Il 25 gennaio, già appena l'indomani della caduta in senato del
governo Prodi, il Consiglio dei Ministri si è affrettato ad
approvare il decreto legge che proroga la partecipazione italiana alle
missioni militari all'estero.
Pateticamente, stavolta, i ministri della sedicente Sinistra Arcobaleno
si sono dissociati, non partecipando al voto; ma comunque il governo
dimissionario ha dato il via al provvedimento. Da parte loro, i
dirigenti di Rifondazione Comunista hanno anticipato che sulla missione
in Afganistan chiederanno in Parlamento una verifica, sottintendendo
che per le altre 21 missioni, tra cui quelle in scenari di vero e
proprio conflitto (Libano, Iraq, Kossovo, Sudan, Somalia), sono
disposti a dare la loro approvazione.
Intanto, va segnalata una torbida operazione propagandistica del
governo italiano, giustamente denunciata dal Coordinamento italiano a
sostegno di Rawa (Revolutionary Afghan Women Association). Infatti, in
modo del tutto arbitrario, nella lista delle mobilitazioni antiguerra
previste per il 26 gennaio, giornata d'azione indetta dal Social Forum
Mondiale, è stata inserita una conferenza a Kabul, curata
dall'associazione italiana Peacewaves (notoriamente legata a membri del
governo Karzai) e finanziata dal Ministero degli Esteri italiano
assieme ad altri sponsor istituzionali e privati. A tale presunta
conferenza della società civile afgana, è prevista la
partecipazione diretta di vari esponenti del governo afgano. D'altra
parte, le stesse ONG afgane che figurano come organizzatrici della
conferenza mantengono notoriamente forti legami con partiti politici,
esponenti del governo e parlamentari compromessi con le forze
fondamentaliste e, in particolare, con il sistema di corruzione che
controlla gli aiuti economici occidentali e che ha fatto "scomparire"
più di metà degli aiuti internazionali versati per la
ricostruzione della società afgana.
L'operazione governativa non è però passata inosservata e
diverse organizzazioni pacifiste, femministe e internazionaliste
l'hanno smascherata per quello che era.
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