L'associazione ambientalista Greenpeace ha recentemente lanciato una
petizione internazionale a sostegno della proposta di direttiva della
Commissione Europea per fissare uno standard sulle emissioni di CO2
(l'anidride carbonica responsabile dell'inquinamento e del cosiddetto
"effetto serra") delle auto e per obbligare l'industria automobilistica
ad adottare una seria politica di riduzione delle emissioni di gas di
scarico. Attualmente è in discussione una proposta di direttiva
che fisserebbe lo standard medio di emissioni per le nuove auto di 120
grammi di CO2 per km entro il 2012 (oggi siamo a 160g per km) e di 80 g
al 2020. Secondo Greenpeace questo processo rischia di saltare per
quello che definisce "uno sporco accordo tra Francia e Germania contro
il clima". Anche se esistono già tecnologie che consentirebbero
il dimezzamento delle emissioni ed anche se queste tecnologie sono
state sviluppate proprio dall'industria automobilistica tedesca, la
Germania vuole ottenere sconti sulle emissioni per difendere la propria
produzione di auto di lusso e ora sta trattando con la Francia - che
dal prossimo luglio avrà la Presidenza Ue – per indebolire la
direttiva europea. Così Greenpeace ha lanciato una petizione via
web (indirizzata al Presidente del Consiglio europeo Janez Janša) sia
per denunciare il tentativo in atto che per sostenere la proposta di
standard più severi.
La denuncia di Greenpeace non ha avuto alcun eco nei media italiani
troppo impegnati a seguire il teatrino elettorale per potersi occupare
di cose serie, ma in realtà la vicenda è emblematica di
quanto sia illusorio pensare di poter affidare la difesa dell'ambiente
e della nostra salute ai governi e ai capitalisti (che, poi, è
in buona sostanza la politica di Greenpeace e delle associazioni
"ufficiali"). Se fosse vera la favoletta che dice che le imprese
mettono "il cliente al primo posto", probabilmente le automobili a
bassa emissione di sostanze inquinanti sarebbero già diffuse da
anni. Visto che per inquinare meno, dovrebbero innanzitutto consumare
meno, i primi ad essere contenti sarebbero proprio i "clienti" che,
oltre a vivere in un ambiente più pulito, spenderebbero anche
meno soldi di benzina. Invece, oggi la tecnologia potrebbe già
consentire di adottare standard più rispettosi dell'ambiente e
del clima, ma, come dice Greenpeace, "nel settore delle automobili le
emissioni di CO2 stanno crescendo senza controllo: miglioramenti
tecnologici non sono orientati verso auto più verdi, ma verso
auto più potenti, più grosse, più inquinanti". In
questo modo ci guadagnano tanto i produttori di automobili quanto
l'industria petrolifera (legata a quella automobilistica) ed anche le
banche, visto che la maggior parte delle automobili viene acquistata a
rate. Ed i governi, che in teoria dovrebbero avere a cuore la salute
dei cittadini, in realtà si limitano a proibire la circolazione
di auto che emettono troppe sostanze inquinanti (in base agli standard
Euro2, Euro3 etc.) solo quando si tratta di togliere di mezzo un po' di
modelli obsoleti per costringere le persone a sostituirli con macchine
nuove che, solo per essere prodotte, causano molto più
inquinamento dei vecchi macinini che vengono rottamati. In fondo a
tutta questa piramide c'è il povero "cliente" che si ritrova
inquinato, con le tasche svuotate, indebitato e tartassato. In
realtà, un motto sincero per i capitalisti potrebbe essere
piuttosto "il cliente all'ultimo posto".
Ai margini di questa vicenda, infine, un'ultima riflessione a proposito
di difesa della salute pubblica. Alcuni mesi fa la rivista di medicina
The Lancet ha pubblicato un articolo molto autocritico sui cosiddetti
danni da "fumo passivo", dicendo che molti di questi danni non sono mai
stati dimostrati e che la pericolosità del fumo passivo è
in buona parte una "leggenda urbana" che porta però l'opinione
pubblica e gli stessi medici a sottovalutare la nocività
dell'inquinamento ambientale. In effetti, se la matematica non
m'inganna, se si riuscisse ad ottenere il limite richiesto da
Greenpeace, 120 g di sostanze inquinanti corrisponderebbero comunque a
quelle emesse da 60mila sigarette (una sigaretta fumata emette infatti
2 mg nell'aria di sostanze tossiche). Questo significa che nelle poche
decine di secondi necessari ad un'auto ecologica per percorrere un km,
questa avrà emesso tanti veleni quanti ne produce in otto anni e
sette mesi un fumatore che fuma 20 sigarette al giorno. Mentre i
fumatori che producono un danno ambientale molto limitato sono
costretti ad un sostanziale apartheid, alle industrie automobilistiche
viene consentito di produrre e diffondere veicoli inquinanti e
pericolosi…
robertino