Umanità Nova, n.4 del 3 febbraio 2008, anno 88

Afganistan. Guerra e politica


Il 25 gennaio, già appena l'indomani della caduta in senato del governo Prodi, il Consiglio dei Ministri si è affrettato ad approvare il decreto legge che proroga la partecipazione italiana alle missioni militari all'estero.
Pateticamente, stavolta, i ministri della sedicente Sinistra Arcobaleno si sono dissociati, non partecipando al voto; ma comunque il governo dimissionario ha dato il via al provvedimento. Da parte loro, i dirigenti di Rifondazione Comunista hanno anticipato che sulla missione in Afganistan chiederanno in Parlamento una verifica, sottintendendo che per le altre 21 missioni, tra cui quelle in scenari di vero e proprio conflitto (Libano, Iraq, Kossovo, Sudan, Somalia), sono disposti a dare la loro approvazione.
Intanto, va segnalata una torbida operazione propagandistica del governo italiano, giustamente denunciata dal Coordinamento italiano a sostegno di Rawa (Revolutionary Afghan Women Association). Infatti, in modo del tutto arbitrario, nella lista delle mobilitazioni antiguerra previste per il 26 gennaio, giornata d'azione indetta dal Social Forum Mondiale, è stata inserita una conferenza a Kabul, curata dall'associazione italiana Peacewaves (notoriamente legata a membri del governo Karzai) e finanziata dal Ministero degli Esteri italiano assieme ad altri sponsor istituzionali e privati. A tale presunta conferenza della società civile afgana, è prevista la partecipazione diretta di vari esponenti del governo afgano. D'altra parte, le stesse ONG afgane che figurano come organizzatrici della conferenza mantengono notoriamente forti legami con partiti politici, esponenti del governo e parlamentari compromessi con le forze fondamentaliste e, in particolare, con il sistema di corruzione che controlla gli aiuti economici occidentali e che ha fatto "scomparire" più di metà degli aiuti internazionali versati per la ricostruzione della società afgana.
L'operazione governativa non è però passata inosservata e diverse organizzazioni pacifiste, femministe e internazionaliste l'hanno smascherata per quello che era.

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