Umanità Nova, n.16 del 4 maggio 2008, anno 88

Nuovo modello contrattuale e vecchi arnesi. Il lamento del burocrate


"[...] da quanto sinora detto si deduce facilmente che respingiamo tutto l'impianto del documento, ancora provvisorio, di Cgil, Cisl, Uil sulla contrattazione. Esso prosegue sulla via indicata dal protocollo sul welfare: la scandalosa riduzione dei costi dello straordinario e il privilegio fiscale per il salario variabile, ai danni della grande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori. Esso porta al progressivo smantellamento del contratto nazionale e non rilancia affatto la contrattazione in azienda, ma propone solo più spazi all'unilateralità del padrone, alla concorrenza fra lavoratore e lavoratore, azienda per azienda, territorio per territorio. Noi abbiamo una proposta alternativa: una stagione di piattaforme per i rinnovi contrattuali nazionali con richieste salariali largamente sopra l'inflazione presunta, programmata, realistica, comunque la si voglia chiamare. Ed è una necessità, che una parte del salario goda di una garanzia di tutela automatica contro l'inflazione. E che si arrivi a un salario minimo per precari e disoccupati, ad un reddito sociale garantito"
Cremaschi, segretario Fiom - 14 marzo 2008

Ha proprio ragione Cremaschi. Il nuovo modello contrattuale, nella versione confederale è una vera schifezza: i contratti nazionali non potranno più prevedere aumenti salariali reali; le retribuzioni non potranno più far fronte all'aumento del costo della vita, lo strumento di riferimento sarà una "inflazione realisticamente prevedibile"; si propongono come strumenti privilegiati la contrattazione aziendale, territoriale, regionale, legando ancor di più i salari alla produttività, all'efficienza, all'andamento delle aziende; inoltre, il secondo livello di contrattazione potrà intervenire sulle normative e sugli orari, anche incrementando le flessibilità definite nei contratti nazionali. Ha proprio ragione...
Ma la relazione del segretario nazionale FIOM alle assise del suo sindacato ci fornisce la prova provata che gli extraterrestri sono tra noi. Cremaschi evidentemente proviene da qualche lontano pianeta. Se no, dato che ha pressapoco la mia età, dove è stato negli ultimi 20-25 anni?
Dove era nei primi anni '90 quando, abolita definitivamente la scala mobile (protocollo d'intesa tra governo Amato e parti sociali del 31 luglio 1992), già duramente colpita nell'era Craxi (D.L. del 14/2/1984 e successiva sconfitta nel referendum abrogativo del 1985), si procedeva ad una prima sterilizzazione della contrattazione nazionale separando il rinnovo normativo da quello economico (l'accordo del 23 luglio 1993 infatti stabiliva il superamento del metodo degli adeguamenti salariali automatici ed il riconoscimento di tale ruolo alla contrattazione) e imponendo a quest'ultimo il tetto di un'improbabile, ridicola e sottostimata "inflazione programmata"? Non è stato questo un primo decisivo attacco contro il recupero salariale, le capacità ventenziali e la forza contrattuale della working class? Dove era Cremaschi? A caccia di asteroidi nell'orbita di Giove?
Certo, oggi la Confindustria fa la voce grossa, il contratto nazionale è per gli industriali un fastidioso vincolo che viene da un triste (per loro) passato; il futuro ex-ministro Damiano è all'opera su un'ipotesi di nuovo modello contrattuale che li accontenti - brillantemente coadiuvato dalle dirigenze di CGIL-CISL-UIL - e che lascerà in eredità al prossimo ministro del lavoro. Però non è roba nuova, già il protocollo d'intesa dello scorso luglio si poneva - tra le altre nefandezze - come propedeutico alla riforma contrattuale e, per restare più sul recente, la stessa stipula del contratto nazionale dei metalmeccanici (approvata dalla Fiom di cui Cremaschi è massimo dirigente) ha sancito un prolungamento di sei mesi della validità contrattuale. Cremaschi dove era? A studiare i canali di Marte?
Ma dato che il nostro eroe si prende anche a cuore la sorte dei precari, sorgono altre domande. Dove era al momento dell'introduzione dei contratti formazione-lavoro (introdotti nel 1984 e modificati - in peggio - con la legge 451 del 1994) salutati con unanime plauso come strumenti a favore della professionalizzazione e delle opportunità di lavoro e poi rivelatisi la prima vera forma di precarizzazione? Dove era ai tempi del "pacchetto Treu" (Legge 196 del 24 giugno 1997) che in quanto a disgregazione del mercato del lavoro e a precarizzazione ha aperto una vera e propria autostrada alla successiva e famigerata legge Biagi (Legge 30 del 14 febbraio 2003)? Nelle paludi venusiane all'inseguimento di verginelle?
E infine, siccome in un'altro punto della relazione sopracitata (che non ho riportato) si scaglia contro gli incidenti sul lavoro e la monetizzazione della sicurezza, dove era Cremaschi quando dopo l'introduzione della Legge 626 del 1994 e l'istituzione dei delegati alla sicurezza è apparso evidente che questa "conquista dei lavoratori" non aveva inciso minimamente sul numero degli incidenti sul lavoro e degli omicidi bianchi? Dove era prima che la strage della ThyssenKrupp facesse emergere che ogni anno muoiono mediamente più di 1.300 lavoratori? Dove era quando lo scambio indennità monetaria di rischio / sicurezza sul lavoro era prassi corrente e consolidata di molte vertenze sindacali? Era sulla Luna a caccia di farfalle?
Se invece, come alcuni sostengono, Cremaschi era tra noi (nella CGIL fin dal 1974 con incarichi di alta responsabilità fino a diventare segretario nazionale FIOM; dal 2005 leader della corrente Rete 28 aprile) allora è indubbiamente un esponente tipico di quella casta di sinistri sindacalisti che sotto l'incoercibile impulso a ripetere replicano ad libitum errori (?), vaneggiamenti demagogici, ipertatticismi organizzativi e opportunismi sfrenati. Di quella masnada che oggi - dopo aver, nei fatti e per anni, contribuito allo smantellamento delle capacità di lotta della working class - si prepara ad accettare il colpo finale, dopo i rituali belati di protesta: lo smantellamento completo della contrattazione nazionale, il probabile ritorno al sistema-ghetto delle gabbie salariali, e tutto ciò che questo implica.
Ma se ciò non fosse vero, se Cremaschi non c'era, allora dove è stato fino ad oggi? Per la verità non lo sappiamo e poco ci interessa, ma sappiamo dove ci farebbe piacere che andasse: affanculo, lassù tra le stelle...

Walter Kerwal

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