Umanità Nova, n.5 del 10 febbraio 2008, anno 88

Inform@zione


Bologna: nuovi arresti, la repressione continua

Dopo che il 13 ottobre 2007 erano state arrestate 5 persone per essersi opposte, in piazza Verdi, alla polizia tentando di impedire un ricovero coatto; dopo che il giorno seguente ne venivano arrestate altre 5 per aver espresso solidarietà con delle scritte sui muri, all'alba di giovedì 31 gennaio 2008 altre 4 persone vengono arrestate sempre in relazione ai fatti di piazza Verdi.
I capi di imputazione per il primo ed il terzo giro di arresti sono pesantissimi: violenza, minacce, resistenza, lesioni, rapina e tentata rapina, istigazione a delinquere.
Il secondo giro ha come capi di accuse: danneggiamenti, imbrattamento e apologia.
Nei mesi scorsi scrivevamo: "I 5 ragazzi e ragazze dopo essersi interposti con gli agenti di polizia, sono stati inseguiti fino in Via Sant'Apollonia, dove sono stati raggiunti da sei autopattuglie e, identificati come anarchici, massacrati di botte e infine arrestati […]  La versione rilevata nei quotidiani cittadini accusa i 5 di aver accerchiato e picchiato agenti delle Forze dell'Ordine – ricordiamo dotati di manganelli e armi da fuoco - oltre ad aver effettuato fantomatici scippi di manette e ricetrasmittente, che hanno poi costituito la motivazione per le 2 perquisizioni domiciliari effettuate l'indomani senza alcun esito".
Agli ultimi 4 arrestati sono state imputate le medesime accuse, "aggravate" dall'essere alcuni fra gli organizzatori di iniziative di protesta per i fatti accaduti e di solidarietà con gli arrestati. Due di essi sono ai domiciliari, uno in custodia cautelare e un altro si trovava già in carcere per le scritte di cui sopra, punite con 10 mesi di carcere.
Un comunicato del coordinamento "Rompere il silenzio" di Bologna recita: "Con questi ultimi arresti viene allora esplicitato: anche la sola solidarietà è ormai un vero e proprio crimine! Tanto che sul mandato di cattura l'aver espresso solidarietà viene esplicitamente menzionato come "rafforzativo" della condotta criminosa. Per intenderci, sotto accusa non è il "come" la solidarietà viene espressa ma il solo averla espressa".
Di fronte a questi avvenimenti che minano la libertà di ognuno, si rende necessario che la risposta a questi attacchi sia la più ampia e coordinata possibile, per la costruzione di un percorso di lotta alle politiche repressive, di difesa delle poche libertà rimaste, attraverso pratiche di controinformazione e mobilitazione che coinvolgano i più ampi settori della cittadinanza e del movimento.
Oggi riscontriamo, invece, che la pervicace iniziativa dei corpi repressivi (che, in qualche modo và data per scontata) produce pratiche di auto-ghettizzazione il cui effetto è collaterale all'iniziativa del potere: isolare i compagni, per mezzo della loro criminalizzazione, dalle insorgenze sociali.
Presso la questura di Bologna (con alcuni atti trasmessi alla Procura) giace un'inchiesta che ha come indagati diverse decine di compagne e compagni che in questi mesi si sono mossi contro la repressione. Siccome la Procura inserisce gli arrestati di cui abbiamo parlato nell'ambito di un'associazione sovversiva che farebbe capo al circolo "Fuoriluogo" (circolo più volte perquisito, con telecamere all'ingresso e, probabilmente, ampiamente "cimiciato") ci si dovrà attendere una estensione del reato associativo che "metterà fuori gioco" (per usare un termine questurinesco) buona parte dell'area libertaria bolognese.
Sono tempi duri!
Redb

Firenze: sette anni di galera a chi protesta contro la guerra

Era il maggio del 1999, gli aerei NATO bombardavano quello che restava della Jugoslavia con la piena complicità del governo di centro-sinistra italiano e le piazze iniziavano a riempirsi di un movimento che sarebbe dilagato dopo la rivolta di Seattle. I sindacati di base avevano proclamato per il 13 maggio uno sciopero generale nazionale contro la guerra e in molte città si svolsero manifestazioni di protesta che videro in piazza decine di migliaia di lavoratori, studenti e compagni. A Firenze, un corteo di due-tremila persone percorreva le strade della città e terminava la sua marcia davanti al consolato USA, dove polizia e carabinieri lo caricavano. Un filmato, ancora disponibile su Internet, mostra i calci dei fucili usati come manganello ed i pestaggi dei manifestanti. Trentasei compagni vennero inizialmente indagati per quegli incidenti e il processo contro 14 di essi è andato avanti fino al 28 gennaio scorso, quando il tribunale ha emesso la sentenza (di primo grado) di condanna, per violenza e resistenza aggravata, nei confronti di 13 degli imputati, assolvendone uno.
Una condanna pesantissima a sette anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, più di quanto aveva chiesto l'accusa. Una durezza della quale si deve ringraziare anche il recente Governo di "centro-sinistra" che con il Decreto "Melandri-Amato" (2007), approvato per contrastare la violenza negli stadi, ha aumentato la pene per il reato di "violenza e minaccia a pubblico ufficiale". Dopo Milano, Torino e Genova, ancora una volta viene colpito chi si oppone ad un sistema che si fonda sulla violenza e sullo sfruttamento, chi lotta contro la guerra, l'ennesimo segnale di quanto si sia facendo sempre più pesante il clima nel quale viviamo.
Caotico-info (Pisa)

Cosenza: siamo tutti sovversivi

A Cosenza il 2 febbraio 2008, in piazza Zumbini, luogo di concentramento della manifestazione nazionale promossa dal Coordinamento Liberi Tutti in solidarietà con i tredici compagni sotto processo per propaganda e associazione sovversiva, alle ore 14 si respirava una certa insofferenza: pochi gli striscioni, non molte le bandiere, molti gli spazi vuoti. La scommessa in gioco era soprattutto quella di voler dimostrare che dopo circa sei anni la città di Cosenza continuava ad essere solidale con i suoi sovversivi, sulle cui teste pendono cinquanta e più anni di carcere, richiesti al PM Fiordalisi… ma ciò che metteva tristezza era proprio il fatto che mancava la città, che questa volta i cosentini sembravano assenti.
Certamente nessuno pensava che si sarebbe potuta ripetere la giornata del 23 novembre 2002, quando più di centomila persone riempirono la città dei Bruzi in solidarietà per gli allora venti compagni arrestati e rinchiusi nelle carceri speciali, ma guardando la piazza semivuota i volti dei manifestanti di già convenuti non esprimevano contentezza.
Verso le ore 15 la piazza inizia di colpo a riempirsi di striscioni e bandiere portati da compagni provenienti soprattutto da realtà di movimento del sud Italia e di alcune provenienti dal nord e dal centro, l'atmosfera cambia e i volti cominciano ad illuminarsi ma la risposta della città cosentina continuava a mancare.
Dopo mezz'ora circa parte il corteo e man mano che avanza per le vie della città avviene il "miracolo": i cosentini non potevano lasciare soli i loro sovversivi, si aggregano e ben presto un fiume di persone si stringe con i tredici compagni imputati mentre scrosci di applausi provengono da gente che si affaccia sui balconi, da chi sosta sui marciapiedi, dai negozi quasi tutti aperti, nonostante la zelante operosità della questura avesse cercato di convincere i commercianti a serrare porte e finestre contro l'ennesima "calata dei vandali".
Ben visibile, nel bel mezzo del corteo, che raccoglieva complessivamente forse ben più di diecimila persone, lo striscione con su scritto Federazione Anarchica Italiana - Calabria, ed altrettanto ben visibili le bandiere nere e rossonere all'interno dello spezzone a cui hanno dato vita i compagni federati del cosentino insieme agli anarchici e libertari calabresi ed a compagni siciliani provenienti da Palermo, fra i quali un esponente della Commissione di Corrispondenza della FAI ed alcuni compagni della FdCA. Molto apprezzato il comunicato della CdC-FAI distribuito all'interno del corteo insieme a Umanità Nova, molti complimenti per le bandiere della FAI, molti gli applausi, i pugni alzati e il lancio di slogan che soprattutto dai marciapiedi della centralissima via Montesanto si univano alla vivacità dello spezzone anarchico.
Senza dubbio, una bella giornata per la città di Cosenza, una città dove la parola "sovversivi" continua ad avere il fascino di sempre, il fascino dei primi anarchici e libertari che nel tardo ottocento venivano chiamati "malfattori"dai Fiordalisi di turno, il fascino della libertà e della lotta per una società di liberi ed uguali.
Domenico

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