"[...] da quanto sinora detto si
deduce facilmente che respingiamo tutto l'impianto del documento,
ancora provvisorio, di Cgil, Cisl, Uil sulla contrattazione. Esso
prosegue sulla via indicata dal protocollo sul welfare: la scandalosa
riduzione dei costi dello straordinario e il privilegio fiscale per il
salario variabile, ai danni della grande maggioranza delle lavoratrici
e dei lavoratori. Esso porta al progressivo smantellamento del
contratto nazionale e non rilancia affatto la contrattazione in
azienda, ma propone solo più spazi all'unilateralità del
padrone, alla concorrenza fra lavoratore e lavoratore, azienda per
azienda, territorio per territorio. Noi abbiamo una proposta
alternativa: una stagione di piattaforme per i rinnovi contrattuali
nazionali con richieste salariali largamente sopra l'inflazione
presunta, programmata, realistica, comunque la si voglia chiamare. Ed
è una necessità, che una parte del salario goda di una
garanzia di tutela automatica contro l'inflazione. E che si arrivi a un
salario minimo per precari e disoccupati, ad un reddito sociale
garantito"
Cremaschi, segretario Fiom - 14 marzo 2008
Ha proprio ragione Cremaschi. Il nuovo modello contrattuale, nella
versione confederale è una vera schifezza: i contratti nazionali
non potranno più prevedere aumenti salariali reali; le
retribuzioni non potranno più far fronte all'aumento del costo
della vita, lo strumento di riferimento sarà una "inflazione
realisticamente prevedibile"; si propongono come strumenti privilegiati
la contrattazione aziendale, territoriale, regionale, legando ancor di
più i salari alla produttività, all'efficienza,
all'andamento delle aziende; inoltre, il secondo livello di
contrattazione potrà intervenire sulle normative e sugli orari,
anche incrementando le flessibilità definite nei contratti
nazionali. Ha proprio ragione...
Ma la relazione del segretario nazionale FIOM alle assise del suo
sindacato ci fornisce la prova provata che gli extraterrestri sono tra
noi. Cremaschi evidentemente proviene da qualche lontano pianeta. Se
no, dato che ha pressapoco la mia età, dove è stato negli
ultimi 20-25 anni?
Dove era nei primi anni '90 quando, abolita definitivamente la scala
mobile (protocollo d'intesa tra governo Amato e parti sociali del 31
luglio 1992), già duramente colpita nell'era Craxi (D.L. del
14/2/1984 e successiva sconfitta nel referendum abrogativo del 1985),
si procedeva ad una prima sterilizzazione della contrattazione
nazionale separando il rinnovo normativo da quello economico (l'accordo
del 23 luglio 1993 infatti stabiliva il superamento del metodo degli
adeguamenti salariali automatici ed il riconoscimento di tale ruolo
alla contrattazione) e imponendo a quest'ultimo il tetto di
un'improbabile, ridicola e sottostimata "inflazione programmata"? Non
è stato questo un primo decisivo attacco contro il recupero
salariale, le capacità ventenziali e la forza contrattuale della
working class? Dove era Cremaschi? A caccia di asteroidi nell'orbita di
Giove?
Certo, oggi la Confindustria fa la voce grossa, il contratto nazionale
è per gli industriali un fastidioso vincolo che viene da un
triste (per loro) passato; il futuro ex-ministro Damiano è
all'opera su un'ipotesi di nuovo modello contrattuale che li accontenti
- brillantemente coadiuvato dalle dirigenze di CGIL-CISL-UIL - e che
lascerà in eredità al prossimo ministro del lavoro.
Però non è roba nuova, già il protocollo d'intesa
dello scorso luglio si poneva - tra le altre nefandezze - come
propedeutico alla riforma contrattuale e, per restare più sul
recente, la stessa stipula del contratto nazionale dei metalmeccanici
(approvata dalla Fiom di cui Cremaschi è massimo dirigente) ha
sancito un prolungamento di sei mesi della validità
contrattuale. Cremaschi dove era? A studiare i canali di Marte?
Ma dato che il nostro eroe si prende anche a cuore la sorte dei
precari, sorgono altre domande. Dove era al momento dell'introduzione
dei contratti formazione-lavoro (introdotti nel 1984 e modificati - in
peggio - con la legge 451 del 1994) salutati con unanime plauso come
strumenti a favore della professionalizzazione e delle
opportunità di lavoro e poi rivelatisi la prima vera forma di
precarizzazione? Dove era ai tempi del "pacchetto Treu" (Legge 196 del
24 giugno 1997) che in quanto a disgregazione del mercato del lavoro e
a precarizzazione ha aperto una vera e propria autostrada alla
successiva e famigerata legge Biagi (Legge 30 del 14 febbraio 2003)?
Nelle paludi venusiane all'inseguimento di verginelle?
E infine, siccome in un'altro punto della relazione sopracitata (che
non ho riportato) si scaglia contro gli incidenti sul lavoro e la
monetizzazione della sicurezza, dove era Cremaschi quando dopo
l'introduzione della Legge 626 del 1994 e l'istituzione dei delegati
alla sicurezza è apparso evidente che questa "conquista dei
lavoratori" non aveva inciso minimamente sul numero degli incidenti sul
lavoro e degli omicidi bianchi? Dove era prima che la strage della
ThyssenKrupp facesse emergere che ogni anno muoiono mediamente
più di 1.300 lavoratori? Dove era quando lo scambio
indennità monetaria di rischio / sicurezza sul lavoro era prassi
corrente e consolidata di molte vertenze sindacali? Era sulla Luna a
caccia di farfalle?
Se invece, come alcuni sostengono, Cremaschi era tra noi (nella CGIL
fin dal 1974 con incarichi di alta responsabilità fino a
diventare segretario nazionale FIOM; dal 2005 leader della corrente
Rete 28 aprile) allora è indubbiamente un esponente tipico di
quella casta di sinistri sindacalisti che sotto l'incoercibile impulso
a ripetere replicano ad libitum errori (?), vaneggiamenti demagogici,
ipertatticismi organizzativi e opportunismi sfrenati. Di quella masnada
che oggi - dopo aver, nei fatti e per anni, contribuito allo
smantellamento delle capacità di lotta della working class - si
prepara ad accettare il colpo finale, dopo i rituali belati di
protesta: lo smantellamento completo della contrattazione nazionale, il
probabile ritorno al sistema-ghetto delle gabbie salariali, e tutto
ciò che questo implica.
Ma se ciò non fosse vero, se Cremaschi non c'era, allora dove
è stato fino ad oggi? Per la verità non lo sappiamo e
poco ci interessa, ma sappiamo dove ci farebbe piacere che andasse:
affanculo, lassù tra le stelle...
Walter Kerwal