Umanità Nova, n.14 del 20 aprile 2008, anno 88

Il veleno del profitto. La CO2 e l'utopia dei buoni governi (e dei buoni padroni)


L'associazione ambientalista Greenpeace ha recentemente lanciato una petizione internazionale a sostegno della proposta di direttiva della Commissione Europea per fissare uno standard sulle emissioni di CO2 (l'anidride carbonica responsabile dell'inquinamento e del cosiddetto "effetto serra") delle auto e per obbligare l'industria automobilistica ad adottare una seria politica di riduzione delle emissioni di gas di scarico. Attualmente è in discussione una proposta di direttiva che fisserebbe lo standard medio di emissioni per le nuove auto di 120 grammi di CO2 per km entro il 2012 (oggi siamo a 160g per km) e di 80 g al 2020. Secondo Greenpeace questo processo rischia di saltare per quello che definisce "uno sporco accordo tra Francia e Germania contro il clima". Anche se esistono già tecnologie che consentirebbero il dimezzamento delle emissioni ed anche se queste tecnologie sono state sviluppate proprio dall'industria automobilistica tedesca, la Germania vuole ottenere sconti sulle emissioni per difendere la propria produzione di auto di lusso e ora sta trattando con la Francia - che dal prossimo luglio avrà la Presidenza Ue – per indebolire la direttiva europea. Così Greenpeace ha lanciato una petizione via web (indirizzata al Presidente del Consiglio europeo Janez Janša) sia per denunciare il tentativo in atto che per sostenere la proposta di standard più severi.
La denuncia di Greenpeace non ha avuto alcun eco nei media italiani troppo impegnati a seguire il teatrino elettorale per potersi occupare di cose serie, ma in realtà la vicenda è emblematica di quanto sia illusorio pensare di poter affidare la difesa dell'ambiente e della nostra salute ai governi e ai capitalisti (che, poi, è in buona sostanza la politica di Greenpeace e delle associazioni "ufficiali"). Se fosse vera la favoletta che dice che le imprese mettono "il cliente al primo posto", probabilmente le automobili a bassa emissione di sostanze inquinanti sarebbero già diffuse da anni. Visto che per inquinare meno, dovrebbero innanzitutto consumare meno, i primi ad essere contenti sarebbero proprio i "clienti" che, oltre a vivere in un ambiente più pulito, spenderebbero anche meno soldi di benzina. Invece, oggi la tecnologia potrebbe già consentire di adottare standard più rispettosi dell'ambiente e del clima, ma, come dice Greenpeace, "nel settore delle automobili le emissioni di CO2 stanno crescendo senza controllo: miglioramenti tecnologici non sono orientati verso auto più verdi, ma verso auto più potenti, più grosse, più inquinanti". In questo modo ci guadagnano tanto i produttori di automobili quanto l'industria petrolifera (legata a quella automobilistica) ed anche le banche, visto che la maggior parte delle automobili viene acquistata a rate. Ed i governi, che in teoria dovrebbero avere a cuore la salute dei cittadini, in realtà si limitano a proibire la circolazione di auto che emettono troppe sostanze inquinanti (in base agli standard Euro2, Euro3 etc.) solo quando si tratta di togliere di mezzo un po' di modelli obsoleti per costringere le persone a sostituirli con macchine nuove che, solo per essere prodotte, causano molto più inquinamento dei vecchi macinini che vengono rottamati. In fondo a tutta questa piramide c'è il povero "cliente" che si ritrova inquinato, con le tasche svuotate, indebitato e tartassato. In realtà, un motto sincero per i capitalisti potrebbe essere piuttosto "il cliente all'ultimo posto".
Ai margini di questa vicenda, infine, un'ultima riflessione a proposito di difesa della salute pubblica. Alcuni mesi fa la rivista di medicina The Lancet ha pubblicato un articolo molto autocritico sui cosiddetti danni da "fumo passivo", dicendo che molti di questi danni non sono mai stati dimostrati e che la pericolosità del fumo passivo è in buona parte una "leggenda urbana" che porta però l'opinione pubblica e gli stessi medici a sottovalutare la nocività dell'inquinamento ambientale. In effetti, se la matematica non m'inganna, se si riuscisse ad ottenere il limite richiesto da Greenpeace, 120 g di sostanze inquinanti corrisponderebbero comunque a quelle emesse da 60mila sigarette (una sigaretta fumata emette infatti 2 mg nell'aria di sostanze tossiche). Questo significa che nelle poche decine di secondi necessari ad un'auto ecologica per percorrere un km, questa avrà emesso tanti veleni quanti ne produce in otto anni e sette mesi un fumatore che fuma 20 sigarette al giorno. Mentre i fumatori che producono un danno ambientale molto limitato sono costretti ad un sostanziale apartheid, alle industrie automobilistiche viene consentito di produrre e diffondere veicoli inquinanti e pericolosi…

robertino

home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti