Umanità Nova, n.2 del 20 gennaio 2008, anno 88

La mondezza è oro: cronache napoletane. La rivolta di Pianura

Quello che segue è un breve resoconto della situazione rifiuti in Campania, elaborato da un gruppo di compagni presenti sul territorio. Nella prima parte c'è un sommario riepilogo dei fattori che hanno determinato la crisi attuale, mentre nella seconda c'è una descrizione di come si stanno strutturando le lotte contro la riapertura della discarica di Pianura.

In queste ultime settimane è ancora "emergenza rifiuti" in Campania, niente di nuovo dunque, l'emergenza dura da 14 anni!
Spiegare come si è arrivati a questa situazione non è cosa che si possa risolvere in poche righe, forse, per essere sintetici e nel contempo chiari, si può citare la famosa frase di un pentito di camorra: "la monnezza è oro". Si, la monnezza è proprio oro, ma non da oggi, da almeno 20 anni, da quando nel 1989, durante una cena (la cosiddetta "riunione di Villaricca") si raggiunse un accordo fra clan camorristi e alcuni potenti politici napoletani (in particolare, aderenti al vecchio partito Liberale di De Lorenzo), con il quale una parte del profitto ricavato dallo smaltimento illegale dei rifiuti veniva ceduto ai politici di turno, in cambio della possibilità per la camorra di utilizzare il territorio, in particolare la zona dell'agro aversano a Nord di Napoli (provincia di Caserta), in assoluta impunità. In breve tempo la camorra passò ad utilizzare impunemente anche altre zone sotto il suo diretto controllo sparse un po' su tutto il territorio Campano (si veda a tal proposito il bel libro di A. Iacuelli sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici e nocivi in Campania )
Da allora la Campania è stata la discarica dei rifiuti industriali, in particolare di materiale tossico e nocivo, di tutta Italia. L'accordo camorra-politici-imprenditori permetteva alla camorra di essere "competitiva" sui prezzi per lo smaltimento dei rifiuti e di fare offerte molto inferiori a quelle di mercato, decisamente allettanti per gli imprenditori del Nord. Ovviamente tutti (camorristi, politici, imprenditori) sapevano che i rifiuti, di qualunque genere fossero, non venivano in alcun modo trattati, ma semplicemente sotterrati o bruciati in un posto qualsiasi del territorio controllato dai clan camorristi.
Dal '94 ad oggi, a partire dall'ennesima situazione di "emergenza", la gestione dei rifiuti in Campania è stata affidata a vari commissari di nomina governativa. Per capire in che modo i vari commissari abbiano gestito l'emergenza (se ha senso chiamare emergenza una situazione che si dilata per 14 anni), basta fare riferimento agli atti della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, in cui è possibile leggere frasi del genere: "La struttura del commissariato ha finito sovente con il dirottare parti consistenti delle risorse per la propria autosussistenza, assumendo sempre di più l'aspetto di un orpello inutile e dannoso". E ancora: "La storia ha registrato numerose e allarmanti vicende criminose che hanno visto come protagonisti rappresentanti anche apicali dell'apparato burocratico commissariale tanto da contribuire a radicare nei cittadini una percezione di inaffidabilità, se non proprio di collusione con la criminalità di impresa e di tipo mafioso, delle istituzioni preposte alla soluzione dell'emergenza". Insomma dal '94 in poi a lucrare sulla gestione dei rifiuti in Campania intervengono direttamente i rappresentanti delle istituzioni centrali (il commissario e le sue strutture tecniche) che o si accordano con i clan o si affiancano a loro nella gestione criminale di rifiuti di ogni genere.
Quello che emerge drammaticamente in questi giorni è quindi solo la punta dell'iceberg del problema, i rifiuti domestici lasciati per strada offendono la vista, generano cattivo odore e potrebbero essere focolai di epidemie, ma la situazione è molto più grave di quanto si immagini.
Oramai è diventato impossibile nascondere quello che tutti, non solo gli addetti ai lavori, cominciano a capire, e cioè che i rischi per la presenza dei veleni sotterrati negli ultimi 20 anni nelle campagne della provincia di Napoli e Caserta, sono enormi e gli effetti sulla salute della popolazione si pagheranno per anni.
La gravità della situazione sanitaria ha fatto, finalmente, saltare i meccanismi di scambio clientelare fra politici ed elettorato locale, al punto che le stesse organizzazioni camorriste non riescono a controllare la situazione, ed il terrore di vedere la salute dei "propri" figli in pericolo fa dimenticare ogni altro "accordo" con politici o signorotti locali.
È così che si arriva alle rivolte spontanee di questi giorni a Pianura, dove si vorrebbe riaprire, in contrada Pisani, una vecchia discarica gestita, dalla camorra prima e dalle istituzioni poi, per circa 40 anni e oramai chiusa, senza che alcuna opera di bonifica sia mai stata messa in cantiere, da più di 10 anni.
Apparentemente le lotte di questi giorni sono autoganizzate, spontanee, non eterodirette. Le prime azioni di protesta, anche quelle più radicali, sembrano essere nate dalla reazione spontanea della gente del posto, che, grazie alla conoscenza del proprio territorio, ha presidiato l'ingresso della discarica e bloccato completamente l'accesso ai limitrofi quartieri di Pianura e Quarto, tenendo in scacco le forze dell'ordine. È probabile che in questa fase un qualche ruolo abbiano anche avuto piccoli gruppi delle tifoserie locali, che grazie alle proprie "esperienze" da stadio erano più avvezzi al confronto, anche fisico, con le forze repressive statali accorse in forze sul posto.
Naturalmente nel prosieguo della lotta sono intervenuti sul territorio diversi gruppi politici, da quelli che possiamo sinteticamente definire di origine "antagonista" e "movimentista" a quelli di matrice sostanzialmente "istituzionale" e "democratica". Ognuno di questi gruppi sta spingendo oggi per "organizzare" la lotta contro la discarica di contrada Pisani, gli "antagonisti" verso forme di organizzazione "fuori dai partiti" e movimentiste, i "democratici" verso forme di lotta basate sulla "mediazione" con l'istituzione attraverso intermediari politici o giudiziari.
Al momento sul territorio non sono operanti strutture assembleari che garantiscano un'azione orizzontale e gli ultimi appuntamenti pubblici, come il corteo di mercoledì 9 gennaio sembrano siano stati suggeriti da personaggi della componente movimentista che hanno una qualche influenza sul territorio.
Nell'ultimo incontro tenutosi al presidio di contrada Pisani, sabato 12 gennaio, all'ingresso della discarica è stata fatta la proposta (da parte soprattutto della componente "movimentista") di dar vita ad una assemblea permanente, che decida autonomamente (e quindi escludendo qualsiasi componente partitica) modi e tempi della lotta. Nella stessa assemblea sono state anche lanciate altre possibili iniziative da far partire a breve: uno sciopero generale cittadino (che dovrebbe già avere il supporto dei sindacati di base), una raccolta differenziata autogestita dal quartiere e la creazione di un coordinamento con gli altri comitati di lotta sulle tematiche "ambientali" presenti nella regione (Acerra, Terzigno, ecc.).
Attualmente la situazione sembra molto simile a quella che si era creata a Serre durante le proteste contro la progettata discarica a Valle della Masseria. Anche in quel caso mancava un vero luogo di decisione collettiva, assembleare, essendo sostituito da un passaparola che avveniva nei luoghi più frequentati del paese (i bar, le scuole, le parrocchie...). In quel caso fu il sindaco, grazie alla credibilità acquisita nei confronti dei propri concittadini esponendosi in prima fila nella lotta, ad avere la meglio e la protesta fu imbrigliata in forme di mediazione istituzionale. Il risultato a Serre è stato che ora la discarica è stata fatta a meno di un chilometro di distanza da dove era stata prevista inizialmente, in un posto forse ancora più pericoloso di quello originario.
A Pianura sembra più difficile incanalare la protesta verso sbocchi di mediazione istituzionale, ad ogni modo i prossimi giorni, nei quali il nuovo commissario (De Gennaro, il boia di Genova), dovrà necessariamente prendere la decisione se riaprire o meno questa vecchia discarica, sembrano essere decisivi.

I Compagni presenti sul territorio

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