Lo scorso 8 marzo, nel suo consueto messaggio radiofonico del sabato,
il Presidente Bush ha annunciato di avere intenzione di porre il veto
ad una legge appena approvata dal Congresso che tende a limitare le
tecniche di interrogatorio consentite alla C.I.A. Secondo questa legge,
appoggiata anche da generali in pensione ed esperti di sicurezza, gli
agenti segreti statunitensi dovrebbero utilizzare durante gli
interrogatori dei loro malcapitati prigionieri, esclusivamente le 19
tecniche contemplate dai regolamenti militari.
In realtà, come sanno anche i sassi e come è stato
pubblicamente ammesso, in alcuni interrogatori sono state usate delle
tecniche, come il "waterboarding" (finto annegamento), che è una
vera e propria forma di tortura, inventata dalla famigerata
Inquisizione spagnola.
Ma il Presidente è stato più che chiaro nel suo discorso:
"Visto che il pericolo permane, abbiamo bisogno di assicurare ai nostri
agenti tutti gli strumenti dei quali hanno bisogno per fermare i
terroristi". Questa decisione è stata vista dai commentatori
statunitensi con un ennesimo atto della lotta tra la presidenza e il
Congresso (a maggioranza Democratica) e come uno sfoggio di potere.
In seguito a questa dichiarazione, il Direttore della C.I.A. ha
assicurato i suoi agenti che, comunque, "le tecniche di interrogatorio
non si esauriscono in quelle previste dai regolamenti militari" e il
candidato Repubblicano alla presidenza John McCain, dimenticando le sue
precedenti dichiarazioni a proposito della sua prigionia in Vietnam, ha
pienamente appoggiato il veto.
Dall'altra parte, un importante senatore ha dichiarato che "in
qualità di Presidente della Commissione per i servizi segreti
del Senato, non ho mai sentito alcuno affermare che le informazioni
ottenute da tecniche particolari di interrogatorio abbiano prevenuto un
attacco terroristico imminente." Anche i vertici militari sono, almeno
in apparenza, contrari alla tortura in quanto si preoccupano di quello
che poi potrebbe accadere ad un loro soldato caduto in mano ai nemici.
Gli Stati Uniti si sono da tempo avviati verso la costruzione di una
società nella quale il controllo e la repressione fanno da
colonne portanti per il mantenimento del sistema Stato-Capitale, in
barba a tutta la presunta democrazia parlamentare. Già nel
dicembre 2005, Bush aveva autorizzato un progetto di sorveglianza
elettronica senza la preventiva autorizzazione dei magistrati e il
programma di "extraordinary rendition", che in Italia conosciamo fin
troppo bene, ha mostrato chiaramente che la guerra al terrorismo
internazionale si trasforma, nei fatti, in una pesante riduzione dei
diritti e delle libertà di tutti. Pensiamo a casi come quello di
Cherif Foued, immigrato incensurato che lavorava regolarmente a Milano,
fino a quando - in base al Decreto Pisanu - è stato espulso e
adesso è ospite da 14 mesi di un carcere tunisino.
Ma gli attacchi alle libertà fondamentali non interessano solo
gli USA o l'Italia: a fine febbraio il Ministro degli Esteri del Regno
Unito ha chiesto scusa agli inglesi per aver mentito, ripetutamente, a
proposito dell'appoggio dato dal governo (nel 2002) ad un volo della
C.I.A. con il quale un presunto terrorista veniva trasportato in
qualche prigione segreta.
Anche per queste ragioni, tutte le volte che un qualsiasi politico
italiano afferma di avere come punto di riferimento il modello
statunitense di libertà e democrazia, ci corre un poco piacevole
brivido lungo la schiena.
Pepsy
Fonti:
http://www.whitehouse.gov/news/releases/2008/03/20080308-1.html
http://www.nytimes.com/2008/03/08/washington/08cnd-policy.html?pagewanted=1&ei=5088&en=4b4981b51727ab17&ex=1362632400&adxnnl=1&partner=rssnyt&emc=rss&adxnnlx=1205079121-b10Zu0q4tmGuIAi94hsPhw
http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/7256587.stm
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=8875&stile=6&highLight=1&paroleContenute='INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA'