Quello che segue è un breve
resoconto della situazione rifiuti in Campania, elaborato da un gruppo
di compagni presenti sul territorio. Nella prima parte c'è un
sommario riepilogo dei fattori che hanno determinato la crisi attuale,
mentre nella seconda c'è una descrizione di come si stanno
strutturando le lotte contro la riapertura della discarica di Pianura.
In queste ultime settimane è ancora "emergenza rifiuti" in Campania, niente di nuovo dunque, l'emergenza dura da 14 anni!
Spiegare come si è arrivati a questa situazione non è
cosa che si possa risolvere in poche righe, forse, per essere sintetici
e nel contempo chiari, si può citare la famosa frase di un
pentito di camorra: "la monnezza è oro". Si, la monnezza
è proprio oro, ma non da oggi, da almeno 20 anni, da quando nel
1989, durante una cena (la cosiddetta "riunione di Villaricca") si
raggiunse un accordo fra clan camorristi e alcuni potenti politici
napoletani (in particolare, aderenti al vecchio partito Liberale di De
Lorenzo), con il quale una parte del profitto ricavato dallo
smaltimento illegale dei rifiuti veniva ceduto ai politici di turno, in
cambio della possibilità per la camorra di utilizzare il
territorio, in particolare la zona dell'agro aversano a Nord di Napoli
(provincia di Caserta), in assoluta impunità. In breve tempo la
camorra passò ad utilizzare impunemente anche altre zone sotto
il suo diretto controllo sparse un po' su tutto il territorio Campano
(si veda a tal proposito il bel libro di A. Iacuelli sullo smaltimento
illegale di rifiuti tossici e nocivi in Campania )
Da allora la Campania è stata la discarica dei rifiuti
industriali, in particolare di materiale tossico e nocivo, di tutta
Italia. L'accordo camorra-politici-imprenditori permetteva alla camorra
di essere "competitiva" sui prezzi per lo smaltimento dei rifiuti e di
fare offerte molto inferiori a quelle di mercato, decisamente
allettanti per gli imprenditori del Nord. Ovviamente tutti (camorristi,
politici, imprenditori) sapevano che i rifiuti, di qualunque genere
fossero, non venivano in alcun modo trattati, ma semplicemente
sotterrati o bruciati in un posto qualsiasi del territorio controllato
dai clan camorristi.
Dal '94 ad oggi, a partire dall'ennesima situazione di "emergenza", la
gestione dei rifiuti in Campania è stata affidata a vari
commissari di nomina governativa. Per capire in che modo i vari
commissari abbiano gestito l'emergenza (se ha senso chiamare emergenza
una situazione che si dilata per 14 anni), basta fare riferimento agli
atti della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, in cui
è possibile leggere frasi del genere: "La struttura del
commissariato ha finito sovente con il dirottare parti consistenti
delle risorse per la propria autosussistenza, assumendo sempre di
più l'aspetto di un orpello inutile e dannoso". E ancora: "La
storia ha registrato numerose e allarmanti vicende criminose che hanno
visto come protagonisti rappresentanti anche apicali dell'apparato
burocratico commissariale tanto da contribuire a radicare nei cittadini
una percezione di inaffidabilità, se non proprio di collusione
con la criminalità di impresa e di tipo mafioso, delle
istituzioni preposte alla soluzione dell'emergenza". Insomma dal '94 in
poi a lucrare sulla gestione dei rifiuti in Campania intervengono
direttamente i rappresentanti delle istituzioni centrali (il
commissario e le sue strutture tecniche) che o si accordano con i clan
o si affiancano a loro nella gestione criminale di rifiuti di ogni
genere.
Quello che emerge drammaticamente in questi giorni è quindi solo
la punta dell'iceberg del problema, i rifiuti domestici lasciati per
strada offendono la vista, generano cattivo odore e potrebbero essere
focolai di epidemie, ma la situazione è molto più grave
di quanto si immagini.
Oramai è diventato impossibile nascondere quello che tutti, non
solo gli addetti ai lavori, cominciano a capire, e cioè che i
rischi per la presenza dei veleni sotterrati negli ultimi 20 anni nelle
campagne della provincia di Napoli e Caserta, sono enormi e gli effetti
sulla salute della popolazione si pagheranno per anni.
