Patrasso è uno degli avamposti della Fortezza Europa: alle
porte della città vivono in condizioni disumane migliaia di
migranti (soprattutto di origine afgana e curda), costantemente
umiliati e perseguitati dalla polizia e dalle autorità
cittadine. Il 21 gennaio l'accampamento in cui vivevano i migranti
è stato sgomberato a forza dalla polizia e in parte distrutto.
Immediatamente si è attivata la solidarietà nei confronti
dei migranti: dal giorno dello sgombero sono state organizzate diverse
manifestazioni e azioni concrete di solidarietà. Il 29 gennaio
una manifestazione di attivisti antirazzisti, cittadini di Patrasso e
migranti ha attraversato la città, esigendo il diritto d'asilo
per tutti e condizioni di vita accettabili. Le autorità sono
rimase sorprese dallo slancio dei migranti e hanno deciso di sospendere
la distruzione di ciò che rimane dell'accampamento, in cui
vivono ancora più di un migliaio di persone.
Sabato 2 febbraio circa 50 fascisti del gruppo "Chrissi Avgi" si
sono radunati nei pressi dell'Università di Atene per
commemorare la morte di 3 ufficiali della marina avvenuta nel 1996
durante la crisi tra Grecia e Turchia. Contro tale provocazione era
stata organizzata per il pomeriggio dello stesso giorno una
manifestazione antifascista ma circa 400 compagni e compagne anarchici
hanno deciso di anticipare il presidio per contestare i fascisti che si
erano radunati prima del previsto. All'interno della piazza i nazisti,
protetti da un cordone di polizia rivolto verso l'esterno, hanno
iniziato a tirare pietre e alcuni compagni hanno risposto. I poliziotti
sono intervenuti, iniziando a inseguire i compagni, sparando gas
lacrimogeno e proiettili di gomma. Gli scontri si sono spostati in
diversi punti della città, continuando fino al primo pomeriggio,
quando gli antifascisti si sono ritrovati in assemblea e hanno deciso
di organizzare un nuovo corteo per la serata. La manifestazione nazista
si è dispersa alle 3 del pomeriggio, dopo un ordine di
scioglimento da parte del prefetto. Alle 7 di sera è partito il
corteo antifascista, che è stato attaccato dalla polizia
brutalmente e senza motivo. Molti compagni sono stati feriti e sono
stati ricoverati negli ospedali cittadini e circa 120 persone sono
state arrestate.
La detenuta di etnia mapuche Patricia Troncoso, dopo 110 giorni di
sciopero della fame, ha ripreso a mangiare mettendo la parola fine alla
sua protesta che mirava a richiamare l'attenzione sul dramma del popolo
mapuche, oppresso da anni di discriminazione e maltrattamenti e
sottoposto a lunghe detenzioni arbitrarie. La stessa Troncoso sta
scontando una condanna a dieci anni dopo un processo sommario. Il suo
sciopero della fame prolungato e la mobilitazione popolare hanno
ottenuto una parziale risposta del governo, che ha accettato di
ascoltare alcune delle rivendicazioni mapuche. Per prima cosa Patricia
e i suoi compagni incarcerati hanno ottenuto alcuni benefici carcerari
e lei ha potuto essere trasferita nell'ospedale di Temuco. In ogni caso
la mobilitazione resta forte, così come la denuncia nei
confronti del governo cileno.
Il 25 gennaio sono stati liberati sette aderenti al Fronte Popolare
di Difesa della Terra (FPDT) dal carcere di Molino de Flores, dopo che
erano stati scagionati dall'accusa di aver sabotato alcune linee di
comunicazione. Erano in galera dal maggio 2006, in seguito ai violenti
scontri ad a Atenco.
Intanto diversi poliziotti l'hanno passata liscia: dei 21 agenti
indaganti per le violenze di Atenco, 15 hanno visto stralciate le
accuse a loro carico. Ma la denuncia dei soprusi continua: un'attivista
spagnola, che nel maggio del 2006 era stata incarcerata ad Atenco, ha
denunciato le autorità messicane per tortura e un giudice
spagnolo ha avviato un'inchiesta.
A cura di Raffaele
Fonti: www.ainfos.ca; www.indymedia.org; www.infoshop.org;
http://news.infoshop.org; http://patras.indymedia.org;
http://athens.indymedia.org;
http://santiago.indymedia.org; http://ww4report.com