (le ex municipalizzate di HERA,
ACEA e compagnia) che incoraggia la "deregulation" dei rifiuti ed
auspica "mille emergenze" come quelle di Napoli per "mettere a segno"
gli inceneritori tentando cosi di mettere il "bavaglio" alle "buone
pratiche" che tuttavia, numerosissime, si vanno diffondendo qui ed ora
anche in Italia".
M.Z.
Sullo stesso argomento si veda: La questione rifiuti in Campania, Emergenza e business, UN del 20 maggio 2007 -
http://isole.ecn.org/uenne/archivio/archivio2007/un17/art4749.html