La gravità della situazione sanitaria ha fatto, finalmente,
saltare i meccanismi di scambio clientelare fra politici ed elettorato
locale, al punto che le stesse organizzazioni camorriste non riescono a
controllare la situazione, ed il terrore di vedere la salute dei
"propri" figli in pericolo fa dimenticare ogni altro "accordo" con
politici o signorotti locali.
È così che si arriva alle rivolte spontanee di questi
giorni a Pianura, dove si vorrebbe riaprire, in contrada Pisani, una
vecchia discarica gestita, dalla camorra prima e dalle istituzioni poi,
per circa 40 anni e oramai chiusa, senza che alcuna opera di bonifica
sia mai stata messa in cantiere, da più di 10 anni.
Apparentemente le lotte di questi giorni sono autoganizzate, spontanee,
non eterodirette. Le prime azioni di protesta, anche quelle più
radicali, sembrano essere nate dalla reazione spontanea della gente del
posto, che, grazie alla conoscenza del proprio territorio, ha
presidiato l'ingresso della discarica e bloccato completamente
l'accesso ai limitrofi quartieri di Pianura e Quarto, tenendo in scacco
le forze dell'ordine. È probabile che in questa fase un qualche
ruolo abbiano anche avuto piccoli gruppi delle tifoserie locali, che
grazie alle proprie "esperienze" da stadio erano più avvezzi al
confronto, anche fisico, con le forze repressive statali accorse in
forze sul posto.
Naturalmente nel prosieguo della lotta sono intervenuti sul territorio
diversi gruppi politici, da quelli che possiamo sinteticamente definire
di origine "antagonista" e "movimentista" a quelli di matrice
sostanzialmente "istituzionale" e "democratica". Ognuno di questi
gruppi sta spingendo oggi per "organizzare" la lotta contro la
discarica di contrada Pisani, gli "antagonisti" verso forme di
organizzazione "fuori dai partiti" e movimentiste, i "democratici"
verso forme di lotta basate sulla "mediazione" con l'istituzione
attraverso intermediari politici o giudiziari.
Al momento sul territorio non sono operanti strutture assembleari che
garantiscano un'azione orizzontale e gli ultimi appuntamenti pubblici,
come il corteo di mercoledì 9 gennaio sembrano siano stati
suggeriti da personaggi della componente movimentista che hanno una
qualche influenza sul territorio.
Nell'ultimo incontro tenutosi al presidio di contrada Pisani, sabato 12
gennaio, all'ingresso della discarica è stata fatta la proposta
(da parte soprattutto della componente "movimentista") di dar vita ad
una assemblea permanente, che decida autonomamente (e quindi escludendo
qualsiasi componente partitica) modi e tempi della lotta. Nella stessa
assemblea sono state anche lanciate altre possibili iniziative da far
partire a breve: uno sciopero generale cittadino (che dovrebbe
già avere il supporto dei sindacati di base), una raccolta
differenziata autogestita dal quartiere e la creazione di un
coordinamento con gli altri comitati di lotta sulle tematiche
"ambientali" presenti nella regione (Acerra, Terzigno, ecc.).
Attualmente la situazione sembra molto simile a quella che si era
creata a Serre durante le proteste contro la progettata discarica a
Valle della Masseria. Anche in quel caso mancava un vero luogo di
decisione collettiva, assembleare, essendo sostituito da un passaparola
che avveniva nei luoghi più frequentati del paese (i bar, le
scuole, le parrocchie...). In quel caso fu il sindaco, grazie alla
credibilità acquisita nei confronti dei propri concittadini
esponendosi in prima fila nella lotta, ad avere la meglio e la protesta
fu imbrigliata in forme di mediazione istituzionale. Il risultato a
Serre è stato che ora la discarica è stata fatta a meno
di un chilometro di distanza da dove era stata prevista inizialmente,
in un posto forse ancora più pericoloso di quello originario.
A Pianura sembra più difficile incanalare la protesta verso
sbocchi di mediazione istituzionale, ad ogni modo i prossimi giorni,
nei quali il nuovo commissario (De Gennaro, il boia di Genova),
dovrà necessariamente prendere la decisione se riaprire o meno
questa vecchia discarica, sembrano essere decisivi.
I Compagni presenti sul territorio